Sono due anni ormai, o forse più, che scrivo sul blog della mia amica Chiara e sta diventando una sorta di lavoro a tempo pieno, nel senso di responsabilità, nell’organizzare le letture del mese rispettando le rubriche o come minimo gli impegni presi. Nella mia piccola esperienza ho capito che ci sono recensioni che urlano proprio per uscire, le frasi si costruiscono nella mente nei momenti più impensabili, mentre cerchi di prendere sonno, mentre accarezzi il tuo cavallo, mentre dovresti essere concentrata sul lavoro. Ci sono quelle che devi scrivere, perché hai letto il libro e che fai? Non dici due parole in croce? Poi ci sono quelle che vorresti evitare con tutta te stessa, perché avevi delle aspettative altissime e sì ti è piaciuto, ma molto molto di meno di quanto avessi sperato.
Questa è una di quelle che neanche devo scrivere per il blog, ma sta uscendo da sola, con forza e prepotenza, si fa spazio nello spazio che manca, come ha fatto lo stesso libro: quasi 600 pagine in una domenica. Non riuscivo a chiudere, non riuscivo a rimandare, non riuscivo a fermarmi.
Un mito classico e conosciuto da tutti: Ade e Persefone. Studiato il giorno di primavera con la classe di mia figlia Penelope (3 elementare) per spiegare il succedersi delle stagioni, la contrapposizione secolare di Primavera ed Inverno. E dopo qualche giorno, fresca del ripasso, mi trovo ancora con Ade e Persefone, lui, il Dio delle Tenebre, il Non Visto, il Dio dell’Oltretomba, l’Inesorabile, colui che avrebbe rapito la giovanissima e fresca ed ingenua e caotica Persefone.
Niente di più vero, ma forse anche niente di più falso.
Chi ha un po’ di pratica nello studio dei classici, sa perfettamente che non esiste una versione univoca dei fatti narrati, ne esistono di riviste e modificate, anche nel corso dei secoli e sotto l’influenza delle diverse culture.
Intanto partiamo con il dire che questo è un romanzo, con nessuna pretesa di verità assoluta, è ambientato in un’epoca moderna, la nostra, quindi va da sé che l’autrice si sia potuta basare sulle diverse versioni di questo mito e poi abbia scritto la sua versione, la sua visione, la sua storia di Ade e Persefone.
Diciamo anche subito che io, come Giulia Calligola, ho sempre pensato più all’Amore di Ade e Persefone che non al rapimento, forse in un’immagine romantica del mito, dove violenza e obbligo non esistono, o comunque esistano solo legate al tempo che fu, in cui Zeus ad esempio, fratello di Ade, se ne andava per il mondo a fingersi animale per poter ingannare le povere fanciulle, ma dove Ade, seppur l’abbai rapita ‘sta benedetta Persefone, poi l’abbia resa la sua unica ed amata regina!
Una mia idea in merito me l’ero già fatta, ma leggerla scritta in maniera così pulita, evocativa, piena di dettagli, eppure mai ridondante o ripetitiva ( e sì che scrivere seicento pagine, principalmente di due unici personaggi e non ripetersi mai, mai lo ritengo davvero un grossissimo pregio per una scrittura appagante) è stato proprio un piacere. Immenso.
Ade sa che Persefone gli è predestinata, sa che in un modo o nell’altro il Fato gliela metterà davanti, ma lui sceglie la strada del corteggiamento, della certezza, non quella invasiva, scontata e conosciuta del rapimento.
Come dicevo prima, la scrittrice si è attenuta al mito, alle versioni che circolano da secoli, mettendo insieme poi più elementi che ne fanno il bellissimo romanzo che ne è venuto fuori, eppure è riuscita a creare qualcosa di unico ed emozionante, è riuscita, attraverso parole cariche di significato e di profondità, attraverso immagini liete ma anche più oscure, a creare un ambiente, soprattutto quello dell’Aldilà, che è il luogo dove avviene la maggior parte delle scene, reale e bello, in tutti i suoi colori, nelle sue ombre, nella sua luce.
La storia è conosciuta, ma l’autrice la fa talmente sua che ce la restituisce completamente a misura nostra, del lettore, che procede sapendo già cosa succederà, ma sussultando ad ogni pagina, ad ogni cambio di scena come se nessuno mai avesse sentito parlare di un certo Ade e una certa Persefone.
L’Ade di Giulia Calligola è molto, molto affascinante, e non nella sua prodigiosa altezza, non nei suoi corvini capelli, non nei suoi occhi caldi o nei suoi voluminosi muscoli, Ade è affascinante nei suoi silenzi, carichi di parole, nella sua equità, nella sua pacatezza, nell’essere sempre fermo nelle reazioni, a parte una volta, lontano all’ira, a parte una volta, nel suo amore totale e totalizzante per Persefone.
Persefone è una giovane dea che non crede nella sua bellezza e nella sua divinità, non crede di avere un senso alto della giustizia, non crede di poter diventare la Regina di Ade, ma con il tempo e con la fiducia che Ade non smette mai di infonderle, lei sarà all’altezza del suo ruolo di Giudice, Regina, Moglie ed Amante.
Chi mi conosce sa che quasi odio i retelling, anche definirli in questo modo mi procura un leggero prurito, e per la precisione non so neanche se questo possa considerarsi tale, ma questo romanzo, qualsiasi cosa esso sia, ha avuto il merito di farsi leggere tutto d’un sorso, senza sbavature, descrivendo nei minimi particolari personaggi, ambienti e sentimenti, toccando temi anche importanti di natura giuridica ed etica. Ha restituito una storia d’amore vera, profonda ed intramontabile, senza cadere in inutili sentimentalismi, ma mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra ironia e razionalità.
Per qualche ora davvero la mente era solo là, tra i Campi Elisi e il Tartaro, tra l’Olimpo e la Terra, in un’atmosfera perfetta di mito e realtà che si intrecciano e convivono beatamente, senza fare troppo rumore, ma solo regalando emozioni.