515 d.C. Il regnum Italiae è sotto il controllo del goto Teodorico e solo Vaèl, la terra dei salvanes, ancora resiste all’invasore. Quando la spietata Amala riesce a guidare l’esercito gotico oltre le sue porte e a sottomettere la popolazione, il giovane Dola viene incolpato dell’accaduto.Di aspetto umano, ma cresciuto a Vaèl, lui è disposto a tutto pur di dimostrare di essere ancora degno del Nesso, il sacro legame che unisce le anime dei salvanes. Anche a imbarcarsi in un’impresa suicida.La sua occasione arriva grazie a Ilde, l’altezzosa, fragile figlia del Re, che per egoismo ha perso l’unica arma in grado di proteggere il regno e ora deve ritrovarla per diventare la regina di cui i salvanes hanno bisogno. Amala è però sulle loro tracce, e minaccia di sventare il loro piano. Riusciranno i due a lasciarsi alle spalle l’inimicizia che da sempre li separa, per amore della loro patria?Tra alleanze e tradimenti, prende vita un’avventura che intreccia la storia alle antiche leggende delle Dolomiti.
Sara Simoni è nata in Trentino-Alto Adige nel 1992 e vive da sempre in Lombardia. Si è laureata con lode in Scienze dell’Antichità presso l’Università degli Studi di Milano e in Scienze e Tecniche della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Dal 2010 al 2015 ha frequentato i corsi di scrittura creativa di Raul Montanari a Milano. Ha pubblicato il primo romanzo, “Angeli artificiali”, nel 2010 per i tipi di Macchione editore (Varese), mentre nel 2014 è uscito per Giunti editore l’ebook “L’innocenza del serpente”, entrambi di genere noir. Ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari. Tra questi, nel 2011 e nel 2014 è stata tra i semifinalisti del Premio Campiello Giovani, nel 2014 ha vinto il Premio Chiara Giovani e nel 2015 e nel 2016 si è classificata terza al concorso di narrativa fantastica Pagine Folk. Alcuni suoi racconti si possono leggere in riviste e antologie: nel 2015 il suo racconto “Mal di stelle” è stato pubblicato sulla celebre rivista Linus, per Baldini&Castoldi. Benché si sia dedicata spesso ad altri generi, la letteratura fantasy è il suo primo amore. E, come si suol dire, il primo amore non si scorda mai.
Quando trovo qualcosa di ben scritto con un perfetto mostrato, ambientato in un'Italia ignorata dai libri di storia, ispirato alle leggende nostrane delle Dolomiti e reso unico da un sistema magico basato sull'empatia e da creature nuove come i Salvanes... semplicemente sono felice. E succede che divoro il romanzo in questione in meno di una settimana (cosa che mi accade solo poche volte l'anno e con alcuni libri eletti), mi innamoro di tutti e tre i personaggi (altro fatto inusuale) e rimango incantata dal risvolto oscuro che la trama finisce per prendere. In sintesi, Dolomites non solo è un'eccellente prova dal punto di vista tecnico e di ideazione, ma è stata anche una bellissima esperienza di lettura per una persona super puntigliosa, che finisce per razionalizzare ogni aspetto di ciò che legge. Mentre stavolta mi sono fatta trascinare nella lettura, ed è stato fantastico così.
Preparatevi a scoprire un’ambientazione incredibile! Tramonti e giardini fioriti tra i picchi delle nostre Dolomiti…
Dolomites – Cuore di Rovi, ha un cast di personaggi incredibili!
Una principessa tanto tenera e carina…
che si fa un po’ troppe menate…
Un tizio che è tipo il protagonista, che si fa altrettante menate…
Un bel po’ di Goti che creano problemi…
E una guerriera che spacca tantissimi culi ma proprio fortissimo che manco v’immaginate
E per buona misura aggiungiamoci anche una spruzzatina di personaggi fighissimi extra perché Dola è troppo brontolone!
Ho adorato il sistema magico: la sintonia con la natura creata dal Nesso rende ogni descrizione così viva che puoi sentire odori e sapori come se fossi lì!
Ma soprattutto, raga, sta gente cavalca…
No aspetta, volevo dire…
LINCI DA GUERRA!
Beh, questa ship tra Ilde e Dola porterà da qualche parte alla fine? Wink wink
Molto bella l'idea di una rivisitazione in chiave fantasy delle vecchie leggende, con una tinta di storico (più o meno) qua e là. Purtroppo la vicenda dei personaggi principali non mi ha convinto molto... Un po' troppo raffazzonato e in qualche modo "frettoloso". Gli ingredienti c'erano, forse bisognava prendersi più tempo...
Ho trovato l’inizio del libro molto macchinoso, soprattutto nei rapporti fra i personaggi, i quali sembrano forzati ed esagerati, specialmente per un popolo che in teoria può percepire le emozioni gli uni degli altri.
Ilde all’inizio è il prototipo della ragazzina viziata senza talento che se la prende con chi invece ne ha, cercando di sminuirlo per sentirsi meglio. Dola invece è il nostro pucciosissimo protagonista che non ha un solo atomo di cattiveria in corpo e noi vorremmo prendere a schiaffi tutti quelli che lo offendono/accusano/puniscono per nessunissima ragione (razzismo)! Soprattutto Ilde…
Interessante è questa razza dei silvanes: isolati, simili agli alberi nel corpo ma non nei sentimenti, uniti in un Nesso tramite il quale condividono emozioni originato dalla Rajetta, il cuore di un gigante morto anni addietro…
Man mano che si va avanti, i personaggi cambiano ma ho continuato a percepire una meccanicità di fondo: la trama è la cosa più importante i personaggi devono adattarsi ad essa, nonostante non siano maturati a tal punto, nonostante non abbiano quel tipo di inclinazione ecc. Per esempio: di una donna schiava da appena qualche giorno viene detto che “ormai era troppo condizionata”… cioè, sono passati un paio di giorni dalla distruzione della tua civiltà, capisco il trauma ma quella è la tua principessa! Poi la formazione del gruppo di “eroi”: è troppo frettolosa, non si ha la sensazione che si crei quella “famiglia di guerra” di cui si parla…
Anche nella trama ho riscontrato alcuni buchi. Rimangono infatti alcune domande senza risposta: perché proprio adesso i goti cercano con tutte le forze di conquistare i silvanes? E perché i romani, nella loro mania di controllo, non hanno mai pensato di conquistarli?
Mi sembra semplicistico il modo in cui sono stati trattati i silvanes e il loro rapporto con gli umani (se davvero esistesse una razza simile con poteri magici, davvero si preoccuperebbero delle relazioni tra goti e romani?).
Forse sto facendo troppo la pignola, perché alla fine il libro mi è piaciuto: è stata una lettura di intrattenimento leggera e piacevole con un’ambientazione originale e un sistema magico interessante.
Peccato perché avrebbe potuto essere un piccolo gioiellino made in Italy.
Yes! Il fantasy italiano si conferma grandioso nelle sapienti mani di Sara Simoni. Dolomites è scritto in maniera eccellente, ci immerge in 3 pov interessanti e ci delizia con una trama ben congegnata. La struttura del romanzo è solida, la trama ci traina nella lettura e non ci risparmia svolte sapientemente intrecciate con la personalità dei personaggi. Ho amato Ilde, soprattutto ciò che prova e ciò che diventa dalla terza parte in poi. E Spina. Come si fa a non amare personaggi come Spina? Sara, daccene ancora!
Non leggo fantasy italiani molto spesso, mi ci sto avvicinando poco a poco; questo è uno di quei libri che mi fa desiderare fanart che purtroppo non esistono 🥲 Mi è piaciuta l'ambientazione, il worldbuilding un po' storico, un po' leggendario, un po' fantasy; ho apprezzato i vari POV e i personaggi protagonisti e lo stile di scrittura semplice ma niente affatto banale. L'unica vera pecca per quel che mi riguarda è l'ultima parte del romanzo, quella relativa al finale: il modo in cui ci si arriva sembra un filo rushato. C'è un po' di disequilibrio tra le parti del romanzo precedenti piú lunghe e l'ultima, che sembra troppo corta rispetto alle altre. Ma per Wotan, ne vorrei ancora!
Premetto che questo libro ha tutte le potenzialità per ricevere 5 stelle da una lettrice o un lettore che venga coinvolto dal suo contenuto, non penso dunque che il suo alto punteggio medio sia immeritato.
Il voto di 3/5 nasce dalla mia difficoltà nel costruire l'empatia con i personaggi e, di conseguenza, ciò ha prodotto una lettura lenta che non riusciva ad andare oltre alcuni aspetti del romanzo, tecnici e non, che non mi sono piaciuti e che di seguito argomento (ovviamente va letto come il mio punto di vista personale, non c'è bisogno di sottolinearlo a ogni paragrafo).
- Punti di Vista 2/5: gestire 3 PdV è un'impresa ardua e si rischia di ottenere tre voci simili. L'autrice è stata brava a caratterizzarle, ma la suddivisione degli spazi non lascia il tempo di adattarsi al PdV di un personaggio che subito viene cambiato. Per quanto riguarda Amala, il terzo PdV, le pagine a lei dedicate (nella prima parte del secondo atto sono circa il 10%) fanno apparire quasi superflua la sua storia, che invece si risolleva sul finale e per questo avrebbe meritato più spazio e approfondimento nella parte centrale del romanzo. Rimane il dubbio se la storia possa reggersi comunque in piedi senza Amala, rendendola di fatto un plus, non necessario.
- Trama 4/5: mentirei se dicessi che lo sviluppo di Ilde e Dola non esistesse, ma nel frattempo la conclusione non rispecchia la posta in gioco iniziale, soprattutto per Ilde, che finisce per accontentarsi di un amore che, per quanto bello, non assomiglia alla sua autorealizzazione (diventare regina e salvare il regno). Sì potrebbe dire che ha avuto un finale tragico, eppure così non sembra dalla sua reazione. Dola cerca fin da subito l'appartenenza a qualcosa o qualcuno e la trova in Ilde, ciò rende coerente il suo sviluppo. Per quanto riguarda Amala, come ho detto, avrebbe meritato più spazio per chiarire meglio il suo viaggio, di cui invece il finale è chiaro.
- Termini Latini e tecnici 1/5: il testo abbonda di termini come spatha, taberna, hasta, insula, urbe, ecc... Non critico ovviamente chi li apprezza, ma per quanto mi riguarda sono un vero e proprio errore per il semplice fatto che sono tutti nomi comuni di cose, termini generici che, così come strada, albero, mano e ogni altra parola del testo, devono essere scritti nella lingua in cui è scritto il testo. Nomi di città o di persone, in generale nomi propri e particolari, vanno resi nella lingua del contesto. In ogni caso, i Goti e soprattutto i Salvanes non parlano latino, non hanno quindi alcuna ragione per utilizzare quelle parole. Questo aspetto è l'unico che mi sento di presentare come oggettivo, ciò non significa che non possa essere apprezzato o ignorato da chi si innamora del libro.
- Gli Alberi 3/5: l'idea di classificare gli alberi con nomi diversi (della saggezza, della forza, della lungimiranza, ...) non è solo molto bella, ma permette di entrare e rispettare il punto di vista dei Salvanes rendendoli originali. Purtroppo, a ognuno di questi nomi manca una piccola descrizione che possa collegare a qualcosa di noto alla lettrice o al lettore, facendo sì che un albero della forza rimanga una semplice etichetta per un albero qualsiasi. Sarebbe bastata qualche parola sulle foglie o sulla corteccia per creare un'immagine più vivida a cui associare ognuno di questi nuovi nomi per gli alberi.
Giudizio finale 2.5/5 (media): non posso dire che il libro mi sia piaciuto, ma nemmeno sconsigliarne la lettura. Come ho scritto sopra, ha tutto il potenziale per piacere così come anche aspetti che possano infastidire. In ogni caso, continuerò a comprare e sostenere i lavori dell'autrice di cui ho apprezzato invece la duologia di Ys. Anche per questo preferisco rendere il 2.5 in 3 anziché 2.
"Smettila di parlare così. E' il cuore di Rajes, l'ultimo gigante. Quando anche la sua anima morì, lui consacrò se stesso a questa terra. Le sue ossa divennero i monti che circondano Vaèl e il suo cuore divenne il fulcro del Nesso. E' un cuore di pietra antica e bisogna dimostrarsi altrettanto puri per dominarlo."
Buongiorno amici lettori, come state?! Spero al meglio e che questa nuova recensione, più che la recensione, questo romanzo possa allietarvi. Ho avuto il grosso privilegio e responsabilità di aprire il Review Tour (vi invito a seguire le prossime tappe che trovate nel banner a piè pagina) . Prima di arrivare al romanzo vorrei ringraziare Sara e AcheronBooks per la fiducia dimostratomi "selezionandomi" per la lettura in anteprima di questa MERAVIGLIA che mi ha trasportato, incantato e riempito il cuore con leggende dolomitiche. Si, perchè la peculiarità e innovazione di questo Historical Fantasy sono leggende, il folklore e la storia delle Dolomiti. E' evidente lo studio, il lavoro e la passione che Sara ha inserito in questo romanzo e la creazione di un popolo (Salvanes) con una sua particolare caratteristica (legame con il Nesso). Questa combinazione tra fantastico è storico è uno dei grossi punti di forza della storia. Non ho intenzione di rovinarvi nulla su quella che è la trama; due regni in conflitto da molto tempo. Da una parte troviamo Ravenna sotto il controllo di Teodorico che vuole distruggere e conquistare una volta per tutte Vaèl che resiste ancora al dominio dell'impero. Paradiso tra le montagne, abitato dai Salvanes, legati tra loro dal Nesso, un potentissimo legame che hanno e condividono con flora e fauna per salvaguardare l'ultimo baluardo inviolato dagli umani. Il popolo dei salvanes sta radunando il proprio esercito per cercare di giocare d'anticipo sui goti, salvaguardare il regno di Vaèl e tutto il popolo. Ognuno, chi per amore del popolo, chi per amore del regno o chi per trovare il proprio posto nel mondo prende la propria scelta. Come ogni scelta ci saranno delle conseguenze, anche molto gravi. I nostri protagonisti saranno in grado di affrontare le proprie scelte, di riscattarsi e abbracciare la propria identità e di scoprire il proprio posto nel grande disegno a tutti riservato?! Non vi resta che leggere questo incredibile romanzo per poterlo scoprire; Un'avventura epica che tra amore, magia e battaglie ti terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina! Lo stile di scrittura di Sara, che ho già molto apprezzato nella dilogia di Ys, è davvero migliorato e maturato. Questo è u romanzo epico, quindi anche il target è sicuramente cambiato così come i termini (a volte "sporchi") e le tematiche. Le descrizioni sono sempre molto attente, mai prolisse e decisamente realistiche (mentre leggevo al mare mi sembrava di trovarmi tra il fresco delle Dolomiti, impressionante). Grazie a questo dono di Sara le ambientazioni le ho sempre trovate mozzafiato e di conseguenza anche il ritmo delle lettura è stato super scorrevole e fluido. Complimenti, complimenti e ancora complimentiiiiiiiiiiiii. Arriviamo ai nostri personaggi principali; Dola, Ilde e Amala. Dola, in assoluto il mio preferito, ha amato la sua caratterizzazione. Un finto duro, ma dal cuore buono, un umano "ammesso" ad usufruire del Nesso. Ilde principessa salvan di Vaèl, refiosetta all'inizio, ma anche lei s'è rivelata un bellissimo personaggio e con il legame che svilupperà col Nesso, in grado di compiere cose strepitose e spaventose (si, come dicevo ho tralasciato il dilungarmi nella trama, ma accipichia la signorina). Infine abbiamo Amala nobile dei goti, con la quale ho avuto problemi di sintonia principalmente legati al carattere, ma ribadisco.....leggendo le cose cambiano! Ah, quasi dimenticavo, la narrazione avviene tramite i PoV dei tre protagonisti principali; inizialmente con l'introduzione della storia, protagonisti e vicende saranno separati, ma proseguendo con la storia i punti di vista andranno a convergersi e prendere un filone unico (anche se i capitoli resteranno divisi in PoV). Arriviamo ad una delle mie parti preferite che sono il popolo, i SALVANES, pura invenzione di Sara che sono a dir poco stupendi e anch'essi caratterizzati davvero molto bene, ho una mia idea sul cosa possono assomigliare, ma preferisco tenerla per me (ne parleremo). Ultimo, ma non ultimo, lo stile magico o meglio la magia. Il Nesso, qui Sara ha fatto un capolavoro, mi è piaciuta tantissimo, vorrei averlo pure io questo legameeeeeeeeeee. Vi ho già anticipato essere un legame con piante ed animali, ma anche qui preferisco lasciare a voi il piacere di scoprire questo potere, avremo modo di parlarne! Inutile dirlo, sono contentissimo di aver letto questo romanzo e sono PIENAMENTE soddisfatto! Sara ti sei superata e non posso che consigliare questo romanzo, sapevo mi sarebbe piaciuto dalla quarta di copertina e dalle stories su Instagram, sincero..... non ti arrabbiare... non mi sarei aspettato di innamorarmi così tanto di questo romanzo! Ancora grazia, grazie e grazieeeeeeee. Consigliato agli amanti dell'Historical Fantasy, agli amanti dell'azione, delle storie passionali, ricche di tradimenti e appunto agli amanti della storia e perchè no, delle SPLENDIDE Dolomiti. Grazie.
Purtroppo non mi ha convinto anche se prometteva bene.
Inizio da ciò che non mi è piaciuto: Scrittura molto semplice che farebbe pensare a Fantasy per ragazzini se non ci fosse la componente di violenza. Sviluppi di trama che non ho capito, nello specifico le motivazioni che hanno portato Luja a fare ciò che ha fatto (cercando di non fare spoiler) su cui poi si basa tutto lo sviluppo della trama da una certa in poi. La descrizione delle emozioni: ho sentito come mi venissero imposte come un dogma senza farmici arrivare da solo con la descrizione delle loro azioni. L'unico accompagnamento alle emozioni che ho trovato è "serrava la mascella", "nodo alla gola".
Cosa mi è piaciuto: La storia è bella, ha grande potenziale. Il finale, ma non finale finale, diciamo il pre-finale dove è ben descritta la potenza di Ilde e del nesso e viene raccontato bene.
Concludendo consiglio questo libro. Sì perché magari ciò che a me ha disturbato o non mi è piaciuto magari altri lettori non lo notano o sono più tolleranti. Lo consiglio perché la storia è bella e la scrittrice promettente, anche se ancora deve migliorare sulle descrizioni per me, soprattutto delle emozioni dei personaggi.
Non posso dare più di 3 stelle però perché non è un libro che mi ha convinto appieno.
[...] Dolomites. Cuore di rovi è un historical fantasy con tutte le carte in regola per conquistare il lettore. Sara Simoni ha fatto un lavoro meticoloso nel ricostruire un periodo storico il più veritiero possibile, ma dandogli anche delle connotazioni fantastiche che hanno giocato un ruolo fondamentale in tutta la storia. Un lavoro altrettanto attento e interessante l’ha fatto con i protagonisti, Dola, Ilde e Amala, di cui ci regala tre pov differenti e ugualmente impeccabili. Dola è il guerriero umano che umano non si è mai sentito. Cresciuto in mezzo ai salvanes, con il Nesso a scorrergli nelle vene, ha sempre pensato di essere parte di quel popolo che lo ha preso con sé. Almeno fino a quando non viene tradito proprio da coloro che riteneva la sua famiglia. Da quel momento in poi non saprà più chi è davvero, ma solo ciò che vuole e con quell’unico pensiero riuscirà a tirare avanti e ad affrontare tutte le sfide che si presenteranno. Ilde è la principessa dei salvanes, colei che per lungo tempo è stata preparata a diventarne la regina ma che non è sicura di voler compiere il sacrificio richiesto per esserlo. Ecco perché si ritrova a scappare, a voltare le spalle, a fare scelte codarde, qualunque cosa pur di non dover affrontare il proprio destino, le proprie responsabilità. Ma anche per lei giungerà il momento di riflettere su chi è davvero, di capire che scappando non aiuterà la sua gente. Il percorso che fa Ilde è, forse, quello che mi ha colpito maggiormente, quello che spicca con più chiarezza. È anche vero che nulla sarebbe possibile se non avesse al fianco Dola a spronarla, a credere in lei, a infonderle coraggio. A salvarla persino da se stessa. Questi due mi hanno fatto parecchio battere il cuore, ve lo dico. Anche quel ricordo di loro da piccoli l’ho trovato di una dolcezza disarmante. Non aggiungo altro, ma venitemi a cercare quando leggerete e fatemi sapere se anche a voi è scoppiato un po' il cuore.
Infine, abbiamo Amala, guerriera inarrestabile con un sogno di pace. Lei desidera che la guerra finisca, che goti e latini si alleino, desidera un regno unificato. Vaèl è l’ultimo regno da conquistare, poi tornerà a Ravenna per sposarsi, metterà via la spatha e farà una vita da nobile. Ma ciò che vuole lei non è lo stesso che suo padre vuole per lei. Ancora immersa nella guerra, ancora lontana da casa, Amala si ritroverà a provare sulla sua stessa pelle ciò che prova il nemico abbattuto. La loro “maledizione” diventerà la sua, e sarà costretta a vedere le cose in modo diverso, giungendo alla consapevolezza che il suo sogno non è che un sogno irrealizzabile, che la sua forza e il suo coraggio non necessariamente saranno apprezzati perché è pur sempre una donna e che, fondamentalmente, è più sola di quanto abbia mai immaginato. Sono personaggi a tutto tondo quelli che ci regala l’autrice, personaggi che impariamo a conoscere in un modo, ma che, alla fine del romanzo, troveremo cambiati. Ognuno affronta un percorso diverso, desideroso di realizzare qualcosa, per poi ritrovarsi a scendere a patti con la realtà, a confrontarsi con rischi, incertezze e prove dolorose che li muteranno nel profondo. È stato bello assistere a queste evoluzioni che l’autrice non ha mancato di accompagnare a colpi di scena di ogni tipo. Non viene dato un attimo di tregua, la storia scorre vivida davanti agli occhi, sostenuta da uno stile sempre incantevole e da immagini stupende, quasi filmiche. Mi ha stupito il salto di qualità fatto dall’autrice, che lascia un’impronta più matura stavolta, più impressionante. Dolomites. Cuore di rovi è uno di quei romanzi che non si può fare a meno di apprezzare e amare. Protagonisti sorprendenti, battaglie, imprevisti, tradimenti, c’è davvero di tutto, comprese tematiche che portano a riflettere sulla diversità, sull'accettazione di sé e del prossimo. Ho molto amato anche i personaggi secondari del romanzo, non potrei non citare tra tutti Spina, che sembra incarnare alla perfezione il suo nome, perché è proprio una piccola spina nel fianco. In generale mi sono piaciuti tutti e ho gradito come l'autrice abbia caratterizzato ognuno, rendendoli molto reali anche tramite piccoli vizi, debolezze, imperfezioni. Nonostante sia un autoconclusivo, in Dolomites si racchiude una storia completa e soddisfacente sotto tutti i punti di vista. Sono davvero contenta di aver letto questo romanzo, mi ha dato la conferma che in Italia il fantasy c'è chi lo sa scrivere e anche bene, ma soprattutto, ha saputo portare una nota di novità in un panorama troppo rivolto al folklore estero, quando invece quello nostrano ha da offrire spunti non da meno. Vi consiglio vivamente di leggere Dolomites. Cuore di rovi, penso sia uno dei romanzi più interessanti e incredibili di questo 2021 e non sapete cosa vi perdete se non lo leggete :P
Leggende dolomitiche, ambientazioni storiche, magia,... "Dolomites - Cuore di Rovi" è davvero un piccolo scrigno che racchiude tesori inimmaginabili!
Ci troviamo nel 500 d.C., in un'Italia governata dal goto Teodorico. Ma c'è un regno, nascosto tra le cime delle dolomiti, che ancora resiste all'avanzata gotica. È il regno di Vaèl, una terra magica e inaccessibile agli umani in cui vivono i salvanes, creature dal corpo umano sulla cui testa svettano corna di capriolo ricoperte da edera e fiori. Ogni abitante di Vaèl è legato anima e mente ad ogni altrə e non solo: grazie alla potente magia del Nesso i salvanes possono connettersi con la natura, con gli elementi e con gli animali e controllarli. Questo loro potere spaventa Teodorico che da anni cerca, senza successo, di annientarli.
Sara Simoni prende spunto dal folklore dolomitico e dalla leggenda di re Laurino e del suo giardino di rose per creare un'ambientazione onirica. Vaèl si presenta come un paradiso naturale, con i suoi giardini incantati ricolmi di rose che spiccano tra le vette delle Dolomiti (nella mia mente, a leggere di questa terra, si è ricreata l'immagine della Brughiera di Malefica 😍). Un'ambientazione da favola che però si contrappone duramente alla trama e ai suoi personaggi.
"Dolomites - Cuore di Rovi" è infatti la storia di un conflitto sanguinario che vede contrapposti goti e i salvanes. Da una parte abbiamo la spietata e risoluta figlia di Teodorico, Amala, una guerriera un po' rude che cavalca una fierissima lince da guerra. Dall'altra parte abbiamo Dola e Ilde. Dola è umano ma è stato cresciuto dai salvanes. Ha un cuore grande nascosto sotto alla sua corazza di soldato e sarebbe pronto a sacrificare persino sè stesso per il suo popolo, un popolo che ancora guarda con diffidenza alla sua natura umana. E a dubitare di lui c'è, in primo luogo, Ilde, la principessa di Vaèl. Ilde è in assoluto il mio personaggio preferito: è ricca di sfaccettature e di fragilità, una protagonista capace di entrare a fondo nel cuore dei lettori e delle lettrici. All'apparenza debole, si dimostrerà invece coraggiosa, determinata ma anche spietata, pronta a tutto, persino a versare sangue, pur di mettere in salvo il suo popolo.
Tre POV differenti per tre personaggi unici, tre personalità ben delineate sostenute da una narrazione ricca e solida, una scrittura poetica e tenebrosa capace di scandagliare le profondità più oscure dell'anima.
Aggiungo inoltre che Sara Simoni è la regina indiscussa dell'enemies to lovers! Dopo aver letto tutti i suoi libri posso affermare che sa creare delle storie d'amore incredibili totalmente prive di cliché, uniche ed emotivamente potentissime.
"Le andò vicino e a ogni passo aveva la sensazione di compiere un movimento naturale. Inevitabile. Come acqua che scorre verso valle, un fiore che sboccia verso il sole."
"Dolomites - Cuore di Rovi" è un romanzo autoconclusivo che consiglio a tuttə gli/le amanti del fantasy e del retelling storico, ma non solo, e che vogliono riscoprire le leggende e la storia del nostro bel paese 💚
Sarò sincera: ho letto questo libro per la location. Avevo una gran voglia di andare in montagna e ci sono andata! Le Dolomiti, il Nesso, gli animali, tutto bellissimo, e l'autrice ti ci fa perdere dentro con una naturalezza incredibile. Non ho apprezzato molto alcuni escamotage per far andare avanti la trama, le ho trovate molto forzate e mi hanno fatto storcere il naso. Rip Amala, poverina ha pochissimi capitoli in confronto agli altri due protagonisti.
Ho apprezzato davvero tanto le favole a cui si è ispirata l'autrice per questo libro 🌹
D'intrattenimento, avvincente e convincente. Grande ricerca storica che traspare dalle pagine, personaggi difficili da amare e gestire ma azzeccatissimi per la narrazione a 3 PoVs - Ilde nel cuore. Epico e introspettivo, la prova che l'Italia ha molto da offrire al fantasy. Consigliato!
Che bello il fantasy. E che bello in fantasy italiano.
Per quanto io sia tendenzialmente esterofila, complice anche il fatto di aver iniziato a leggere in lingua, era da tempo che corteggiavo il catalogo della Acheron alla ricerca di qualcosa per avvicinarmi a dei lavori nostrani. Grazie al Salone di Torino, ho avuto modo di mettere le mani sul romanzo di un’autrice che mi incuriosiva molto e di cui avevo letto qualcosina ai tempi di Wattpad – i primi capitoli de 𝘓𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘯𝘤𝘪𝘱𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘠𝘴, per essere precisa, che però non rientrava nei miei gusti e ho abbandonato.
𝘋𝘰𝘭𝘰𝘮𝘪𝘵𝘦𝘴 - 𝘊𝘶𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘳𝘰𝘷𝘪 è stata una bella sorpresa. Considerato com’era andata con l’altro romanzo Acheron comprato al SalTo, un po’ temevo un nuovo flop, ma tale paura si è rivelata infondata nell’arco tempo un paio di capitoli.
Nel 515dC, sotto il regno di Teodorico, la penisola italiana è in guerra. È soprattutto sui confini, dove i goti e i latini sono costretti a mischiarsi, che gli equilibri sono ancora più complessi e difficili da trovare, soprattutto se si aggiunge la presenza minacciosa dei salvanes, creature mostruose in grado di piegare la natura al loro volere. Quando Amala, spietata figlia di Teodorico, riesce a far cadere il regno di Vaèl, solo l’umano Dola e la futura regina Ilde sembrano essere l’unica speranza per i salvanes. Peccato però che non si sopportino. E peccato che la libertà passi attraverso un’arma antica e pericolosa, prodotto dei giganti, che durante la battaglia è caduta nelle mani dei goti…
A partire da delle leggende delle Dolomiti, e inserendola in una cornice tra le più interessanti – e bistrattate – che la storia d’Italia fornisce, Sara Simoni costruisce una storia intensa, ricca di tensione e combattimenti, che mi ha ricordato per certi aspetti alcuni dei miei romanzi d’avventura preferiti – un salutino a Salgari come mio solito. Nel complesso l’evoluzione dell’intreccio è abbastanza intuibile, soprattutto per i lettori più navigati del genere, però ho trovato alcuni guizzi interessanti che mi hanno sorpresa e portata a leggere con ancora più curiosità. È stato però il ritmo serrato, gestito al meglio durante lo sviluppo del libro, che mi ha tenuta incollata alle pagine e mi ha portata a divorare la seconda metà.
Un grosso merito va di sicuro ai tre protagonisti. Prima tra tutti Amala, che mi ha conquistata fin dall’inizio e di cui avrei voluto leggere molto, ma molto di più. Figlia di Teodorico e grande condottiera, l’ho trovata un personaggio complesso, ricco di sfaccettature: mi è piaciuto leggere del suo desiderio di essere sia gota che latina, di avere qualcosa di cui sentirsi parte, così come del modo in cui cambia nel corso del racconto e si fa ancora più adulta e complessa. Poi, oh, le continue imprecazioni e il desiderio di prendere a pugni chiunque me l’hanno resa subito simpatica. Altro protagonista è Dola, umano a cui è stato concesso di vivere coi salvanes ed essere parte del Nesso, ma a cui è stato tolto tutto dopo la caduta di Vaèl e che, quindi, si troverà a dover lottare per tornare a casa. Anche di lui ho apprezzato la crescita, meno il modo in cui prende coscienza dei suoi sentimenti amorosi, e la generale ingenuità che lo caratterizza; è un personaggio sostanzialmente buono, per quanto disposto a sporcarsi le mani per raggiungere i suoi obiettivi, e mi è piaciuto leggere dei suoi tormenti interiori. Chi ho apprezzato di meno è stata Ilde, non per la costruzione (ottima) che è stata fatta del personaggio, bensì per un puro carattere di gusto personale: egoista, capricciosa e anche molto fragile, mi ha fatto venire voglia di prenderla a sberle una pagina sì e l’altra pure – almeno fino a quando il delicato intervento di Herduic non l’ha fatta smattare e mi ha fatto rimpiangere la Ilde precedente.
Ai tre protagonisti si affiancano poi degli ulteriori personaggi interessanti, per quanto in effetti un pelo più stereotipati – vedasi Spina che, nonostante il grande potenziale, ricade nei panni della donna forte e smaliziata senza altre caratteristiche particolari.
Altro giro di pollici in su va per lo stile. L’autrice ha una scrittura molto elegante e sfrutta bene la terza persona immersiva, cosa che rende semplice entrare nella storia e seguire passo per passo le avventure dei personaggi. A ciò si aggiunge il fatto che tutti i momenti drammatici e crudi sono descritti per quello che sono, in modo molto diretto e immediato – e, tra questi, la presa di Vaèl e ciò che accade a Ilde a causa di Herduic sono quelli che mi hanno colpita di più e lasciata a corto di parole da quanto sono fatti bene. L’unica nota discordante è stata la fretta che caratterizza gli ultimissimi capitoli, un po’ troppo rapidi, ma questo è forse dovuto al fatto che sono un’amante delle conclusioni più morbide, che si prendono del tempo per salutare gli avvenimenti narrati.
Un’ultima nota riguarda, infine, il 𝘸𝘰𝘳𝘭𝘥𝘣𝘶𝘪𝘭𝘥𝘪𝘯𝘨. Per chi non lo sapesse, l'obiettivo della Acheron è di portare sul mercato del fantasy italiano e ambientato in Italia, e trovo che con 𝘋𝘰𝘭𝘰𝘮𝘪𝘵𝘦𝘴 ciò sia riuscito a pieni voti: la scelta di prendere questo determinato periodo storico e sfruttare leggende del folklore trentino per costruire una storia è assolutamente originale e vincente. Non penso leggerò mai qualcos’altro di simile, e non posso che esserne felice. A ciò si aggiunge l’invenzione di creature come i salvanes e, soprattutto, del Nesso, quest’energia che li unisce tutti e permettere loro di vivere in piena comunione con la natura, che ho trovato molto affascinante – nonostante rimandi un po’ al mondo delle driadi.
Piccolo bonus: che bella la copertina! Ammetto che inizialmente pensavo fosse una delle tante fatte con rose e spade senza che ci fosse un particolare significato – il mercato editoriale ci ha sommerso di lavori simili che non hanno alcun senso –, e invece è estremamente 𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘪𝘯𝘵.
Insomma, è stata una lettura avvincente, che mi ha accompagnata per qualche giorno e che, a conti fatti, avrei voluto durasse un po’ di più. Mi sono affezionata ai protagonisti, tanto che a salutarli ho sentito un leggero magone.
Ho avuto il piacere di ricevere questo romanzo direttamente dalle mani dell'autrice, e posso dire adesso - a lettura ultimata - che ne avevo intrapreso la lettura un po' sfiduciato. La storia in sé non è male, e sicuramente è lodevole l'idea di attingere al folklore nostrano piuttosto che inseguire miti e leggende d'oltralpe; quello che non mi ha convinto molto è stato lo "spessore" dei personaggi, la cui psicologia secondo me poteva essere approfondita ancora. Ne hanno sofferto in particolare, secondo me, i personaggi femminili di Ilde e soprattutto di Amala. Al di là di queste osservazioni sparse, una lettura senz'altro piacevole (anche se ho riscontrato alcuni refusi nella stampa).
Inizio con il dire che il libro mi è piaciuto, si tratta di una bella lettura di intrattenimento made in Italy (finalmente, aggiungerei) con delle note originali che rendono il libro, secondo me, meritevole di essere letto: la rivisitazione di una storia folkloristiche, inserita in un contesto storico ben delineato, è il punto forte del libro, insieme ad una trama forse un po' lineare ma che funziona, nel complesso, molto bene.
Ma ci sono delle cose che appesantiscono la lettura e, nell'insieme, fanno scendere il voto: tra tutte, l'uso di parole simil latine per indicare oggetti come la spada, l'asta, ma perché? La trovo una scelta incomprensibile, l'ambientazione è ben delineata e non c'è bisogno di lasciare qualche parola in simil latino per fare intendere in quale momento storico siamo. Un'altra cosa che io avrei rivisto in fase di editing è l'utilizzo di imprecazioni a varie divinità e/o un linguaggio eccessivamente moderno: non mi scandalizzo per due parolacce, ovviamente, ma trovo poco realistico, ad esempio, che una principessa si metta ad un certo punto ad inveire e con un linguaggio molto, troppo moderno. Discorso simile vale per tutte le imprecazioni a Wotan, a Laurin, agli antenati: di nuovo, ce n'era bisogno? Secondo me rendono la prosa veramente pesante senza motivazione. Parlando della prosa, la scrittura è piacevole, non sconvolgente, ma resta sicuramente una perla in confronto a certi fantasy degli ultimi tempi (e, aggiungerei, pubblicati da case editrici piuttosto note). I personaggi non sono il punto forte del libro, non sono brutti ma non sono memorabili, con l'eccezione secondo me di Amala.
Nel complesso, parliamo di un libro assolutamente godibile, made in Italy e che riprende e fa scoprire leggende e storie folkloristiche del nostro paese. Sono sinceramente curiosa di leggere altro di Sara Simoni.
Aspetti positivi: mi è piaciuta tantissimo la scelta dell’ambientazione, apprezzo sempre tanto quando una storia si ispira al folklore o alle leggende locali e da questo punto di vista non mi ha delusa per niente. L’ho trovato anche abbastanza originale che per me è un gran complimento visto che ormai è difficile trovare qualcosa di veramente nuovo. Per questo sono contenta di essermi approcciata di più quest’anno al fantasy italiano, ho trovato tanta freschezza e novitá. Tra i personaggi mi ha incuriosita soprattutto Amala anche se avrei voluto più spazio dedicato a lei.
Aspetti negativi: purtroppo non sono riuscita a legare con i due protagonisti, in particolare Ilde e non ho tanto capito alcune scelte di Dola soprattutto nel finale, su cui ho un po’ di opinioni contrastanti. Il libro scorre molto bene, forse è fin troppo veloce per i miei gusti ma solo perchè sono abituata ad avere più tempo per legarmi ai personaggi ed entrare nella storia.
Nel complesso è un libro che consiglierei, anche se forse lo avrei apprezzato di più qualche anno fa.
Non nego che per anni sono stata diffidente verso il fantasy italiano, non perché ritenessi la controparte anglosassone superiore, ma perché mi sembrava ci fosse più una voglia di emulare il mercato estero piuttosto che emergere con contenuti originali basati sul folklore nostrano così ricco e vivace. Fortunatamente ho cambiato idea scoprendo abili autori e autrici desiderosi di dare voce a un fantasy italiano da far invidia, e tra questi c’è anche @sarasimonibooks con la sua ultima uscita pubblicata da @acheronbooks
Dolomites mi ha incuriosito sin da subito proprio perché affonda le sue radici in una leggenda italiana (Il Giardino delle Rose di Re Laurino) e in un periodo storico tanto affascinante quanto poco sfruttato. Ci troviamo infatti nel 515 d.C. quando dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente vi fu l’instaurazione dei regni romano-barbarici e precisamente il Regno degli Ostrogoti in Italia.
A questa ambientazione tutta italiana viene aggiunta la componente fantastica: tra le montagne vi è infatti un regno che resiste alle invasioni, Vaèl, dove vivono i Salvanes una razza non umana che vive a stretto contatto con la natura tramite il Nesso. Proprio questo regno è l’oggetto del desiderio di Teodorico, re Goto, che vorrebbe mettere le mani sulle sue ricchezze ed estirpare finalmente questa razza selvaggia.
Un periodo conflittuale con forti attriti tra latini e goti, a cui si aggiunge l’odio comune verso i Salvanes, così diversi e distanti dagli esseri umani. Ed è proprio il tema della diversità ad essere fortemente sentito durante tutta la narrazione e a assumere un ruolo centrale nei personaggi.
L’essenza di Dolomites si rivela nel suo essere character-driven, l’attenzione verso i personaggi è infatti fortissima e la storia si sviluppa lungo tre POV: 🗡️ Dola: umano cresciuto a Vaèl come spia e sicario, diviso tra due razze ma il cui cuore aspira sempre al Nesso e al legame con i salvanes, che invece lo guardano con diffidenza e non esitano a rinnegarlo 🌹 Ilde: principessa dei salvanes, tanto orgogliosa e capricciosa quanto impaurita dal ruolo che deve rivestire tanto da fuggire nel momento del bisogno 🐯Amala: principessa dei Goti, guerriera che sembra far suo il detto latino “Si vis pacem, para bellum”. Infatti a cavallo della sua lince insegue il suo sogno di pace lasciando dietro di sé una scia di sangue.
Tre protagonisti che vivono un percorso di crescita incredibile, gestito con eleganza e cura, soprattutto se consideriamo che si tratta di un libro autoconclusivo. Ho apprezzato molto lo sviluppo di Amala, personaggio con cui difficilmente si empatizza ma che risulta affascinante per la sua forte determinazione. Ma ammetto di essere rimasta incantata dalla crescita di Dola e Ilde.
Il rapporto solido che si viene a creare tra i due è frutto di un percorso doloroso, fatto di sacrifici, responsabilità e scoperta di sé. Entrambi infatti si ritrovano a emergere faticosamente dalle ceneri del loro mondo, a fare i conti con tradimenti che spezzano il cuore e sensi di colpa logoranti. Proprio la loro alleanza improbabile sarà la scintilla di una crescita personale che li porterà a una maggiore consapevolezza di sé e del loro valore.
Dolomites è stata una lettura più che all’altezza delle aspettative. Avvincente, fluido e dal ritmo serrato, è un volume autoconclusivo a cui non manca davvero nulla. Lo splendido e brutale scenario italiano del VI secolo d.C. fa da sfondo a battaglie, colpi di scena, tradimenti, magia e a tre personaggi a cui è difficile non affezionarsi.
Un bel fantasy tutto italiano! Si sente il lavoro che c'è dietro, ed è un passo avanti non indifferente rispetto alla precedente duologia della Simoni. Leggerò con molta curiosità i suoi prossimi lavori, perché c'è una crescita esponenziale da romanzo a romanzo.
Consigliato agli amanti del fantasy e in particolare del fantasy storico.
La storia di un pezzo d'Italia che non si racconta spesso. Di un tempo che non ricordiamo granché e con elementi fantasy e di folklore italiani molto affascinanti. Di un'autrice che non conoscevo e che rimpolpa le file di autrici fantasy che continuerò a seguire!
《Ho passato anni a odiarti, senza capire che il tuo dolore era simile al mio. Solo che, in te, la sofferenza ha forgiato l'animo di un re.》 . Fantasy autoconclusivo ambientato nel 515 D.C. sulle Dolomiti, sullo sfondo di un'Italia conquistata dai goti. I salvanes sono un popolo che conduce una vita in comunione con la natura e con il Nesso, la rete che collega fra loro tutti i salvanes. Quando giunge Amala e la minaccia dei Goti, Dola viene incolpato della conquista di Vaèl. Insieme a Ilde, la principessa dei salvanes, dovrà salvare il loro popolo e sconfiggere Amala . Lo stile di Sara si riconferma eccellente. Si nota un miglioramento rispetto alle sue precedenti opere e ha saputo destreggiarsi con le insidie della terza persona. E lo ha fatto con vera maestria . La storia è narrata da 3 PdV: Dola, Ilde e Amala. Tre personaggi ben caratterizzati e ben distinti, ognuno con una diversa personalità. Ho preferito Dola, per il suo arco di trasformazione, ma anche Ilde è stata molto interessante soprattutto nel finale . Una storia appassionante, ricca di emozioni veicolate da una scrittura sapiente. A mio avviso, Sara riesce a dare il meglio di sè nella descrizione di emozioni e sensazioni, e il sistema magico che ha creato è stata l'arma vincente. Il Nesso lega le anime dei salvanes fra loro e alla natura, permettendo loro di percepire ogni emozione, ognuna di esse descritta con impressionante realismo, tanto da scatenare un'empatia profonda col lettore . Le uniche critiche che mi sento di muovere sono l'uso dei termini in latino per gli oggetti comuni: a mio avviso non hanno aumentato il grado di immedesimazione, lo stesso worldbuilding aveva già centrato l'obiettivo. Un'altra critica riguarda il PdV di Amala, a cui a mio avviso è stato dato poco spazio rispetto agli altri due, anche se, nel finale, si risolleva molto . Nel complesso un ottimo fantasy, scorrevole ma intenso. Ma non mi aspettavo niente di meno dall'autrice che è riuscita a farmi apprezzare lo young adult 😁 se ancora non conoscete Sara Simoni è il momento di rimediare! Se avete voglia di curiosare, fra i miei post trovate anche la recensione della Duologia di Ys 😁 . Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐/5
Questo libro è una prova che si può usare il genere fantasy per parlare dell'Italia, della sua storia e del suo patrimonio culturale, anche quello più lontano e perso nelle leggende. Ambientato al tempo di Teodorico, ci presenta una principessa Amala (come Amalasunta) del tutto inedita, combattuta a cercare la pace fra goti e latini, un popolo connesso alla terra al punto da poter perdere anche il proprio libero arbitrio, i salvanes, e due ragazzi, Dola e Ilde con molto da imparare e molto da perdere per crescere. Lo stile è teso a dare alla storia il massimo valore e a creare nel lettore un flusso vivido e realistico in cui la voce dell'autrice, sempre più consapevole non si sforza in artifici vani ma sta al servizio delle immagini e dei suoi personaggi. Unica nota che posso rilevare è il grande uso di frasi nominali che a volte mi hanno fatto pensare a frasi sospese. Ma anche qui si vede la ricerca stilistica che apprezzo.
Un must per chi cerca un fantasy tutto nuovo e originale!
Trama
Cercherò di ridurre al minimo gli spoiler, per chi non lo avesse ancora letto e fosse interessato. Dolomites ha una trama semplice, lineare e autoconclusiva. Forse, infatti, questo è l’unico difetto del libro che mi sento di far notare: darei non so cosa per poter leggere intere saghe sul regno di Vael o altri reami fantastici della nostra penisola! Malgrado venga usato il topos “from enemies to lovers” grazie agli Antenati non ci sono i classici cliché e le scene spicy per far legare i due protagonisti, ma si ha uno sviluppo graduale del loro rapporto. Ho notato giusto una leggera “corsa” verso la quarta parte del libro, ma per il resto mi è piaciuto veramente tanto. C’è poi un altro topos importante che è quello della ricerca dell’artefatto, in questo caso la Rejetta, ovvero la corona dei Salvanes, il popolo mitico di Vael, un oggetto potente dalle varie sfumature, alcune anche molto oscure. Si tratta di un elemento che non solo manda avanti la trama ma le aggiunge una buona dose di pepe, senza stroppiare. Tutti gli elementi sono amalgamati in maniera molto “pulita” senza sbavature e la lettura risulta così leggera e piacevole.
Stile
Dunque, rispetto ad altri scrittori italiani che ho conosciuto, Sara Simoni ha uno stile leggermente più ricco e decorato di metafore, ma si limita a poche e semplici parole molto evocative. Non scade mai nei barocchismi o nelle stupidaggini che non hanno uno straccio di senso, cosa ahimè molto più facile da trovare nei romanzi nostrani. L’ambientazione delle Dolomiti è curata con un affetto quasi palpabile e ci viene descritta non solo con i cinque sensi, ma anche con le emozioni e gli altri sensi del Nesso, la grande rete che comprende tutte le creature viventi e a cui i Salvanes, il mitico popolo di Vael, sono connessi. Anche le emozioni sono rese in una maniera molto colorita e le frasi fatte che più frequentemente vengono usate per descriverle – che comunque sono accettabili, chiaramente – ricorrono pochissimo. Ciò rende la rappresentazione ancora più vivida e immediata per il lettore.
Personaggi
Qui penso di aver ringraziato più o meno tutte le divinità delle Dolomiti, quando mi sono state presentate Ilde e Amala, protagonista e antagonista del romanzo. La mia paura, infatti, era quella di trovarmi di fronte una o più Mary Sue (tipo Nihal), con la fila di ragazzi che sbavavano loro dietro. Invece, le due ragazze sono personaggi perfettamente costruiti ed empatici, soprattutto per la loro specularità: ognuna è ciò che l’altra vorrebbe essere. Ilde, infatti, all’inizio della storia è poco più di una ragazzina salvan che sa a malapena sfruttare i poteri del Nesso e non riesce a farsi accettare dalla Rejetta. Vi dirò che mi stava pure antipatica per una buona metà del romanzo – il che è un punto a favore – perché nonostante fosse così inetta e anche fragile dal punto di vista emotivo, quando ne aveva l’occasione faceva la dura e insultava il povero Dola. Amala, invece è l’esatto opposto: principessa gota, temibile guerriera, che però cerca ossessivamente di ricercare quella grazia e delicatezza delle donne latine. A guardarla più a lungo non sembra nemmeno l’antagonista, visto il suo forte desiderio di sposarsi con Eutarico e inaugurare così una pace duratura tra il suo popolo e quello dei latini. In ultimo ma non per importanza abbiamo Dola, la terza voce narrante della storia. Anche lui è l’esatto opposto del suo cliché maschile: un ragazzo tenero – non a caso il suo simbolo è il cuore – alla costante ricerca di un posto consolidato in mezzo ai salvanes come Ilde. Anche per lui ricorre un topos*: il protagonista maltrattato dalla società in cui vive per un qualche motivo. Ma qui è usato con condizione di causa e quindi il lettore percepisce quasi come proprio il suo disagio, le sue angosce e le altre emozioni nel corso della storia. Per questi tre e per gli altri personaggi, Sara Simoni ha fatto una caratterizzazione estremamente precisa, curando anche il manierismo e il parlato di ognuno di loro. Anche senza capire chi dice una battuta, tu riesci ad associarla a un determinato personaggio, grazie a dei giochi sottili con le parole. Può sembrare una cosa scontata e facile da fare ma è l’esatto opposto.
Worldbuilding
Questo libro è un esempio meraviglioso di come si possa partire da pochi e semplici elementi per costruire qualcosa di unico, irripetibile e soprattutto bello e interessante da leggere! Il che non vuol dire sdoganare la sciatteria, mettere giusto due ingredienti e tarabalalla eccoti il mondo fantastico. Sara Simoni parte dalle brevi e frammentate leggende delle Dolomiti e delle zone limitrofe, ma aggiunge anche molto di proprio, come raccomanda di fare anche Sanderson: prima di mettere altra carne sul fuoco sviluppa quello che hai in varie declinazioni. Il punto di partenza è la leggenda del re Laurino e del suo giardino di rose, che ancora oggi dona alle Dolomiti un colore rosato all’alba e al tramonto, ma la rappresentazione dei salvanes (un popolo umanoide dalle corna di capriolo su cui crescono edera e fiori) è opera dell’autrice. L’autrice gioca un po’ con questi elementi, li rielabora e poi amalgama il tutto per dargli organicità, ma non si ferma nemmeno qui. Il Nesso inoltre diventa un elemento espressivo per i personaggi, un canale di interazione completamente nuovo, ma gestito in maniera molto accurata. In ultimo, ho molto apprezzato anche una visione della natura molto lontana a quella “disneiana” che più spesso viene propinata: ovvero qualcosa di fragile, da proteggere, che può sparire. Sara Simoni offre invece una rappresentazione più temibile, brutale persino, ma certamente più realistica, come è stato fatto anche nella saga de’ “La terra spezzata” di N.K. Jemisin.
Un regno diviso dalle guerre, un odio presente da secoli che inevitabilmente divide i popoli. I latini sono stati invasi dai Goti, il regnum Italie è infatti sotto il controllo di re Teodorico e di sua figlia Amala. Nonostante tra i due popoli non scorra buon sangue, hanno un obiettivo comune: eliminare i Salvanes, il popolo della foresta. Un popolo che vive tra le montagne, che possiede ricchezze e che grazie al potere del Nesso, un legame particolare e sacro che unisce tutte le anime, riesce a creare la vita. Considerati dei mostri e delle minacce devono essere eliminati. Amala, principessa dei goti, è intenzionata a sterminare i Salvanes con lo scopo di riportare la pace nel regno e grazie ad una spia, riuscirà ad infiltrarsi nella città. Ilde invece, principessa dei Salvanes, si esercita da quando è nata ad essere accettata dalla Rajetta, una corona con enormi poteri che le permette di proteggere il suo popolo ma per ottenerne il potere deve sacrificare qualcosa, un sacrificio al quale ancora non sembra essere pronta. Questo porterà però un elevato rischio per i Salvanes perchè Amala è pronta ad invadere i loro territori e a fare piazza pulita. Quando la Rajetta sparisce, tutte e speranze sembrano essere perdute ma assieme a Dola, un umano cresciuto tra le creature della foresta, Ilde decide di intraprendere il pericoloso viaggio alla ricerca della corona per riportare in salvo il suo popolo.
"Qualcosa che non avrebbe dovuto, eppure c'era stato. La sensazione di essere adeguata. Di essere nel posto giusto, nella sua unica vera casa. Antenati, era sbagliato, casa sua era bruciata e il suo compito era ricostruirla. Eppurenegli occhi di Dola per la prima volta aveva riconosciuto la possibilità di un furuto diverso."
La trama di questo libro mi ha incuriosita sin da subito, non avevo mai letto nulla di Sara ma la sua scrittura mi ha conquistata. Ha dato vita ad una storia fantasy con una componente storica davvero originale e spettacolare, il tutto arricchito da antiche fiabe e leggende delle Dolomiti. Ho apprezzato moltissimo come abbia inserito all'interno della storia il folklore di queste terre, ridando vita a storie e tradizioni che non si conoscono o che si tende a dimenticare. Una scrittura fluida e ricercata. Una storia ricca di eventi e colpi di scena che si legge tutta d'un fiato trasportandoti in un mondo intriso di magia che ti lascia senza parole. Le vicende le viviamo attraverso gli occhi dei tre protagonisti: Amala, Ilde e Dola. Questo mi ha permesso di entrare in sintonia con i personaggi molto più facilmente comprendendo più a fondo la loro psicologia. Nel corso della lettura si vede un vero e proprio cambiamento, un'evoluzione vera e propria di tutti e tre, in particolare di Dola che si è rivelato essere il mio preferito. Un umano cresciuto con il popolo della foresta del quale si è sempre sentito parte ma che per la sua natura non è mai stato accettato del tutto. Tra le righe di questo romanzo si percepisce infatti la voglia dell'autrice di evidenziare quanto le discriminazioni razziali non portino altro che distruzione e odio. La storia tra lui e Ilde è da farfalle nello stomaco, di una dolcezza unica, un amore per il quale ho sperato fino alla fine. Inutile dirvi che questo romanzo l'ho amato dall'inizio alla fine, penso si fosse capito! Mi è piaciuto così tanto che avrei voluto ancora qualche capitolo. Mi sarebbe piaciuto trovare nel finale anche gli altri personaggi oltre a Ilde e Dola. Questo piccolo particolare avrebbe reso tutto davvero perfetto! Se cercate una lettura fantasy, intrisa di magia con creature magiche e dal ritmo serrato che vi lasci con il fiato sospeso allora questo libro fa per voi!
Dolomites - Cuore di rovi" è un fantasy storico tutto italiano! (e che fantasy!)
Ambientato tra le dolomiti nell'anno 515 d.c., presenta riferimenti storici non di poco conto. Come la scelta di una delle protagoniste: Amala (Amalasunta), figlia di Teodorico.
La narrazione si svolge seguendo tre diversi Pov: Dola, Ilde e, appunto, Amala.
Dola, un guerriero umano cresciuto in mezzo ai salvanes, ha il Nesso che gli scorre nelle vene tanto che si sente parte di quel popolo e non più della civiltà umana. Il Nesso unisce le anime, è un legame sacro per gli abitanti di Vaèl. Lui non ha dubbi su chi è. Questo finché non viene tradito dalla sua famiglia, da chi lo aveva cresciuto. Allora si sentirà alla deriva, perso e rifiutato. Non saprà più chi è... Umano? Salvan? Odiato da entrambi i popoli, gli rimane solo la speranza di poter tornare alla sua vecchia vita, di poter essere di nuovo degno del Nesso e non visto come un traditore. Ed è per quello che combatterà, affiancando e sostenendo Ilde.
Ilde, principessa dei salvanes, è stata preparata fin dall'infanzia a diventare regina, ma una volta giunto il momento non è sicura di poter compiere il sacrificio richiesto dalla Rajetta. Non crede di volerlo realmente... Ma nemmeno accetta che sia il suo fratellastro a prendere la corona. Flavius è per metà umano e lei lo ha sempre visto come il responsabile della morte di sua madre. Per questo scapperà, pronta a fare qualunque cosa pur di non dover affrontare le sue responsabilità. Ma anche lei dovrà riflettere su chi è davvero, perché non è scappando che aiuterà la sua gente. Anzi, porterà via l'unica cosa che ha sempre protetto i salvanes: la Rajetta...
Infine, Amala, guerriera e figlia di Teodorico. Lei desidera la pace, vuole unire goti e latini per il bene del regno e Vaèl è l'ultima missione, l'ultimo ostacolo. Conquistato quel regno, sottomesso i salvanes, potrà sposarsi e vivere da nobile a Ravenna. Ma i suoi desideri contrastano con quelli del padre. Sarà costretta a vedere le cose in modo diverso. La sua forza e il suo coraggio non sono apprezzati, non da tutti, perché lei rimane pur sempre una donna, sola più di quanto immagini... Dola, Ilde e Amala sono personaggi così reali, con difetti, paure e vizi, che vi sembrerà di poterli toccare. Ognuno di loro ha un proprio percorso di crescita; ognuno di loro desidera realizzare qualcosa, ma si dovrà arrendere di fronte alla realtà dei fatti e confrontarsi con i rischi. Un confronto, quello, che li segnerà in maniera irreparabile. Ho adorato lo scenario gremito di guerre, tradimenti e discriminazioni tra goti, latini e salvanes, comprese le differenze linguistiche e religiose perché è quello che rende la storia talmente credibile e reale! Si capisce che dietro c'è uno studio molto meticoloso e un'attenzione alla storia e alle origini di fiabe e leggende che purtroppo stanno pian piano sparendo.
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• Trama: 515 d.C. Il regnum Italiae è sotto il controllo del goto Teodorico e solo Vaèl, la terra dei salvanes, ancora resiste all’invasore. Quando la spietata Amala riesce a guidare l’esercito gotico oltre le sue porte e a sottomettere la popolazione, il giovane Dola viene incolpato dell’accaduto. Di aspetto umano, ma cresciuto a Vaèl, lui è disposto a tutto pur di dimostrare di essere ancora degno del Nesso, il sacro legame che unisce le anime dei salvanes. Anche a imbarcarsi in un’impresa suicida. La sua occasione arriva grazie a Ilde, l’altezzosa, fragile figlia del Re, che per egoismo ha perso l’unica arma in grado di proteggere il regno e ora deve ritrovarla per diventare la regina di cui i salvanes hanno bisogno. Amala è però sulle loro tracce, e minaccia di sventare il loro piano. Riusciranno i due a lasciarsi alle spalle l’inimicizia che da sempre li separa, per amore della loro patria? Tra alleanze e tradimenti, prende vita un’avventura che intreccia la storia alle antiche leggende delle Dolomiti. • Il libro in tre aggettivi: avvincente, folkloristico, fluido • Personaggio preferito: Dola • Citazione del cuore: “Le andò vicino e a ogni passo aveva la sensazione di compiere un movimento naturale. Inevitabile. Come acqua che scorre verso valle, un fiore che sboccia verso il sole.” • Il piccolo PVO Creminoso: Sara Simoni prende spunto dal folklore (dalla leggenda di re Laurino e del suo giardino di rose) per creare un'ambientazione onirica: Vaèl. La natura la fa da protagonista, attraverso la forza del Nesso. La trama vede vede contrapposti goti e i salvanes, razza misteriosa che ricorda le driadi. Amala, figlia di Teodorico, è un’abile guerriera; Dola è un umano cresciuto a Vaèl; Ilda è la principessa dei salvanes, Sono loro i tre POV attraverso cui ci viene raccontata la storia. Tutti e tre sono protagonisti e affrontano, ognuno secondo la propria natura, la vicenda terribile che li coinvolgerà. Ognuno di loro vivrà un percorso di grande crescita. In questo libro troviamo amore, dolore, battaglie, diffidenze, inimicizie e rivalità, il tutto narrato con eleganza e cura. • Se fosse un cibo, questo libro sarebbe: un’insalatona • Se fosse un colore, questo libro sarebbe: il rosso • Lo consiglio a: Chi ama il fantasy e il retelling storico, che permette di riscoprire le leggende e le storie della nostra bella Italia. Chi ama un uso preciso della lingua, strutturata con puntigliosità, capace di sostenere il ritmo incalzante della lettura e di trasportare esattamente in quell'epoca storica. Chi ama leggere diversi POV, tutti ottimamente giostrati.
Questa storia non ha esitato un attimo a rubarmi il cuore! è semplice, fluida, si divora in pochissimi giorni. Ti fa provare un sacco di emozioni e quando chiudi il libro ti senti pien* e felice di aver letto un libro così fatto bene e vorresti ricominciare la lettura da capo. è una storia che affonda le sue radici nelle Dolomiti, tesoro inestimabile del nostro Paese, del 515 D.C. Il regnum Italiae è sotto il controllo dei goti e c'è un piccolo angolo di Paradiso che non è ancora stato intaccato dalla loro forza bruta: Vaèl, abitata dai salvanes, creature dall'aspetto singolare e connesse le une con le altre e con la natura dal Nesso. Ci sono tre POV: Dola, un umano cresciuto tra i salvanes e che può usare il Nesso (cosa che gli umani di norma non possono fare) e che è stato addestrato fin da piccolo ad uccidere i nemici di Vaèl; Ilde, principessa dei salvanes arrogante, ma dietro questa facciata si nasconde una creatura sofferente e insicura, schiacciata dal peso della Rajetta, la pietra che permette di controllare tutti i salvanes tramite il Nesso come se fossero un'unica entità; infine Amala, principessa dei goti e figlia del loro re Teodorico, una donna spietata e determinata a raggiungere il suo sogno di pace. Di norma c'è sempre un personaggio per cui si prova antipatia, ma questo non è stato il caso. Secondo me sono così ben caratterizzati che alla fine ho provato empatia, ma mai odio. C'è anche un elemento per cui io vado PAZZA: l'enemies to lovers. Questo mi ha fatta proprio andare in brodo di giuggiole! la cosa positiva è che, come capita in alcune storie, la coppia principale e le loro dinamiche non hanno allontanato l'attenzione del lettore dalle vicende. Ora voglio dedicare uno spazietto al mio personaggio preferito: Ilde. Il suo arco di trasformazione mi ha dato tante soddisfazioni: da salvana insicura e arrogante diventa forte e determinata, inizia ad avere consapevolezza di quello che vuole e anche di quello che è più giusto per il suo popolo e infine diventa una villain perfetta, potentissima e con i controcazzi. La sua storia è l'esempio che quando una persona soffre e viene spinta al limite è capace di tirare fuori artigli e denti e diventare l'incubo di coloro che l'hanno fatta soffrire. dei suoi aguzzini. è stato davvero difficile terminare questo libro perchè non volevo che la storia terminasse. è da un sacco di tempo che non leggevo una storia che mi coinvolgesse così tanto. Faccio i miei complimenti alla scrittrice e all'editor: avete fatto un ottimo lavoro, si vede che c'è del lavoro dietro e buonissime capacità di scrittura. Sicuramente leggerò altre storie di Sara Simoni e invito quanti più lettor* possibili a dare una possibilità a questa autrice. Merita!
Difficilissimo dare un voto a questo romanzo. Ho dato tre stelline dopo una lunga notte di raccoglimento (spero si capisca che scherzo, la sfida era tra 3 e 4). Il dilemma che Cuore di rovi mi ha costretta ad affrontare è quello di premiare un libro che ho trovato scritto bene e che mi ha in qualche misura presa, soppesando però i molteplici punti deboli che ho riscontrato. Punti deboli che girano prevalentemente su tre assi.
Il primo è la non coerenza del sistema magico: non voglio entrare nei particolari, ma non è mai chiaro il funzionamento del Nesso e nemmeno troppo quello della corona (rileggendo i primi capitoli ci si rende subito conto che il racconto di come funzioni la corona e quali siano le sue funzioni di cui fanno i personaggi, sia incoerente rispetto alla realtà poi mostrata).
Il secondo asse è il tono adolescenziale che permea il romanzo: "il potere dell'amicizia e dell'amore ci farà superare ogni ostacolo" sembra il motto dei nostri eroi, che scoprono nel corso della vicenda (senza naturalmente mai dirlo esplicitamente) che no, l'amore non li salverà, ma anzi, li farà comportare in modo sciocco portando i propri compagni ad una morte tragica.
L'ultimo asse è quello derivante dagli altri due: come scritto anche da alcuni lettori, non sono riuscita a provare empatia per i personaggi e ad immergermi nella storia. Questo non è dovuto al fatto che Sara Simoni non sappia stimolarla: trovo che Sara sia bravissima a fare entrare il lettore nella testa dei propri personaggi, il problema è che la storia, scorrendo in diversi punti in modo forzato e incoerente è come se gridasse la propria falsità. Ci viene ricordato incessantemente che quella che stiamo leggendo è una storia inventata, che non le dobbiamo credere, che è tutto finto, e questo è secondo me il delitto peggiore.
Della Acheron Books questo è il libro che più mi ha colpita. L'autrice sa scrivere, il mondo che ha creato è interessante e sono arrivata volentieri a fine libro, ma ho dovuto chiudere tante volte gli occhi, fare finta di non aver visto e a metà romanzo non ci sono più riuscita, ho dovuto ammettere che i difetti erano troppi.
Leggerò sicuramente ancora qualcosa di Sarà Simoni, perché davvero, anche se può non sembrare dalle mie parole il libro mi è sicuramente piaciuto.
Sara Simoni, ispirata dalle leggende e dai racconti delle Dolomiti, è stata capace di creare un romanzo originale, che non ha nulla da invidiare ai fantasy stranieri.
"Dolomites - cuore di rovi" è una storia di magia, riscatto, determinazione, intrighi, tradimenti e amore, ed è narrata attraverso i punti di vista di tre personaggi principali : Ilde, principessa dei salvanes (creature che vivono nascoste tra gli umani), farà di tutto per cercare di dimostrare di essere la degna erede del regno nascosto di Vaèl; Dola, umano tra i salvanes, vuole solo dimostrare di appartenere al popolo che l'ha cresciuto e che invece ancora lo vede come un nemico; Amala, consumata dalla determinazione di realizzare il suo sogno di pace, si ritroverà in lotta, oltre che con chi non la vede come comandante, anche con una parte di sé. Tre opposti, tre complessi personaggi intrecciati in una trama davvero intrigante.
Il regnum Italiae è sotto il controllo del goto Teodorico e solo Vaèl, la terra dei salvanes, ancora resiste all’invasore. Quando la spietata Amala riesce a guidare l’esercito gotico oltre le sue porte e a sottomettere la popolazione, Dola e Ilde dovranno superare l'odio reciproco per unirsi e cercare di salvare ciò che rimane del loro popolo.
La storia si fa subito avvincente e la scorrevolezza dello stile della scrittrice permette di divorare capitolo dopo capitolo.
Il mondo nascosto dei salvanes e il regno d'Italia dei Goti, fanno da sfondo ad una storia fatta principalmente d'azione. Avrei però preferito un maggiore approfondimento delle ambientazioni, a mio parere davvero poco sfruttate.
Lo sviluppo della storia d'amore non è stato troppo graduale, ma la coppia che si andrà a formare è semplicemente perfetta. Sono riuscita ad empatizzare con tutti i tre i protagonisti. I loro difetti e le loro debolezze hanno contribuito a renderli veri.
Insomma, non lasciatevi sfuggire questa storia, scoprite le leggende nostrane e immergetevi tutti nel Nesso!