Dicerie, leggende, fake il mondo antico ci assomiglia Le fogne delle città antiche? Erano infestate da piovre mostruose. Gli imperatori romani? Erano costantemente impegnati a tramare contro i propri stessi sudditi, eliminando geniali inventori che avrebbero potuto rendere più semplice ed economica la vita di tutti, e persino complottando con i barbari per distruggere Roma. La guerra di Troia era stata scatenata da Zeus per risolvere un problema di sovrappopolazione mondiale. E poi c’erano seducenti ladre di organi e demoni etruschi che facevano piovere misteriose scie dal cielo. Dopo l’avvento del cristianesimo, poi, si cominciò a parlare di messaggi satanici nascosti in preghiere apparentemente innocue, e persino di un libro di memorie di Lazzaro, dai contenuti sconvolgenti, che sarebbe stato occultato dagli Apostoli. Tutto questo ci ricorda qualcosa? Tante "notizie impossibili" di oggi non sono nate con i social networks ma sono vecchie, anzi vecchissime. Sì, neanche Greci e Romani erano immuni dal fascino delle leggende metropolitane.
Autostoppisti fantasmi, coccodrilli nelle fogne, scie chimiche, vipere paracadutate dagli ambientalisti, complotti governativi alla ricerca dell’autodistruzione: si potrebbe pensare che queste leggende metropolitane siano tipiche delle società contemporanee, alle prese col proliferare dei cosiddetti alternative facts. A ben vedere, esiste un gran varietà di queste storie, nello spazio e nel tempo: pur con fogge diverse, sono infatti gli stessi sentimenti ancestrali a presentarsi, spesso emanazione delle nostre paure più profonde. L’autore, docente di Filologia Classica e Lingua e Letteratura Greca presso l’Università di Siena, attinge soprattutto dal repertorio delle fonti antiche, greche e romane, suo specifico ambito di studi, ma si rifà anche ad altre tradizioni leggendarie, come la cinese, l’araba e l’anglosassone. E così, l’autostoppista fantasma ha varianti ottocentesche (la macchina scompare ma resta lo spettro che si fa accompagnare, a piedi, dopo un ballo, verso un lugubre cimitero); ma si presenta anche in versioni orientali e antiche. Allo stesso modo, il coccodrillo albino delle fogne newyorkesi è stato anche un mostruoso re dei ratti (a sua volta bianco, in ragione della sua oscura dimora), nonché un maiale/cinghiale infestante nel sottosuolo londinese. Curiosamente, questo animale ha un suo antecedente anche nella leggendaria piovra che si diceva, ai tempi dell’antica Roma, risalisse le cloache per cibarsi di pesce essiccato.
Volumetto delizioso che ritrova le origini antiche delle leggende metropolitane più famose, facendo rimbalzare il lettore tra la contemporaneità e i secoli del passato. Braccini parte sempre da qualche mito attuale - il complotto del vaccino, l'autostoppista fantasma, le bestie nelle fogne - e ne ritrova un antecedente antico, soprattutto nel mondo greco-romano, suggerendo (più che dimostrando, che non mi sembra essere il suo vero obiettivo) che dati contesti socio-culturali possano portare alla "rinascita" di certi elementi folklorici. Ho apprezzato particolarmente il capitolo sul re dei ratti e quello sulle fogne, mentre ho trovato leggermente forzato quello sulle scie chimiche: per far quadrare il riferimento al folklore antico, si insiste su un aspetto un po' secondario del mito delle chemtrails (i misteriosi "filamenti" che rilascerebbero, e che qui vengono ricondotti ai ragni e a certe leggende etrusche). Però sono davvero dettagli irrilevanti, perché il lavoro imbastito è eccezionale e la fruizione leggera e divertente. Menzione speciale per la bibliografia, che è un tesoro prezioso. Insomma: volume consigliatissimo
Siento decirlo pero me ha decepcionado. Lo siento más como un libro de curiosidades que un ensayo sobre la relación de los mitos o creencias populares actuales con las de la edad clásica.
Que delicia de lectura, cada pagina se disfruta con el análisis de esas “leyendas contemporáneas” (como las define el autor) que han existido desde la Antigüedad hasta nuestros días. Es un interesante contraste de cómo ahora no somos más críticos, sino que la difusión masiva nos ha hecho más crédulos.