Ignazio da Toledo è morto. O almeno questo è ciò che racconta Uberto, suo figlio, quando, nel luglio del 1232, raggiunge la corte di Sicilia nella speranza di riabbracciare la sua famiglia. Palermo, tuttavia, sarà per lui l'inizio di un nuovo incubo. Se di sua madre si sono perse le tracce, sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo ben celato. Il loro carceriere è Michele Scoto, astrologo personale dell'imperatore Federico II, convinto che il mercante gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso, la leggendaria Prophetia Merlini . Uberto ignora che le sue disavventure siano intrecciate a quelle di un uomo senza passato che sta navigando su una nave di pirati barbareschi lungo le coste dell'Africa settentrionale e del mar Rosso. Il suo nome è Al-Qalam e, obbedendo gli ordini di un crudele capitano, è alla disperata ricerca di un tesoro inestimabile e capace di legare Dio all'uomo, un tesoro donato in tempi remotissimi da re Salomone alla Regina di Saba. Mentre Al-Qalam lotta per ritrovare la sua identità e Uberto per salvare la madre, Sibilla tenta con ogni mezzo di ricongiungersi alla famiglia e di sfuggire all'acerrimo nemico di Ignazio da Toledo, lo spietato frate domenicano Pedro González…
Ex archeologo, laureato in Lettere, svolge attualmente il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, soprattutto per la rivista specialistica Analecta Pomposiana. Molte delle sue ricerche riguardano l'abbazia di Pomposa, con speciale attenzione agli affreschi medievali che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento e dell'Apocalisse.
Sul fronte della narrativa ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte. Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria Writers Magazine Italia[3].
Il suo primo romanzo, Il mercante di libri maledetti, è un thriller medievale che ruota intorno alla figura di Ignazio da Toledo, mercante di reliquie mozarabo, e a uno sfuggente manoscritto intitolato Uter Ventorum, in grado secondo leggenda di evocare gli angeli. In realtà questo volume è uno pseudobiblion come il Necronomicon citato da H.P. Lovecraft[4]. Per il successo conseguito da questo romanzo l'autore ha ricevuto il 24 novembre 2011 il premio What's up Giovani Talenti per la cultura[5].
Nell'ottobre del 2012 pubblica La biblioteca perduta dell'alchimista con protagonista ancora il mercante Ignazio da Toledo e a partire dall'agosto dello stesso anno Rex Deus. L'armata del diavolo, ebook a puntate poi pubblicato in cartaceo con il titolo L'isola dei monaci senza nome.
Nel tempo libero Simoni organizza eventi culturali di taglio letterario.
Ancora una volta, Simoni tesse con maestria un intricato intreccio di mistero storico, azione incalzante e personaggi vividi. La Toledo del XIV secolo prende vita con una ricchezza di dettagli che trasporta il lettore nel cuore dell'epoca. Ignazio si dimostra un protagonista sempre più affascinante, un uomo di cultura e azione alle prese con enigmi che affondano le radici in un passato oscuro. La trama, ricca di colpi di scena e segreti da svelare, tiene il lettore incollato alle pagine fino all'ultima riga. Un romanzo che non deluderà gli appassionati di Simoni e che saprà conquistare nuovi lettori amanti del thriller storico di qualità. Consigliatissimo!
Simo_Mica - per RFS . Il libro di Marcello Simoni, La profezia delle pagine perdute, fa parte della serie Secretum Saga, e sebbene non sia il primo volume è in realtà l’unico che ho letto. Certo, è stato sicuramente più difficile per me districarmi fra la vastità dei personaggi presenti non conoscendo la storia dal principio, però sono riuscita a comprendere bene la narrazione. Se avessi letto i romanzi precedenti, forse, sarebbe stato un viaggio diverso… In parte si continua con le vicissitudini di Ignazio da Toledo, anche se in parallelo a quella del figlio Uberto, che arriva sulle coste Siciliane nel 1232. Ovviamente ho apprezzato l’ambientazione e la descrizione di Palermo, che ho visitato io stessa tanti anni addietro, ma che adesso, grazie all’autore, ricordo con più fascino. Uberto, in cerca della sua famiglia, (madre, moglie e figlia) si ritrova in Sicilia, invischiato negli intrighi della corte di Federico II. Deve subentrare al padre lavorando per Michele Scoto, astrologo dell’imperatore. La sua ricerca del famoso libro Prophetia Merlini lo porta a contatto con società segrete e misteri antichi. La seconda parte della storia vede come protagonista Al-Qalam, schiavo su una nave di pirati, che si ritroverà a fare i conti con il suo passato mentre sarà intento a risolvere il mistero dell’arca perduta del re Salomone. Anche se si tratta di un romanzo avventuroso e non veritiero, si capisce che ha una ricerca storica da parte dell’autore è stata minuziosa. Una bella ambientazione e un contorno ricco di personaggi, religioni e congregazioni segrete incornicia la narrazione, sebbene abbia trovato la lettura a tratti lenta e talvolta pesante. La storia in sé non è riuscita invogliarmi quel tanto da poter dire “wow”. Normalmente sono una lettrice veloce, questa volta non vi nascondo che ho faticato portare a termine le sue 32o pagine. Naturalmente questa è solo la mia opinione, altri lettori potrebbero invece adorare quest’opera. Non saprei dire di preciso cosa o perché non mi sia piaciuto, ma nonostante fossi un’ appassionata di storia, qualcosa non ha funzionato. Un po’ troppo di tutto: troppi personaggi, troppi misteri, troppi segreti, cose già lette e paragonabili ad altre letture o semplicemente mi mancava la lettura dei precedenti volumi, chissà! Non è un romanzo che mi ha colpito, ma ciò non toglie il fatto che a un lettore appassionato di testi storici potrebbe piacere. È da apprezzare la ricerca storica dietro questo lavoro… a mio avviso, però, si perde un po’ il filo narrativo. Tuttavia non mancano i colpi di scena e i personaggi sono ben caratterizzati. Mi piace mettere nelle recensioni una citazione e ho scelto una che secondo me potrebbe essere applicata anche a questo romanzo: “…a quanto pareva il più grande talento di Ignazio da Toledo, ossia l’ingarbugliare situazioni già ingarbugliate, non veniva meno neppure davanti alla morte! E a giudicare dall’atteggiamento di Michele Scoto, la situazione doveva essere enormemente ingarbugliata.” (Tratto dal libro)
"La profezia delle pagine perdute" è il quinto romanzo di Marcello Simoni appartenente alla serie del mercante di libri Ignazio da Toledo. Si parte dalla notizia della morte di Ignazio e si seguono le diverse persone a lui legate da vincoli amicali e familiari che si trovano ad affrontare situazioni difficili alla corte di Federico II e sotto le minacce e gli intrighi del suo astrologo Michele Scoto. I personaggi sono ben descritti, come anche i luoghi. La vicenda è ben raccontata e con un lessico accessibile a tutti. Il ritmo non è mai lento ed è adeguato alla vicenda. Io probabilmente avrei chiuso questa saga col terzo libro perché adesso sembra quasi che la storia si stia trascinando per tenersi in vita. Posso dire che Simoni è sempre piacevole da leggere, se non altro per gli affreschi fatti del periodo storico che racconta.
Uberto Álvarez è costretto a lasciare l’Hispania a causa delle calunnie rivolte verso suo padre; difatti Ignazio da Toledo è accusato di aver rubato un libro della leggendaria Prophetia Merlini, un volume che desta importanza nei più alti ranghi e crea scompiglio tra gli uomini di chiesa. Troppi interessi vi ruotano attorno ed è per assicurargli il giusto riparo che il mercante più volte ha rischiato la vita; eppure ha lasciato la vita terrena, vittima di un crollo sull’Isola Perduta. Tuttavia Uberto, ignorando i dettagli che hanno messo a repentaglio l’intera famiglia, raggiunge Palermo per riunirsi a Moira e Sancha. Il ricongiungimento gli costerà stringere un patto con Michele Scoto, sapiente astrologo dell’imperatore Federico II.
«Un desiderio più che giustificato. Ma a scanso di equivoci, se intendete realizzarlo dovrete prima rispondere alle domande».
«Non potrei rispondere mentre mi accompagnate da Moira e da Sancha?»
«Accompagnarvi! Mi avete forse preso per un valletto? È già molto che abbia acconsentito a incontrarvi di persona in questa cattedrale, esponendomi alle occhiate indiscrete dei monaci e delle spie del vescovo. Muoverci insieme per le vie affollate di Palermo sarebbe oltremodo rischioso».
Ma per la via, successivamente all’incontro con lo Scoto, Uberto rivedrà Asclepius al quale comunicherà la dipartita del padre, e l’anziano monaco berbero gli confermerà che il padre si sarebbe macchiato di un qualche misterioso crimine, un furto, legato a un personaggio leggendario. Non dimenticherà di informarsi sulla presunta prigionia di sua moglie e della figlia, ma l’uomo mostra l’evidente estraneità al fatto.
Il lettore si troverà di fronte a più scenari: c’è chi spia le mosse di Uberto, credondolo il mercante; chi crea alleanze inaspettate portando la Saint-Vehme – nemici da cui Ignazio era fuggito per buona parte della sua vita – a Palermo, e sette come i Cantori della Rosa. Troppi intrighi e interessi vertono sul Prophetia Merlini.
«[…] quel libro è giunto in Sicilia per volere di Pier della Vigna e dei suoi amichi ghibellini, con il preciso intento di screditare l’imperatore agli occhi del pontefice e di fomentare dissidi tra i due poteri»
Eppure la verità è tutta da ricercare, e se pensate che queste poche parole vi abbiano in qualche modo precluso la lettura vi state sbagliando. Difatti, dopo aver riabbracciato Asclepius, dietro ordine di Michele Scoto, Uberto viene preso in “custodia” vigilata dall’abate benedettino Iocundus, in compagnia del quale pian piano altri indizi verranno a galla. Un’altra conoscenza, anch’essa fedele a Ignazio – seppur sembri inaffidabile –, tornerà utile all’ispanico: il giovane Balac.
Nel frattempo…
Dopo un’intera mattina di voga all’arrancata, Al-Andalusi fu gettato nella sentina degli schiavi più morto che vivo. Ora ci pensava il vento a muovere la nave, un robusto alito di zefiro che gonfiava le vele bianche, spingendo l’imbarcazione verso le coste dell’Egitto.
L’ispanico si ritrova prigioniero senza conoscere altro di sé, difatti quel nome gli è stato dato in virtù di essere umano; l’ultimo ricordo è di essere stato raccolto sulla riva di un’isola sconosciuta mentre vagava come un sonnambulo. Eppure lo chiamano scriba e continua a mostrare di conoscere tante, troppe cose; riaffiorano vaghi ricordi e il suo vero nome: Al-Qalam.
«Girardus Cremonensis…» «Gherardo da Cremona?», sobbalzò il custode. «Conoscevi il magister dei traduttori di Toledo». «Stavate parlando di Maimonide», lo riportò all’attenzione Al-Qalam. «E della mappa che conduce all’Arca».
Un tesoro da trovare, si parla addirittura dell’Arca dell’Alleanza rubata da Menelik – figlio della regina di Saba – a suo padre, Re Salomone. Cosa c’entra questo personaggio e il contenuto di quella cassa con Uberto? Be’, leggendo non sarà difficile da intuire, specialmente se siete già passati per Il mercante dei libri maledetti e La biblioteca perduta dell’alchimista.
Un alternarsi e un susseguirsi di personaggi che guardano verso lo stesso obiettivo: il potere. Eppure, c’è una famiglia che in mezzo a interessi politici e religiosi, cerca di ricongiungersi evitando altre perdite.
I capitoli di La profezia delle pagine perdute non lasciano respiro, vi faranno correre grazie all’effetto volta-pagina e ai molteplici colpi di scena; offrono, inoltre, prospettive diverse. Abbiamo già parlato di Uberto, di Al-Qalam ma vi ritroverete anche di fronte a Sibilla, ignara del destino del figlio e del marito. Interessante la figura di quest’ultima che sarà tutt’altro che un personaggio marginale. Ho adorato l’intero romanzo, la caparbietà di Umberto, l’amore fortissimo per la famiglia che mette davanti a tutto, come la non rassegnazione per la morte di Ignazio. È il primo romanzo, ahimé, che leggo di Marcello Simoni e mi sono ripromessa di fare qualche passo indietro, fin dal primo volume, tanta è la curiosità di conoscere il mercante di Toledo. Come avrete compreso, non è difficile fare i collegamenti con personaggi già conosciuti in passato, grazie agli spunti donati dall’autore e alla sua scrittura che vi trascinerà completamente tra le ricerche e atmosfere duecentesche.
Un intreccio ben congegnato, alleanze da far accaponare la pelle ma che rispecchiano e ritrovano attinenza con il contesto storico, con personaggi veri come l’imperatore Federico II, Pier Della Vigna… A tal proposito vi consiglio di non fermarvi mai alla fine, ma lasciare che la curiosità vi spinga fino alla postfazione, per saperne sempre di più. Lettura più che consigliata!
Mi piace molto lo stile di Marcello Simoni, la sua scrittura è coinvolgente e descrittiva, gli riconosco anche il merito di avermi fatto tornare ad utilizzare spesso il dizionario. Ho letto tutti i libri riguardante la saga della famiglia Alvarez, si inizia con Ignazio sempre protagonista fino ad arrivare a questo libro dove i protagonisti invece diventano il figlio Uberto, sua madre ed il ritorno di Willalme. Ho messo 4 stelle per un mio limite, talvolta mi confondo per i troppi personaggi e per i tanti termini arabi utilizzati che mi fanno perdere un po’ il filo.
Romanzo che continua con le avventure del mercante di libri e che, anche in questo "episodio", penso, continueranno in un prossimo libro. L'autore, ormai conosciuto, ricalca lo stile dei precedenti romanzi della saga costruendo un buon libro che inchioda il lettore. Il mio voto è di 3.5 stelline e lo consiglio sia ai seguaci di Marcello Simoni sia a che preferisce questo genere di lettura.
La storia, ambientata nella Sicilia del 1200, è perfettamente in linea e rispettosa del periodo storico indicato. Le descrizioni sia dei luoghi che dei personaggi è ben fatta, non risulta eccessiva o pesante. La storia in sé è avvincente e misteriosa, coinvolge il lettore in una lettura scorrevole e piacevole.
Lettura piacevole, interessante ricostruzione storica di fatti e luoghi, se vogliamo riscontro una crescente difficoltà nel trovare trame e complotti sempre nuovi e plausibili. E mi chiedo se, dopo tanti libri della saga di Ignazio da Toledo, non stia pian piano arrivando il momento di cambiare personaggio
È sempre una garanzia. Questa volta ho faticato a prendere il via, ma per causa della mia scarsa concentrazione. Come sempre ritmo serrato del romanzo ti incolla alle pagine. L'amore per la storia trapela ad ogni riga. Credo che non sia finita io la vicenda di Ignazio.