<< Sono parte di tutto questo, come sono parte di voi. Questa sera, come la grande terra palpita, come le stelle fremono; l'amore è il mio sole, e attraverso la sua sacralità anch'io potrei germogliare ed essere altrettanto nobile quanto la terra e ciò che essa porta alla luce. >>
Quanto sarebbe durata questa lettura?
Nel mentre ripongo queste poche righe, penso a quanto spesso mi sia chiesta per quanto tempo mi sarei trascinata un romanzo la cui protagonista si è rivelata antipatica, saccente, furba. Clorinda, giovane nobildonna abituata a condurre una vita agiata, si posò dinanzi al mio cerchio quasi senza che me ne rendessi conto e famigliarizzare con lei, instaurare anche un minimo legame, fu davvero difficile. Si era coperta sotto strati e strati di diffidenza, alterigia, diffidenza che quelle povere creature che la attorniarono come cuccioli in calore, la condussero a vivere con coscienza << operazioni >> contro il suo non poter essere diversa dagli altri, spiccare in mezzo a una folla di gente umile e riservata. L’autrice credo abbia riversato se stessa in Clorinda, esprimendo le svariate difficoltà che una nobildonna doveva incorrere per spiccare in società. Ma a mio avviso irrilevanti perché a volte non basta possedere una certa dote per spiccare nel bel mezzo del niente.
Eppure Clorinda ha aspettato per tutta la vita, rintanata nella soffitta della sua casa, nel grembo freddo e cinico di un padre severo e rigido, non immaginando che al peggio non c’è mai fine: la sua bella e fatiscente casa, i suoi genitori, i suoi libri, le intercettazioni spontanee con la natura, cessarono nel giro di un battito di ciglia. Ma Clorinda sa di non essere sola perché sebbene sua sorella minore, Anne, non l’abbandonerà mai, rievoca ricordi, apre ferite dell’anima non ancora marginate che rivelano tuttavia una certa predisposizione per cosa e chi la circonda. Riconoscere la propria identità, capire come ci si senta nel bel mezzo del niente, sfuggendo da ogni convenzione, da qualunque cosa, il cui potere della letteratura fu puro e spontaneo. Ogni cosa sarebbe stato espresso con la potenza delle parole.
Una trama apparentemente banale che si districa in vicende di vita quotidiana, talvolta monotone talvolta appassite dai miasmi del tempo, in cui la bellezza diviene quel dono di natura in grado di giustificare un temperamento poco ligio, garanzia di attenzioni, reputazioni un'identità che niente e nessuno ha mai potuto intaccare. Verve dell’intero romanzo che mediante la presenza di figure di spessore, dà credito al rapporto fra uomo e natura secondo cui la stessa agiva da arma che da semplice congegno cognitivo.
Ho letto questo romanzo senza alcuna pretesa e con gli stessi sentimenti che riverso ai classici. Non pretende di essere capito, piuttosto sapere come ci si sente quando si resta soli, e non vogliamo nient’altro che essere lasciati soli, disperatamente incompresi.
Tali parole, sebbene adoperate in maniera diversa, mi hanno fatto sparire. Mi hanno indotta a << dialogare >> con la sua autrice, e osservando come Cordelia si fosse battuta in filippiche in cui denunciava l’egoismo del prossimo e la vita borghese, ho identificato come la ragione prevalga spesso e non poche volte sul sentimento. Questa tipologia di romanzi mi lasciano contagiare dalla malinconia, raccogliere tutta la passione insita nell’animo per poter fagocitare storie come queste. Qui mi si sono presentate delle cose bellissime: la casa, un giardino di una splendida tenuta, personaggi che hanno vissuto e respirato assieme a me e i cui piaceri indugiano nella semplicità, nella spontaneità. Una penna mossa da una mano invisibile che traccia un segno indelebile: una luce che divampa nella notte, il mondo di carta in cui amo viverci perfetto e tangibile.
Una miscela disomogenea di colori che convergono in un unico quadro, un pasto lauco per un lettore avido di storie soddiafacente solo per chi ama davvero i classici, una pace interiore perfettamente rimodellata e costruita come una corazza, abilmente realizzata mediante un momento di perpetua follia. Un’ opera solennemente letteraria che evidenzia come la bellezza talvolta può essere colei che lega qualcosa di forte, tangibile, indelebile che ha funto da filo conduttore fra me e questo mondo, che però non fa trattenere il fiato come credevo ma richiama la narrativa romantica vittoriana a cui sono abituata, che, arrivando in sordina, mi ha reso partecipe di una vicenda dolce/ amara in un mare di ricordi che fluttuano nel tempo sempre più remoto.