Sono cinque e sono inseparabili: c’è Ulisse che viene dal Senegal, Inco grande, grosso e trasognato, Ago il minuscolo, Gemma, magra magra e con una memoria invidiabile, e Giorgio, detto Stampa per via delle stampelle: insieme in terza media, in questa fine di primavera che è l’ultima da passare come una banda. Poi le loro strade si divideranno, è inevitabile, e fa un po’ male. Intanto condividono tempo e passioni: i giochi di ruolo nel negozio di fumetti di Sebastiano, e anche i fumetti, certo, i silenzi e le chiacchiere. E poi un gioco che li prende tantissimo, un gioco inventato da loro, in cui invece di trasformarsi in eroi potranno restare quello che sono. Un lago che custodisce oscure leggende, una cavità nella roccia, dentro il bosco: una grotta, un rifugio, forse il varco per un altro mondo. E lì, nella grotta, una pietra che si stacca dalle altre, scotta, lampeggia. In città salta la luce, gli allarmi delle auto partono. Poi buio e silenzio. E un manipolo di militari decisi a scoprire da dove irradia la straordinaria energia di cui è intrisa la grotta e a setacciare le scuole alla ricerca dei ragazzini che hanno lasciato tracce ovunque. Comincia così questa storia di fughe e inseguimenti, misteri e ipotesi, in cui è chiaro che “le cose impossibili sono collegate fra di loro” e che l’anima del mondo, la forza che tiene vivi i vivi, è in pericolo. Una moria di pesci, antiche maledizioni, storie ancora più antiche, universi lontani e comunicanti, statue sacre, adulti ostili e adulti complici per un’avventura che ha la concretezza dell’amicizia vera e il brillio di un’equazione che lega i mondi.
Questo romanzo mi ha richiamato alla memoria, per certi versi, IT di Stephen King.
I protagonisti sono cinque preadolescenti che a scuola si fanno notare perché occupano gli ultimi banchi.
Questi ragazzini, che si rinominano in modo strano, si ritrovano al centro di uno strano fenomeno: una pietra si stacca dalla parete di una grotta, una luce intensa, un mistero da scoprire.
“Qual è il segreto che la pietra porta con sé?” lo incalza Bartolo. Il Custode fatica a rispondere, deglutisce, poi parla. “La pietra è il sigillo tra due mondi, quello visibile e quello invisibile.” Bartolo si aggrappa con forza al bordo dell’inginocchiatoio. “Sigillo? In che senso?” “Fino a che la pietra scura e le sue tre sorelle sono protette e nascoste, i due mondi si nutrono a vicenda e si sostengono.” Elvira ha il fiato sospeso, la voce quasi inudibile. “La simbiosi.” Il Custode la guarda senza capire. “Le pietre contengono una forza immane, quella che permette ai mondi di stare insieme.”
Il racconto è metaforico e avvincente. Mi è piaciuto il tentativo dello scrittore di trattare i problemi climatici, in chiave scientifica, mettendo nelle mani degli adolescenti il tentativo di salvare il pianeta.
“Universo perso, universo preso, dice una massima orientale che non ricordo più dove ho letto. Il nostro mondo non resterà orfano, datevi da fare, toccherà a voi farlo rinascere e conservare memoria di quell’altro mondo che se n’è andato. Mettetevi al lavoro, fate sapere quel che è accaduto, so che ce la potrete fare, lo sento. Grazie di avermi dato la possibilità di vivere con voi questo viaggio, grazie con tutto il cuore.”
L’audiolettura resta piacevole. Tra 3 e 4 stelle. La frase finale sull’equazione di Dirac mi ha fatto propendere per le 3 stelle.
Un libro che di stelle se ne sarebbe meritate 4 se non fosse per il finale meh all'acqua di rose (e stiamo veramente parlando delle ultime cinque pagine!). Per chi vuole la recensione spicciolata: uno stranger things all'italiana dove invece della bambina misteriosa abbiamo una pietra che sconquossa il paesello. Costruita bene, la storia fluisce velocemente, lasciandoti attaccato alle pagine. Personaggi non troppo profondi ma abbastanza da farti affezionare. Ci sono un paio di storielle d'amore (di cui una campata un a parer mio per aria solo perché sembra non sia fattibile avere una storia senza un colpo di fulmine...) che non apportano niente alla narrativa generale ma possono far piacere a chi apprezza. Gli antagonisti sono cattivi. Perché? Sono cattivi. La dura vita del brutto ceffo bidimensionale. Almeno però anche gli adulti non protagonisti sono stati dotati di materia grigia e per questo entrambi i pollici in su! Qua e là ci sono delle frasi fatte e alcune pure un po' cringe, ma sono talmente poche che ci si può passar su, anzi, strappano quasi un sorriso. E insomma, a tirar le somme, lettura molto piacevole di cui ignorare le ultime 5 pagine. Siate creativi e immaginatevi un finale più epico. Oppure fate finta che SPOILER (senza contesto) da lì inizi Guida intergalattica per autostoppisti.