Gigi Bertè viene invitato da un conoscente per un giro in barca, lui ha sempre cercato di evitare, ma quella mattina si sente spensierato e ha a voglia di rilassarsi, così accetta di salire sull' Antigone. Inizia qui il botto, ovvero quello che accadrà dopo pochi minuti di navigazione. Un motoscafo, che passa vicino all’imbarcazione con Bertè passeggero, esplode e provoca danni a cose e persone. Testimone involontario, il commissario dovrà scoprire cosa è successo, perché un attentato di tale portata? Doveva essere lui la vittima? Le risposte sono tutte da cercare. Vittorio Cella è la vittima che conduceva il motoscafo ed attorno a questo personaggio si raccontano avventure epiche, o meglio è lui a detta di amici e conoscenti che millantava ogni genere di conoscenze e peripezie. Le indagini vanno in ogni direzione, non si distingue la verità dalla finzione in una condizione già piena di difficoltà. Non si tralascia nulla e Bertè chiederà aiuto anche ai suoi colleghi di Milano.
Il botto non è solo l'immagine di copertina che raffigura l'esplosione, ma è anche il botto visto dal punto di vista di chi nella vita ce l'ha fatta. L'indagine è interessante come al solito, anche se non mi è piaciuta la spiegazione arrivata improvvisa senza alcun segno di lavoro del gruppo che indaga. Con le informazioni che riceve, Bertè riesce a intuire come sono andate le cose, le mosse di ogni sospettato, stana il colpevole e scarta i presunti tali. Alla fine della storia c'è un breve racconto di quelli che il vicequestore aggiunto sente di dover scrivere quando è ispirato.