Nel 1954 uscì, scandalosamente, « Bonjour, Tristesse” di Françoise Sagan: Simenon lo avrà tenuto presente, o semplicemente respirava la stessa aria? Nello stesso anno usciva infatti questa inchiesta di Maigret, anch’essa basata sull’inquietudine di ragazze adolescenti che cercavano di mandare alle ortiche i ruoli patriarcali, con molto anticipo rispetto alle coetanee da questo lato delle Alpi (in quell’anno in Italia esordivano Pasolini con “Ragazzi di vita” e Testori con “Il dio di Roserio”: grandi autori ma decisamente poco interessati alle tematiche femminili).
L’inchiesta nasce dal ritrovamento di una ragazza, uccisa con un colpo in testa, in una piazza vicina a Pigalle. Maigret avvia un’inchiesta quasi per caso e in concorrenza con il povero Lognon, detto “l’inspecteur Malgracieux” (e anche Malchanceux) territorialmente competente, una specie di Giobbe che vive per soffrire, o di Vil Coyote che più si ingegna e più fallisce.. come sempre Lognon sgobberà tantissimo (qui gli toccherà anche un viaggio in treno Parigi-Bruxelles all’alba, solo per sentirsi richiamare indietro dal Quai des Orfèvres appena arrivato.. spero che almeno abbia potuto mettere il viaggio in nota spese!), troverà informazioni preziose per l’inchiesta, ma resterà ignoto, così come non potrà mai aspirare a una promozione (anche perchè gli mancano gli studii di base: ma dov’è la meritocrazia?).
Se le indagini si svolgono su questo tono umoristico, la realtà che trapela nello sfondo è ben diversa: un mondo di solitudini femminili che cercano compensazione anche sfruttando giovani altrettanto sole e in difficoltà: dalla signorina Irène, ex maitresse e modista, con la sua giovanissima “schiava”, alla vedova Crémieux, affittacamere, che pretende dalle sue inquiline almeno serate di gioco delle carte.. forse se la passa un po’ meglio Rose, la servetta normanna dei suoi dirimpettai, una famiglia borghese con bambini; ma anche la signorina Poré, zia nubile di Jeanine, l’amica da cui la vittima era stata ospitata nei suoi primi mesi a Parigi senza un quattrino, non è un bell’esempio di umanità: pronta a cacciare di casa le due ragazze non appena si mostrano esuberanti.
Come spesso nel mondo di Maigret, chi non ha la fortuna di essere al sicuro nel mondo borghese si trova tra i lupi: e allora o è un lupo lui stesso, come Jeanine, la rossa dai bei seni, che arriva a sposare un erede industriale milanese (ma “non vorrei passare per dove è passata lei”, commenta acida zia Poré); o vivrà ignorato da tutti solo per finire accoppato con casuale indifferenza, come la povera Louise, vergine dopo due anni di vita a Pigalle nonostante l’aspetto da attrice..
Lo scioglimento dell’inchiesta è buono: serve solo a concludere la trama, senza aggiungere all’atmosfera prevalente, però è un perfetto esempio del “metodo Maigret”, opposto a quello anglosassone di Conan Doyle e Christie: senza nessuna prova concreta, ma forte della sua immedesimazione psicologica con la vittima, arriva a ribaltare il racconto di un testimone chiave e capire che è uno degli assassini.