In una calda giornata di giugno due morti scuotono la Milano-bene, fra palazzi liberty e grattacieli svettanti: quelle di Luigi Cortesi e Greta Kampf, apparentemente un omicidio-suicidio avvenuto in un appartamento nella splendida via Malpighi. La sera stessa, nella portineria di uno stabile vicino, viene rinvenuto il corpo della custode, un tragico incidente domestico. Anita Landi - ex atleta delle Fiamme Oro diventata ispettore di Polizia per risolvere un dramma che l'ha colpita da vicino - inizia a indagare, osteggiata dai colleghi per vecchi rancori mai risolti. Anita segue la sua pista, aiutata dall'amministratore dei palazzi teatro dei fatti, Giacomo Valli, uomo gentile e pacato, e dal suo coinquilino Francesco Gazzola, importante e stimato avvocato in forte crisi d'identità. Il terzetto dovrà districarsi in una complessa indagine in cui a è come appare e tutti sono sospettabili: broker ricchi e spietati, deliziose vecchiette, necrofili, il vicino della porta accanto, giornalisti sciacalli, informatori della Polizia e agenti dei servizi segreti. Pur con tanti bastoni fra le ruote e numerose false piste, Anita non demorde: sa che tra denaro e bon ton, nella Milano che conta, si nasconde un assassino pronto a colpire ancora.
Chi da giovane (oh, nulla vieta che possa accadere da adulti!) avesse condiviso un appartamento con degli amici, o approfittato dell’assenza dei genitori, sicuramente avrà organizzato una festa in casa, alla quale si sono imbucati mille e più di mille non invitati. Suonano alla porta - poi a un certo punto la porta rimarrà aperta - e sciamano dentro facce sconosciute. “E questi chi sono?”, ti chiedi, ma è già tardi: ormai sei dentro al flusso, immersa nell’alcool più di un acino d’uva sotto spirito, stordita dalla musica, accecata dalla nuvola di fumo che satura l’ambiente. “Va bene così, dai…più siamo e più ci divertiamo!”… Questo poliziesco mi ha ricordato uno di quegli assembramenti giovanili, a parte il fatto che stavolta mi sono annoiata. Non ho capito l’utilità di un tale numero di personaggi e situazioni messi in campo. L’impressione è che abbia aiutato a mimetizzare una trama esile e improbabile, un’indagine fiacca e senza mordente, i dialoghi piatti, un tratteggio psicologico degli attori fatto con una matita spuntata. Non voglio spoilerare, e quindi non svelerò l’aspetto più inverosimile che viene introdotto e annunciato come ciò che caratterizzerà l’indagine ma che, proprio perché assurdo, inaudito, secondo me, ammazza la storia definitivamente. Milano, poi, non pervenuta. Nel risvolto di copertina si accenna a una Milano nera, a una storia che fotografa la Milano bene legata ad affari non sempre limpidi. Di Milano ci ho trovato soltanto un elenco di vie, ma zero atmosfera. Una città senza carattere né fascino, come assente, anonima… Questa prima puntata introduce l’ispettore Anita Landi, giovane donna con un passato pesante da risolvere. Avrebbe meritato accenti diversificati, capaci di rendere incisivi i passaggi tra il presente e i flash back, ma anche qui niente è riuscito a catturare la mia attenzione, a sollecitare la mia curiosità. L’ho sentita come una storia caotica, disorganizzata. La confusione - il rebelòtt, come dicono a Milano - può risultare stimolante, divertente; per alcuni può essere angosciante. Ora so che può anche risultare noiosa.
È un giallo standard, niente di speciale. Cosa mi è piaciuto? L'elevato numero di personaggi, che rende più complesso cogliere indizi e individuare sospetti. Cosa non mi è piaciuto? L'elenco è lungo. Innanzitutto l'autore ha messo troppa carne al fuoco: ci sono troppi delitti, troppi colpevoli, troppi depistamenti, troppe coincidenze sia in aiuto alle indagini sia fuorvianti. I personaggi sono scontati: i poliziotti brutti e cattivi sono tutti incompetenti, i poliziotti bullizzati sono tutti brillanti; tranne Giacomo e Francesco, sono sempre tutti arrabbiati e hanno atteggiamenti violenti; la protagonista ignora le regole in continuazione e viene dipinta come una santa martire incompresa. Al lettore non vengono forniti tutti gli elementi per risolvere l'enigma: quando emerge qualcosa di importante, viene taciuto che cosa sia esattamente e viene descritta solo la soddisfazione di Anita per la scoperta, mi è mancata la sfida leale tra autore e lettore. Le ultime cento pagine per me si sono trascinate stancamente. Non penso che leggerò i volumi seguenti.