Niente surrealismo, questa volta
Piacevole, godibile, come sempre ma meno del solito. Sia chiaro: è un libro bello che mi è piaciuto leggere, ma per Fabio Bartolomei, di solito, uso i superlativi. Però c'è una particolarità: è un Bartolomei diverso dal solito, il che lo rende interessante. Qui non c'è il surreale o l'inverosimile (un po' come già è successo, se non ricordo male, in L'ultima volta che siamo stati bambini).
C'è sì, il riferimento a una credenza comune, secondo la quale, in punto di morte - o quando alla morte ci si va molto vicino - ci si vede passare davanti tutta la propria vita. Ma è una cosa che c'è subito all'inizio e il surreale finisce lì. Poi le sorprese non mancano, è vero, ma sono più 'reali' del solito.