Una lunga carrellata storica, ricca di dati e molto meditata, sulla vicenda, spesso contorta e per nulla lineare (come tutte le vicende storiche, del resto), della religione in Europa, e di come la prima sia stata via via, a partire dal basso medioevo sino al giorno d'oggi, sempre più marginalizzata nelle società in cui viviamo e svuotata del suo contenuto propriamente religioso.
Se la religione sembra fare un ritorno (e in questo l'autore ha pienamente ragione), è come mero "marcatore culturale", cioè fattore identitario. È indubbio che l'impianto metafisico e dottrinale forte del cristianesimo (l'incarnazione di dio, la resurrezione dei corpi, la speranza in un aldilà, ecc.) oggi susciti nelle popolazioni europee soprattutto scetticismo, e che alle chiese ci si rivolga quasi solo come a delle agenzie morali, che diano al massimo un vago indirizzo su ciò che è giusto e sbagliato nell'aldiquà. E questo decorso, questo progressivo scollamento tra chiese e popoli, io penso sia inevitabile in un Mondo che, a partire dalla fine del Medioevo, ha subìto cambiamenti sempre più accelerati a fronte di religioni che, invece, pretendono di parlare a nome di verità eterne e immutabili (specie nell'àmbito morale).
Dissento con l'autore del libro quando afferma che non si stia assistendo, negli ultimi anni, al ritorno di una sorta di nuovo puritanesimo: i segnali che si intravvedono in tal senso nel corpo sociale sono contraddittorî, ma secondo me il rischio esiste, e questa volta la pruderie non proviene dalle religioni... ma questa è un'altra storia (che esula certamente dal libro in questione ) e si dovrà raccontare un'altra volta.