Si fissa il foglio bianco, di un bagliore accecante, soltanto nei casi in cui il libro è penetrato tanto profondamente dentro l'anima che proprio non ne vuole sapere di uscire dal comodo bozzolo.
E resta cosi abbarbicato alla sua comoda tana, fatta di incantevoli scenari, che spesso paragono a delle grotte, piene di misteri e luccicanti forme geometriche che raccolgono la luce del sole e piroettano sulla parete di roccia, mille colorati arcobaleni.
Le parole davanti a tante bellezza non escono.
O si sentono di troppi in quel mondo di emozioni create da una semplice banale penna.
O da un computer definito senza anima, senza emozioni che risponde soltanto alle dita abili di qualcuno che ha la fantasia accanto a sussurrargli meraviglie.
E invece anche quel cuore fatto di fili e di elettrodi e di byte, diventa carne e sangue, passione e risata.
Diventa vivo.
Allora come posso io, parlarvi di un solo elemento di qualcosa che è un mosaico fatto di sussurri e di sensazioni?
In questi casi mi siedo sconsolata ma felice.
Perché se le parole non escono, neanche se minacciate il libro ha compiuto il suo dovere.
Mi ha rapito, fatto sognare, divertito, reso umana terrificantemente e splendidamente umana.
Ed è quello che è accaduto con la Corciolani.
Un semplice ammasso di pagine, il cui fruscio cantava assieme al mio cuore lieto, lieto di vibrare al ritmo della parola, restituita finalmente a se stessa.
E lieto di ritrovare nell'ambientazione particolare, creata da Valeria la sua dimora, da troppo tempo oscurata da un bosco fitto, fatto di nulla.
E quindi, mi direte voi che ambientazione è?
Potrei raccontarvi in modo banale della bellezza di una Liguria ancora selvatica, ancora pura e concreta, fatta di terra sole e mare, cosi come ci racconta uno straordinario De Andè.
Fatta di gente semplice e al tempo stesso dura con una sensibilità difficile da cogliere, proprio perché portata a celebrare l'essenza: tutto il libro di Valeria è un inno alla creuza de ma.
Sapori e odori avvolgono già fin dalle prime pagine il lettore, sospeso terra cielo e mare, tra la forzai indomita di una natura che in quei luoghi può urlare libera, consapevole che la sua gente l'amerà lo stesso.
Sia che si tratti di sole a picco sulla roccia brulla, che tempesta.
Perché sa che dopo ogni evento sarà il profumo della terra a salutare il proprio istinto assopito dalla modernità.
Ma tutto questo scenario di colore e di odore fa da sfondo al suo Dio, divinità che pochi amano e molti si vantano di conoscere: l'arte e il simbolo.
La terra brulla si sveglia e chiama con un coro idilliaco il ricordo di un mondo ideale, l'Arcadia dei poeti, quel luogo da sogno fatto di cultura e popolo, di spirito e materia che, proprio in queste pagine, rivive.
E si alza fiero e rigoglioso come una pianta che è si capace di chiamarsi davanti alla maestosità della tempesta, ma sempre restando fedele a se stessa.
Cosi com'è Edna, che di quello sfondo fa da regina, padrona e mentore.
E allora l'ambientazione sfugge alla nostra ristrette vedute e si nutre di aria, sole, mare, vento e... arte.
Che tutte queste suggestioni racchiude e al tempo stesso sintetizza.
Nelle linee, nei simboli e nelle scelte stilistiche.