Un bravo avvocato non si lascia mai trascinare dai sentimenti durante i casi. Ma un bravo essere umano sì. Andando contro le sue stesse regole, Ilia Moncada accetta un incarico scottante: affiancare un giovane avvocato inesperto nella difesa di Speranza Barone, una donna accusata dell’omicidio del marito. L’uomo, un ricco commercialista di Catania, è stato trovato morto nella sua villa di Nicolosi, sulle pendici dell’Etna, freddato da due colpi di pistola. Le prove contro Speranza sembrano schiaccianti: niente alibi e una leggera traccia del suo DNA ritrovata su un bicchiere presente sulla scena del delitto. L’omicidio Politi è già in pasto al circo mediatico: la colpevolezza dell’accusata viene data per certa, persino dal pubblico ministero incaricato del caso, ex fidanzato di Ilia. Occuparsi di questo caso, quindi, sembrerebbe rappresentare un vero e proprio autogol per la carriera di Ilia. Ma lo sguardo di Speranza non è quello di un’assassina. È uno sguardo carico di sofferenza e di segreti. Per scoprire la verità, l’avvocato Moncada dovrà dare tutta se stessa, scavare nel torbido e non fermarsi alle apparenze.
Sarebbe mezza stellina in più, a essere sincera. Non per la storia che non è né originale, né svolta benissimo (pure io avevo capito chi era il colpevole e ben prima di metà libro, e la storiella con il giornalista è banale e scontata) ma per la simpatia della protagonista, che ho trovato rinfrescante. Ultimo appunto: non è che tutti i libri ambientati in Sicilia debbano avere un Catarella. O un'anziana che si cura maternamente della protagonista. Detto questo, scorre piacevole e leggero fino alla fine. Proseguirò la serie, se serie diventa.
Scorrevole, piacevole, un giallo legale che dosa bene le parti più tecniche e tiene attaccati alle pagine. I personaggi sono pronti per essere serializzati, attendo il prossimo!
Non è un caso se questo è il giallo vincitore del Premio Tedeschi di quest’anno. Una protagonista, l’avvocatessa Ilia Moncada, vincente e convincente. Una precisione nei dettagli che solo chi conosce le dinamiche dei processi può rendere così fruibile senza risultare pesante (e pedante). Una Catania che è sfondo e parte attiva. Una scrittura che personalmente conoscevo già e che è qui una conferma. Questi sono i punti di forza del romanzo e poco importa se qualcosa l’avevo intuito con un po’ di anticipo, mi ha tenuta incollata alla pagina fino alla fine.
Ieri ho finito il giallo della vincitrice del premio Tedeschi. Romanzo a cui mi sono approcciato con la consueta invidia distruttiva del rosicone che non ce l'ha fatta. Una lettura, insomma, più diretta a cercare difetti che a lasciarsi andare a una bella storia e invece... Nulla, niente da fare, come non detto! Maria Elisa Aloisi mi ha preso per mano con delicatezza estrema e senza che me ne accorgessi mi ha portato in una storia solo all'apparenza lineare, per rigirarmi come un calzino e farmi ritrovare al termine appagato e completamente disorientato. Chapeau quindi! Non posso anticipare nulla per non guastarvi le molte sorprese e i colpi di scena, ma Ilia Moncada è un personaggio che merita una storia lunga e articolata. Si arriva all'ultima pagina con quel dannato senso di vuoto che ti fa dire: "Ancora, vi prego, datemi un'altra storia!" E spero davvero tanto di poterne leggere presto altre. Voi, se siete fortunati, lo trovate ancora dal vostro edicolante di fiducia, se non ci fosse ordinatelo e mettetevi in religiosa attesa, nella speranza che non siano già tutti finiti. Complimenti alla vincitrice, che oltre a essere brava è pure una bellissima donna. Insomma, come sempre, a chi tutto e a chi niente! A rileggerti presto!
Il canto della falena. Di solito lo strillo nella copertina di un giallo ha qualcosa di falso e di mirabolante ma stavolta "Il canto della falena" mantiene in pieno quanto promette. E' un legal thriller che non annoia come molti gialli del genere e ha un ottimo equilibrio interno tra indagini, momenti ironici e immagini di una Catania affascinante e allo stesso ricca di mistero. Ilia Moncada accetta a malincuore di difendere una donna accusata di aver ucciso il marito, sia perché chiamata all'ultimo momento e sia perché tutte le prove sembrano schiaccianti. Con impegno e capacità però Ilia Moncada riesce a ribaltare una situazione segnata e riesce a far luce sull'omicidio facendo scarcerare la donna. "Il canto della falena" tratta un tema molto delicato e di grande attualità come le molestie domestiche inserendolo in una cornice gialla che rispetta tutti i crismi dei migliori gialli come il colpo di scena finale, davvero indovinato. Questo romanzo ha vinto il prestigioso Premio Tedeschi e mai premio fu più meritato perché soddisfa le tante aspettative dall'appassionato di gialli.
Un gradevole giallo giudiziario che ci porta tra le aule del tribunale accompagnati da una protagonista simpatica e competente. È il primo di una piccola serie e quindi troviamo molte incursioni nella vita privata della protagonista, per presentarci quelli che saranno i co-protagonisti delle avventure successive. Interessante la parte gialla ma non del tutto inatteso il finale, perché si sa che "la mela non cade mai lontano dall'albero".
Ho letto con piacere il libro. Regala una lettura piacevole, mai appesantita dai termini legali. Una storia che di fatto ti tiene sempre con il dubbio finale. Simpatico il personaggio di Ilia. La scoperta di una scrottrice brava .Un libro che merita di essere letto
La ricerca del colpevole è tortuosa al punto giusto. Non so quante volte mi sono illusa di aver capito, sbagliando. La protagonista è ben caratterizzata. Adoro come il titolo, che all'inizio sembrava non aver senso, diventi il riassunto di una storia intrigata.
Le cose si mettono male per Speranza Barone, accusata dell'omicidio del marito, perché l'avvocato Cristoforo Dito, peraltro un cugino, non è molto esperto. Il tempo stringe e bisogna ribattere con forza alle accuse fondate su tracce di DNA rinvenute nella villa dove è stato scoperto il cadavere. I famigliari della donna decidono allora di assumere un altro avvocato che affianchi Dito e puntano su Emilia Moncada, per gli amici Ilia. Riluttante ad accettare il caso perché il processo comincia a breve ed è sotto la lente mediatica, Ilia si convince perché spinta dagli interessi dello studio e dal proprio senso di giustizia. Ilia dovrà preparare la difesa della sua cliente barcamenandosi fra le incombenze quotidiane, altre pratiche legali e le insistenze di un giornalista che segue il caso di Speranza. Per fortuna a sostenerla c'è sua zia Ofelia, sempre pronta ad accoglierla in casa per una cena e quattro chiacchiere. A complicare la difesa di Speranza ci sono il fatto che lei e sua figlia Tecla dovevano subire il carattere violento del marito e la reticenza di suo padre per cui l'uomo lavorava come commercialista, forse curando interessi poco leciti. Anche il giorno dell'omicidio, l'uomo aveva dato in escandescenze prima di allontanarsi nella villa sulle pendici dell'Etna. All'evento assiste anche la suocera di Speranza, mentre sua sorella decide di andare ad affrontare l'uomo. Il processo si rivela difficoltoso e Ilia, da semplice collaboratrice, deve prendere le redini della difesa e puntare tutto nell'instillare il dubbio sulla colpevolezza della sua cliente. Si avvale di riferimenti scientifici e legali per ridimensionare le tracce di DNA, corrispondenti solo in parte, e fa leva sulle testimonianze della sorella e della suocera di Speranza. Alla fine, il processo è determinato proprio dalle donne e dalla loro capacità di fare fronte comune pur immobilizzate dal canto della falena.
Un plauso a Maria Elisa Aloisi è doveroso. L'autrice scrive con uno stile scorrevole e accattivante, in prima persona, e porta il lettore nei pensieri di Ilia Moncada fino a conoscerla a un livello intimo. Ci ritrae così una donna sensibile, fragile e caparbia allo stesso tempo. Una donna che mantiene le promesse, che ha delle ferree regole per svolgere la sua professione, ma non riesce a essere indifferente alle vicissitudini umane. Tolti i panni dell'avvocato, Ilia cerca la via giusta nelle proprie incombenze quotidiane con il suo carattere timido e un po' chiuso. Colpisce molto il rapporto con la zia Ofelia e l'essenza di Ilia si rivela anche con il suo passato. Ho apprezzato soprattuto la digressione sulla tradizione siciliana secondo cui i defunti portano doni nel giorno dei morti e la zia le faceva trovare i doni di sua madre. Per quanto riguarda la trama e lo scioglimento dell'enigma, bisogna dire innanzitutto che sono di grande effetto e al contempo carichi di significato, questo spiega perché il romanzo ha vinto il premio Tedeschi 2021. La Aloisi ha usato la sua professione di avvocato penalista per intessere uno scenario processuale che si fonda su evidenze scientifiche e si risolve con le parole dei vari testimoni, in uno scambio fra Ilia e il pubblico ministero a colpi di astuzie legali. In questo modo spiccano dalle pagine i vari protagonisti e tematiche importanti. I protagonisti, per lo più donne, spiccano con il loro carattere complesso e le dinamiche che li coinvolgono. Alcuni personaggi secondari conferiscono un tocco di umorismo alla storia, come l'amica e collega Irene Marra, il segretario Mariano, l'avvocato Dito. Questo tocco di umorismo è necessario a smorzare la tensione drammatica della vicenda. Fra le tematiche, oltre al risalto dato ai crimini dai mass media nel bene e nel male, l'autrice evidenzia con le idee di Ilia il diritto alla difesa dei colpevoli affinché abbiano un processo giusto e la distinzione fra verità materiale e verità processuale. Soprattutto, però, il tema della violenza di genere si spande per tutto il libro e spinge a riflettere. Come la falena immobilizza con terrore la femmina della sua specie per accoppiarsi con violenza, così le donne coinvolte nella vicenda appaiono immobilizzate dall'uomo ucciso in un intreccio famigliare che rivela la loro forza e la loro debolezza. In questa storia, le donne si supportano fra loro per qualcosa che va oltre la solidarietà femminile, oltre il senso di colpa e si concentra su una consapevolezza del dolore che amplifica la sofferenza. Mi hanno colpito molto le parole di Speranza Barone che descrive la falena come un insetto stupratore e credo sarà così per ogni lettore. C'è un solo modo per limitare i danni e lenire la sofferenza, ma non posso svelare il finale. La bravura dell'autrice si rivela nell'ingegnosa manipolazione delle donne per costruire una verità processuale che sorprende la stessa Ilia nel colpo di scena finale. Basta questo a spiegare perché consiglio la lettura di questo romanzo.
Un giallo lineare e molto ben costruito, con protagonista e comprimari ben fatti ed una Catania intrigante e viva come sfondo. La scrittura poi è equilibrata, scorrevole ed espressiva. Spero vivamente di leggere altri gialli così ben fatti di Maria Elisa Aloisi.