Gori Misticò è un carabiniere in prima linea. Lavora a Milano, è impegnato in una delicata operazione antiterrorismo. Ma improvvisamente qualcosa va storto, ed eccolo seduto nello scompartimento di un treno diretto in Calabria, con un biglietto di sola andata. Julia non è nemmeno venuta a salutarlo. Forse il commissario spera che tornare a San Telesforo Jonico, dove è cresciuto, significhi trascorrere le giornate leggendo Topolino in un ufficio deserto e pranzando in riva al mare. Ma dovrà imparare che per quanto tu fugga, i ricordi ti inseguono. Che più ti ostini a ignorarli, più i sintomi si fanno fastidiosi. E che la sabbia finissima della spiaggia del Pàparo, sotto il sole della Calabria, brucia più dell'alcol su una ferita. In queste pagine piene di humour e di umanità torna Gori Misticò, il carabiniere in lotta contro la malattia e la malinconia. Dovrà indagare su un'“ape regina” in cerca del fuco da amare e divorare ma soprattutto su se stesso. Al commissariato di San Telesforo l'estate si annuncia rovente.
Non è difficile affezionarsi a Gori Misticò e alla sua Calabria. In questo secondo caso facciamo un passo avanti e uno indietro, nel senso che scopriamo cronologicamente come mai ha deciso di lasciare Milano e i suoi incarichi da infiltrato per tornare al paesello - che non sente neanche suo - di San Telesforo Ionico e quindi i suoi primi casi calabresi, con reliquie rubate che lo fanno imbattere in una comunità che puzza di setta in cui, per il momento, non è ancora successo nulla, ma in cui è tutto in fermento per la decisione di Regina/Demetra - la pseudopsicologa che aiuta i "fratelli" (tutti uomini) che entrano in comunità a superare un lutto - di chiudere i battenti. Regina comincia a frequentare il maresciallo Misticò per i suoi scopi, ma il carabiniere non ci sta a farsi usare da una donna, per quanto bellissima e seducente. I suoi problemi col tumore stanno cominciando a manifestarsi, ma Gori non vuole dar retta al suo amico Nicola e quindi, anziché farsi ecografie e TAC, va da un medico fanfarone che scambia i suoi disturbi per ipocondria e lo cura dandogli un ansiolitico che gli dà dipendenza e gli fa avere allucinazioni e vuoti di memoria. Nel frattempo, Misticò sta subendo nel presente l'operazione di cui si è parlato alla fine del precedente romanzo e, mentre è sotto anestesia, forse gli passa la vita davanti, per questo ripensa ai primi casi calabresi e anche alla nascita della sua amicizia da bambino con i suoi due più cari amici Nicola e Michele, che fino ai dodici anni si conoscevano ma non si erano mai frequentati; poi però diventano complici quando decidono di salvare dei ghiri che Ròsarone ha catturato per cucinarli. E quando durante la fuga Michele si ferisce a un ginocchio e ha bisogno dei punti, è Nicola a entrare di nascosto nell'ambulatorio del padre e a prendere l'occorrente per ricucirlo, rivelando così, a soli dodici anni, la vocazione di chirurgo. Durante il periodo in cui è sotto anestesia, Gori incontra molte persone, sia vive che morte, ma soprattutto incontra Michele, l'amico fraterno morto a soli sedici anni per un incidente, e alternativamente pensa di restare con lui e poi di ritornare tra i vivi, a seconda di quello che nel frattempo sta succedendo in sala operatoria, mentre Nicola è spaventato di dover rimanere l'unico vivo dei tre amici. Bellissimi i riferimenti ai fumetti Disney, di cui Vitaliano è autore e di cui Misticò è geloso lettore; geloso soprattutto quando sente l'appuntato scelto Federico Costantino che utilizza dei termini ormai desueti, che solo un lettore di fumetti conosce ormai, e Gori teme che il suo appuntato approfitti degli albi che conserva nei suoi cassetti, mentre sostiene che i fumetti si devono comprare in edicola (una velata critica a chi si scambia i fumetti?)
San Telesforo Jonico non esiste ma è più vero e autentico di tanti paesi calabresi. Trama ed intreccio di altissimo livello, personaggi descritti in maniera completa, soprattutto a livello psicologico ed un'ironia che alleggerisce il racconto e fa sorridere più di qualche volta. Un bellissimo seguito della " Mezzaluna di sabbia ", sperando che arrivi presto il terzo capitolo delle indagini di Gori Mistico'
Nonostante un po' di stereotipi nei personaggi del romanzo, caratterizzati comunque molto bene, mi sento di dare una valutazione alta a questo libro che sa intrattenere, far riflettere e sorridere. La scrittura infatti forse proprio perché in gran parte ironica permette di leggere il libro tutto d'un fiato ed è impossibile non affezionarsi alla trama.
Bella storia, intensa e ben narrata, densa di approfondimenti psicologici che vanno ben oltre i normali canoni noir. Una dolorosa vicenda umana e professionale che non permette di lasciare il libro, pagina dopo pagina, fino al poetico finale.
Raramente un sequel mi piace più del romanzo che dà inizio alla saga. Stavolta devo dire che Vitaliano mi ha sorpresa e mi ha davvero coinvolta nel giallo e nella profondità del personaggio........ Da consigliare!
Ho apprezzato la scrittura snella e concreta, il personaggio pragmatico e ironico. Dalla seconda parte in poi si legge con maggiore voglia perché l'azione ingrana.
C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo...
Tra presente e passato, scorre la vita di Gori Misticò. Lo avevamo lasciato, nel precedente romanzo, con un intervento chirurgico a cui sottoporsi (per l’asportazione di un tumore), lo ritroviamo qui che l’operazione è in corso e la mente, complice l’effetto dell’anestesia, vola a ricordi d’infanzia, al suo amico Michele morto in un incidente a soli 16 anni di cui sente molto la mancanza; all’altro amico medico, Nicola, che esercita la professione a Milano, e che lo sta operando (con la paura di rimanere vivo solo lui dei tre amici); alla sua carriera milanese e al fattaccio che lo a costretto al trasferimento. Lui ha scelto come destinazione il suo paese natale, in Calabria, dove pensa che la vita sia più tranquilla, ma anche qui il crimine è in agguato e Gori si ritroverà a dover risolvere, oltre che piccoli reati, anche un delitto che lo vedrà pesantemente coinvolto in prima persona.
Belle le descrizioni dei paesaggi, intrigante quanto mai l’uso del dialetto che arricchisce una scrittura già buona di suo.
Le spiagge lunghe e bianche, deserte, ideale approdo per chiunque volesse essere accolto o depredato.