کارلو کاسّولا یکی از برترین نویسندگان نسل بعد از جنگ جهانی دوم ایتالیاست و او را از پیشاهنگان جنبشی میدانند که در فرانسه، به شیوهای دیگر، نام «رمان نو» گرفت. آثارش که عمدتا دربارهی زندگی مردم عادی توسکانای ایتالیاست سرشار است از تصویرهای دقیق و گیرا با بهرهگیری فراوان از کنش. عنصر مهم در آفریدههایش پرداختن به مضامین زندگی سخت مردم توسکاناست که به هستهی اصلی فرهنگ ایتالیایی بعد از جنگ تبدیل شد. کاسّولا واقعیت را، بدانگونه که هست، میبیند و بازنمایی میکند بیآنکه در دام آرایهها و صنایع بیانی سبکی بیفتد. آثار او نه تنها درد و رنج شهروندان عادی، بلکه سرخوردگی روشنفکران ایتالیایی را برجسته میکند که در دورهی فاشیسم مجال چندانی برای بیان آزادانه نداشتند.
برش جنگل حکایت زندگی پنج مرد در جنگل توسکاناست که به بریدن درختها و فروش چوب و آماده کردن زمین برای دور بعدی مشغولاند. گولی یلمو، قهرمان داستان، خود را غرق کار کرده است تا غم مرگ همسرش را فراموش کند. حال و روز قهرمان بیانگر احوال خود نویسنده است که در گرماگرم نوشتن این کتاب همسرش را از دست میدهد. این ضایعه نگاه او به زندگی و ادبیات را دگرگون میکند.
(Roma, 1917 - Montecarlo di Lucca, 1987) Frequenta il Ginnasio-Liceo "Tasso" e in seguito l'"Umberto I", per poi iscriversi, nel 1935, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Roma. L’attività letteraria era già cominciata negli anni ’30: tra il ’37 e il ’40, egli aveva licenziato diversi racconti, (alcuni dei quali pubblicati sulle riviste “Meridiano di Roma” e “Letteratura”), in seguito riuniti nel volume “La visita” (1942). Pare evidente, negli scritti succitati, la suggestione dei “Dublinesi” di Joyce (“In Joyce scoprii il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della vita che per me erano sempre stati i più importanti e di cui gli altri sembravano non accorgersi nemmeno”), primo passo verso quella poetica del quotidiano avviata a divenire la sua cifra stilistica abituale. In buona misura ambientati in Toscana, nella zona compresa tra Volterra e Marina di Cecina (“Per affetto e per organica intelligenza di poesia, Cassola ne ha fatto non una provincia, e sia pure la sua provincia, ma un luogo, anzi il luogo dell’anima”, ebbe ad affermare Mario Luzi), i successivi lavori dello scrittore sembrano avvicinarsi, seppur percorrendo gli abituali sentieri lirico-intimistici, a tematiche neorealistiche e resistenziali: “Fausto e Anna” (1952), “Il taglio del bosco” (1954), “Esiliati” e “La ragazza di via Valadier” (1956), “La ragazza di Bube” (1960) son tra le sue cose più riuscite, certo quelle che gli danno il successo ed una notorietà assai vasta. Sono, anche, le opere destinate a procuragli l’ostilità di gran parte della critica, espressa tramite recensioni impietose (“La ragazza di Bube” è definito da C.Annoni “la scatola cellofanata per la società del boom”) e, a volte, feroci (Italo Calvino parla di “romanzi sbiaditi come l’acqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota l’unto dei sentimenti ricucinati”). Tutto ciò non muta la direzione della sua ricerca di narratore, intesa come d’uso a “squarciare il velo opaco che nasconde le cose”: c’è, filo rosso ineliminabile dell’intero suo universo, una profonda sfiducia nella storia, che mai gli verrà perdonata in tempi di accalorato dibattito ideologico. Peraltro, il prosieguo del suo discorso viene in effetti inficiato dall’insistere sull’equivalenza saggezza-rassegnazione, evidente nei vari “Un cuore arido” (1961), “Il cacciatore” (1964), “Storia di Ada” (1967), “Paura e tristezza” (1970), “Monte Mario” (1973), “Troppo tardi” (1975), “L’antagonista” (1976), “Il ribelle” (1980). Nell’ultimo decennio della sua esistenza, egli si dedica vieppiù a un’intensa attività pacifista, ecologista, antimilitarista, espressa in testi quali “La lezione della storia” e “Letteratura e disarmo” (1978), “Contro le armi” (1980), “Diritto alla sopravvivenza” (1982),“La rivoluzione disarmista” (1983).
Si tratta di una raccolta comprendente tre racconti lunghi, il cui più noto “Il taglio del bosco” fornisce anche il titolo alla stessa; gli altri sono “Baba” e “I vecchi compagni”. L’ambientazione è quella più confacente alla biografia dell’autore catalizzata dal Volterrano, terra d’origine della madre e molto frequentata anche dal padre. È un angolo di Toscana: fatica, miseria, natura ma è anche il bosco come fonte di reddito per i boscaioli e per i carbonai o come sicuro rifugio alla macchia per i partigiani. È terra lacerata da contrasti forti, da prese di potere, da convenienti associazioni: fascista o comunista, all’occorrenza per alcuni, convinti partigiani e compagni e null’altro per una cerchia di amici, ristretta, sparuta, assediata. Il racconto più noto è contenuto al centro della raccolta dai due a tematica simile, parlano di resistenza, rappresentante l’ultimo , “I vecchi compagni” il proseguimento del primo, il suo naturale sviluppo; mentre in “Baba” è rappresentata l’incertezza dell’intellettuale che non riesce ad aderire agli ideali marxisti, ne “I vecchi compagni” si rappresenta la difficile convivenza con un paese votato al fascismo e che cerca faticosamente un compromesso in seguito alla disfatta del regime e allo sbando conseguente alla Liberazione e all’immediato dopoguerra. “Il taglio del bosco” è nel mezzo un delicato ritratto umano di un giovane vedovo incapace di sperare in un futuro piegato com’è dal suo profondo dolore. Prosa scarna e asciutta, capace con poche parole di rendere vivo il dolore del vivere, dell’essere amato, di amare, di lottare per i propri ideali.
داستان در مورد مردی به نام گولی یلمو هست که به تازگی همسرش رو از دست داده و با دو دخترش وخواهرش زندگی می کنه،گولی یلمو برای برس درخت های جنگل و تهیه زغال با گروهی راهی جنگل می شه ،اما سوگ برای اون همه جا ادامه داره و توی این داستان تجربه گولی یلمو از سوگ همسرش رو میخونیم،همیشه اندوه راهی برای نفوذ پیدا می کنه... برای من یه کتاب متوسط بود و راستش خیلی هم دوستش نداشتم ،نویسنده سعی نکرده بود یکمی عمیق تر روی احساس فقدان گولی یلمو کار کنه و عمق احساساتش رو به خواننده نشون بده و فقط به اینکه گولی یلمو از فقدان همسرش و رفتن به پیش خواهر و دختراش براش سخته بسنده کرده بود و من دوست داشتم عجز و ناتوانی و افکارش بیشتر شرح داده بشه...
اولین روزِ زمستان | یکِظهر این کتاب سلیقهی من است توی ادبیات. آن تنهاییِ «انسانی»یِ جاخوشکرده توی واژههای اینجور داستانها که ردّش توی «استونر» هم بود و توی سلینجر به بهترین شکلِ خودش روایت میشود، چیزیست که مرا به وجد میآورد. نه تنهاییِ بیدریافت و سترون که تنهاییِ زایا. تنهاییای که بلندت میکند و میگوید: «تکان بخور احمق». مثل تنهاییِ گولییلمو توی کتاب که بلندش کرد به کار. تنهاییای که باعث شد سرش را بالا ببرد و به آسمانی نگاه کند که گاهی پر از ستاره بود و گاهی خالی! بیهیچ ستارهای! تنهاییای که تو را تنها نمیگذارد و منجیای که «در گور خفتهست». این تنهایی نگهبان توست! تنهاییات را در آغوش بگیر و با خود به خانهات ببر. مثل استونر. مثل فرنی. مثل هولدن کالفیلد. مثل... «برش جنگل» کار آرامیست. اتفاق خاصی در آن نمیافتد و راویِ آدمهاییست که به کار پناه میبرند تا یادشان برود تنهایند. گولییلمو -قهرمان داستان- زناش را بهتازگی از دست داده و مدام دستش به کار است تا با خاطرات/گذشته مواجه نشود. اما نمیداند فرار همان روبهروییست. کمی پریشانم و نمیدانم چه چیزی جا مانده از کتاب که بگویم. اما اگر گیرتان آمد بخوانید. من چیزی از نویسندهاش نمیدانستم و بهخاطر اسم نوکنده کتاب را برداشتم که پشیمان نیستم. پینوشت: تنهایی در اتوبوس چهلوچهار نفر است تنهایی در قطار هزارنفر. به تو فکر میکنم در چشمهای بسته آفتاب بیشتری هست به تو فکر میکنم و هر روز به تعداد تمام دندانهایم سیگار میکشم. ما چون بارانی هستیم که همدیگر را خیس میکنیم. - غلامرضا بروسان
Guglielmo, un boscaiolo di circa 38 anni, è vedovo da 3 mesi e padre di 2 bambine.
La vicenda ruota intorno a pochi ma espressivi personaggi, i suoi cinque colleghi di lavoro Trascorrono insieme lunghe giornate, a volte addirittura interi mesi e la sera, quando si riposano, ognuno pensa alla propria famiglia, mentre Guglielmo sovente racconta della giovane moglie, morta dopo soli 12 giorni di malattia. Gli amici comprendono il suo dolore e, nonostante la sua rassegnazione, nelle parole emerge sempre la malinconia. La domenica porta dei fiori sulla tomba della moglie e mentre è li', i suoi pensieri scorrono velocemente: spesso, per evitare di soffrire, ritarda il suo rientro a casa per Natale, preferendo la compagnia di Fiore, col quale parla di boschi o di guerra. Spesso ripensa alla sofferenza della moglie, alla sua malattia, rimasta senza cura e nome. . Quando il lavoro nei boschi finiva, tutti tornavano a casa: dopo 5 mesi di lontananza, ogniqualvolta ripercorreva la strada de paese, il suo sguardo si levava verso l'alto e, invocando il nome della moglie Rosa, le chiedeva la forza per continuare a vivere. Il racconto, scritto in modo semplice, ha un ritmo narrativo molto calmo: la malinconia e la semplicità del protagonista riflettono l'ambiente sociale nel quale si svolge il romanzo. C'è molto sentimento e tanta voglia di lottare: Cassola descrive poco i luoghi e preferisce dare risalto ai personaggi ed alle loro storie.
"Het kappen van het bos" is een interessante novelle over Guglielmo, een man die probeert geld te verdienen met het kopen en omhakken van een stuk bosgrond, maar eigenlijk vooral hoopt door het harde werk niet meer aan zijn net overleden vrouw te moeten denken. Hij omringt zich bij deze zware klus met vier totaal verschillende figuren, van een oude verhalenverteller tot een jongeman die liever achter de vrouwen aan zou zitten. Er gebeurt weinig, maar dit werkje moet het eigenlijk vooral hebben van de sfeer in het bos en de omschrijvingen van de arbeid. Zeer droog geschreven en verraderlijk eenvoudig.
"'Er is volop tijd om na te denken,' zei de kolenbrander ten slotte. 'Wij kolenbranders doen niets anders dan nadenken.'"
"De jaren die de mooiste van zijn leven hadden geleken, waren alleen maar een voorbode geweest van zijn rampspoed."
"Hij zag zelf vreselijk tegen die dagen op, omdat hij uit ervaring wist dat alleen het werk in staat was zijn kwellende gedachten op afstand te houden."
Het kappen van het bos, een 70-jaar oude Italiaanse novelle, is heel erg mooi in zijn haast ontroerende eenvoud. Carlo Cassola vertelt hoe Guglielmo enkele maanden nadat hij weduwnaar is geworden met een kapploeg naar de Toscaanse Apennijnen trekt om er een perceel hout te gaan kappen waarvan hij de kaprechten kocht. Het ritme van de zinnen en de eenvoud van taal en stijl lijken rechtstreeks afgestemd op het levensritme van de mannen: vijf maanden lang is opstaan, kappen, eten en slapen het enige wat hen te doen staat. Voor Guglielmo is het zware werk een manier om zijn gedachten te verzetten en een vlucht van zijn droeve lot. Cassola weet het leven van de kappers tot dicht bij zijn lezers te brengen in een vlot lezende en mooie novelle. Een eenvoudige wereld, die als het om relaties, leven en lijden gaat, net zo complex is als die van ons allemaal. Schoon en schrijnend in al zijn eenvoud. Guglielmo mag altijd een knuffel komen vragen.
Un romanzo breve e asciutto, ma con un crescendo emotivo che alla fine quasi ci spiazza per la sua intensità. La trama è scarna fino all'essenziale: il taglialegna Guglielmo parte insieme a quattro lavoranti per disboscare una foresta della Maremma, un lavoro duro che li terrà lontani da casa cinque mesi. E' tutto qui, la storia si dipana con un ritmo lento e cadenzato che scandisce le giornate sempre uguali dei nostri protagonisti, alle prese con la fatica e le intemperie; nel caso di Guglielmo, però, il tormento più grande saranno i suoi pensieri: infatti all'inizio ci viene detto quasi di sfuggita che è vedovo da poco, ma andando avanti a leggere scopriamo che questo lutto lo ha segnato in profondità e che la vita quasi ascetica dei boscaioli è in fondo una metafora dell'autore per indicare la solitudine e il senso di isolamento che prova chi ha perso qualcuno che amava. Racconto interessante che affronta un tema abusato come quello della perdita da una prospettiva originale; peccato che sia un po' troppo stringato per lasciare il segno, sia come lunghezza che come stile.
Il ritmo che domina questo racconto (o racconto lungo, per essere più esatti) è lento. Il tempo appare dilatato e rallentato al punto da dare l'impressione che non succeda assolutamente nulla. Se, infatti, dovessimo farne un rapido riassunto, potremmo dire solo che Guglielmo, il protagonista, si reca assieme alla sua squadra di uomini nei dintorni di Massa per portare a termine il taglio di un bosco, da cui conta di ricavare una discreta somma: questi sono i fatti, questo è tutto ciò che accade in termini di eventi materiali.
E così, Cassola ci descrive la vita semplice, quasi ascetica, che questi uomini conducono un giorno dopo l'altro, una vita fatta di risvegli antelucani, di duro lavoro fisico, di pranzi e cene organizzate spartanamente, di interminabili partite a carte, di sporadiche chiacchierate condotte quasi sempre con una ritrosia al limite della scontrosità, di qualche intermezzo giocoso (come nel caso dell'imprevista nevicata o delle sere in cui Francesco dà la stura ad uno dei suoi tanti racconti), ma soprattutto di routine. I mesi passano, ed è lo stesso Cassola che ce ne dà una diretta indicazione, ma se al lettore mancassero tali precisi segnali temporali, non saprebbe probabilmente dire se questi uomini siano restati nella capanna del bosco due settimane, due mesi o due anni.
Ma se il lato "concreto" della vicenda presenta un andamento lineare e persino monotono, il lato psicologico è, al contrario, un continuo, impetuoso crescendo, tanto che darà vita al tratteggio di colei che è, forse, la vera protagonista del racconto, ossia la moglie morta di Guglielmo.
Che egli sia vedovo da pochi mesi, lo apprendiamo quasi subito, nelle prime pagine. Tuttavia, questi iniziali riferimenti alla donna non sembrano essere particolarmente intensi. I ricordi di Guglielmo al riguardo e la sua sosta al cimitero prima di partire si perdono nei mille altri piccoli dettagli che lo scrittore ci narra. Ma, poco a poco, emerge chiaro il dolore insopportabile che la sua perdita ha causato.
Pare quasi di sentirla sulla propria pelle l'angoscia profonda che gli attanaglia lo stomaco, l'ansia che lo spinge a cercare nel lavoro un po' di sollievo o, almeno, qualche momento di oblio. Ma non c'è nulla da fare. Giorno dopo giorno, l'immagine di lei si fa sempre più nitida e, se all'inizio, era forse solo un fantasma, la "brava donna" che accudiva alla sua famiglia, diventa presto un'immagine assai più concreta ed umana. Diventa la donna dalle mani screpolate che lava i panni nell'acqua gelida del lavatoio, la donna che dava un senso ed uno scopo al suo tornare a casa, la sera, la donna che gli ha rivolto poco prima di morire una muta domanda che egli non è riuscito a capire e che ancora lo tormenta, la donna che era il motivo della sua completezza, la donna che solo alla fine, quando Guglielmo si arrenderà alla disperazione che neppure il pensiero delle figlie può arginare, chiamerà finalmente col suo nome:
"Rosa" mormorò. "Rosa," disse ad alta voce. "Rosa, aiutami tu. Rosa, mandami un po' di rassegnazione!"
Non so se qualcuno di voi ha visto il film "The Hours". Ad ogni modo, ad un certo punto, Maryl Streep dice: "Era quella la felicità. Non lo sapevo, ma era quella la felicità". Beh, la felicità di Gugliemo era Rosa.
Racconto magnifico, narrato con maestria ed immenso pudore, poichè il dolore di Guglielmo fu anche il dolore di Cassola. Lo consiglio a tutti.
Een eigenaardig klein boek. Voor wie er als ik zonder precieze verwachtingen aan begint ontvouwt zich een aanvankelijk schijnbaar wat houterig, en later toch pakkend verteld verhaal van een houthakker die het bos in vlucht, het werk in vlucht, omdat hij zijn jonge vrouw verloor.
En dan is het opeens ook weer voorbij. Nog voor de sterren geteld zijn.
Il taglio del bosco è la storia di un gruppo di boscaioli che, lontano da casa, fanno il loro lavoro, vengono raccontati il comportamento diversi dei personaggi.
Un paio di settimane fa è morto Alberto Arbasino, esponente del cosiddetto 'Gruppo 63', autore del romanzo-fiume Fratelli d'Italia e di altri romanzi, saggi ed articoli. La maggior parte degli italiani nemmeno se ne sono accorti. Alcuni giornalisti/opinionisti/critici sì, foss'anche solo per contratto, hanno scritto due o tre righine che poi sono puntualmente rimbalzate qua e là su internet, dove tutti sono diventati improvvisamente specialisti dell'opera di Arbasino e, essendo che era appena morto, hanno diligentemente proceduto alla sua santificazione. Ci sono state però delle voci fuori dal coro, come quella di un mio amico che ha la voce di Enrico Ruggeri, e che ne ha dette peste e corna di Arbasino, che era diventato nelle ultime ore Sant'Arbasino, trasformando quindi il mio amico con la voce di Enrico Ruggeri in un bestemmiatore blasfemo. Di queste blasfemie ne parlo con un altro mio amico, che ha la voce come quella di Elvis Prestely, e che effettivamente si trova d'accordo con le bestemmie dell'altro amico. Entrambi questi miei amici dalle voci così musicali criticano lo sperimentalismo (o pseudo tale) di Arbasino, per il quale il massimo della sperimentazione era farcire i suoi romanzi di polisindeti. Il tutto accompagnato da una critica tutto sommato abbastanza superficiale, se non immotivato, al 'romanzo tradizionale', una cosa di cui molti parlano anche se nessuno, pare, lo abbia mai visto, o letto. In particolare, Arbasino se la prendeva con scrittori di 'romanzi tradizionali' a quanto pare davvero bravi, come Giorgio Bassani e Carlo Cassola, che, poverini, non si meritavano mica gli elenchi di insulti dell'elegantissimo Arbasino.
Io devo ammettere, spudoratamente, che non avevo mai letto né Arbasino, né Bassani, né Cassola. Siccome ho la fortuna di avere amici che hanno letto tutto e di tutto, mi sono fatto consigliare da Elvis Priestley qualcosa di Cassola. E lui mi ha consigliato la raccolta di racconti Il Taglio del Bosco. Spiegandomi, anche, che questi racconti risentono molto dell'influenza del primo James Joyce, quello della gente di Dublino. Prendo dunque l'ultimissima edizione della raccolta (500 e rotti pagine) e mi preparo a leggere storie Joyceane di gente comune fulminata improvvisamente da inaspettate epifanie. Non prima, però, di leggere la lunga prefazione di Manlio Cancogni. Il quale Cancogni ci spiega che i primi quattro racconti della raccolta appartengono al periodo 'subliminare' di Cassola, gli altri al suo periodo più maturo, che è stato anche il più commerciale. Che vorrà mai dire?, mi chiedevo. E l'ho capito subito.
Comincio col primo racconto, Baba: storia di partigiani comunisti e socialisti che preparano la ribellione. E la noia m'assale. Un altro fissato con le storie dei partigiani?, pensavo. Mi sbagliavo. Cassola non racconta il 'mito' dei partigiani. Al contrario: li smitizza. Per certi versi, l'approccio che Cassola ha nei confronti del mito della partigianeria italiana può addirittura essere definito 'tragico'. Nei racconti di Cassola, infatti, i partigiani sono poco più che un gruppo di giovani illusi, e non sempre intelligentissimi. Sotto la sua penna delicata ma implacabile, i partigiani sono essere umani pieni di difetti (e, spesso, pieni di sé).
Ma è con i racconti successivi che comprendo il significato del suo stile 'subliminare'. Lasciato il gruppo di partigiani, Cassola ci trascina in storie quotidiane di massaie o giovane ragazze. Tutto è normale, terribilmente normale. Eppure, sotto quella patina di normalità, di quotidianità, si percepiscono alcune crepe, qualche nota stonata: qualcosa che il nostro occhio vede, ma che la nostra mente non registra esplicitamente. Qualcosa che si fa strada fra le pieghe profonde del nostro inconscio. Poi, d'improvviso, giunge l'epifania Joyceana, come un'angoscia che si infiltra nel petto. Il culmine dello stile 'subliminale' è il racconto che da il titolo alla raccolta, 'Il Taglio del Bosco'. Un gruppo di boscaioli, guidati dal vedovo Guglielmo, vanno a tagliar legno. Si lavora duro, da mattina a sera, poi si mangia, si chiacchiera, si fumano le sigarette, si va a dormire. Il tempo passa, ma nel bosco il tempo sembra un albero agitato dal vento. E Guglielmo lavora, lavora, lavora. Guarda i suoi compagni, dal più giovane al più vecchio, che sembrano tutti più vivi di lui. È un racconto straziante, 'Il Taglio nel Bosco': l'uomo può abbattere alberi secolari, ma certi lutti non si finiscono mai di elaborare.
Poi, però, cominciano gli altri racconti, quelli che in teoria dovrebbero essere più scorrevoli, leggibili, 'commerciali'. E che io, invece, ho trovato davvero noiosi. Torna Baba e tornano i partigiani che parlano di fascismo, comunismo e socialismo. Torna il Baba del primo racconto, più una folla di personaggi spesso poco interessanti. Una marea di nomi che confondono e che si confondono. L'ultimo racconto è una storiella d'amore di un tizio che durante il militare perde la testa per una specie di femme fatale di paese: a me personalmente non fregava nulla, né dell'uno, né dell'altro!
In definitiva, questo mio primo incontro con Cassola non mi ha convinto. Ho ammirato la tecnica di Cassola, ma l'ho trovata troppo esplicita e sfacciata: come sempre, c'è un salto temporale improvviso che scombina le carte in tavola e mostra l'ironia della vita, in cui ogni cosa passa e cambia, e questa cosa, nei racconti di Cassola, c'è sempre, sempre, sempre! Ho apprezzato i primi racconti, quelli della fase 'subliminale', ma non ho urlato al capolavoro. Gli ultimi li ho trovati buoni per le fiction TV. Di questi nove racconti, in definitiva, ne salvo solo tre: 'Il Taglio del Bosco', di cui ho già parlato, ma anche 'Rosa Gagliardi' e 'La Casa di via Valadier'. 'Rosa Gagliardi' è un racconto del 'primo' Cassola, quello della fase 'subliminale', ed è davvero straordinario come uno scrittore così concentrato sul mondo degli uomini sia riuscito a creare un personaggio femminile estremamente complesso e, per certi versi, molto coraggioso. 'La Casa di via Valadier', invece, appartiene al pieno periodo commerciale. Come tutti gli altri racconti di questo periodo, è buono per una fiction TV: si tratta, infatti, di una (condensatissima) saga familiare. Ma almeno la materia del racconto è leggermente più sofisitcata rispetto alle solite storielle di giovani soldati o di partigiani rivoluzionari, con i rapporti fra i vari personaggi meno banali rispetto agli altri racconti.
Leggerò qualcos'altro di Cassola? Continuerò a seguire i consigli del mio amico con la voce di Elvis Priestley? Non so. So solo che Arbasino è morto ed io, invece di leggere lui, come fanno tutti gli internauti che si sentono in dovere di mettersi a lutto per la morte di uno scrittore che devono far finta di conoscere, se no pare brutto, mi sono messo a leggere tutt'altro. Perché, di tutte le mode, preferisco seguire quella di chi non segue nessuna moda.
A volte i libri sono inscidibilmente legati a ricordi ed a periodi particolari della nostra vita. Per me "Il taglio del bosco" rappresenta il "libro del mare" dell'anno in cui andai a trascorrere due settimane di vacanza in quel di Ventimiglia ritornando, come oggi, il giorno dell'alluvione in Valtellina e Valchiavenna, il 18 luglio 1987. In occasione del ventiseiesimo anniversario di quella tragica ricorrenza ho intenzione di rileggermelo.
Het was bijzonder een korte tijd te mogen vertoeven in het bos, en het hart van Guglielmo, hoe donker het er ook was, op beide plekken. En toch schemerde af en toe een beetje licht binnen. Langs een sluier, maar toch. En houtskool zal ik nooit meer met dezelfde ogen bekijken.
This is a review of the Italian-language edition published by Rizzoli (with a brief introduction by Giorgio Bassani).
There are three separate stories included:
"Il taglio del bosco" (a novella of about 85 pages) "Rosa Gagliardi" (about 35 pages) "Le amiche" (about 37 pages)
(It seems there are editions of the work which only feature the titular novella, and some editions which include different supplemental stories. There also appears to be a collection of some 25 stories with this same title.)
Carlo Cassola (1917-1987) may not be terribly well-known here in the US, but I would easily rank him among the top 100 most significant Italian writers of the 20th century. He's also one of my favorites. I've read a few of his many works, including "La ragazza di Bube" (which I also reviewed here), and "Fausto e Anna", "Gisella", and "Il soldato" all of which I read long ago, and will likely reread one day and review here as well.
I like Cassola because he's real. The writing isn't pretentious or super-fancy or highly allegorical — his characters feel real, and they live in a real world and they do real things. He conveys their emotions and human foibles in a realistic way. In short, his stories, at least for me, are highly relatable, and the language is relatively straightforward and enjoyable.
Of the three stories in this volume, "Il taglio del bosco" has been widely reviewed by others, so I don't need to say much. It's a psychological portrait of a man in mourning who uses hard, monotonous work to avoid his depression. The description of the setting and the work rings very true because Cassola himself worked for a time as a "taglialegna" (woodcutter, lumberjack, lumberman). I'm not really sure which is the best translation in this case, because he works out in a distant wood/forest with a group of 4 other men for months at a time, and I'm not sure if that sort of occupation still exists in that way, and if it does, what we'd call it. I'd say lumberjack is pretty close though. Anyway, it's a very low-key but evocative story, full of sadness. A great character portrait not only of the main character (Guglielmo), but also of the other men.
"Rosa Gagliardi" is another wonderful character portrait, this time of the title character, a woman who chose never to marry, instead devoting herself to her sister's family and to her own self. She doesn't seem to mind being alone, and passes up opportunities to marry, even as she approaches middle age.
"Le amiche" is perhaps the saddest of the three stories. (No spoilers.) It's a coming-of-age story about three female friends ("le amiche") who really aren't friends, in my opinion. The word "frenemy" didn't exist back then, but comes closer to describing their relationship. (I'm interpreting the "friends" as being Anna, the main character, and her distant cousin Anita; another argument could be made that the second friend is instead the upstairs "bimba" Franca. Now that I think about it, I guess the title could actually apply to all three of these young woman.) At any rate, the main character, Anna, does indeed demonstrate a rather a mean streak at times.
(from Chapter 11)
"Smetti," disse Franca. "Ma lo sai che sei cattiva? Io l'ho pensato tante volte che il tuo animo dev'essere nero come la pece." [...] "Davvero. Quand'ero piccola, lo pensavo sempre, che tu fossi un mostro di cattiveria." [...] "A volte ci provo piacere a far star male le persone," disse Anna.
(my unofficial loose translation)
"Stop it," said Franca. "You know you're mean, right? Many times I've thought that your soul must be as black as tar." [...] "It's true. When I was little, I always thought that you were a wicked monster." [...] "Sometimes I enjoy making people feel bad," said Anna.
How relatable is that! Mean girls even in 1950s Tuscany! But with few people around of the same age to socialize with, you sort of make friends with those see every day (Anna and Franca), or develop a sort of friendship with semi-distant relatives you see once a year or so (Anna and Anita).
Anyway, an engaging trio of stories. I wouldn't recommend this as the first Cassola book you read (try "La Ragazza di Bube" instead), and these stories are certainly not unforgettable classics of world literature, but they're wonderful little gems that will entertain as they transport you to another time and place.
Deze novelle gaat over Guglielmo, een dertiger en sinds enige maanden weduwnaar. Hij heeft van een landeigenaar het recht gekocht om in de bergen een stuk bos te gaan kappen. Dit moet hout opleveren voor de mijnbouw en om houtskool van te laten maken. Daarom vertrekt hij voor enkele maanden met een vijftal mannen die hij voor het werk inhuurde. Zijn twee dochtertjes laat hij achter bij zij inwonende ongehuwde zus. Guglielmo mist zijn overleden vrouw heel erg. Dat overheerst al zijn gedachten. Maar ook de twee meisjes missen hun mama. En ook hun papa als die zo lang weg gaat. Maar dat raakt de man blijkbaar minder. Of hij kan hun verdriet en gemis niet aan. Deze korte roman, oorspronkelijk geschreven in 1953, die pas onlangs in het Nederlands werd vertaald, kreeg overal positieve recensies waardoor ik er veel van verwachtte. Maar dat viel me wel tegen. Ik vond het alleszins niet getuigen van "diepgaande menselijkheid en subtiele exploratie van de complexiteit van menselijke relaties." Het bos- en berglandschap werd knap geschreven. Maar op de diepere gevoelens van Guglielmo werd niet ingegaan. Dat bleef eerder oppervlakkig. Ik kon zijn verdriet niet aanvoelen. Wel werden er hele bladzijdes gevuld met verhalen en grappen die één van de werklui op de lange avonden vertelde om de tijd te doden. Ik vond het hele boek nogal vlak. Jammer want de Carlo Cassola (1917-1987) leek me wel een interessante man, vocht tegen de Italiaanse fascisten tijdens WO II en was in zijn latere leven begaan met het milieu.
Een klassieke, naturalistische roman, over het rooien van een bos. Een tranche de vie, die de lezer meteen onderdompelt in de wereld van Guglielmo, een recente weduwnaar en vader van twee dochtertjes, die het moeilijk heeft de dood van zijn vrouw onder ogen te zien. Hij heeft een concessie gekocht op het kappen van een bos ergens in de Apennijnen, een klus die hij samen met vier andere houthakkers zal klaren in vijf maanden tijd.
Tot daar het boek. Veel mee dan dat gebeurt er niet, maar Cassola slaagt er weergaloos in om ons mee te trekken in de sfeer van het gebeuren en de onderhuidse, wanhopige poging van Guglielmo om de dood van zijn vrouw te verwerken. Hij schildert het brute leven op de afgezonderde buiten, de stilzwijgende verstandhouding onder de mannen, het verdriet van zijn zus Caterina en de onwennigheid van de dochtertjes Irma en Adriana.
Een korte, semi-autobiografische (zo vertelt de blurb) roman, zeer klassiek in opzet. Het boek dateert van 1950, en het is dan ook zinloos om het inhoudelijk tegen het licht van de hedendaagse moraliteit te houden.
Cassola is a writer depicting the life of ordinary people in Italy of the mid 20th century. This is the first and only book of him I've read so far, but based on this story I imagine his work would be a major source of inspiration for Italian neorealist movie makers.
It tells the story of a countryside man with 2 daughters whose wife recently passed away after an poorly diagnosed illness. He goes on to cut a batch of trees with a number of comrades (under his command), in large part to forget his sadness at the departure of his wife. But when he returns after more than 5 months in the woods, he still hasn't gotten over the tragedy.
The story, scenes and language don't display any remarkable features other than the harsh conditions of the life as a woodcutter and the few professional options in life back then and there, in addition to the feelings of the poor man. No frills. In that sense I consider it an okay (and quick) read, but nothing in the way of insight or catharsis staying with me for a long time in the future.
Questa opera, dal taglio lirico, riassume la vicenda introspettiva del protagonista che tenta di elaborare il lutto attraverso il taglio di una sezione di un bosco nei pressi di Pomarance. La descrizione del lavoro dei boscaioli deriva dalla vicenda autobiografica di Cassola stesso, che ha spesso trascorso i mesi estivi nella Maremma toscana. L'ambiente è uno dei protagonisti di questa opera, con i suoi ritmi lenti e quasi sospesi. Il tempo sembra non scorrere, immerso in una fissità di riti che risulta quasi statico. Ad essa si contrappone il tempo del protagonista, il suo dolore e le sue inquietudini. Il ritmo è lento, sospeso, tanto che sembra dilatare la narrazione in modo inversamente proporzionale al numero delle pagine. Un libro sorprendente, sotto ogni punto di vista.
Le giornate dei boscaioli si susseguono una dopo l'altra senza diversivi, lente e faticose, nella rude semplicità che immergersi nella natura richiede. E dietro alle piante, al freddo, alla pioggia che filtra dal tetto e all'azzurro del cielo del mattino si celano i pensieri dell'uomo e la speranza di vita disillusa del protagonista.
Una storia semplice, quasi noiosa, breve. Eppure tratteggiata benissimo, con una nitida psicologia di ogni personaggio, una precisa descrizione del lavoro e delle sue poche novità quotidiane, un'elaborazione del lutto che guarda il "cielo nero senza una stella": un racconto che fa sentire i luoghi, fa sentire gli odori, commuove.
Zijn geluk was leugenachtig geweest, een geluk gebaseerd op onwetendheid en bedrog. De jaren die de mooiste van zijn leven hadden geleken, waren alleen maar een voorbode geweest van zijn rampspoed.
Van een roman waarvan na meer dan 70 jaar nog nieuwe vertaalde drukken verschijnen, en al zeker als het met zo'n mooie cover is, verwacht ik veel. Het kappen van het bos is kort maar had even tijd nodig om me te overtuigen van zijn literaire waarde—dit is bepaald niet het niveau van Pirandello of Calvino. Maar ik vergelijk uit gebrek aan een breder referentiekader met de verkeerde auteurs. Want het boekje van Carlo Cassola heeft me alsnog overtuigd! Het verhaal is uiteindelijk een mooie, waardevolle en subtiele uitdieping van rouw.
داستان خیلی بیشیله پیلهای به نظر میاد پر از آدمهایی که هر کدوم دغدغههای خودشون رو دارن و فکر میکنن دغدغهی خودشون بزرگترین و مهمترین دغدغهی دنیاست. در طول خوندن کتاب همهاش منتظر اون اتفاق مهم و خاصی بودم که نتیجهی داستان رو رقم میزنه ولی انگار اون اتفاق حتی قبل از شروع داستان افتاده و تموم شده و الآن فقط داریم نتیجه و عواقبش رو میبینیم. داستان تا حدودی ملالتبار هست اما کندخوان نیست و میشه در یک نشست هم تمومش کرد به شرط این که باعث نشه خود خواننده غرق در بدبختیهاش بشه. ترجمه نشر نو خیلی عجیب بود. نمیدونم یه سری از چیزهایی که اشتباه به نظر میرسیدن عمدی بودن یا واقعا از دستشون در رفته بود ولی کم نبودن همچین موارد نگارشی.
3.5*. Een fijn en precies geschreven verhaal over het rauwe leven van Italiaanse houthakkers. Lichter en minder hard dan de Amerikaanse houtkap verhalen (die ik graag lees), maar daardoor sfeervol en menselijker, met meer mededogen geschreven. Een verhaal waarin verder niks van belang gebeurd, een verhaal waarbij je gewoon meeleeft met de dagelijksheid van de houthakkers. Maar ondertussen kruipt het verdriet, de hopeloosheid en machteloosheid van de hoofdpersoon onder je huid.
Come un cortometraggio neorealista Cassola restituisce uno squarcio di mondo, un mestiere e un modo di vivere che non esistono più: la vita del taglialegna nella Toscana tra le due Guerre Mondiali. Tuttavia l'umanità del sentimento del lutto resta universale, la ricerca della solitudine nella sofferenza e la difficoltà di trasformare il dolore. Anche i personaggi minori, seppure accennati, restano ritratti come da un pittore macchiaiolo.
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Ogni tanto bisogna tornare ai classici e al nostro passato e dunque ho ripreso Carlo Cassola che ho tanto amato in gioventù. E mi sono ricordata perché. Una scrittura bellissima, limpida, chiara, un romanzo breve, intenso, perfetto. La trama è semplice, un uomo resta vedovo e si butta nel lavoro di boscaiolo per non affrontare il dolore. Pochi personaggi ben delineati, dialoghi reali, lo sfondo di una Natura dolorosa ma che dà lavoro. Una carezza.