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Spirdu

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A Falconara, zona marittima di Butera, il giovane esorcista Jedediah Faluci spossessa i contadini indemoniati nell’ex macelleria del paese. Dall’altra parte del mondo, a Milton, in West Virginia, la detective Kathrine Pancamo dà la caccia a un sanguinario serial killer che semina terrore nelle chiese della contea. Due solitudini incolmabili, quelle di Jedediah e di Kathrine, due destini opposti e dolorosi che si incontreranno in una Sicilia dell’orrore per confrontarsi insieme con l’essenza del male e della paura.
Con Spirdu, Orazio Labbate porta a compimento un horror filosofico che si ispira alla metafisica di William T. Vollmann e alla “letteratura del disgusto” di Thomas Bernhard, dove italiano e siciliano si cesellano in una lingua mistica, feroce, fitta di neologismi ed ebbra di suoni.

171 pages, Paperback

Published January 1, 2021

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25 people want to read

About the author

Orazio Labbate

14 books6 followers
Scrittore, nato a Butera nel 1985, definito dalla critica quale fondatore del gotico siciliano. Ha pubblicato Lo Scuru – segnalato al Premio Sciascia 2016 - e Suttaterra (Tunué), Piccola enciclopedia dei mostri (Il Sole 24 Ore Cultura). Stelle ossee (LiberAria), raccolta di racconti, finalista al Premio Sciascia 2017 e Atlante del mistero (Centauria/Fabbri). Collabora con Giunti Editore quale lettore e talent scout. Collabora come lettore per Rizzoli e Solferino. Scrive per “la Lettura" del Corriere della Sera.

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Profile Image for Lordof Nothing.
63 reviews6 followers
February 26, 2024
“Non c'è niente di più inquietante dei numeri sugli animali. Le creature sono ignare, papà. U Diavulu si trova in uno stomaco estraneo, non è nei trona e nei lampi né nella loro carnazza. È poco appariscente. Èdidentro, o funnu.”

Labbate con Spirdu conclude la sua personalissima trilogia ontologica sullo scuru.
Qualcuno lo ha definito un horror filosofico. Di certo è un romanzo dall’atmosfera a tinte gotiche, metafisiche. E il paesaggio è protagonista fondamentale.
Difficile parlare a cuor leggero di questo romanzo. Perché sono siciliano come Labbate, che considero un grande scrittore, e inconsciamente potrei essere di parte. Perché la sensazione che mi ha lasciato addosso è di svuotamento e inquietudine, Labbate riesce a dare forma e sostanza a paure ataviche a cui da giovane non riuscivo a dare un nome quando il buio delle campagne siciliane mi opprimeva il petto. Labbate distilla tutto u nivurù che esiste nella terra del sole e del fuoco e che se non stai attento ti risucchia sputando fuori dalla sua gigantesca bocca solo la pelle. Perché la sua lingua, impastata di italiano e siciliano, termini che si fecondano e infettano è di una bellezza bruciante. Di quella bellezza feroce che ti appaga anche quando non la comprendi fino in fondo. Perché senti l'aurea magica di Consolo, Bufalino, Sciascia.

Butera è una Silent Hill siciliana, immersa in una nègghia nefasta, in un nivùru appiccicoso, che nasconde fantasmi, malvagità, sentieri e strade sbagghiate, spiriti nivuri, più scuri del buio. Una città torturata dalla morte, dove la carne è consumata dall’orrore, corrosa nello spirito, spiddata dal male. Dove Dio è assenza usurpata, dove ha preso residenza una triade maledetta e Gesù: “nel sacramento è per noi veramente gustabile per modo che dal gusto del corpo si giunga al gusto della sua divinità scura. Unnè bianca, come dicono. In mmùcca bruscamente è mutato, indi le spine della corona nièsciunu dall’ostia, non vi sono dentro.”
Ai paesani di Butera vengono dispensati i sacramenti dell’orrore, diventano fantasmi, comparse, pirsùna che giocano a mmucciarèdda nel fondo della materia stomachevole di un purgatorio.

In una vigilia di natale rivoltata, dove riluccica lo scuro più del bianco, Kathrine Pancamo, detective in West Werginia, alla caccia di un serial Killer che lascia senza pelle le sue vittime, si dirige a Butera, alla ricerca del padre e lì incontra, Jedediah Faluci, esorcista, impestato di sogni marci, in cerca di vendetta per la morte del padre, un macellaio posseduto da uno dei tre demoni che infestano Butera. Si incontreranno come anime sfarfallanti in un nero abissale nella locanda Spinacardidda e insieme cercheranno di capire come confrontarsi con questo buco nero.

Butera è circondata da vaddùna, serre bucate ricolme di pomodori negri e secchi, ulivi impestati, dove solo chi si è trovato in questi luoghi allo scuru può capire che muoversi nel buio siciliano “significa muoversi dentro un’ammaccatura. Un’oscurità di un’acutezza sconcertante dove u sulènziu diveniva insurtùsu. Unna u scuru è quello di chi sta già nello scuru e chiudendo gli occhi pigghia ancora più scuru essendovi.

La lingua di Labbate non fa compromessi, la sua ricerca stilistica, poetica, ha pochi eguali. La sua scrittura potrà darvi un effetto repulsivo perché chiede tanto ma vale la pena affrontarla.
Profile Image for Lorenzo Pierangeli.
9 reviews6 followers
June 8, 2021
Un impasto orrorifico di siciliano, paesaggi tetri, atmosfere lugubri, religiosità bituminosa e carne umana.
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