Bartolomeo Rebaudengo e Ardelia Spinola sono una strana coppia. Commissario in pensione lui, pacato, cortese e incline solo al vizio di gola; schietta e ruvida lei, che di mestiere fa il medico legale. Amici da una vita ed ex amanti, non smettono mai di punzecchiarsi, ma insieme sono formidabili. Se c’è un segreto da svelare, un pettegolezzo da confidare, una voce da riportare, la gente di Langa è a loro che si rivolge. Così succede con la telefonata della signora Costanza, di mestiere chirurgo plastico, rimasta l’unica superstite della famiglia Alfieri dopo la morte della madre, all’apparenza deceduta per un malore. Per la chirurga qualcosa non quadra, tanto più che nella villa dei genitori continua a trovare le tracce misteriose di una presenza, forse un fantasma? E, per non farsi mancare niente, anche la vicina che abita nella villa di fronte, trasformata in B&B, nutre una strana curiosità nei suoi confronti. Presto l’irresistibile coppia di investigatori si troverà coinvolta in una sequenza di eventi oscuri che si moltiplicheranno come in una reazione a catena, investendo anche il passato della stessa Ardelia.
Vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell'abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita. Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Frilli tra il 2006 e il 2012. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un'indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola
La vita scorre languida e lenta nelle Langhe. Ardelia e Bartolomeo hanno ripreso la loro frequentazione, da amici soltanto (!) e con tutte le cautele del caso, però. Infatti la dottoressa, sentimentalmente, è ormai una barchetta nella tempesta, sballottata com’è tra un fidanzato (l’erborista Arturo) ormai solo di nome perché la fiducia in lui è bella che sfumata, una infatuazione per l’affascinante pianista Norma che, cinque anni prima, la sequestrò e, forse, poteva pure ucciderla, e il ricordo, nostalgico, di quando le cose col Rebaudengo funzionavano alla grande. Durante un soggiorno a casa dell’ex commissario, viene a conoscenza della morte improvvisa della signora Brigida Valdisserra. Parrebbe un infarto, ma le circostanze sono abbastanza sospette: qualcuno ha chiamato il 118, poi, però, è scomparso prima dell’arrivo dei soccorsi e, anche dopo un esame superficiale, risulta evidente che la testa della donna sia stata sbattuta con forza per terra… e non è certo effetto della caduta. Inoltre sono scomparse le chiavi di casa. Cos’è effettivamente accaduto sulla soglia di quella villetta isolata? Comincia così l’ennesima avventura della formidabile coppia di investigatori (per hobby e per passione) formata dal “sabaudo” commissario in quiescenza Bartolomeo Rebaudengo e dal medico legale ingauno Ardelia Spinola. Tra indagini pubbliche e triboli privati, scopriamo una nuova pagina delle loro vicende, pubbliche e private, in bilico tra la Riviera di Ponente e le Langhe, terra di vini e grandi silenzi.
Ritorno a leggere i romanzi di Cristina Rava dopo quache anno di pausa: in realtà pensavo che la serie fosse addirittura conclusa, e invece scopro solo ora le nuove uscite ed è un vero piacere ritrovare la dottoressa Spinola ed il commissario (ex, ora profiler) Rebaudengo protagonisti ad interagire su un nuovo intreccio di casi tra le Langhe e la Liguria. Perchè non è mai un singolo mistero a dipanarsi nei romanzi della serie, ma sempre un concatenarsi di vicende in apparenza slegate che poi si intrecciano e portano inevitabilmente ad intrecciarsi anche le vite dei protagonisti a cui ormai siamo affezionati da tempo. Fin dalle prime pagine l'autrice mi dà un piccolo colpo al cuore, infilandoci il riferimento a Castagnole delle Lanze, paese d'origine di mio padre e luogo di lontane vacanze infantili. Subito dopo però rimango un po' delusa perchè l'azione in effetti si svolge a Neive, paese a cui non sono legata personalmente anche se conosco la zona. E questa comunque è l'unica delusione, perchè questo romanzo si rivela ancora migliore del ricordo che ho di quelli precedenti della serie, che ormai è da tempo uno squisito crossover tra i casi del commissario Rebaudengo e quelli della dottoressa medico legale Ardelia Spinola. L'interazione tra i due protagonisti ha raggiunto qui un equilibrio davvero mirabile: la loro amicizia, matura e teneramente pacata, offre spunti perfino più interessanti della loro passata relazione, ed insieme formano un team imbattibile. Tornano anche altri personaggi già conosciuti, e ho ammirato l'abilità con cui l'autrice ricuce i fili delle loro storie e dei loro ruoli senza noiose ripetizioni ma con abili accenni sparsi al momento giusto, che aiutano i lettori smemorati (come me) e fornisco le informazioni fondamentali ai lettori nuovi. Il tutto apparecchiato con una scrittura ricca, in immagini, metafore e momenti meditativi alternati all'azione e all'ironia, fluente senza sbavature nè ampollosità. Anche il mistero è intrigante da risolvere. In definitiva un vero piacere nel riprendere una serie che mi sembra ancora migliorata rispetto ai libri precedenti.
"La torre dell'orologio si erge come un'antica vedetta. Oltre é l'infinito langarolo, quel mare di luce torbida, imbevuta di foschia, che ispira un incontenibile senso di abbandono."
É strano per me trovare in un libro "i miei posti": si perché questo giallo é proprio ambientato sul mio territorio, le Langhe e in particolare si concentra nel Borgo di Neive dove vivo adesso, a 15 km da Alba.
Lo ammetto non é stata particolarmente entusiasmante come lettura ma leggere delle Langhe é sempre piacevole, soprattutto perché nessuna difficoltá a visualizzare i luoghi citati. Inoltre l'autrice é riuscita a descrivere perfettamente quello che é lo stile di vita langarolo.
Il mio territorio é un qualcosa di speciale, non solo perché é patrimonio unesco dal 2014 ma proprio per lo stile di vita che conduciamo, unico ed irripetibile.
Non é il primo libro ambientato nelle Langhe che leggo, ci sono autori molto piú noti che hanno scritto in lungo ed in largo di questo territorio (Pavese, Fenoglio...) peró fa un certo effetto leggere di luoghi e soprattutto persone (non é il caso di questo libro, ma di un altro) che io stessa conosco perché ci ho lavorato/collaborato insieme o che semplicemente conosco.
Un dramma famigliare che attraversa i decenni e si dipana tra segreti inconfessabili, rancori e sensi di colpa. Anche se l’intreccio è meno articolato rispetto ai volumi precedenti, la lettura scorre velocemente: le indagini si intrecciano, per farle combaciare alcune coincidenze risultano forse troppo ‘romanzesche’, ma nonostante ciò si arriva a un finale soddisfacente nella sua semplicità.
Una bella trama, sarebbe quasi un giallo classico (alla Van Dine) non fosse per infilarci in mezzo una storia parallela che fuorvia abbastanza. Per il resto sempre piacevole.