A vent'anni dal G8 di Genova, dai gravi fatti che hanno offuscato il summit e che lo hanno reso - questi sì - una svolta definitiva nella Storia d'Italia, Giovanni Mari, giornalista genovese e testimone, ripercorre i vari fallimenti che hanno connotato quell'esperienza, rendendola unica e irreversibile: il fallimento degli otto Grandi, del governo italiano, dell'intelligence, delle forze dell'ordine, della politica italiana tutta, e poi ancora della magistratura, dei mass media e, infine, anche del movimento noglobal. Una sconfitta che pesa su tutti. Questo libro è un sincero e amaro giudizio di valore che, a distanza, parla del bisogno di una dolorosa rielaborazione che conduca passo passo a una verità difficile. Il contributo di Mari getta una luce diversa sulla lettura di quel terribile snodo che ha verosimilmente segnato la rappresentanza politica e le dinamiche di piazza di questo Paese nel nuovo Millennio.
Nel 2001 ero un’adolescente antisistema e socialmente attiva. Per me e per molti altri, Genova ha rappresentato un traguardo atteso e sperato, il giro di boa dal quale si credeva che potesse essere poi tutto un po’ in discesa. Non è stato così. E stato, come ben racconta il libro, un fallimento, sotto ogni punto di vista. Ed è stato anche la disgregazione di molti gruppi, che dopo Carlo, dopo la Diaz, dopo Bolzaneto, hanno perso entusiamo e credo politico. Non è tutto perduto però, perché in fondo, avevamo ragione noi, su ogni punto, più che mai attuale ancora oggi. La lucha sigue.
Giovanni Mari ha tenuto dentro per vent'anni quello che ha visto e provato durante i giorni del G8 di Genova, mentre era per le strade come inviato. Quando è finalmente riuscito a mettere su carta i suoi pensieri ne è scaturita un'analisi lucidq e puntuale dei tanti errori che hanno portato al terribile fallimento di quei giorni. Mari inchioda tutti alle proprie responsabilità, anche chi purtroppo non ha mai pagato per quella macelleria sociale - in particolare la politica e gli alti vertici delle forze dell'ordine. Ma non risparmia nemmeno il movimento, incapace di gestire i giorni precedenti la manifestazione e soprattutto di essersi sciolto come neve al sole in quelli successivi. Quel G8 ha segnato la fine di una generazione e di un'attivismo che, a distanza di vent'anni, avrebbe ancora più motivo di esistere.
Un'analisi curata nei particolari da chi a Genova c'era e ha vissuto quei giorni da genovese e da attento osservatore da ogni fronte. Un unico comun denominatore è la leggerezza con cui è stato preparato il G8 in una città affascinante e difficile da gestire. I precedenti nel mondo e a Napoli non sono bastati a far comprendere le difficoltà o forse semplicemente si è voluto ignorare il problema dall'alto con l'arroganza da primi della classe. Un'analisi dei fallimenti della politica, delle istituzioni, delle forze dell'ordine, dei servizi segreti, dei media, della magistratura, del movimento stesso dei no global. E a farne le spese una città, Genova e i genovesi, chi presente in prima linea senza essere stato addestrato a dovere, improvvisazione indegna e non accettabile. Una ferita ancora aperta dopo vent'anni.
Un documento intelligente ed utile, come sono spesso le pubblicazioni di People. Sono trascorsi 20 anni dal G8 di Genova, ma per quanto le osservazioni che Mari mette in fila si avvantaggino del distacco che non può avere il cronista, il testo non raggiunge la profondità di una analisi storica.
Accuratissima ricostruzione dei fatti del G8 di Genova del 2001 nonostante le poche pagine. La perfezione è ottenuta anche e soprattutto dal fatto che Mari non prende assolutamente nessuna posizione. Tutti vengono messi sotto la lente di ingrandimento e vengono analizzate le colpe di ogni partecipante alla tragedia evento. Consigliatissimo per chiunque voglia approfondire l'argomento senza influenze e campanilismi.