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La fine è nota

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Comincia dalla fine, questo romanzo poliziesco di straordinaria qualità per l’intreccio e per la scrittura e il cui titolo riprende una frase dal Giulio Cesare di Shakespeare: «Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota». E basterebbe questa citazione per avvicinare l’autore a scrittori come Steinbeck e Faulkner, accostamento che dobbiamo a Leonardo Sciascia che per primo colse lo spessore letterario di Holiday Hall. New York, fine anni Quaranta, in una sera di pioggia il giovane Roy Kearney bussa alla porta dell’elegante appartamento del magnate Bayard Paulton sulla 59ª Strada e mentre la moglie lo fa accomodare in attesa del marito, l’uomo sale sul davanzale della finestra e si getta nel vuoto sfracellandosi sul selciato.
Bayard Paulton non sa chi sia l’uomo, non l’ha mai visto, né conosce i motivi per cui sia venuto a cercarlo, ma quella morte proprio dalla finestra di casa sua lo inquieta al punto da spingerlo a caccia di un indizio, qualcosa che possa collegarlo allo sconosciuto. Viaggia dal Maine al Montana, va seguendo a ritroso le tracce di un passato controverso, fino a che poco a poco la nebbia si dirada.

256 pages, Paperback

First published February 1, 1949

10 people are currently reading
277 people want to read

About the author

Geoffrey Holiday Hall

2 books3 followers
American journalist, painter and decorator, born in 1913, in Santa Cruz, New Mexico. He died in 1981.
“The End is Known” won a well deserved award: Le Grand Prix de Littéraure Policière (foreign) in 1953 and was nominated for The Best First Novel Edgar in 1950.

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Displaying 1 - 30 of 74 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,460 reviews2,434 followers
August 16, 2025
QUALCUNO ALLA FINESTRA



Curioso caso editoriale la seconda pubblicazione di questo libro: The End Is Known del 1949 venne tradotto da Mondadori nel 1952 nei Gialli con la solita operazione italica sul titolo che diventò La morte alla finestra: presumo che Sellerio, che lo pubblicò fedele al titolo originale nel 1990, abbia usato una nuova traduzione, ma non ne sono certo.
Quello che invece tendo a considerare certo è che la nota d’accompagnamento di Leonardo Sciascia regalò al romanzo un prestigio notevole, più di quanto il thriller di uno scrittore sconosciuto estremamente poco prolifico avrebbe di solito generato.
Sciascia scriveva d’essere rimasto fulminato acquistando l’edizione Gialli Mondadori alla stazione ferroviaria di Caltanisetta e diceva quanto il romanzo avesse colpito, e i suoi sforzi per scoprire qualcosa sul suo autore, che però restava ‘misterioso’ (infatti, non mi pare che esista una pagina Wikipedia in inglese dedicata a lui) al punto che si crede il nome fosse uno pseudonimo. Ma di chi?
E probabilmente anche il giallo nel giallo, cioè il mistero sull’autore aumentò il fascino del libro.
Gabriele Romagnoli è convinto che dietro il suo nome si nascondesse in realtà Orson Welles: per dimostrarlo monta un castello di congetture che ricordano un po’ quelle che avrebbero portato al rivelamento di chi sarebbe il vero autore dell’Amica Geniale.


Con trent’anni di meno, Fabrizio Bentivoglio che interpreta il protagonista insieme alla regista Cristina Comencini.

Non possiedo dati di vendita, ma ritengo che il libro in Italia ebbe un buon successo: al punto da essere portato sullo schermo nel 1993 proprio da una regista italiana, Cristina Comencini.
Successo editoriale anche in Francia: i cugini d’oltralpe hanno da sempre una passione per questo genere di storie, e infatti lo premiarono.

Goeffrey Holiday Hall scrisse solo due romanzi: questo thriller e poi cinque anni dopo una storia di spionaggio, The Watcher at the Door – Qualcuno alla porta, pubblicato sempre da Sellerio nel 1992.
Credo che la sua attività principale fosse il giornalismo, la narrativa un binario secondario. Come dicevo, è molto difficile trovare notizie a parte questi pochi dati.


Fabrizio Bentivoglio e Mariangela Melato.

La fine è nota comincia per l’appunto dalla fine.
Perché sappiamo subito come muore il morto: finisce, per sua stessa scelta, intendendo che si tratta di suicidio, giù dalla finestra, ai piedi del signor Paulton, Bayard Paulton, che sta tornando a casa.
Ma perché il morto lo stava aspettando proprio in casa sua? Si era presentato alla giovane e frivola moglie di Paulton chiedendo di poter aspettare suo marito, la donna aveva telefonato ai grandi magazzini che il marito dirigeva chiedendogli di affrettare il rientro a casa perché c’è uno sconosciuto che lo aspetta, che non si è presentato ma ha chiaramente detto che solo suo marito, il signor Paulton, può aiutarlo.
Che ci faceva a casa sua se per il signor Paulton rimane uno sconosciuto che solo la sua morte ha reso illustre? E perché si è buttato di sotto invece di aspettare il rientro del signor Paulton?


Moglie e marito: Valérie Kaprinsky e Fabrizio Bentivoglio.

E allora, la fine è nota, è nota la morte ed è noto il morto, ma non sappiamo perché, ignoriamo il motivo. E qui, Geoffrey Holiday Hall è bravo a srotolare all’indietro la sua storia facendo investigare il signor Paulton sul perché e sul chi fosse davvero il deceduto.
Per farlo il signor Paulton intraprende un viaggio da New York al Nebraska, stato dal quale provengono entrambi, l’investigatore improvvisato e il morto.
E così dagli anni Quaranta si torna a ritroso al decennio precedente, quello della Grande Depressione.
Con lo scorrere delle pagine l’identità del morto si chiarisce. E in finale si chiarisce anche la ragione di quel volo dalla finestra.
Ma non sarò certo io a rivelarla.


Corso Salani

Cristina Comencini, qui quasi all’esordio, scrive la sceneggiatura insieme a Suso Cecchi D’Amico. L’azione viene portata nell’Italia contemporanea. Per ragioni di coproduzione internazionale c’è un’attrice francese a interpretare la moglie. Per quanto un po’ rigido e forzato, secondo me il film rimane tra le cose migliori di questa Comencini, che a mio parere è man mano diventata sempre meno incisiva e sempre più banale nella scelta delle storie e nel modo di raccontarle.
Percorso esattamente opposto alla sorella Francesca, l’altra figlia regista di Luigi Comencini.


Sulla copertina particolare da “Mr and Mrs Clark and Percy” di David Hockney.
Profile Image for lorinbocol.
265 reviews434 followers
December 13, 2017
confesso che se alla seconda lettura il giudizio fosse stato anche leggermente al ribasso, mi sarebbe un po’ seccato. avevo un bellissimo ricordo delle atmosfere in cui questo romanzo mi aveva calato, e detesto ricredermi su certe cose. e invece nessuna brutta sorpresa: a distanza di due lustri la fine non è solo nota ma certificata con punteggio pieno. cinque stelle, maledette e subito.
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
April 6, 2018
Salto nel vuoto con gabbiano

Mi ricordo una specie di indovinello o giochino che si fa alle feste per passare un po' di tempo. Un uomo entra in un ristorante e chiede di mangiare carne di gabbiano. Il cameriere gliela porta, lui l'assaggia e poi si spara un colpo in testa.

Nella storiella si sa solamente la fine, senza dettagli di nessun tipo. Il gioco sta nell'indovinare i motivi che spingono l'uomo a tale gesto, facendo domande sensate. Domanda dopo domanda, il quadro si compone; molto lentamente, perché la soluzione non è proprio immediata.

Ecco, il libro "La fine è nota" mi ha ricordato questo gioco. A New York una sera la bella moglie di un uomo di successo riceve la visita di un uomo che vorrebbe incontrare il marito. Poi, senza ragioni apparenti, apre la finestra e si butta giù. Che è successo? Perché il gesto? Chi era l'uomo?

Hall ci conduce per mano da un indizio a un altro, da un personaggio ad un altro, ognuno dei quali ha una interessante storia da raccontare.
Tutto si chiude alla fine; anche se nulla, ovviamente, è come pensiamo che sia. Nemmeno l'ovvio.

Originale, decisamente spiazzante, intrigante.
Profile Image for Gabril.
1,044 reviews258 followers
March 5, 2021
Oh che bel viaggio : dall’inizio, che è noto, alla fine...per cui è necessario che trascorra -simbolicamente- l’intero giorno lungo il quale Bayard Paulton, cercando di capire chi era Roy Kearney, scoprirà invece (anzi: anche e soprattutto) qualcosa di se stesso. Ripercorrendo la vita di Roy e risalendo alle origini, ripercorrerà anche la propria, fino all’ imprevisto finale.
Perché, come recita l’epigramma iniziale,
“Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota.“
(Shakespeare, Giulio Cesare).

E, come in ogni tragedia classica, la colpa iniziale percorrerà tutta la strada che porterà al compimento inevitabile del suo destino finale.
Profile Image for Rosenkavalier.
250 reviews112 followers
March 5, 2021
Citizen Roy

L'inizio è noto: rientrando dal lavoro, un uomo di nome Bayard Paulton vede uno sconosciuto cadere giù da una finestra del suo appartamento nel centro di New York. La moglie, presente al fatto, gli racconta che lo sconosciuto (all'apparenza, un uomo insignificante dall'aria sconvolta) era entrato in casa dicendo che solo il marito avrebbe potuto aiutarlo. Poi il salto.
E' la prima riga del libro.

L'idea di leggere un giallo (questa è l'etichetta) con una trovata narrativa così drastica mi rendeva scettico. Il rischio era quello di trovarsi di fronte a un romanzo di puro meccanismo, determinato tutto da quella prima riga e dalla necessità per l'autore di intervenire di continuo per costringere quel meccanismo a funzionare, a martellate se necessario.
Non è stato così.

La trovata iniziale si è esaurita rapidamente, poco più che un espediente per innescare una doppia indagine.
Bayard Paulton, un solido brav'uomo, reduce di guerra, un buon lavoro che svolge con onesta dedizione, vuole sapere chi fosse l'uomo che cercava il suo aiuto. E' spinto dal senso di colpa per non aver potuto almeno parlare allo sconosciuto, anche solo per una parola di conforto.
La ricerca diventa interiore, un brav'uomo fin lì convinto della propria solidità, che intuisce l'incombere di un vuoto che non sa spiegarsi. Un vuoto che lo riguarda.
Questa storia è soprattutto sua. Lo dice l'autore, nella seconda pagina.

Chissà se, otto anni prima di scrivere il romanzo, Hall aveva visto il capolavoro di Welles, Citizen Kane. La struttura mi è parsa debitrice del geniale incastro di flashback che conduce Jerry Thompson all'interno della vita di Charles Foster Kane. Il narratore non sa mai nulla più del lettore, non ci sono trucchi, non ci sono false piste. Il puzzle è sul tavolo, davanti ai nostri occhi.

Paulton raccoglie i pezzi del puzzle costituito dallo sconosciuto parlando con chi lo aveva incontrato e conosciuto. Sono pezzi che apparentemente non compongono alcuna immagine, offerti a Paulton da una composita umanità che Hall tratteggia con grande delicatezza. Un reduce di guerra, una vedova dal passato movimentato, una vecchia consumata dal dolore.
Alla fine, l'ultima tessera va al suo posto e rivela il volto di Roy Kearney, da Summer Crossings, Montana, una classica cittadina nel nulla dell'America profonda (descritta con finezza), una strada, quattro case e un drugstore. Un ragazzo speciale, appassionato, irrequieto, insofferente di tutto, che butta all'aria i sacrifici di un'intera famiglia che lo vorrebbe medico e scappa a est (una corsa all'oro al contrario).
Due uomini molto diversi, nulla in comune se non la provenienza dalla provincia americana e una finestra aperta sulla Quinta Strada.

[Una figura molto americana, Roy Kearney; la suggestione cinematografica - non so quanto consequenziale - mi ha portato a Terrence Malick e a Martin Sheen, La rabbia giovane (e da lì a Nebraska, la canzone di Springsteen ispirata allo stesso fatto di cronaca), ai film sporchi e cattivi della Corman Factory (Bloody Mama), al roadmovie di Scorsese Boxcar Bertha, con la bellissima Barbara Hershey]

Così, il libro giallo diventa un bel romanzo d'atmosfera, dal cui sfondo si staccano di volta in volta tanti personaggi, tutti con un loro spazio, un giusto ritratto, un momento di ribalta.
Su tutti, il magnifico ritratto di Jessie Dermond, Jessie la matta, una donna che ha passato troppi anni a rimpiangere il momento in cui gli è stato tolto il solo scopo di una vita senza requie (basterebbe questo personaggio a elevare La fine è nota a ben altro rango che quello di romanzo commerciale).

L'indagine di Paulton riesce, solo lui giunge a conoscere veramente Roy Kearney, la sua storia, la sua anima spezzata da un amore mal riposto e non corrisposto, la sua fine.
Ma la storia riguarda soprattutto Paulton, ricordate?
Quando un solido brav'uomo scopre di essere davanti al vuoto, traccia una linea e la segue, a qualunque costo. Anche se la sua fine è nota.

This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
September 26, 2017
Linea di confine

Nella presentazione di Sciascia al volumetto (leggibile anche nella scheda anobiiana) si parla di qualità e di livello.
Aggiungo anche il tipo.
Come "la promessa", o "l'oscura immensità della morte", anche questo noir anomalo e sui generis nel quale il lettore segue in un percorso di ingegneria inversa, lo scrittore, senza sapere neppure se vi sia omicidio o no, è una linea di confine con la letteratura senza etichetta di genere.

Di inquietante sviluppo, «Journal bête et méchant» della vita di Mr Bayard Paulton durante la sua ricerca su chi fosse Roy Kearney, tensione vera senza il benché minimo utilizzo di frattaglie o paranormalità ma con talvolta atroci squarci su solitudini hopperiane mal gestite, [non c'è posto qui per la bella e solida signora, moglie di Hopper da lui frequentemente ritratta] il libro è un singolare esempio di mistero prodotto pure da misterioso autore.

Dell'autore si sa poco: [HALL, GEOFFREY HOLIDAY. Born in Santa Cruz, New Mexico in 1913. Died in 1981. The End Is Known. Simon & Schuster, hc, 1949 The Watcher at the Door. Simon & Schuster, hc, 1954] in compenso lo stile è condotto come a far mostra di utilizzo di abbondanti autobiografismi, sparsi però fra i più disparati personaggi.

Nota per l'eventuale lettore ingenuo.
L'autore disegna il personaggio principale come un uomo molto molto molto migliore della percezione che la società pirandellizzata ha di lui.
Il tenore subdolo ed esperto col quale procede può far albeggiare una precoce identificazione, prodiga di strade scivolose per lo sterile vittimismo piagnone. No. Aspettate. Che siamo migliori di come ci vedono è inammissibile che ce lo si dica da soli, non vale.
Trovatevi una donna che ve lo faccia capire, chiaramente senza che ella tragga alcun vantaggio - come va ancora di moda - dal pensar bene di voi.
Non sarà un problema insolubile, è pure bello.

Colonna sonora: Thelonious Monk. Solo Monk Cyrus Chestnut
Profile Image for Stella.
38 reviews46 followers
July 15, 2019
“La fine è nota” è un romanzo scritto da Geoffrey Holiday Hall nel 1949. Si tratta di un giallo ben costruito, scorrevole, intrigante, davvero avvincente, che ha come pregio, fra gli altri, il fatto di non sacrificare i personaggi all’ intreccio narrativo. Infatti, la storia è capace di una buona caratterizzazione psicologica dei personaggi. Si tratta di un giallo a ritroso perché “la fine è nota” è non solo il titolo del romanzo (che è la citazione di un verso di Shakespeare), ma è effettivamente il punto di partenza della storia. Questa si apre con un misterioso suicidio di cui poi, appunto, a ritroso, verranno ricostruiti i motivi. Per non rovinare la lettura del libro si può raccontare solamente l’incipit. Siamo negli anni 50 e il protagonista è un uomo benestante e affermato, il dirigente di una grande catena di magazzini: una sera, nel tornare a casa, vede la polizia davanti a casa sua e il corpo di un uomo morto. Salito in casa trova la polizia che sta interrogando la moglie la quale racconta alla polizia, e poi al marito, quanto è accaduto: un uomo a tutti sconosciuto, sia alla moglie sia a Bayard Paulton, il protagonista, si è presentato alla porta chiedendo del signor Paulton e specificando che solo il sig. Paulton avrebbe potuto aiutarlo; la moglie lo ha fatto accomodare in salotto e poco dopo, mentre la signora usciva dalla stanza, costui ha aperto la finestra del salotto buttandosi di sotto. La polizia archivia quasi subito questo caso come un suicidio. Tuttavia, di lì a poco, il signor Paulton, quasi ossessionato dal ricostruire i motivi che avrebbero indotto questo sconosciuto suicida a venirlo a cercare prima di darsi la morte, inizia ad indagare. Non si può spoilerare altro della trama, ma invece è curioso ricordare che questo romanzo costituisce un piccolo giallo nel giallo. E’ spiegato nell’introduzione al romanzo pubblicata da Sellerio.
«Più di trent’anni fa – racconta Leonardo Sciascia nella presentazione a questo volume – precisamente nell’autunno del 1952, alla stazione ferroviaria di Caltanissetta acquistai l’ultimo dei “gialli” settimanali Mondadori: La morte alla finestra di G. Holiday Hall. E non che nei “gialli” Mondadori ne fossero mancati fino a quel momento di buoni, ma fin dalle prime pagine La morte alla finestra mi parve di qualità diversa, di livello più alto. Ero allora fortemente affezionato agli scrittori americani, da Steinbeck a Caldwell a Faulkner a Cain: e mi parve che in quella pleiade si accendesse il lumicino del giovane Holiday Hall, intruppato tra i “giallisti” ma di miglior vocazione e di diverso avvenire. Più precisamente avevo l’impressione che quel giovane scrittore (giovane e nuovo lo diceva la presentazione editoriale) avesse fatto i suoi latinucci sugli altri maggiori, e su Faulkner specialmente. Mi avvenne di leggere il libro qualche anno dopo, l’impressione di allora mi si confermò al punto che volli saperne di più. Scorsi l’elenco di tutti i “gialli” settimanali che erano nel frattempo usciti: ma non ne trovai altri di G. Holiday Hall. Andai a trovare Alberto Tedeschi, che della collana era direttore, per chiedergli di quell’autore, di quel libro. Tedeschi molto gentilmente cercò di soddisfare la mia curiosità, ma senza alcun risultato. G. Holiday Hall era scomparso dal mondo della detective story, né si era ripresentato al mondo letterario americano. Non ne seppi più nulla. Riletto dopo trentasette anni ancora mi pare valga la pena cercare di saperne di più sul suo autore. Un piccolo mistero che sarebbe divertente risolvere».



Alla piccola inchiesta di Sciascia, sull’autore di questo strano giallo à rebours, a ritroso (al quale è parso giusto nella presente edizione restituire un titolo vicino all’originale tratto dal Giulio Cesare shakespeariano: La fine è nota), si è in grado di aggiungere queste poche notizie: Geoffrey Holiday Hall scrisse nel 1954 un nuovo romanzo The Watcher at the Door (Qualcuno alla porta pubblicato in questa collana nel 1992), poi più nulla; il suo editore americano non conserva più traccia di lui negli archivi; comparso in Francia col titolo L’homme de nulle part e con una conclusione diversa dall’originale, questo romanzo vinse nel 1954 il Grand Prix de la Litérature Policière; nemmeno l’editore francese ne sa di più su Geoffrey Holiday Hall.
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews336 followers
January 22, 2016
Un inatteso e originale romanzo “giallo”. Ma ha ragione Leonardo Sciascia quando dice che questa collocazione gli sta stretta. Perché non è propriamente un “giallo”, bensì un progressivo calarsi nei panni di molte persone e nel cercare di comprendere il loro punto di vista nei confronti di Roy Kearney, nonché le azioni di Roy Kearney stesso.

La complessità del vivere non si adatta ad alcuno schema e a nessun ordine. Siamo sempre “angeli e demoni” al contempo. Forse è per questo che le “religioni”, qualunque esse siano e in qualsiasi forma si presentino, sono tanto seguite: offrono l’illusione di dare un senso a qualcosa che non ce l’ha. Ma bisognerà pur capirlo, prima o poi. Procediamo e procederemo sempre “alla cieca”.

Nella sua semplice struttura, un libro interessante.
Profile Image for Ginny_1807.
375 reviews158 followers
December 16, 2012
Colpa scontata
Ingegnosa trama noir, sapientemente cesellata con l’introduzione progressiva di informazioni all’apparenza insufficienti a fornire indizi per la soluzione dell’enigma e in realtà disseminate di piccoli particolari che, a posteriori, alludono coerentemente al reale svolgimento dei fatti.
Durante la lettura, ci si stupisce perfino che il romanzo venga definito un giallo, in quanto mancano del tutto le componenti caratteristiche del genere e l’attenzione del lettore viene piuttosto polarizzata su questioni particolari e personali, inerenti all’esistenza dei singoli personaggi che via via si avvicendano sulla scena dell’indagine. Indimenticabili Holtsinger “Il Più Grande Cervello del Mondo” e Jessie La Matta; e poi Helen e Peggy, tutte e due con l’animo di sgualdrine.
Più che di un’indagine poliziesca vera e propria, si tratta di un viaggio nel passato, nei luoghi di origine e dell’animo di individui più o meno direttamente informati e coinvolti nella storia, ciascuno dei quali aggiunge il suo punto di vista e il suo piccolo contributo alla ricostruzione dell’accaduto.
Il racconto infatti parte dalla fine, che è l’unico elemento noto di una vicenda i cui antefatti sono completamente sconosciuti; una fine, un suicidio, quello di Roy Kearney, le cui motivazioni restano nell’oscurità più totale. Sarà la caparbietà del ricco Bayard Paulton, atipico detective ossessionato da un legame tanto inscindibile quanto razionalmente inspiegabile con il morto, a scovare e mettere insieme i pezzi di un puzzle sconcertante, che prenderà una forma interpretabile soltanto con l’inserimento dell’ultima, beffarda e terribile tessera.
Lo scrittore ci cala abilmente nell’atmosfera dell’epoca e nella psicologia degli individui narranti, che sono contraddistinti da un eloquio “personalizzato” sulla base del loro temperamento e in linea con il contesto socio-culturale al quale appartengono. E la sua prosa nitida e incalzante sa creare un clima di inquietudine e di ineluttabilità che culminerà nell’amaro, tragico epilogo di una fine già scritta fin dall’inizio. Perché la colpa, ogni colpa, anche se soltanto ricevuta in eredità, deve essere scontata.
Spiazzante.
67 reviews43 followers
March 26, 2018
In my humble opinion: this is a masterpiece, a forgotten masterpiece.

Who was Geoffrey Holiday Hall? The french Wikipedia says : An american journalist, painter and decorator, born in 1913, in Santa Cruz, New Mexico. He died in 1981.
That's all.

"The End is Known" won a well deserved award: Le Grand Prix de Littéraure Policière (foreign) in 1953 and was nominated for The Best First Novel Edgar in 1950.
Geoffrey Holiday Hall wrote another book (a good spy Thriller): "The Watcher at the Door" (1954).
And then...he simply disappeared. Life is very strange.

"The End is Known" is like a nightmare and it reminds me the work of Fredric Brown ("The Far Cry", for example), John Franklin Bardin, Cornell Woolrich/William Irish and Joel Townsley Rogers.

Great book. Five stars.
Profile Image for Gauss74.
466 reviews93 followers
March 20, 2020
Avevo comprato questo libro nella bancarella dei libri usati della biblioteca di Sassuolo, libri rifiutati, che in mezzo a paccottiglia possono nascondere qualcosa di valore. La mia attenzione, già attirata dall'editore (Sellerio è di quelli che non sbagliano), era stata accesa al massimo dalla postfazione di nientedimeno che Leonardo Sciascia.

Il grande scrittore di Racalmuto che commenta un romanzetto giallo uscito per la prima volta in una collana da edicola (sia essa pure prestigiosa come "I Gialli Mondadori)? Siamo evidentemente davanti ad un romanzo di genere al limite di quella che Loredana Lipperini qualche anno fa ha chiamato "Letterarietà", e che settecento e passa post sul suo blog da parte di esponenti di tutti i tipi di partecipanto al mondo editoriale (scrittori, lettori, editori, editor, ghost writers e compagnia cantante) non erano riusciti a definire. L'occasione era di quelle da non perdere.

Risultato: libro divorato in due giorni. Confermo: non è affatto un giallo banale. E' un poliziesco davvero molto ben scritto, col finale per nulla scontato e comunque annunciato (per quel che mi riguarda col senno di poi, io a capire come va a finire ci sono proprio negato) da una sapiente distribuzione degli indizi, molto graduale. Ma ad attirare l'attenzione di Sciascia al punto da spingerlo ad informarsi sul suo autore questo non sarebbe bastato. E ripensandoci, viene fuori che l' America che emerge da "La fine è nota" non è quella dei romanzi di genere alla Ellery Queen o alla Ed McBain, per capirsi. La caratterizzazione e le pulsioni dei personaggi sono quelle (non a quei livelli, ma per capirsi) di Philip Roth, di John Steinbeck. Sciascia nella postfazione cita William Faulkner, ma non lo conosco abbastanza. E risfogliando le pagine si capisce che il colpo di scena finale che non racconto per ovvie ragioni è preannunciato molto di più dalla racconto della vita e del carattere dei personaggi che non dalla semina più o menos apiente di indizi alla Agatha Christie.

E' un romanzo che non gira benissimo la pagina, proprio perchè non è una storia tutta cose come nei romanzi di genere, ma il finale lascia quella punta d'angoscia tipica dei noir di alto livello.

Leonardo Sciascia non poteva sbagliare. E non ha sbagliato. Ne vale la pena.
Profile Image for Sarinys.
466 reviews174 followers
November 22, 2014
«Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota». Geoffrey Holiday Hall apre con una citazione dal Giulio Cesare di Shakespeare, i cui versi inquadrano da subito il clima in cui la storia si svolge. «La giovane signora Paulton vide l’uomo gettarsi nel vuoto» è infatti l’incipit del romanzo, la cui fine è, per l’appunto, nota sin dal principio. Quel che si ignora è tutto il resto: chi era il morto? Perché si è ucciso? Il protagonista Bayard Paulton è ossessionato dalle domande; vuole scoprire per quale ragione il suicida abbia cercato di contattarlo, chiedendogli aiuto, prima di lanciarsi nel vuoto proprio dall’appartamento dei Paulton.
L’intreccio è costruito a ritroso attraverso i resoconti delle persone che erano state vicine a Roy Kearney, il morto; ma più che delineare il ritratto di Kearney, le testimonianze tratteggiano i caratteri di chi si racconta a Paulton: sono lunghe confessioni che mettono in luce le frustrazioni e le angosce di cui sono costellate queste esistenze, sofferenze di cui Roy è stato l’inspiegabile catalizzatore. E se la struttura inizialmente sembra episodica, un pattern noir inizia presto a emergere, introducendo dark lady di ghiaccio e scoperte inquietanti. La fine potrebbe non essere davvero già nota: Holiday Hall nasconde le sue evidenze nella giostra di verità date per assodate e depista il lettore con consumato mestiere. Ne risulta una lettura gradevole fondata su una detection piuttosto originale, con qualche punta di misoginia nei confronti di personaggi femminili sempre troppo miserandi o dalle più riprovevoli idee e abitudini.
Profile Image for Cxr.
62 reviews16 followers
December 16, 2017
Romanzo giallo per molti versi sorprendente questo di Hall, praticamente scomparso dagli scaffali americani, ma riscoperto in Italia da Leonardo Sciascia e ripubblicato quindi da Sellerio nel ’90. Mai come in questo caso l’incipit è fondamentale, eppure anche ingannevole. Un uomo sconosciuto suona al campanello di un appartamento, chiede del padrone di casa alla moglie e quando questa lo invita ad aspettare che rientri, sale sul davanzale della finestra e si butta giù. Come mai?

Sembra uno di quei giochi a indovinello in cui i partecipanti devono “inventare” una trama logica che ha come conseguenza l’accaduto. Da qui il titolo, ma attenzione, anch’esso è ingannevole. Hall costruisce sapientemente una trama avvincente e piena di colpi di scena, ricostruendo capitolo dopo capitolo la vita del suicida insieme a quella dell’uomo a cui era andato a chiedere aiuto. Eppure, seppur lettura piacevole, è un giallo che non mi ha entusiasmato. Perché nessuno dei personaggi mi ha davvero interessata, determinando un senso di freddezza e distacco durato fino agli ultimi travolgenti capitoli.

I personaggi insomma non escono dalla bozzettistica di genere. Soprattutto la protagonista femminile, la moglie che appare nelle prime pagine del romanzo, è così stereotipata che più che una donna mi è sembrata la proiezione delle paure maschili nei confronti della femminilità: così pericolosa da rovinare la vita dell’uomo che ne rimane affascinato, ma sarebbe più corretto qui dire intrappolato.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
931 reviews73 followers
August 28, 2019
Meraviglioso. Probabilmente la scoperta estiva del 2019, una felicità solo in parte annacquata dal fatto che di Holiday Hall si contano due-romanzi-due, e finito il prossimo – già sul comodino – ci sarà solo rimpianto.

Accompagnato, nella sua edizione Sellerio, da una nota di Sciascia sui suoi tentativi di scoprire di più di questo poco prolifico e misterioso autore, La fineè nota è un romanzo poliziesco che va decisamente oltre il genere. Il titolo è tratto dal Giulio Cesare shakesperiano, e già questo elementa induce a pensare che si andrà ben oltre una trama gialla.

"Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere
la fine di questo giorno che incombe!
Ma basta solo che il giorno trascorra
e la sua fine è nota"

Siamo a New York in pieni anni Quaranta: Bayard Paulton, protagonista del romanzo, viene chiamato dalla moglie perché un uomo si è presentato al loro appartamento chiedendo di lui e spiegando che che è l’unico in grado di aiutarlo. Ma appena arrivato a casa, Bayard scopre che lo sconosciuto si è suicidato gettandosi dalla finestra, senza alcun motivo apparente.

All’inevitabile indagine della polizia si somma quella personalissima del protagonista: nonostante tutto intorno a lui trami perché lasci perdere, Bayard si sente in qualche misura responsabile e vuole soprattutto capire come avrebbe potuto essere di aiuto allo sconosciuto. Incontra quindi una galleria di personaggi memorabili, ognuno venato da una malinconia profonda, sullo sfondo di un’America che lascia indietro gli ultimi, se ne serve quasi solo in occasione di conflitti mondiali. Personaggi che starebbero bene in uno Scerbanenco o in un Camilleri d’annata, sospesi in una mestizia un po’ rassegnata, quasi filosofica, se non fosse che l’ambientazione è pro-fon-da-men-te americana.

http://capitolo23.com/2019/08/28/la-f...
Profile Image for jpm.
167 reviews12 followers
August 16, 2019
Un gran bel libro che presenta una interessante 'architettura' fatta di continui flashback da cui emergono una serie di eventi che si disvelano al lettore come scatole cinesi ciascuna funzionale alla soluzione dell'enigma iniziale.
Se dovesse piacervi questo romanzo e vorreste leggere altro di G.H.Hall non affannatevi, è scomparso dai radar, introvabile come un idraulico a ferragosto!
Profile Image for keikohuchica.
88 reviews25 followers
February 16, 2022
A metà libro già avevo intuito dove si sarebbe andato a parare e perché . Ma è stato bello risalire al finale attraverso la ricostruzione di un puzzle composto dai ricordi narrati dai vari personaggi . In questo racconto compare una delle figure femminili più disprezzabili di cui mi sia capitato di leggere . Un noir atipico con un finale atipico. Veramente interessante
Profile Image for GiuseppeB.
128 reviews22 followers
December 13, 2017
L'inizio mi ha incuriosito, non troppo, ma insomma.
Man mano procedevo nella lettura il mio interesse andava calando, arrivato press'a poco alla fine l'avrei volentieri abbandonato, ma c'era il gruppo di lettura e allora.
Alla fine, questa mattina, la sorprendente e divertente conclusione mi ha riconciliato con l'autore.
La terza stella è merito dei due ultimi capitoli.
Profile Image for FerroN.
138 reviews25 followers
June 10, 2019
“Se fossi rincasato soltanto cinque minuti prima…” continua a pensare Bayard Paulton. Se fosse rincasato soltanto cinque minuti prima avrebbe potuto incontrare l’uomo che, venuto a cercarlo al suo appartamento, si sarebbe poi improvvisamente lanciato da una finestra per morire sull’asfalto di un marciapiede.
Passano le notti e i giorni eppure, nonostante i numerosi impegni, Bayard non riesce a togliersi dalla mente le immagini del drammatico evento. «Nessuno può far nulla per me», «Soltanto il signor Paulton mi può aiutare, nessun altro», aveva detto l’uomo a sua moglie. Così quando Margo parte per una vacanza – per dimenticare l’accaduto e riprendersi dallo shock subìto –, Bayard decide finalmente di tentare di scoprire perché lo sconosciuto Roy Kearney cercasse il suo aiuto.
La ricerca lo porta a incontrare varie persone che hanno conosciuto Roy, ma le descrizioni dell’uomo sono in alcuni casi talmente diverse da apparire contrastanti. L’accumularsi di racconti, aneddoti, rivelazioni ha perciò il frustrante effetto di allontanare la soluzione del mistero: come una massa di minuti dettagli osservati da vicino, troppo vicino, non possono permettere una visione adeguata dell’intera immagine.

Seguendo le tracce del passato di Roy Kearney per mezzo dei racconti dei testimoni, Bayard Paulton rivede anche la propria vita attraverso i primi decenni del Novecento, in una nazione sempre impegnata – o appena uscita o in procinto di entrare – in una guerra, ossessionata dal “sogno americano”, dove l’avere una vita migliore, il possedere – sempre di più – cose e persone, sono aneliti irresistibili, intessuti profondamente anche in realtà urbane e rurali intrise di povertà e miseria, emarginazione e solitudine. E “le estati spietatamente infuocate e gli inverni spietatamente gelidi, il vento che urla nelle tormente di neve e che spazza arido e ardente le assolate praterie” non sono solo istantanee del Nebraska, del Montana o di basi militari al Circolo Polare – i luoghi che fanno da sfondo ai ricordi e ai racconti –, ma possono servire anche a illustrare paesaggi umani di estrema aridità, dove a malapena si scorgono briciole di affetto sincero.
“La fine è nota” è un romanzo giallo un po’ anomalo, scritto molto bene, in cui la mancanza di suspense e di una trama elaborata sono compensate dalla persistenza di un mistero insolubile. La fine è nota, o forse no. Di sicuro è molto triste.

… “Già una mezza dozzina di persone erano sopraggiunte. … Mentre passava accanto al capannello uno dei due con l’ombrello stava dicendo: — Pensa quando lo racconterò a Myra. T’immagini, io che assisto al suicidio di un uomo… Myra va pazza per le emozioni forti: le verranno i brividi.” …
Profile Image for Suni.
547 reviews47 followers
October 15, 2021
Un noir che parte dalla fine, che è nota, in quanto nella prima riga un uomo si butta dalla finestra di un palazzo di New York, e poi si riavvolge in una sorta di indagine compiuta dal proprietario dell'appartamento, che stava rincasando proprio negli attimi in cui l'uomo, mai visto prima, cadeva nel vuoto, per capire chi mai fosse quel disperato e cosa volesse da lui.
La struttura è dunque insolita, così come lo è lo stile, che tocca vette di lirismo e di letterarietà che non ci si aspetterebbe da un romanzo di genere di un autore pressoché sconosciuto e che dopo il secondo libro è sparito.
A completare il tutto dei personaggi descritti benissimo e di un'umanità straordinaria, alcuni segnati dalla vita, rassegnati, esausti, altri irrequieti, furiosi, disposti a tutto per non perdere lo status e il benessere raggiunti.
E poi, anche se la fine è nota, il finale è spiazzante. Un pugno in faccia che non avevo visto arrivare (forse avrei dovuto).
Grande scoperta.
Profile Image for Rosalba.
249 reviews32 followers
December 29, 2012
Il crepuscolo può durare a lungo, a volte : ma il giorno è ormai finito.


Un noir davvero originale, non un giallo classico. La trama si snoda attraverso la ricerca nel passato di “colpe da scontare” e il finale è a sorpresa. Lo vedrei bene riprodotto in un film, secondo la migliore tradizione di Alfred Hitchcock.
Profile Image for Frabe.
1,197 reviews56 followers
September 8, 2017
Romanzo "non solo giallo", che ha resistito nel tempo (è datato 1949) per via di una buona storia raccontata con un'ottima scrittura.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books131 followers
October 8, 2017
"Il tempo è come un topo che rosicchia un pezzo di formaggio che eternamente si rinnova. Formaggio svizzero, con i buchi. I buchi siamo noi." (p. 97)
Profile Image for lise.charmel.
526 reviews194 followers
December 20, 2017
Buon romanzo di intrattenimento, che a volte si perde un po' via con l'intento di creare un profilo del morto (non è uno spoiler, l'uomo cade dalla finestra nella riga uno). Tuttavia la risoluzione del mistero è affascinante e ben orchestrata, vale la pena arrivare fino alla fine.
Profile Image for Sabrisab.
207 reviews64 followers
February 6, 2022
Ho scoperto questo titolo su GR, un bel romanzo, giallo perché c'è un mistero da comprendere dopo che nelle prime pagine un uomo sconosciuto si suicida a casa di un altro che in realtà non conosce. Per dare una spiegazione a questo gesto il proprietario della casa incontra vari personaggi che hanno conosciuto il defunto, per conoscere la sua vita e cercare di capire cosa lo ha portato a casa sua.
Il finale non mi ha entusiasmato, ho trovato più coinvolgenti i dialoghi e le memorie dei vari personaggi, il tutto scritto in modo scorrevole e semplice.
Profile Image for Ohibookitagain.
130 reviews2 followers
July 30, 2022
Libro che pensavo "da spiaggia", invece non male.
Un uomo arriva nell'appartamento di un ricco dirigente d'azienda a chiedere aiuto, ma prima del suo arrivo cade dalla finestra e muore
La fine è nota, appunto, ma perché è stato li? Chi era? E perché aveva bisogno di aiuto?
Domande cui il proprietario dell'appartamento cerca risposte, ricostruendone la storia.
Giallo atipico di autore misterioso, molto ben scritto, del 1949, portato in Italia da Leonardo Sciascia, lo consiglio per un paio di giorni di buona lettura
Profile Image for pierlapo quimby.
501 reviews28 followers
December 4, 2017
Mr. and Mrs. Clark and Percy è il nome del dipinto di David Hockney di cui la copertina di questo libretto mostra solo un particolare.
Peccato, perché il resto del quadro è molto bello.
Quando ho preso in mano questo romanzo è la prima cosa che mi sono chiesto: come sarà il resto del quadro? Be', davanti alla donna bionda vicino alla finestra (Mrs. Clark, suppongo) è seduto un uomo giovane, in una posa rilassata, la gamba destra allungata quasi del tutto, sigaretta tra le dita e un gattone bianco (Percy?) seduto sulla coscia sinistra che scruta fuori. Mr. Clark invece sembra rivolgerci un'occhiata disinteressata. Ha un taglio di capelli decisamente anni settanta (del resto il dipinto è del 1970, l'avreste mai detto osservando Mrs. Clark? Io no), come anni settanta è senza dubbio l'abbigliamento che indossa: jeans a zampa e generoso colletto della camicia ben al di fuori del maglione azzurro. E' scalzo e le dita dei piedi affondano in un morbido tappeto shaggy.
La cosa curiosa è che sebbene nella stanza, proprio alla sinistra di Mrs. Clark, ci sia un tavolino basso su cui è poggiato un vaso di fiori (quali, non saprei dire), di fianco all'uomo, per terra, ci sono una lampada con motivi floreali e un telefono, con la ghiera naturalmente, che sembra finto o inutilizzabile perché il cavo non si sa proprio dove vada a finire, né c'è traccia di prese sul muro.
Tutto questo mi ha affascinato e ancora mi affascina, chissà poi perché. Il romanzo di Hall, invece, benché ben scritto, dopo poche pagine ha iniziato ad annoiarmi e la noia mi è rimasta dentro fino all'ultima riga, quando ho potuto riporre il libro e fare ricerche su David Hockney e le sue opere.
Profile Image for Frank.
299 reviews21 followers
January 29, 2011
Bello questo libro. L'avvenimento iniziale fa da apripista ad una storia piena di incognite che vengono svelate piano piano. Il protagonista spesso si domanda il perché stia facendo una determinata cosa o per quale motivo abbia preso una certa decisione... Come accade spesso anche nella vita di tutti i giorni, non trova risposta a questa sua domanda, però va avanti. A volte si fanno le cose e poi solamente in un secondo momento si pensa al perché. D'altra parte anche l'autore deve essere stato un personaggio singolare dato che, dopo la pubblicazione di questo unico libro, nessuno ha più saputo nulla di lui, editore compreso. Il finale non mi ha soddisfatto completamente, ma tutto sommato mi sento di consigliarne la lettura.
Profile Image for Alessio Camobreco.
43 reviews4 followers
August 19, 2019
Romanzo che trascende senz'altro i confini del genere "giallo": i personaggi sono delineati in modo accurato ma non scolastico e, pur cambiando continuamente il punto di vista, la narrazione si mantiene fluida, tanto che il mosaico di storie con cui la trama è composta risulta sempre coerente. In definitiva una splendida, per quanto amara, lettura.
Profile Image for Alexandra Stuart.
9 reviews13 followers
August 14, 2009
Geoffrey Holiday Hall is a mystery. No one knows who is. Leonardo Sciascia, the famous Italian writer, tried everything in his powers to find out something about Holiday Hall, but couldn't. No trace of him could be found, not even among the files of his American publishers.
Roy Kearney, the central character of "The end is known" is - likewise - a mystery.
The story is a trip to the land of the past, to discover what made this apparently unremarkable man, one summer afternoon, knock on the door of a complete stranger, ask for help and then throw himself out of a window.


The noirish story is crammed with memorable characters, from the Brain (a weird, sad genius Chess player) to Crazy Jessie Dermond (a picture of sadness and unrequited love), but most of all it resonates with the desperation of Roy Kearney, a man driven by passion and destined to tragedy.

It's surprising that this book should be so little known, as it is a little gem and one that screams out "film adaptation!!!!!" (By the way, the Italians dabbled with one, but it was set in Italy during the "terrorism period" and had very little to do with the book).

Please read it and you won't be disappointed!
Profile Image for La Stamberga dei Lettori.
1,620 reviews145 followers
October 8, 2013
Un giallo nel giallo, quindi, ma alla piccola inchiesta di Sciascia sull’autore di questo strano giallo a ritroso (per il quale è parso giusto all'editore restituire il titolo originale tratto dal Giulio Cesare shakespeariano: La fine è nota), si possono aggiungere queste notizie: Geoffrey Holiday Hall scrisse nel 1954 un nuovo romanzo The Watcher at the Door (Qualcuno alla porta), poi più nulla; il suo editore americano non conserva più traccia di lui negli archivi; comparso in Francia col titolo L’homme de nulle part e con una conclusione diversa dall’originale, questo romanzo vinse nel 1954 il Grand Prix de la Littérature Policière; nemmeno l’editore francese ne sa di più su Geoffrey Holiday Hall.

Continua su:
http://www.lastambergadeilettori.com/...
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