Dal fondo del cassetto disordinato di una scrivania scoperta in casa, a Roma, riemergono alcuni oggetti dimenticati dai vecchi proprietari: francobolli, un dizionario greco-italiano, qualche bottone, cartoline mai spedite, la foto di tre donne in piedi davanti a una finestra. C'è anche un quaderno fucsia, con il nome «Nerina» scritto a mano sulla copertina. Chi è Nerina? Senza cognome, come un poeta classico o medievale, come un artista del Rinascimento, la donna che, ci assicura Jhumpa Lahiri, ha scritto i versi raccolti in questo libro, sfugge alla storia e alla geografia. Apolide, poliglotta, colta, scrive della propria esistenza tra Roma, Londra, Calcutta, Boston, del legame con il mare, del rapporto con la famiglia, con le parole. Jhumpa Lahiri squaderna, in questo quaderno di poesie eccezionali e quotidiane, un'identità. Tra lei e Nerina, la cui intera esistenza è affidata ai versi e a pochissimi altri indizi, c'è la stessa relazione che lega certi poeti moderni ai loro doppi, che a volte fingono di essere altri poeti, a volte commentano poesie che fingono di non aver scritto, più spesso si fingono semplici lettori. La scrittrice si fa lettrice e invoca addirittura l'intervento di una terza misteriosa persona: una studiosa che l'aiuta a mettere ordine in un gomitolo di strofe e di vite che non sono le sue – ma potrebbero essere le nostre. I suoi commenti nelle note intessono un secondo libro che, come Narciso nel mito, non riconosce se stesso nel proprio riflesso.
Nilanjana Sudeshna "Jhumpa" Lahiri is a British-American author known for her short stories, novels, and essays in English and, more recently, in Italian.
Her debut collection of short-stories, Interpreter of Maladies (1999), won the Pulitzer Prize for Fiction and the PEN/Hemingway Award, and her first novel, The Namesake (2003), was adapted into the popular film of the same name. The Namesake was a New York Times Notable Book, a Los Angeles Times Book Prize finalist and was made into a major motion picture.
Unaccustomed Earth (2008) won the Frank O'Connor International Short Story Award, while her second novel, The Lowland (2013) was a finalist for both the Man Booker Prize and the National Book Award for Fiction.
On January 22, 2015, Lahiri won the US$50,000 DSC Prize for Literature for The Lowland. In these works, Lahiri explored the Indian-immigrant experience in America.
In 2012, Lahiri moved to Rome, Italy and has since then published two books of essays, and began writing in Italian, first with the 2018 novel Dove mi trovo, then with her 2023 collection Roman Stories. She also compiled, edited, and translated the Penguin Book of Italian Short Stories which consists of 40 Italian short stories written by 40 different Italian writers. She has also translated some of her own writings and those of other authors from Italian into English.
In 2014, Lahiri was awarded the National Humanities Medal. She was a professor of creative writing at Princeton University from 2015 to 2022. In 2022, she became the Millicent C. McIntosh Professor of English and Director of Creative Writing at her alma mater, Barnard College of Columbia University.
Questa è la prima raccolta di poesia di Jhumpa Lahiri, una scrittrice che amo. Nerina è il nome che compare sulla copertina di un quaderno che compare dal cassetto di una vecchia scrivania scoperta in casa, a Roma. Tanti i temi trattati. Ne scelgo quattro.
“Perché persino
Perché persino oggi mi emoziona trascinare il dito contro il vetro appannato? Perché quel graffito temporaneo sembra ancora uno scritto proibito? Sarà il piacere di deturpare il vago? Segnare lo specchio umido? Scarabocchio scivoloso che intacca e chiarisce allo stesso tempo. Facevo faccine sorridenti, cuori sbilenchi, ghirigori giovanili, scorci sinuosi che precisavano, in parte, cosa c’era fuori. Traccia fantasma priva d’inchiostro. Prova che da bambina ero indisciplinata anch’io.”
“«Obiettivo»
Di raggiungere quel dopo in calce a tutti gli sforzi, di riprendersi perfino dalla goduria.
Di andare a letto e non pensare a tutto ciò39 da ritirare consegnare imparare tollerare.
Passiamo al participio, la pace prolungata, la scrivania ignorata.
L’ossatura della vita una serie di infiniti, compreso morire, da cancellare.”
“«Perché ‘P’iace»
Per poter(e) pensare e parlare, pendolare, persino poetare. Propria a Pessoa, Lettera che punteggia il titolo trittico di Pier Paolo Pasolini. Per purgatorio giunto e le sette P ne la fronte di Dante; Paradiso che proviene dal pairidaeza persiano. Purtroppo perturba e piange. Patria mi pesa, preferisco piazza, Porta Portese e portagioie: parola preferita. Peccato perdita. Mentre la parola peripezia (preferibilmente al plurale) che vuol dire mutare radicalmente le cose è sbarcata in italiano nel Cinquecento nonostante le proteste dei puristi. Ah però.”
“Lungo la costa orientale (mai vista)
Lungo la costa orientale (mai vista) passo in fretta in treno andando indietro sempre allontanandomi dai giunchi affilati, dal mare tenue – un po’ torbido – e dalla gente in acqua e in spiaggia (insieme a qualche macchina posteggiata sulla sabbia). Si gode, ciascuno, una calda domenica assolata a fine settembre sagome fisse – a me sembrano – davanti a un loro infinito.”
Lectura 45 El cuaderno de Nerina de Jhumpa Lahiri Traduc Carlos Gumpert Llegué a este libro por Lahiri y me quedé por Nerina. Es sorprendente lo bien que cuadra a veces la poesía. Lo necesitaba en este momento y me ha venido de maravilla.
Es el primer libro de poemas de Jhumpa Lahiri, publicado originalmente el 2021.
No puede dejar de lado su faceta de narradora, ya que la autora nos cuenta en el prólogo el hallazgo de una serie de objetos de otras u otra antigua ocupante de esa casa en Roma que llega a habitar. Uno de esos objetos hallados en forma misteriosa, situación narrada con mucha eficacia, es un cuaderno que sobre la tapa tiene inscrito el nombre Nerina. Está lleno de poemas escritos a mano en italiano. Los lee varias veces y los entrega a Verne Maggio, estudiosa de poesía italiana, para que realice una edición crítica. Esta académica sería la autora de las notas que se incluyen al final del libro.
El poemario plantea la duda sobre la identidad de la autora. Los versos van develando algunos datos: es madre, hija de una mujer bengalí, ha vivido en varias ciudades, culta, sensible. No se determina exactamente cuál es su lengua materna, aunque hay referencias al inglés, pero no se sabe con certeza. Las notas comentan algunos lapsus lingüísticos y se evalúan si son erratas o tienen una intención poética. Los poemas tiene un carácter tanto narrativo como introspectivo. La voz poética recuerda ciudades, casas, aeropuertos, hospitales, lugares que focalizan sus reflexiones y perspectivas sobre la vida. La familia, los orígenes, los afectos, también participan de estas idas y venidas de la memoria y los semtimientos de esta mujer que escribe versos mientras el tiempo va pasando.
Interesantísima obra poética de Jhumpa Lahiri para seguir explorando creativamente las relaciones entre identidad, lengua y literatura.