'In estate' è uno zibaldone di pensieri, meditazioni, pagine di diario, ricordi, divagazioni, brevi racconti autobiografici, intervallati da splendidi acquerelli di Anselm Kiefer che rappresentano l’estate. Non tutte le pagine sono alla stessa altezza. Com’è risaputo, quando uno scrittore sfonda, gli editori improvvisamente depongono le forbici e pubblicano volentieri qualunque cosa egli scriva: e vale ovunque, e per tutti. E forse è giusto così.
Knausgard, lo ammette lui stesso, non è dotato di immaginazione. In compenso è capace di buttar giù innumerevoli pensieri, alcuni originali e interessanti, altri meno, su qualunque tema, in una bellissima prosa; in compenso è uomo dotato di immenso spirito di osservazione, di curiosità instancabile, di grande intensità vitale. Nell’arco di un’estate passata con la famiglia in un giardino svedese, tutto, intorno a lui, diventa oggetto di riflessione: vespe e biciclette, prugne e tosaerba, bambini e cubetti di ghiaccio, moscerini e lenze da pesca, gelati e irrigatori, e ancora il bucato steso al sole, il barbecue, le mietitebbiatrici nei campi, le nuotate e i ricordi di antiche nuotate, il ticchettio dei granchi pescati sul fondo della barca, il senso ormai dimenticato del campeggio, certi momenti magici intrisi di malinconia. Nell’insieme, si ha l’impressione di vivere con lui l’estate, profondamente e intensamente assaporandola come sempre si vorrebbe saper fare.
Da giovane, consideravo la massima di Cicerone, secondo il quale per essere felici bastavano un giardino e una biblioteca, un’espressione tipicamente borghese, una verità adatta alle persone noiose e di mezza età, lontanissima da quella che volevo diventare. Forse la pensavo così perché mio padre sembrava ossessionato dal giardino, c’erano periodi in cui vi trascorreva tutto il suo tempo libero. Adesso, che anch’io sono noioso e di mezza età, ho capitolato e mi sono arreso. (…) Leggo la Bibbia, dove si sente “il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”. Mi piace questa frase, alla brezza del giorno, risveglia qualcosa in me, la sensazione di profondità delle giornate soleggiate d’estate, che hanno in sé qualcosa dell’eternità, e poi nel pomeriggio soffiano i venti dal mare, crescono le ombre quando il sole sta tramontando in cielo e da qualche parte nelle vicinanze i bambini ridono.