Ambizioso e riuscito affresco storico e sociale che parte dalla microstoria personale dei nonni dell'autrice per arrivare ai giorni nostri. Il tema è quello della memoria storica calato nel contesto dell'acritica adesione al nazismo della Germania, fino alla successiva de-nazificazione (più o meno riuscita) e presa di coscienza delle enormità perpetrate singolarmente e come nazione. Con una visione allargata anche alla Germania dell’Est e un paio di capitoli finali sulla situazione attuale in Austria & Italia (la marea destrorsa – che più di destra si occupa di fino a ieri frange marginali e oggi gruppi sempre più affermati, o sdoganati come si suol dire con un termine fin troppo simpatico).
La capacità narrativa di Schwarz è notevolissima, supportata da un apparato storico puntuale e da una onestà intellettuale che non si nasconde dietro a nessuna delle scuse, anche di altissimo livello, ormai entrate nella vulgata, prima fra tutte quella banalità del male che ormai è invocata per ogni studente_esaltato, marito_abbandonato, politico_delirante che fa fuori chiunque sia nelle sue possibilità, dai compagni di scuola, alla moglie, a una nave di migranti.
Schwarz, figlia di un tedesco e una francese (e non risparmia una narrazione senza scuse anche ai francesi, e alla vigliacca adesione del governo di Vichy), nipote di aderenti “per comodità” alla NSDAP non fa sconti e non chiede comprensione per il passato famigliare. Il morbo del senza memoria che ha colpito a vari livelli e a tutte le epoche gli stati europei e i loro abitanti ha inoculato il virus del colpo di spugna, della pacificazione nazionale, del fronte comune contro il nemico russo (i cui 20 milioni di morti, 20 milioni di soldati e civili che fisicamente hanno fermato il nazismo, sono stati scientemente dimenticati al grido di “Si, ma Stalin? E i gulag? E le epurazioni? Come se la somma di due massacri fosse zero, e uno cancellasse l’altro), della distruzione della Germania per mano degli Alleati*, fino ad arrivare a negare per decenni la Shoah, attraverso la negazione delle singole vicende.
Lo sterminio, perpetrato scientemente (e in parecchi casi anche con un coinvolgimento che superava con gioia la richiesta di adesione) degli Ebrei (ricchi e poveri, colti e illetterati, di destra e di sinistra, uomini donne vecchi bambini, sani e ammalati), di tutti gli Ebrei è una colpa talmente soverchiante che è comprensibile che si sia sempre cercato di sfuggire alla presa di coscienza. Perché: l’hai fatto volontariamente = sei colpevole, hai girato la testa = sei colpevole. Poi si può discutere del maggiore o minore grado di coinvolgimento. E non lo dico pensando che io sarei stata coraggiosa e sarei insorta, no, probabilmente avrei girato la testa seguendo la massa come il 95% delle persone, e sarei stata colpevole.
Il virus del SenzaMemoria è gradevolissimo, ci consente di riscrivere il passato a nostra misura, ha consentito alla Russia di imporre una retorica (ben più di parole in effetti) dell’Armata Rossa ai Paesi che aveva occupato post II Guerra Mondiale, ha consentito ai Francesi di sentirsi tutti liberatori anche se solo il 2% (DUEPERCENTO) aveva aderito alla resistenza di DeGaulle e di sedersi al tavolo degli Alleati, ha permesso agli Italiani di crogiolarsi nella Resistenza dimenticando di fatto (ma l’attualità glielo sta ricordando) che fino al ’39 (e financo al ’43) Mussolini era ritenuto un grande statista dalla stragrande maggioranza, e via discorrendo. Che a parlare dell’Ungheria mi viene maldistomaco.
*…. I tedeschi che vissero gli ultimi mesi della guerra li ricordano come una apocalisse. La Germania crollava, bruciava, esplodeva, urlava, si straziava e agonizzava in un inferno degno di Dante. ….