“Mi hanno dato un soprannome. È con quello che mi chiamano, usano il soprannome per rivolgersi a me quando c’è del lavoro da fare. Il mio vero nome lo tengo per me. Nella nostra vita abbiamo poco di davvero nostro e io ho il mio nome e la mia rimessa e me li faccio bastare…”
Viscera è un uomo che non può fare nessun viaggio all’Inferno perché ci sta dentro da sempre. Non ricorda più neanche quando ha cominciato a fare il suo lavoro: una discarica in cui smaltire tutto: oggetti, auto e soprattutto cadaveri. Quei cadaveri che un mondo divorato dai suoi stessi demoni non smette di portargli. Un mondo che vuole seppellire e digerire nella sua discarica il frutto delle sue perversioni, malattie morali e mentali. Viscera guarda questo mondo “dal suo buco del culo”, tenendosene allo stesso tempo fuori, l’ultimo limite prima di quell’abisso che lui vede tutti i giorni all’interno dei confini del suo recinto. Ma un giorno, qualcosa ritorna da quell’abisso…
"Tutti hanno un conto alla rovescia dentro, una bomba a orologeria inserita nel petto. Lo zero può scattare in qualsiasi momento." Leggete bene questa frase e riflettete: adesso ci siete e, un momento dopo, potete non esserci più. E, badate bene, non si tratta di sfiga o destino avverso, è semplicemente lo scorrere della vita. Alcune notizie di cronaca nera che passano al TG sono difficili da ascoltare, sopportare e accettare per l'orrore che suscitano. I personaggi di questa storia noir a tinte soprannaturali ci sono tutti dentro fino al collo, in un loop senza fine che li risucchia, giorno dopo giorno. Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso che si è scelto liberamente per divertimento, piacere, abitudine, noia, soldi. Nessuno è costretto, se ci si trova nel giro è perché si vuole far parte dell’ingranaggio. Come tutte le società che si rispettano, anche qui ci sono compiti da assegnare e da svolgere e regole da rispettare; e chi non lo fa, ne paga le conseguenze. Ciò che è difficile non è nascondersi, proteggere la famiglia o gli amici. Niente di tutto questo. Quando entri nel giro sei fortunato solo se riesci a uscirne vivo. Con un linguaggio crudo, diretto e ironico l'autore ci racconta la storia di Viscera che è colui che chiude dignitosamente questa catena e fa tornare i conti. Non pensate che quello sia il suo nome, in pochi conoscono quello vero e quando lo scoprirete anche voi, ne rimarrete sorpresi. Nel giro sanno che se c'è un problema da risolvere, di qualsiasi cosa si tratti, smaltire un oggetto o un essere umano, ci pensa Viscera a rottamare e lo si contatta, esclusivamente sul cellulare, per un appuntamento. A vederlo è un uomo spaventoso per il lavoro che fa e per il suo aspetto fisico imponente, una vera e propria montagna che cammina indolente. Il rumore, la gente, la vita gli fa venire la nausea; preferisce tenersi alla larga da tutto, stare da solo, avvolgersi nelle spire del tanfo di grasso, lavarsi immerso nel suo sudore e con la carne morta che gli cresce e gli marcisce attorno. È lì che vive, sta bene e fa il suo sporco lavoro. Ci vuole lucidità, freddezza, professionalità e metodo per svolgerlo al meglio e soprattutto, non bisogna avere paura della morte. "Dovrebbe farmi paura la freddezza che provano nei confronti della morte. Non ne capiscono il valore. Ma non ho paura di loro, ho paura per loro, per come cambieranno il mondo. Se lo bevono, il mondo, e cagano l’Armageddon." Viscera non ha mai avuto paura di niente e di nessuno, lo contraddistinguono mani grandi e occhi freddi ma con un guizzo di intelligenza in fondo. Poi viene il giorno in cui Viscera sperimenta il terrore, il dolore e il piacere della morte che ritorna. Ma quando arriva non chiede il permesso, non bussa alla porta. La morte si ripresenta viva, bella, insolente e fastidiosa e non lo molla, giorno o notte che sia. Viscera imparerà a riconoscerla, gestirla, sopportarla e a conviverci; lui che ama la solitudine, ora vive con l'ombra della morte addosso che gli parla, gli sussurra alle orecchie, lo tenta e lo coinvolge nei suoi piani. I personaggi sono tutti tratteggiati e caratterizzati con le loro abitudini, i modi di esprimersi a voce, nei gesti e nell'abbigliamento. Li riconosci, uno a uno, appena compaiono tra le pagine e non puoi sbagliare. Noti il timbro e l'accento della voce, il passo deciso o strascicante, senti l'olezzo o il profumo quando arriva, provi piacere o disgusto a incontrarlo. Ognuno ha una storia personale e Simone Volponi la racconta vomitandotela addosso con la sua estrema verità. Come farà Viscera a salvarsi, come ne usciranno le persone coinvolte? Quale sarà il ruolo della morte in questa vicenda? Tutte domande a cui si trova una risposta arrivando alla fine. Non c'è una trama che posso delineare perché la storia non può essere anticipata. Dovrete scoprirlo voi leggendo cosa nasconde una famiglia rispettabile e rispettata da tutti, cosa si cela dietro un membro influente del mondo politico o ecclesiastico, cosa è sepolto sotto strati e strati di terra. Affioreranno segreti sepolti perché, prima o poi, vengono sempre a galla. Orrore e risate vi accompagneranno in questo viaggio alla ricerca della verità. Volete sapere se c’è un lieto fine? Posso solo dirvi che passerete all’Inferno e arriverete in Paradiso. Fatevelo bastare.
Consumato. Praticamente sparato in vena (l'autore saprà interpretare). Viscera è una storia vera, così vera da apparire surreale e così ben scritta da suscitare quel dubbio che si annida dentro una mente candida. Poi il dubbio cresce e ti porta, mano nella mano, nel baratro di una realtà che fa schifo ma esiste, è dietro l'angolo, solo che non voliamo vederla. Un plauso alla costruzione dei personaggi, sia principali sia secondari. Viscera in primis, e la sua schietta onesta bontà. Abbiamo tutti bisogno di uno come lui nella vita. Un distruttore, un salvatore o, perché no? Un vendicatore...
Viscera non è solo un romanzo, ma anche l’epiteto di un uomo costretto a condurre un’esistenza stanca e da cui giorno dopo giorno sente l’esigenza di prendere le distanze. Una montagna umana dall’animo profondo e i modi bruschi, un mix letale di forza, intelligenza e tenacia, che vive nello sfascio in cui lavora con la sola gradevole compagnia di due cani fedeli e una piccola libreria di cui è molto geloso. La dimora di Viscera è quindi un cimitero di auto, ma non solo. È anche il cimitero dei sogni infranti e di svariate vittime che hanno subito lo stesso destino di quei vecchi rottami; corpi usati alla stregua di oggetti per soddisfare degli scopi precisi, ragazze e uomini morti a seguito di una tragica fatalità. Viscera si occupa di svolgere il lavoro sporco per conto di chi si macchia di crimini bestiali, all’apparenza è un tetro complice di un ampio disegno criminale ma verso il quale mostra solo un sommesso distacco e disprezzo allo scopo di sopravvivere con i suoi mezzi nella devastazione materiale e sociale che lo circonda. La sua opera e il suo dono di destrutturare le spoglie mortali che gli affibbiano il nome di Viscera vengono messe a dura prova quando una delle vittime che ha rottamato inizia a perseguitarlo. La voce della coscienza, follia o una vera e propria entità? La domanda sorge spontanea e ben presto la natura di quella voce inizia ad assumere una definizione più specifica e un aspetto quasi tangibile. Viscera è un romanzo nero che affonda le sue radici negli aspetti più oscuri della psicologia dell’uomo, nella disumanità degli esseri umani e nella loro capacità di spogliarsi di qualsiasi valore morale di fronte ai bisogni più infimi che essi vogliono perseguire, a iniziare dall’aspetto materialistico più gettonato, l’arricchimento indiscriminato, fino ad approdare nei desideri più sordidi e proibiti, terrificanti anche solo da concepire. Viscera parla di uomini che si elevano a divinità in grado di giocare a scacchi con i loro simili, pedine di una perversione dai risvolti mortali, di esseri disumani che a loro volta traggono piacere dal disumanizzare le loro vittime in una dinamica estrema che vede affiorare il sadico dominio sulla vita e la morte, la sottomissione del debole al volere capriccioso e raccapricciante del più forte, di chi si fa travolgere dal desiderio e allo stesso tempo cerca di elevarsi al di sopra di esso. Simone Volponi, con questa sua opera audace e un estro brutale e attraente al tempo stesso, descrive il doloroso processo di vittimizzazione non solo attraverso le parole di chi quegli abusi li ha vissuti ma anche per mezzo della naturalezza con cui gli aguzzini si sono rapportati nei loro confronti, giovani donne per cui sarebbero dovuti sorgere dei sentimenti di amore e protezione ma che hanno visto dar sfogo alla necessità contraddittoria di approfittarsi di quella debolezza per affermare un potere tirannico. Durante la lettura si provano sentimenti di rabbia, impotenza, orrore e repulsione, non necessariamente in quest’ordine o separatamente. Convergono nello stesso istante in una moltitudine di sensazioni che rivivono sulla propria pelle e generano un contrasto tra ciò che è giusto e ciò che arbitrariamente si decide che debba essere giusto e nel cui mezzo di scaglia con violenza il nostro protagonista, una voce tra le voci a far da cassa di risonanza a chi desidera e chiede vendetta. La scrittura è fluida e scorrevole, il contenuto ad alto tasso adrenalinico si snoda in un’alternanza nervosa e sinuosa tra vittime e carnefici con un epilogo insospettabile e drammaticamente geniale.
Questo faceva parte di quei romanzi che io ho la tendenza a impilare nel mio Kindle, in attesa del momento più propizio per potermelo gustare in modo viscerale (ah, ho fatto la battuta). Lo avevo comprato a scatola chiusa, dopo aver letto circa due righe di trama, e già avevo capito che tipo di lettura sarebbe stata. Una di quelle che fa per me, un libro sporco, scorretto, cattivo, una finestra aperta sul degrado del mondo, un'erosione sociale, psicologica, totalizzante, resa visibile, respirabile dalle pagine, e per il quale esiste solo una via: la tanto cara e beneamata vendetta. Una nota di merito va anche allo stile e alla scrittura, alla gestione dei registri di linguaggio dei vari personaggi, mai semplice. Lettura consigliatissima a chi è stufo di romanzi per bene, ma anche a chi semplicemente vuole immergersi in atmosfere suburbane e di degrado e non ha paura di sporcarsi.