La solitudine è un’esperienza interiore, uno stato d’animo , è matrice di cambiamento culturale, politico e sociale, che si nutre della nostra interiorità e cresce con e assieme al ritmo delle fasi della vita
Ma la solitudine è anche il cuore di ogni malattia, e Virginia Woolf, citata nel saggio,è testimonianza di immaginazione creatrice e follia, così come le fragili speranze, caratterizzano le poesie di Antonia Pozzi
Cosa può dare anima alla solitudine?
Le parole, quelle creature vive che Thomas Mann chiamava musicali, perché destinate a rigenerarsi, che riempiono il vuoto senza per forza coprirlo e riempirlo, senza mai essere troppe.
La solitudine vista da Borgna in questo breve saggio, è un tempo interiore di ricerca , che si sfalda e si scompone quando a ferirlo è l’isolamento. È questo che rende la solitudine aperta o chiusa, investita di malinconia, nostalgia o depressione, perché questo stato d’animo ha radici diverse, e come un grande albero, l’isolamento rappresenta la parte arida e scolorita.
“la solitudine consente al silenzio di sintonizzarsi con le fonti segrete della nostra interiorità, dissolvendo cosí le nubi delle chiacchiere e delle noncuranze, delle distrazioni e delle smemoratezze, delle indifferenze e delle aggressività.”
Mi è piaciuto tanto questo saggio che parte ovviamente dalla psichiatria, abbracciando la letteratura, il cinema , la filosofia, dove con estrema chiarezza e grande umanità il prof. Eugenio Borgna traccia diversi sentieri umani e semantici delle inquietudini dell’anima e delle alte maree che ne scaturiscono, perché la solitudine è un’oasi del deserto, che al di là dell’aspetto clinico, va rispettata, compresa e riconosciuta