Jun è un bambino a cui, a 30 mesi, viene diagnosticato l’autismo. Jun, il fumetto, non parla solo di lui e di questo disturbo ma anche di come la famiglia affronta questa notizia e il modo di essere di Jun in varie fasi importanti della sua vita; e parla anche della sorella, che spesso si sente invisibile e meno amata.
È interessante come i genitori trattino Jun come se fosse un bambino (anche quando è adulto) che non sa prendersi cura di sé. E certo, alcune cose non riesce proprio a farle, in altre ha bisogno di un suggerimento o un aiuto, in altre ancora però non ha problemi. Eppure i genitori lo trattano sempre come se fosse totalmente dipendente da loro, anche quando non è così. E la sorella si arrabbia spesso con loro per questo motivo.
Penso sia un confine sottile e difficile. Se già quando hai un figlio neurotipico i genitori (non tutti, lo so) tendono a fare da chiocce e hanno difficoltà a lasciarlo andare, con un figlio disabile (perché l’autismo è una disabilità) è ancora peggio. È come se nella testa scattasse un meccanismo mentale – e di conseguenza comportamentale – per cui se sei disabile non puoi assolutamente essere indipendente, in nessun campo. (Secondo altri, se sei indipendente in qualche campo, allora non puoi assolutamente essere disabile. *sospiro*).
Ci sono dei momenti in cui sono stata parecchio male e ho pianto. Ho pianto per la tristezza, ma anche per la rabbia causata dall’ignoranza e dalla cattiveria delle persone, che sto cominciando a conoscere sempre meglio, ahimè. Quello che emerge poi è sicuramente una società satura di pregiudizi e stereotipi che non è in grado di aiutare le persone con disabilità e nemmeno le loro famiglie, che a loro volta hanno bisogno di supporto, che sia emotivo, economico e/o educativo.
In generale mi è piaciuto però sono dei “ma”. Ho trovato gli ultimi capitoli un po’ affrettati. E non mi piace che sul retro sia scritto “storia di un ragazzo speciale” perché questa narrazione che le persone autistiche – o disabili in generale – siano speciali è sbagliata e mi fa pure incazzare. Voglio dire, che cosa c’è di speciale quando determinati stimoli ti fanno stare mentalmente e fisicamente male? Quando non riesci a condurre una vita “normale”? Quando non riesci a lavorare? Quando non riesci a comunicare e instaurare delle relazioni amicali? E potrei anche continuare. Se l’autismo (o la disabilità in generale) è una cosa così speciale, vorremmo essere tutti così, no? EH.
Il contenuto comunque l’ho trovato migliore del retro. Viene messa in luce non solo la storia di Jun, la storia di un bambino-ragazzo-adulto autistico, ma anche la storia della sua famiglia; famiglia che tenta di fare ogni giorno la cosa giusta per il figlio, ma che non sempre ci riesce. E questo la rende una storia ancora più vera.