Al centro di questo romanzo sta una donna di quarant’anni che, in certe sue abitudini, somiglia a un’adolescente cresciuta. È una donna desiderabile che ama il profumo alla vaniglia e bere vino sul divano, anche da sola, e che, quando la incontriamo, stesa a letto, con un computer in mano, è annoiata. Traduce, si guadagna da vivere con le parole, attività che non è proprio un lavoro, ma non è nemmeno come essere disoccupati. La donna, di cui non conosciamo il nome ma vediamo bene il corpo, decide di rispondere a un annuncio su un sito di incontri sessuali. Dopo qualche minuto, le scrive P. Nella foto profilo di P. ci sono due mani di uomo, curate. Alla donna piacciono le mani, e le gambe. Dopo qualche momento di esitazione e qualche messaggio, decide di incontrare P. e così, un pomeriggio, va a casa sua. Il sito è un sito per incontri erotici, anche sadomaso, ma P. non ha l’aria del master, anzi, somiglia a uno studente, con i jeans neri e la polo ben stirata. La donna si innamora, e anche P. si innamora, ma il coraggio di P. sembra fermarsi a quelle ore, pomeriggio dopo pomeriggio, in cui i due amanti si toccano e si trovano. Ore piene di una vita che né l’uno né l’altra, in fondo, vogliono o possono permettersi. Con Le ore piene, Valentina Della Seta esordisce con maestria nella narrativa italiana e ci consegna un romanzo di sensualità e misura, di eccezionalità e sorprese improvvise nei vicini della porta accanto. Finalmente, anche in italiano, è stata scritta, con una donna e un uomo di oggi, con app per incontri di oggi, una storia conturbante e dolente come Il diavolo in corpo.
Al cineforum dell'Università a 20 anni guardai un bel film, "Une liaison pornographique": due sconosciuti si incontravano perché condividevano una fantasia erotica (mai svelata nel film) e poi si innamoravano. Differentemente dal titolo non era pornografico, ma elegante ed emotivo come solo il cinema francese sa essere.
La sinossi del libro (peraltro consigliato da articoli sulle più grandi testate italiane e da autori italiani importantissimi)mi ha ricordato il film così mi sono tuffata nella lettura.
Avrebbe dovuto rappresentare inoltre la solitudine nelle grandi città che spinge agli incontri online, la città di sfondo poi è Roma... la città dove vivo.
E invece non mi è piaciuto, troppo spesso volgare nel lessico e ripetitivo nei contenuti, poca emozione e troppo sadomaso animalesco.
Sono andata avanti perché era un libercolo da 100 pagine, ma per me è bocciatissimo!
La protagonista di questo libro ci dice tutto di sé stessa ma arrivati alla fine non sappiamo nemmeno il suo nome, così come non sappiamo nemmeno il nome di questo fantomatico P. Il viaggio introspettivo di una donna che si avvicina ai 40 che inizia a sentire la freschezza della giovinezza svanire, che sente il peso di questo suo sfiorire, che non coglie il fascino della trasformazione. Un cammino nei suoi sentimenti, tra i cocci di un cuore a pezzi, attraverso il sesso: Spinto, esplicito, tagliente, eppure così naturale. Niente di provocatorio, niente di sconvolgente, nessun tabù, solo sesso. La linea tra il dolore e il piacere è un confine sottile e labile. Valentina Della Seta ha una penna incisiva, secca, precisa come un bisturi. Cattura la tua attenzione, ti fa sentire inadeguata, a disagio, inebriata, distrutta, persa, vuota, estasiata, insieme alla sua protagonista. Una lettura breve e intensa.
Questa è la storia di vuoto. Della Seta ti intrappola in queste pagine dall'inizio alla fine e tu non riesci a staccartene. Forse solo per versarti un calice di vino. Il sesso qui non è provocazione, non vuole sconvolgere. Il tabù è superato.
«Ho scelto di raccontare una Roma sempre a portata di sguardo, il passo del pedone e quello della bicicletta, una prospettiva sulla città, dentro e fuori la metropolitana, lasciando che emergesse il ritmo ondivago del tempo. E intanto, si percepisce l’antichità, il peso del tempo che trasuda in un sommarsi di strati che conferiscono al tutto un senso di inevitabile caducità». Una visione di Roma lontana dagli stereotipi, periferica e degradata, evitando accuratamente il mainstream del grande schermo: ecco il contesto di Le ore piene, il romanzo d’esordio di Valentina Della Seta (Marsilio, pp.128 €16), giornalista romana classe ’74, che ha inteso narrare una città nascosta, fatta di scorci eppure sempre presente nelle abitudini dei protagonisti, grazie alla capacità di cogliere quella sua luce, unica e malinconica, inconfondibile. «La mia protagonista – afferma Della Seta – resterà senza nome affinché qualsiasi lettrice vi si possa identificare, immaginando di appiccarvi sopra la propria identità»; un’altra scelta precisa per raccontare le sfumature di questa quarantenne, indolente e solitaria che vive in un condominio a Roma, avvolta nella precarietà del mondo dell’editoria, incerta sul destino cui va incontro. E intanto, il tempo scorre inesorabile, lasciando le sue tracce sul corpo, fra rughe e ammaccature, un confronto inevitabile e perdente con il racconto filtrato dai social network. Ogni cosa sembra scivolarle addosso – merito d’una prosa iperfluida, rapida ma impreziosita da dettagli rivelatori in cui ciascuno può davvero ritrovarsi - finché, grazie ad una app di incontri, inizierà una relazione con P. all’insegna del dominio e della sottomissione volontaria, inscenando giochi di ruolo, vere e proprie “sessioni” con regole precise che sembrano annullare, prescrivere e anestetizzare, la possibilità della nascita d’un sentimento. Resta solo la ricerca del piacere, passeggero e intenso, chiuso fra parentesi d’attesa e di distanza. Del resto, P. – giovane uomo dall’aspetto mingherlino e borghese, con i suoi jeans neri, la polo stirata e il sorriso affidabile, è antitetico rispetto al ruolo del predatore. La relazione cresce rapidamente di intensità, in un libro di interni e di atmosfere in cui le parole sono sempre dosate e il desiderio sconfina, si confonde e sovrappone, con altri sentimenti più ruvidi e primordiali, chiamando in causa Eros e Thanatos, cancellando l’osceno. Sono le tessere di un puzzle chiamato desiderio, senza nessuna traccia di morbosità, osando spingersi nella zona d’ombra del piacere: «La mia protagonista è irrisolta. Non sa cosa desidera, sembra volere la trasgressione e un attimo dopo, vorrebbe rifugiarsi nella tenerezza, ora cerca l’amore, ora l’abiezione in un gioco di specchi dentro e fuori la pagina».
Le ore piene è la storia di una donna qualunque, infatti l'autrice decide di lasciarla innominata, che alla soglie dei quarant'anni sente sfuggire il tempo. La donna si studia senza eccedere, sente che il tempo è inesorabile, il corpo, il lavoro, il destino, l'amore tutto sembra sfumare senza scampo. Cerca un gesto, un appiglio, trova una app di incontri, un account "misterioso". Inizia quasi un'ossessione, ma per comprenderne il vero senso è necessario andare oltre gli incontri e la stessa ossessione che questi generano. Perchè è attraverso i gesti del corpo, dei corpi che si incontrano, che rievocano dolori e gioie sedimentate, che la donna riesce a compiere un viaggio interiore, pescando dentro se stessa frammenti creduti perduti o semplicemente dimenticati, verso la ricostruzione autentica e dolorosa di se stessa.
una storia di ordinaria solitudine alla soglia dei quarant'anni. lo stile è controllato ed essenziale. una delle poche italiane che sanno scrivere senza perdersi in inutili sperimentalismi. bello, da leggere.