Un sottile filo sembra legare le protagoniste di queste storie, un nodo che spezzandosi potrebbe segnare la loro fine. In un negozietto vintage compri una giacca che, a detta di tutti, ti sta benissimo. La indossi e scopri che ora il mondo ti vede diversamente: più bella, anzi bellissima, ma non come vorresti. Stare al centro dell'attenzione è quello che hai sempre voluto, ma ora che si avvera vivi nel peggiore dei tuoi incubi. Succede spesso in queste storie: gli eventi lieti portano con sé il proprio rovescio e riservano brutte sorprese. Come quando una giovane madre si ritrova in casa una presenza minacciosa, un estraneo, si direbbe, salvo poi scoprire che si tratta di suo figlio. Oppure quando il tempo si ferma solo per te e un volo di tre ore sembra destinato a durare un'eternità, l'orologio che batte sempre le 16.34. E poi c'è quel colloquio per un lavoro che sembra ti abbiano cucito addosso, in fondo si tratta solo di giocare con una bambina e le sue bambole. Cosa potrà mai andar storto? Ossessioni, ombre, ricordi che hanno tutta l'aria di essere fantasmi sembrano inseguire le protagoniste di questi racconti ovunque vadano, che sia Milano o l'Olanda, lasciandole inermi, impreparate davanti alla violenza dei desideri propri e altrui. E mentre due ragazze rimangono legate per sempre anche quando una delle due cerca di sfuggire, e dal cimitero di Trento esce una giovane donna che si sta ancora scrollando la terra di dosso, la voce perturbante di Miori ci guida in un territorio altro, quello dello strano e del macabro, per mostrarci il lato oscuro di ogni ideale di perfezione e di bellezza, nero come i confetti di una fiaba gotica.
3 e mezzo, piaciuto. I racconti di questa raccolta sono come le ciliegie, uno tira l’altro. Ho terminato il libro in brevissimo tempo, è stato piacevole, è stato come prendere il respiro e immergersi. Interessante la tematica femminile, le atmosfere gotiche, l’eco di Buzzati, Jackson, di un giovane Ammaniti (penso a Fango).
Una pecca: alcune storie, seppur belle, non sono troppo originali. Penso a La Giacca, La Babysitter, Lucille, mi spiace ammetterlo ma ho intuito quasi subito dove andassero a parare. Nonostante questo, a onor del vero, devo dire che le ho comunque apprezzate perché l’autrice sa scrivere molto bene.
Se dovesse uscire un’altra raccolta di Giulia Sara Miori la leggerò sicuramente!
Una bella raccolta di racconti, alcuni non li ho capiti del tutto, alcuni li ho capiti anche troppo in fretta, di certo quello che li accomuna praticamente tutti è l'emozione che fanno provare. Il più delle volte è angoscia, ma anche tenerezza, nostalgia. In alcuni mi sono anche identificata (quello del colloquio, quello del trasloco, quello degli insetti, ad esempio). Se alcuni li ho trovati leggermente superficiali e prevedibili, in altri mi è piaciuto il maggiore approfondimento e lo sviluppo inatteso. Sono in sostanza tutti godibili e scorrevoli, alcuni più interessanti di altri, ma di certo è un'autrice che leggerò ancora nelle sue prossime pubblicazioni.
A mio avviso, al contrario di quanto ho letto in un’altra recensione, Neroconfetto offre una selezione di racconti molto uniforme, caratterizzata da un lato da un certo gusto per il brivido, suscitato – nella migliore tradizione – più dal non visto e non detto che da dettagli truculenti, e dall’altro da narratrici inaffidabili, con uno stile ammaliante e ripetitivo che tradisce subito un’ossessione malata.
Questa uniformità l’ho trovata penalizzante in un paio di racconti molto simili (Camilla e Per sempre, ma anche i finali di Sigarette e Candeggina). E a parte per una manciata di racconti molto brevi che sembrano più che altro un esercizio di stile, la qualità è sempre alta. I miei preferiti sono quelli con oggetti stregati (La giacca, in cui l’anonima protagonista trova una sorta di rivalsa sulla migliore amica grazie a una giacca che la rende improvvisamente attraente, e Occhiali, dove una nuova montatura dà chiarezza in tutti i sensi a chi li indossa), quelli dove l’autrice ti lascia intuire presto che c’è una porta che proprio non dovresti aprire ed è comunque un piacere cadere nella trappola (La culla, in cui una madre si rifiuta di mostrare il bebè lasciando solo immaginare a chi legge cosa ci sia di sbagliato in lui, o anche La babysitter, dove con una strana bambina sembra che nessuna ragazza resti molto a lungo) e le storie per così dire di fantasmi ( L’incidente). Ironicamente i meno memorabili per me sono proprio i racconti di ossessioni, che a quanto ho capito invece hanno portato alla nascita di questo libro.
L’impressione generale, specie se penso che anche i racconti che ho gradito di meno sono estremamente godibili, è che ci sia molto potenziale: Miori ha uno stile magnetico, non usa parole di troppo e riesce a confezionare delle storie da brivido. Sono curioso di continuare a leggerla.
Forse la raccolta di racconti di narrativa italiana uscita negli ultimi anni che più mi è piaciuta.
La prosa di Miori è buona e sempre funzionale alla narrazione. Nello stile ci ho sentito più di qualcosa dei "cannibali", del primo Ammaniti e di Aldo Nove, ma le tematiche sono fortemente contemporanee: dal racconto del corpo, alla precarietà come tratto caratterizzante la generazione dei millennials. Ma soprattutto l'ossessione. Sono racconti che parlano di ossessioni e lo fanno in modo fortemente contemporaneo. Per quanto mi riguarda una gradita sorpresa.
Non il genere di racconti che mi aspettavo e forse proprio per questo mi è piaciuto. C’è sempre quel velo di inquietante, di non detto, però non da 5 stelle perché alcuni racconti sono effettivamente più deboli degli altri.
"Neroconfetto è l’esordio narrativo di Giulia Sara Miori, edito a giugno 2021 da Racconti Edizioni. Dopo aver pubblicato le sue storie su alcune tra le più importanti riviste e webzine del settore (Altri Animali, Narrandom, L’Indiscreto), Miori esce con Neroconfetto, una raccolta di ventuno racconti che si inseriscono a pieno titolo in quel genere a cavallo tra horror e weird, in una commistione di toni e temi che tuttavia non perde mai la coerenza di una parola chiave: inquietudine.
'E mi dispiace se hai sofferto, Lucille, ma tutto quello che ho fatto era necessario per cercare di guarirti, e anche se sapevo che non sarebbe servito a nulla, io l’ho fatto lo stesso: le iniezioni erano necessarie, lo sciroppo era necessario, la minestra era necessaria, e lo sai anche tu, Lucille, lo sai anche tu che io lo facevo solo per starti vicina, solo per aiutarti a stare meglio, solo per prendermi cura di te' ".