Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un'equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell'una da parte di padre e dell'altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l'incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l'amore del fratello, che preso com'è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell'ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l'asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte. Al suo settimo romanzo, Valentina D'Urbano si conferma un talento purissimo e plastico, capace di calare i suoi personaggi in un'attualità complessa e contraddittoria, di indagare la fragilità e la resilienza dei corpi e l'invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione. Come quello tra Celeste e Nadir, che per la lingua italiana non sono niente, eppure in questa storia sono tutto.
Valentina D'Urbano è nata a Roma nel 1985, dove vive e lavora. Si è diplomata allo IED in illustrazione e animazione multimediale.
Nel 2010 vince la prima edizione del torneo letterario IoScrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il suo primo romanzo Il rumore dei tuoi passi, divenuto bestseller, viene pubblicato da Longanesi nel maggio 2012, e viene tradotto in Francia e in Germania. Nel settembre 2013 sempre per Longanesi pubblica Acquanera. L'uscita del suo terzo romanzo, Quella vita che ci manca, ancora una volta per Longanesi, è avvenuta nell'ottobre 2014. Parallelamente alla sua attività di scrittrice Valentina D'Urbano collabora come illustratrice per l'infanzia con diverse case editrici italiane e straniere. Recentemente è uscito il suo nuovo libro Alfredo.
INDIMENTICABILE! Quando escono autrici che amo ho sempre paura nel restare delusa e quando ho letto la trama di questo libro ho pensato che la D'Urbano se la stava rischiando grossa: un triangolo, una famiglia allargata, una rara malattia... Però tutte le mie esitazioni si sono azzerate a pagina uno; lì, tra quelle frasi brevi e semplici, tipiche dell'autrice, in quelle similitudini terribilmente calzanti, ho ritrovato la scrittrice del mio cuore. Ho ritrovato colei che racconta senza mai annoiare, colei che ti mette davanti un personaggio, in questo caso Celeste, e te la fa conoscere come se di fronte a te ci fosse davvero lei, in carne e ossa: la D'Urbano riesce nel raro espediente del fissarti un appuntamento con i suoi protagonisti e all'improvviso ti ritrovi seduta a un tavolo ad ascoltarli mentre raccontano la loro storia senza mai annoiarti, senza un tempo morto che sia uno. Rende fattibili i paradossi, rende sano l'amore malato e sadico di Celeste e Nadir, rende meravigliosamente equilibrato il rapporto morboso di questi ragazzi legati da quel fratello in comune che venerano in egual modo. Rende persino tollerabile la malattia della protagonista. Valentina D'Urbano riesce per l'ennesima volta a sottolineare il fatto che l'amore non ha un'unica declinazione (l'amore di una madre, di un fratello, di una dottoressa, l'amore per la vita), che l'amore non ha solo sfumature confortanti e rosee. Ti mette di fronte il fatto che anche una sferzata di odio ti serve più di un banale conforto se hai bisogno di respirare, il rancore, prima della rassicurazione, è quello che ti fa sopravvivere a una vita piena di imprevisti che non volevi. Valentina D'Urbano si conferma la definitiva proprietaria di quella bacchetta magica che (come avrò ripetuto un milione di volte), ti strappa dal petto il cuore per restituirtelo a pezzi, però magicamente più forte. Tre gocce d'acqua è un libro bellissimo, non posso dire altro, il più bello letto quest'anno, uno scritto che renderà il mio 2021 libresco assolutamente degno di essere ricordato. A chi lo consiglio? A chiunque abbia bisogno di un libro semplicemente meraviglioso.
Ci sono recensioni che a scriverle si fatica tantissimo perchè il libro di cui si vuole parlare è talmente perfetto da rendere ogni parola inadatta a mostrare quanto esso sia stato fonte incontenibile di amore. Ho provato a buttare giù appunti, pensieri, annotazioni ma nulla mi sembrava idoneo ad esprimere quello che ho provato leggendo Tre gocce d’acqua, un romanzo dal forte impatto emotivo che mi ha trascinata in un vortice di sensazioni uniche e che a distanza di ore dalla fine ancora mi tormentano l’anima.
Celeste, Nadir e Pietro mi hanno accompagnata in un cammino lungo oltre vent’anni, un cammino fatto di legami potenti e indissolubili che tracciano il percorso di vita di tre persone che si amano in maniera totalitaria, con ferocia e che combattono a denti stretti. Attraverso gli occhi di Celeste, protagonista assoluta della storia, scopriamo il suo legame fraterno con Pietro, l’evoluzione della sua malattia, la conoscenza e il rapporto conflittuale con Nadir, fratello del suo amato Pietro e che con la sua sola presenza minaccia il suo legame con quest’ultimo. Ma cos’è che rende unica questa storia? Sicuramene la scrittura di Valentina che ha un tocco magico, le sue parole sono struggenti, sono spietate e reali, la cura che ha messo nei particolari, nel tracciare i caratteri dei nostri tre compagni di viaggio, le loro fragilità e i loro difetti. Non viene risparmiato nulla, ognuno di loro è passato a microscopio e non sempre Celeste, Nadir e Pietro ne escono bene, ma la loro forza sta proprio nell’essere così fallaci e umani.
Ho adorato ogni momento di questa storia, sono riuscita a coglierne ogni sfumatura e mi sono emozionata fino alle lacrime, che sono state di gioia, ma anche di dolore perchè ciò che accade strappa il cuore in mille pezzi. Ero consapevole di cosa andavo incontro ma nonostante ciò sono stata del tutto impreparata di fronte alla meraviglia di questo viaggio.
Tre gocce d’acqua si candida di sicuro tra i libri più belli letti in questo 2021 e non posso che gridarlo forte per cercare di convincere tutti voi a tuffarvi, così come ho fatto io, nella piscina di quella casa a Feudi, con i muri scrostati e con i piedi nudi che corrono veloci cercando di vivere appieno ogni istante della propria vita.
"In questa vita niente e nessuno ci appartiene davvero, e arriva il momento in cui ognuno di noi deve restituire qualcosa al mondo."
Tre gocce d'acqua è l'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano, autrice che io ho scoperto in grande ritardo leggendo il suo romanzo d'esordio, Il rumore dei tuoi passi, romanzo che mi ha straziata ma che ho trovato allo stesso tempo meraviglioso. Tre gocce d'acqua è l'ultimo lavoro dell'autrice e mi ha praticamente chiamata. Ho letto sommariamente la trama ed è come se avessi già capito che era il romanzo per me, quello di cui avevo bisogno in questo momento. Al momento mi trovo in un mood di lettura particolare, prediligo le storie malinconiche, spesso dolorose e brutali, i racconti di relazioni complicate e di famiglie disfunzionali. E questa storia possiede tutte queste caratteristiche e molto altro ancora.
La storia ha per protagonisti Celeste e Nadir; non sono fratelli, non sono parenti, non sono nulla, ma c'è qualcuno che li lega. Si tratta di Pietro, fratello di Celeste da parte di padre e di Nadir da parte di madre. Pietro ha 10 anni più di loro, li ha visti nascere ed è sempre stato per entrambi il punto fermo, la persona da imitare, da amare di quell'amore folle e spietato che può esistere solo tra fratelli. Quando Celeste è ancora piccola scopre di essere malata, di avere l'osteogenesi imperfetta, una malattia che rende le sue ossa fragili come il cristallo. Ma quello che più di tutto sconvolgerà la sua esistenza non sarà tanto la malattia, ma piuttosto il primo incontro con Nadir. Nadir che è scuro, brutto, ha gli occhi di colore diversi, è duro e spigoloso. Ma sopratutto si contende con Celeste l'attenzione e l'amore di Pietro. L'incontro tra Celeste e Nadir segna l'inizio di una vita di scontri/incontri, di lotte, litigi e ostilità. Nello stesso tempo però i due non riescono a stare lontani, dipendono l'uno dall'altra esattamente come entrambi dipendono da Pietro. Una vita fatta più che altro di fughe, da sè stessi e dall'altro, da un sentimento che li spaventa perchè rischia di distruggere la corazza che entrambi portano orgogliosamente addosso.
Quando ho voltato l'ultima pagina di questo libro mi sono venute in mente le parole di Paolo Nori che una volta ha scritto che "i libri, quelli belli, e gli scrittori, quelli bravi, fan questo effetto che, non so come dire, ti feriscono. Ti fanno star male." Tre gocce d'acqua mi ha fatto stare male, mi ha devastata emotivamente. Ho letto quasi 500 pagine in una sera, non riuscivo a fermarvi, ero troppo immersa nel racconto, troppo partecipe di quello che stavo leggendo. Perchè questo romanzo parla di tante cose, ma parla anche di morte e lutto, due cose con le quali ho dovuto fare i conti e dalle quali non credo di essermi ripresa, in realtà penso che mai mi riprenderò. Valentina D'Urbano è stata capace di intessere un racconto che ancora una volta trova uno dei suoi principali pregi nell'onestà. Onestà nel raccontare, nel dipingere dei personaggi che non sono mai positivi, nel parlare di dolore come pochi hanno il coraggio di fare. La storia di Pietro, Celeste e Nadir mi ha commossa molte volte, in particolare durante gli ultimi capitoli. E' un racconto scritto per non farsi dimenticare e come si fa a dimenticarlo? Come si dimentica qualcosa che ti ha colpito così profondamente e che a tratti sembra scritto esattamente per te? Lo stile dell'autrice è molto scorrevole, spesso asciutto e quasi sbrigativo. Ma il modo in cui le emozioni dei personaggi sbucano fuori dalle pagine è talmente potente che vi sembrerà di vederli, di sentirli parlare. I personaggi sono un altro dei punti che rende questa storia indimenticabile; Pietro non è il personaggio principale, ma alla fine lo diventa con la sua bontà, il suo amore per quei due fratellini scapestrati che per tutta la vita lo perseguiteranno, anche per la sua etica. Celeste e Nadir invece meritano un discorso a parte; sembrano diversi, in realtà sono uguali. Due immagini speculari, testardi, spesso insopportabili, passano la vita a odiarsi e a rincorrersi senza avere il coraggio di ammettere che quello che provano va oltre il legame pseudo familiare che li lega.
Duri e spigolosi, si feriscono talmente tante di quelle volte, si fanno male ma alla fine si cercano sempre. Perchè si considerano rivali, ma in realtà sono sempre stati complici. Il loro rapporto, e di riflesso anche il rapporto che hanno con Pietro, tutte le dinamiche familiari che si celano dietro di loro, sono tutti elementi che ho trovato particolarmente interessanti e sono anche le interazioni che mi è piaciuto di più leggere. Non è però un romanzo a lieto fine, di quelli in cui tutto si risolve per il meglio. Non era questo credo l'intento dell'autrice. C'è tanto da soffrire, tanto dolore, tanta disperazione in questo romanzo. Si fanno i conti con la malattia, con la morbosità di alcune relazioni, con la morte e con il lutto che la segue. Probabilmente questa è stata la parte più dura da digerire ma anche quella che mi ha coinvolto di più. Perchè so cosa significa e c'è una frase nel romanzo che dice: "Succede che ricordi perfettamente dove sono state le tue mani, l'ultima volta che hai toccato qualcuno che se n'è andato, che t'ha lasciato solo un cratere." E l'ho sentita così forte dentro, come uno schiaffo in pieno volto. Mi ha ricordato, come se poi potessi mai dimenticarlo, quanto sia potente la lettura, anche quando fa così male.
C'è tanta vita dentro questo romanzo, c'è l'amore declinato in tutte le sue forme, ci sono quei "legami così affilati che recidono ogni altra cosa", c'è malinconia e nostalgia per qualcosa che non potrà esistere per sempre, ma c'è anche tanta speranza, tanta voglia di vivere e di amare. Non ho parole che possano rendere giustizia alla bellezza di questo romanzo, so solo che è stata una lettura totalizzante che mi ha toccata molto più di quello che mi aspettavo, mi ha ferito in un modo che non pensavo possibile. Ma mi ha lasciato tanto e non la dimenticherò facilmente, Celeste, Nadir e Pietro avranno sempre un piccolo angolo del mio cuore, a ricordarmi che certi legami sopravvivono a qualsiasi cosa.
I legami di sangue sono affilati, recidono qualsiasi altra cosa
4 stelle e mezzo No…tranquilli… non sto piangendo… mi è solo entrato l'intero libro nell'occhio… 😭
Prendete due ragazzi, fratelli solo a metà, aggiungete una ragazza, sorella a metà del più grande ma che non ha legami di sangue con l'altro. Beh… storia già sentita no? Sappiamo tutti come alla fine si concluderà… No. Non lo sappiamo. Nessuno che prenda in mano questo libro per la prima volta lo sa, perché questo volume è stato scritto da Valentina D'Urbano.
Quindi siate pronti. Siate preparati a farvi avvolgere da una famiglia molto particolare, da un amore disfunzionale, da una buona dose di drammi e da una quotidianità così palpabile da sembrare reale! Lo stile è semplice, appartiene a questa scrittrice, la distingue da tutte. È sopraffino? No. È perfetto? Nemmeno. Ma è il suo e ti entra nel cuore. 💘
Celeste, la protagonista, racconta con una voce così brillante la sua vita da sorella che non è possibile non rimanerne invischiati completamente. Ho fatto fatica a concludere la lettura. Adesso che l'ho finito continuo a rimuginarci sopra, non riesco a smettere di pensare a tutto ciò che lega Pietro, Celeste e Nadir. È un filo indissolubile, un legame indistruttibile, incancellabile che li unirà e li dividerà in maniera quasi irreparabile.
La D'Urbano quando si tratta di famiglie e legami complicati è una vera maestra! È da quando ho finito la lettura che non posso fare a meno di pensare ai suoi protagonisti. È un libro che ti si pianta in testa e nel cuore! Cioè… posso solo alzare le mani… 🙌
Lasciare andare questa storia è stato difficile, sfogliare l'ultima pagina ti lascia un magone non indifferente. E uno di quei libri che ti rimane addosso, dove non riesci a distinguere la realtà dalla finzione. È un romanzo che man mano che si legge ti dà tantissimo, e nello stesso modo ti toglie tanto, è un vortice di emozioni che appartengono a un circolo vizioso. Ti lascia in balia degli eventi. "Sehid Namirin"
Potevo scegliere un bellissimo teaser per questo libro, un'immagine di quelle da recensione Crazy, invece è giusto che voi guardiate con attenzione la copertina di Tre gocce d'acqua di Valentina D'Urbano e la memorizziate per bene. Poi, quando andrete in libreria, quando lo vedrete sugli scaffali, non dovete esitare un secondo ad afferrare quel libro che già avete visto da qualche parte, sfogliarlo, leggere la trama, il quarto di copertina e poi senza alcun ripensamento, dirigervi verso la cassa. Quando escono autrici che amo ho sempre paura nel restare delusa e quando ho letto la trama di questo libro ho pensato che la D'Urbano se la stava rischiando grossa: un triangolo, una famiglia allargata, una rara malattia... Però tutte le mie esitazioni si sono azzerate a pagina uno; lì, tra quelle frasi brevi e semplici, tipiche dell'autrice, in quelle similitudini terribilmente calzanti, ho ritrovato la scrittrice del mio cuore. Ho ritrovato colei che racconta senza mai annoiare, colei che ti mette davanti un personaggio, in questo caso Celeste, e te la fa conoscere come se di fronte a te ci fosse davvero lei, in carne e ossa: la D'Urbano riesce nel raro espediente del fissarti un appuntamento con i suoi protagonisti e all'improvviso ti ritrovi seduta a un tavolo ad ascoltarli mentre raccontano la loro storia senza mai annoiarti, senza un tempo morto che sia uno. Rende fattibili i paradossi, rende sano l'amore malato e sadico di Celeste e Nadir, rende meravigliosamente equilibrato il rapporto morboso di questi ragazzi legati da quel fratello in comune che venerano in egual modo. Rende persino tollerabile la malattia della protagonista. Valentina D'Urbano riesce per l'ennesima volta a sottolineare il fatto che l'amore non ha un'unica declinazione (l'amore di una madre, di un fratello, di una dottoressa, l'amore per la vita), che l'amore non ha solo sfumature confortanti e rosee. Ti mette di fronte il fatto che anche una sferzata di odio ti serve più di un banale conforto se hai bisogno di respirare, il rancore, prima della rassicurazione, è quello che ti fa sopravvivere a una vita piena di imprevisti che non volevi. Valentina D'Urbano si conferma la definitiva proprietaria di quella bacchetta magica che (come avrò ripetuto un milione di volte), ti strappa dal petto il cuore per restituirtelo a pezzi, però magicamente più forte. Tre gocce d'acqua è un libro bellissimo, non posso dire altro, il più bello letto quest'anno, uno scritto che renderà il mio 2021 libresco assolutamente degno di essere ricordato. A chi lo consiglio? A chiunque abbia bisogno di un libro semplicemente meraviglioso. Per me Indimenticabile, più di Isola di neve, al pari del Rumore dei tuoi passi.
3.5⭐ Un buon libro. Sicuramente non il mio preferito. Per me ha due grandi ordini di problemi:
1.Non ho amato i personaggi di Celeste e Nadir, specialmente per molte scelte che fanno e per dei comportamenti che assumono. Celeste mi è sembrata una Beatrice wannabe sinceramente (da Il rumore dei tuoi passi), ma senza la sua tenacia. Su Celeste avrei tantissime cose da dire, ma mi farei prendere la mano e rischierei di rovinarvi la trama. Così come avrei tanto da dire su Nadir, mi limiterò a confessarvi che lo avrei preso a schiaffi più di una volta. Pietro mi è piaciuto molto, forse è quello con cui ho empatizzato di più, per quanto sia rimasto un po' sullo sfondo certe volte (ma forse era anche l'intento dell'autrice).
2.Mi ha dato l'impressione di essere un libro pigro. La presenza fantasma dei genitori dei tre ragazzi ha stonato parecchio (a parte Lucrezia, che è quella che vediamo di più). Non vengono spiegate parecchie cose sul background familiare, ed è un vero peccato.
Sicuramente c'è stato un buon lavoro di ricerca di storia e contemporaneità però. La scrittura poi è sempre quella della D'urbano che, vuoi o non vuoi, ti cattura (per quanto le prime cinquanta pagine abbiano impiegato un po' ad ingranare). Insomma, se vi approcciate a questa scrittrice per la prima volta con questo romanzo e trovate delle cose che non vi vanno giù, vi consiglio comunque di leggere altro di lei: il già citato Il rumore dei tuoi passi, Non aspettare la notte e Isola di neve.
Uno dei più bei libri letti quest’anno 😍. Dalla trama non si evince il capolavoro di questo libro, MERAVIGLIOSO! Una perla. Ho amato tantissimo questo cerchio tra Pietro Celeste e Nadir. Un libro che ti cattura dalle prime pagine e che arrivi alla fine con il cuore colmo d’amore 🥰.
Ha la stessa risata dell’uomo che abbiamo amato entrambi in quel modo feroce che ci viene concesso una volta sola nella vita. «Amore mio, mi sei mancata.»
"Le parole creano recinti, un cappio che non stringe ma resta lì a segarti il collo per tutta la vita. Allora meglio così, dimenticarsene, lasciar perdere, semplificare le cose e fingerci normali".
Quanto conta il sangue in un legame? Quanto dare un nome a un rapporto o a un sentimento, che non si sa cosa sia, ma che ti divora, colpendoti con violenza, provocandoti infinite sofferenze, ma altrettante vibrazioni del cuore?
Nadir e Celeste, sono questo e non sono niente. In comune hanno solo un fratello, Pietro, di cui fanno fatica a dividersi le attenzioni e l'affetto. Proprio per questo, il loro rapporto nasce dall'odio e dalla gelosia, per poi trasformarsi improvvisamente in quello che sembra essere amore, ma che forse è anche qualcosa di più.
Ho letto "Tre gocce d'acqua" di Valentina D'Urbano in meno di 48 ore e l'ho trovato assolutamente totalizzante.
Non riuscivo a smettere di girare le pagine, continuavo ad arrabbiarmi con Nadir per quella che pensavo fosse codardia, a sperare che Celeste riuscisse finalmente a essere felice, e non sono riuscita a non innamorarmi di quell'uomo affascinante e super protettivo di Pietro.
Voi leggete questo romanzo, perché vi dico soltanto che per me è entrato di diritto nella top 5 dei migliori libri del 2021❤️
Il mese prossimo avrò il piacere di incontrare quest'autrice attraverso il mio club di lettura e devo dire che non potevo preparami con un romanzo migliore. Mi è restato dentro, come una sensazione di fastidio da cui non riesci a venire fuori, è potente e ben scritto. Adoro il legame che unisce Pietro,Nadir e Celeste, una storia familiare complessa al punto giusto,molto introspettivo e con qualche salto temporale in avanti che non mi ha per nulla infastidito (come mi succede di solito) ma che anzi mi ha permesso di approfondire ancora più la storia. Il solo punto di vista di Celeste è stato un pugno allo stomaco, mi è piaciuto trovare una storia con un approfondimento così reale e forte del legame tra fratelli,mi è capitato poche volte. Ottima lettura se si cerca qualcosa che vada oltre la superficie e se si ha voglia davvero di divorare una storia familiare.
Faccio questa recensione a caldo perché non potrebbe essere altrimenti. Perché questo libro allaga la pancia, rompe le ossa – anche quelle che non sono fragili come quelle di Celeste –, prende i nervi e ci stride sopra: fa male. Fa malissimo. Quel male che però fa bene, che salva, che purifica, che ti fa sentire che hai ancora un cuore, se fa così male. Ed è bello avere un cuore ed è bello amare. È bello sentir male dal troppo amore. E questo libro è una gigantesca storia d’amore, tra tre fratelli, tra tre persone, tra tre agglomerati di dolore e sangue e nervi e ideali e magia. La magia unica di un legame unico. Del saper sempre tornare a casa perché casa non è un posto ma due corpi, due anime, due sorrisi diversi ed uguali. Pietro, Celeste e Nadir si sono presi quasi tutto, Valentina d’Urbano – con la sua scrittura tagliente, affilata, che scortica – ha fatto razzia del resto. Non so dire quanto ho amato questo libro, non so dire quanto ho amato questi tre personaggi, non so dire quanto sono stata loro e allo stesso tempo li ho odiati e insultati e voluti picchiare. Sono tre essere imperfetti, consapevoli delle loro mancanze, forti delle stesse. Persi in una vita incomprensibile, come incomprensibili sono loro, come incomprensibili siamo noi. Tranne per qualcuno, quel qualcuno che di noi sa tutto, che ci legge ogni piega del viso, ogni movimento delle mani. Quel qualcuno che meritiamo di avere – contro ogni pronostico, contro i venti avversi, contro la morte stessa. Questa recensione non ha senso ma questo libro sì. Ha tutto il senso del mondo dentro. Ha tutto, dentro. E basta. Fatevi un regalo, leggetelo.
Unica pecca: mi sono trovata a leggerlo in concomitanza all’uscita di Spare e la faccia di Pietro e di Harry si sono confuse una sull’altra ad ogni pagina. Un incubo. Nell’incubo.
Tre gocce d'acqua è un libro di pancia, mi piacerebbe trovare un'espressione più originale ma credo questa sia quella giusta. Non c'è da riflettere, interpretare, capire. Va letto e buttato giù. Celeste, Pietro e Nadir sono tre personaggi ingombranti che occupano tutto lo spazio, non lasciano margine di manovra. Ho ritrovato subito in loro una lontana somiglianza con Alfredo e Beatrice, i protagonisti de Il rumore dei tuoi passi che ho letto esattamente dieci anni fa. Rapporti dai confini molto labili, adolescenti confusi che poi diventano adulti insoddisfatti, famiglie che imparano a tenersi insieme, non manca niente. La scrittura di D'urbano è sicuramente più matura e anche i suoi personaggi, ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Questo è il punto in cui vi dico che è un libro tanto triste e che vi farà piangere, ma non una lacrimuccia di commozione giusto per gradire, intendo proprio pianto a dirotto con singhiozzi annessi. Quindi leggetelo perché merita, perché sa raccontare la sua storia senza essere patetico o banale ma fatelo nel momento giusto, magari quando nessuno vi guarda per via del moccio e tutto il resto.
Valentina è LA mia autrice del cuore, quindi appena ho saputo dell’uscita del suo nuovo romanzo sono corsa in libreria a prenderlo. Mi sono goduta la lettura piano piano, complice una compagna di avventura un po’ ritardataria.
Lo stile dell’Urbano per me è meraviglioso: riesce a descrivere le emozioni in modo da fartele provare e sentire ciò che sentono i personaggi stessi. Ha una prosa che non mi stanca mai, potrei leggere anche un suo romanzo da mille pagine senza stancarmi. Scrive in modo semplice, senza troppi giri di parole o giochetti per far vedere che sa scrivere bene.
Per quanto riguarda la storia di questo romanzo posso dire che è stata inaspettata. Celeste, Nadir e Pietro sono arrivati all’improvviso e mi hanno stesa con un gancio. Leggere la storia di Celeste fa soffrire, ci rende consapevoli che bisogna essere contenta e grati per la vita che si ha. Celeste scopre di avere una malattia che la rende molto fragile: da bambina è costretta a stare in casa, non può andare a giocare con gli altri bambini perché anche solo una caduta può farle rompere qualche osso. È obbligata a guardare gli altri divertirsi da dietro una finestra, a essere esclusa dagli altri per questo motivo. Per fortuna però c’è suo fratello Pietro, che la tiene sotto la propria ala e che rappresenta il suo punto fermo in un mondo incerto. Ed è proprio Pietro che le farà conoscere suo fratello Nadir, che rappresenterà per lei allo stesso tempo un’ancora e una zavorra.
La D’Urbano ci racconta il rapporto particolare che intercorre tra questi tre fratelli, come le loro vite si intreccino indissolubilmente e si influenzino l’una con l’altra. Mi è piaciuto leggere del rapporto molto particolare che si viene a creare tra Celeste e Nadir: a volte mi ha fatto venire voglia di avere un rapporto del genere, altre di incazzarmi con Nadir per il modo in cui trattava Celeste, altre ancora di arrabbiarmi con Celeste per non essere sincera con se stessa.
I temi trattati sono temi forti, che ci fanno riflettere sulle nostre vite e sulla fortuna che abbiamo. Non posso negare che verso la fine del libro ho fatto cadere qualche lacrima.... assolutamente meraviglioso!
«Questa è una cosa nostra. Nessun altro può mettersi nei nostri panni. È la nostra storia, è una faccenda tra noi tre.»
Ho letto da qualche parte che quando si arriva alla fine di un romanzo è come vedere un amico, un familiare che parte e ti lascia un senso di vuoto. Io ho percepito esattamente questa sensazione, un senso di vuoto per un distacco da persone a cui mi sono affezionata che, anche se di fantasia, mi hanno tenuta compagnia.
Come al solito, la D'Urbano, dopo pochissime righe, riesce a risucchiarti tra le pagine, in una storia che sai farà male, ma non puoi fare a meno di andare avanti, non riesci a mollare, perché sai che alla fine, se da un lato ti risucchia in un buco nero, dall'altro riesce a donare emozioni forti a farti sentire completa. Se poi riesci a intrecciare spaccati di vita con la cronaca internazionale in maniera magistrale, il risultato non può che essere il massimo della valutazione. Grazie Valentina!
«Sehid Namirin. Significa i martiri non muoiono mai.»
come faccio ad abbandonare un libro del genere?😭come faccio ora, senza Pietro, Nadir e Celeste?
non lo so, ci proverò ma tutte le volte li penserò, penserò al loro amore, al loro affetto, al loro legame.
ti logora l’anima, te la distrugge e te la ricrea.
sto scrivendo questa recensione con il cuore martellante e che vorrebbe uscire per dar voce ai miei sentimenti.
ho provato quella sensazione di non voler finire il libro, di rallentare la lettura e di voler leggere altre mille pagine, perché con lui mi ci sono affezionata, scordarlo è impossibile.
leggiamo la storia di tre anime, di tre persone fuse tra loro, e del loro rapporto che dura anni. Mi sono ritrovata a sapere tutta la loro vita, i tratti del loro carattere e mi sono sentita far parte di questa famiglia, di ritrovarmi anch’io a Feudi, a tal punto da volerci rimanere in eterno.
(Tranquilla Cele’, me lo sono dovuto subì pure io il caldo di Roma.)
Valentina riporta fatti realmente accaduti sulla guerra e li inserisce nella storia non rendendoli noiosi. Te le mangi le pagine e ci versi lacrime interrotte, che restano.
come mi resterà il ricordo di loro, la scrittura diretta e viva di Valentina, per sempre.
Ho letto quest'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano dopo aver visto in GR quotazioni sempre alte dei suoi libri, ben sette romanzi pubblicati in nove anni! Il mio giudizio è complessivamente buono: scrittura scorrevole, storia credibile e piuttosto avvincente, centrata sui rapporti interpersonali di tre "quasi" fratelli, ma anche di più ampio respiro, diciamo geopolitico. Presumo che il pubblico di Valentina D'Urbano sia prevalentemente giovane e femminile, ma io, vecchietto e maschio, ho apprezzato pure... dunque sì, la leggerò ancora.
“ I nostri coetanei passeggiavano sul lungomare spingendo passeggini, guidavano macchine nuove e pulite, andavano a cena in coppie. Noi non avevamo uno straccio di legame che non fosse quello fra noi tre. “
Ed ecco che purtroppo, come spesso accade, sarò la voce fuori dal coro. E mi dispiace perché ho adorato questa autrice con Isola di neve e la sua scrittura mi piace tantissimo. Ma non sono riuscita ad apprezzare allo stesso livello questo libro, almeno non in tutte le sue parti, anche se comunque mi è piaciuto tanto ugualmente.
Le “tre gocce d’acqua” del titolo sono Celeste, Pietro e Nadir. Celeste è appena una bambina quando ne facciamo la conoscenza, quando va incontro ai più grandi sconvolgimenti della sua fino a quel momento breve esistenza: il fratello Pietro amatissimo decide di trasferirsi a casa sua; scopre purtroppo di avere una malattia detta “delle ossa fragili” per cui si procura fratture con niente; scopre che il padre aveva avuto un’altra donna prima della sua mamma, Lucrezia, e che questa ha un altro figlio della sua età, Nadir, con cui è costretta a condividere Pietro, cosa che proprio non le va giù.
Questo periodo dell’infanzia dei due con Pietro già adolescente, perché più grande di dieci anni, è stato per me il più riuscito, il più toccante, quello in cui la lotta tra questi due bambini che non sono in fondo nemmeno davvero fratelli, colpisce tutti intorno e raggiunge livelli improponibili. È la rabbia di due bambini che amano troppo e che fanno fatica a comprendere quella loro “famiglia strana”. Poi crescono e noi li seguiamo tutti e tre in questa crescita. L’adolescenza difficile e sofferta di Celeste che, con lo sviluppo, patisce dolori inenarrabili, e come ciò la spinge a chiudersi in sè e a non avere amici se non quei due fratelli, e il modo in cui loro e gli adulti le si stringano attorno è toccante e rende evidente come si possa avere una grande fortuna anche nella sorte negativa che le è toccata.
Pietro intanto si laurea, diventa professore e ricercatore universitario, e sceglie la via più difficile, quella degli ideali, dei sogni, della libertà, che è sempre quella che porta alla lotta, alla guerra, presto o tardi. E lui nemmeno riesce a restarne fuori. Devo dire che, tutto sommato è lui la figura che ho più amato, nonostante le sue fragilità e il non riuscire ad amare realmente nessun altro che non sia la propria famiglia, ma anche una sorta di egoismo che lo spinge a immolarsi per cause superiori, che è poi ciò che me lo ha fatto apprezzare di più.
Da lì il rapporto tra lei e Nadir cambia e comincia a diventare un qualcosa di indefinibile, inizialmente, che poi si palesa e diventa sempre più chiaro per tutti, tranne che per lei, e questo è l’aspetto che crea più difficoltà praticamente in tutto il resto del libro, accanto alla presenza ingombrante di quel fratello Pietro tanto amato ma che con la sua presenza divide. Questo è stato per me portato all’esasperazione ed è l’aspetto che ho apprezzato di meno nel libro. Va bene la difficoltà ad ammettere i propri sentimenti, va bene anche il carattere difficile di Nadir, e il suo tenere nella più alta considerazione il parere del fratello, ma andare avanti su questa linea, con continui tormenti, sofferenze, incontri scontri e gli strazi conseguenti per più di vent’anni mi sembra davvero troppo, quando alla fine restano gli unici a non cedervi. E soprattutto, aspetto per me peggiore, sembra che lo accettino solo quando non c’è più nessuno a ostacolarli, cosa che trovo di cattivo gusto.
La narrazione di Valentina è ancora una volta perfetta, arriva dritta al cuore e lo stringe facendolo sanguinare, facendo versare lacrime qua e là in diversi passaggi. Pur non considerandolo il suo libro migliore è sicuramente un libro che consiglio di leggere per familiarizzare con questa famiglia strampalata e con le emozioni che questa autrice riesce a far provare, qualsiasi sia la storia narrata.
“Sentii un sorriso perplesso nella sua voce. “Ti devi un po’ staccare da me.” Poi come a contraddire le sue stesse parole, protese un braccio attraverso lo spazio che separava i nostri letti. Allargò le dita e la sua mano pallida sembrò una medusa che galleggiava nel buio. Non avrei voluto afferrarla, ma Pietro non prendeva mai l’iniziativa quando si trattava di contatto fisico e io non ero abbastanza orgogliosa da voltarmi dall’altra parte, perciò la strinsi. Lui la fece dondolare nello spazio vuoto, mi strofinò il dorso con il pollice, in una carezza un po’ ruvida. Capii che stava per darmi un’altra mazzata. Negli anni sarebbe capitato spesso, avrei imparato a diffidare dei suoi gesti d’affetto. “Puoi benissimo cavartela da sola, Riccio di mare. Non hai più bisogno di me.”
“Da adesso in poi, noi siamo soli. Da questo momento in avanti non condividiamo più nulla. Il nostro stesso sangue s’è polverizzato in un’esplosione, ha scisso anche noi. Non sei più mio fratello, non sono più tua sorella, siamo due che hanno sbagliato strada, che non sanno come tornare indietro. Da adesso in poi, per tutta la vita, ci sarà un prima e un dopo, quello che siamo stati e quello che saremo. Se non c’è più lui, forse un giorno ci guarderemo come due estranei. E si sommeranno le mancanze, avremo perso più di quanto riusciremo a dire. Adesso sei tu che tieni insieme tutto.”
I brividi mi attanagliano mentre giro l'ultima pagina di questo libro che avrei voluto non finisse mai. Ho pianto, alla fine, poco e piano per non convincermi troppo che l'amore in tutte le sue forme è l'arma più potente! La scrittrice racconta in prima persona in un susseguirsi di flashback e vita reale la storia di Celeste! La sua malattia e la sua famiglia"strana" racconta la sua solitudine la sua rabbia la tristezza e il coraggio, il grande coraggio di mettersi da parte, di lasciare andare e di convincere se stessa infine che l'amore è qualcosa di irrinunciabile! In queste pagine troviamo tutto il dolore delle rivoluzioni che conosciamo tramite i telegiornali, il terrorismo e la lotta che Pietro inizia sui libri e finisce nel campo! Troviamo Nadir e il suo modo inequivocabile di comportarsi di amare e di fare uscire fuori di testa! Troviamo anche i genitori di Celeste e di Pietro e Nadir! Zia Olga e tutto quello che comporta una vita difficile e una famiglia allargata! Il personaggio che ho amato di più in assoluto è stata proprio Celeste il suo amare irrefrenabile ma anche la sua forza nella vita di andare avanti di avere la sua indipendenza anche con una malattia... Il personaggio che ho odiato di più... È stato... NESSUNO LI HO AMATI TUTTI dal primo all'ultimo non ho trovato nemmeno un difetto in questo libro che mi ha rapita portata lontano e fatto vivere una vita piena di tutto... Bellissimo