Monumentale, epico bestiario della nostra storia repubblicana, segue cronologicamente le varie tribù che per anni hanno avuto il potere e poi lo hanno perso. Si parte con la Dc, si arriva al governo giallo-verde di Salvini e Di Maio. I "giganti", si fa per dire, ci sono tutti, ma è l'esercito carnevalesco delle figure di secondo piano a prendere spesso la scena.
Perché "Invano"?
"Perché raramente il potere rende felici. Anzi. Ingannerà la morte, che non è poco, ma tanto quella arriva lo stesso."
Non è un libro di storia politica, ma il punto di vista di un cronista che ha superato i sessant'anni e ha messo da parte un archivio sterminato sui politici italiani (334 raccoglitori e 1500 cartelle, pari a una torre di 45 metri e ai due camion che sono stati necessari per trasferirlo alla Biblioteca della Camera).
Lo sguardo di Ceccarelli è disincantato, sono mille pagine fitte di aneddoti, vizi, debolezze, fragilità. Si ride tantissimo, in molti passaggi "Invano" sembra gareggiare con il fotografo Umberto Pizzi di Cafonal nel ritrarre la miseria umana di Montecitorio.
Ma anche nei momenti in cui si fa a fatica a credere che certe cose siano successe davvero (e sono tanti: è spaventosa la facilità con cui rimuoviamo le cose peggiori), Ceccarelli non giudica mai: è semmai consapevole di come il potere sia una giostra che raramente finisce bene.
"È bene dunque che i governanti di oggi e di domani se ne rendano conto: credono di avere il red carpet (Andreotti diceva “la guida rossa”) sotto i piedi e invece si ritrovano una spada affilata sopra la testa. Il massimo che possono sperare è che la spada si tramuti, come dice Ausy, mio storico amico, in uno scappellotto."
Pur essendo lunghissimo, "Invano" non annoia mai e mano a mano che ci si avvicina ai giorni nostri la risata si attenua e si avverte un senso di malessere nel vedere cosa siamo diventati. Sì, perché se una trasformazione è avvenuta riguarda tutti e non solo la classe politica.
“Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavato, nella rete che hanno teso s’impiglia il loro piede”.
Con un'impressionante bibliografia finale, non fosse così lungo sarebbe già un classico. Letto in formato elettronico per comodità (in brossura pesa quasi un chilo), lo acquisterò anche cartaceo e ne farò la mia guida ogni volta che vorrò rinfrescarmi la memoria su certe facce.