«Tinc la imaginació portuària», diu la narradora d’aquest llibre, perquè la seva infantesa va estar marcada per «un port que ha conegut la glòria i l’oblit, una xarnera del món, a la cruïlla de tots els camins». Aquesta és la història d’una nena de pare italià i mare amb passaport britànic, que va créixer a l’Alexandria cosmopolita de la post- guerra. Una nena a qui el pare, durant un dia de platja a la badia d’Abukir, va explicar que, allà, l’1 d’agost de 1798, s’hi havia produït una batalla naval. Aquella història li va despertar la passió per les aventures marítimes, i la nena va descobrir la màgia de la literatura llegint La Ilíada a l’escola i va somiar que era Lawrence d’Aràbia...
La crisi del canal de Suez la va arrencar del paradís: la família va haver d’emigrar, el pare es va arruïnar i la mare no es va adaptar a la nova vida a Milà. La lectura va ajudar la protagonista a establir-se en un món en què seria una estrangera sempre més: Stendhal, Conrad, Proust, Kavafis... Ja a París –on viu l’amor i l’èxit professional–, descobrirà la his- tòria de La Triomfant, la corbeta que va prendre possessió de les Marqueses, un altre paradís per- dut, un altre somni d’aventura portuària.
La gran editora Teresa Cremisi debuta en l’es- criptura en aquesta bellíssima novel·la d’inspiració autobiogràfica –traduïda per Anna Casassas–, que utilitza la ficció per parlar de l’ànima d’una dona, de la condició d’estrangera com una manera d’estar al món, de l’amor que ens sacseja i ens salva, dels lli- bres que ens ajuden a somiar i a comprendre.
Teresa Cremisi, née le 7 octobre 1945 à Alexandrie (Égypte), est une éditrice et dirigeante d'entreprise d'origine italienne naturalisée française. Elle fut présidente-directrice générale de l'ensemble Flammarion regroupant les éditions Flammarion, J'ai lu, Casterman, Autrement et Fluide glacial jusqu'en mai 2015. Elle siège au conseil d'administration du musée d'Orsay et de la BNF.
Delizia e bellezza, che lettura piacevole e interessante (un grazie di cuore a chi ha saputo consigliarmelo). Bella, tanto, già dalla suddivisione in capitoli con quei magnifici titoli: Mattina presto, Tarda mattinata, Pomeriggio, Nove di sera, per finire con Mezzanotte e mezza, le fasi di una vita. Sembra un’autobiografia, probabilmente un memoir, ma è un romanzo: quello che succede all’io-narrante non è per forza di cose quello che è successo a chi lo ha creato, Teresa Cremisi, anche se l’immagine del personaggio insegue quella dell’autrice.
Sono nata ad Alessandria d’Egitto, sull’altra riva del Mediterraneo. Non ho deciso di scrivere per dar sfogo alla nostalgia. Soltanto i luoghi riescono a scatenare dentro di me tempeste violente, ma la nostalgia è un sentimento che non amo coltivare. Sono una persona pratica, con i piedi per terra.
Gustav Klimt: La musica I (1895).
Mi viene da dire che il buongiorno si vede dal mattino: ed essere nata ad Alessandria d’Egitto da padre italiano e madre anglo-indiana scultrice, con passaporto britannico, che però non ha mai messo piede in Inghilterra, genitori poliglotti che adorano la Francia ma amano anche la Svizzera (nella prima le molte villeggiature marittime sulla Costa Azzurra non ancora sommersa da bipedi e quattroruote, nell’altra le numerose vacanze a Lugano e dintorni), ha permesso all’io-narrante – a proposito, qual è il suo nome? – di crescere maneggiando diverse lingue, che è sempre una grande ricchezza, di avere mentalità aperta e viaggiatrice, sì, non sentirsi mai a casa più o meno ovunque, ma essere attratta dal cambiamento e dall’avventura, dalle sfide della vita.
Alessandria d’Egitto
E così, questa bimba cresce in Egitto dalla nascita a metà degli anni Quaranta alla crisi di Suez (1956). Prima di salire sull’ultimo traghetto, l’unico domestico rimasto, l’arabo Mohammed, le fa ripercorrere i ricordi più belli, perché si porti dietro una bella valigia di memorie, un’eredità da non smarrire e nemmeno rinnegare. Dall’Egitto a Milano, e poi dopo l’università, il primo lavoro, già prestigioso, già di responsabilità, già dirigenziale, in un’epoca in cui le donne venivano raramente prese in considerazione per quegli incarichi. E quando suona la campana interna, quella che dice che è tempo di cambiare, di salpare anche se su un treno o un aereo invece di una nave, da Milano a Parigi.
E come racconta bene quest’io-narrante, prima la sua infanzia preziosa, poi la sua adolescenza di formazione, seguendo con la sua gioventù di battaglia e prime soddisfazioni, l’affermazione, il successo nel lavoro, qualche amore, per approdare a quello del matrimoni, che dura fino all’ultima pagina (Giacomo, un disegnatore italiano di successo), e finendo col buen retiro sul paese più piccolo della costiera amalfitana, Atrani: è un piacere e una gioia seguirla, leggerla, tra ironia e leggerezza, affezionarsi a lei, aver voglia d’incontrarla, sentirla faro e modello.
Anche attraverso l’arte di cui ci parla, principalmente quella letteraria: l’Iliade, Shakespeare, I sette pilastri della saggezza del mitico Lawrence d’Arabia (al secolo T.E. Lawrence, La linea d’ombra di Conrad, La lingua salvata di Canetti, l’immancabile Proust visto che la memoria e il ricordo sono parte preponderante di questo racconto, per finire con la magnifica poesia di Costantinos Kavafis, greco in Egitto. Il ritorno insieme a Giacomo ad Alessandria trent’anni dopo la partenza è uno dei momenti che ho preferito: di fronte al cambiamento, a certe rovine, a tante fini, lei sa guardare avanti, oltre, per lei il bicchiere è sempre mezzo pieno, la vita è tanto altro, farsi amareggiare da quello che è stato e non c’è più è farsi del male inutile. Viva lei che ha saputo trionfare in modo quieto e sobrio, senza schiamazzi.
George Arnald, “La distruzione dell’Orient nella battaglia della baia d’Aboukir”, 1825-’27: la più grande battaglia navale dei tempi moderni, quella del primo agosto 1798, quando la flotta di Napoleone Bonaparte, impegnata nella campagna d’Egitto, venne attaccata nottetempo e distrutta dalla Royal Navy di Horatio Nelson, perdendo quindici delle diciassette navi e migliaia di uomini. “Ho un’immaginazione portuale» scrive nella prima riga di questo libro.
[Ero diventata quello che non sarei dovuta diventare. Mai trionfante, sempre accortamente dissimulata; mai fiera e diretta, sempre cauta ed elusiva; mai categorica, spesso umile, a volte perfino dolorosamente sottomessa. Tutta la mia impetuosità soffocata, la mia indole impastoiata, i miei sogni sopiti.]
[Sto constatando che uno dei problemi della vecchiaia, se si eccettuano la malattia o il rammollimento cerebrale, è che si invecchia restando giovani, e a volte addirittura si muore giovani. La giovinezza torna come un vento caldo perché le costrizioni sociali si sono volatilizzate. L’aspirazione alla libertà trova spazi aperti. A tarda ora rende legittime idee, speranze di cui nessuno sa più che farsi. Ed è triste almeno quanto morire rimbecilliti.]
[Resto seduta ad aspettare il sonno. Respiro, non leggo, guardo, guardo. Neppure una virgola della Storia sarà stata scritta da me; la mia vita non avrà cambiato né aggiunto niente al destino del mondo. Le tracce che ho lasciato sono irrisorie. Le «idee inesprimibili e inconsistenti» che hanno attraversato la mia giovinezza non hanno prodotto niente. Tutto sarà presto dimenticato. Ma questo mondo l’ho guardato molto.]
Como esas postales de viajeros por el imperio colonial francés, o ésos dibujos del marino del siglo XIX que encuentra casualmente en el anticuario, y en los que aparece la Triunfante, una embarcación que da título al libro, estas memorias de la editorial ítalo-francesa Teresa Cremisi están teñidas de esa nostalgia suave y amable de un álbum de instantáneas. Su infancia en Alejandría, su juventud en Italia y su madurez en París dan a su vida un aire libre, cosmopolita y un poco apátrida. Su lectura es amable, sobre todo en algunas referencias literarias que adornan el relato, y demasiado poco acertada en algunas comparaciones, sobre todo en relación con su vida laboral como alta ejecutiva, siempre tratadas con una especie de falsa modestia en la que no falta la metáfora del “barco en el que vamos todos”.
“Ero diventata quello che non sarei dovuta diventare. Mai trionfante, sempre accortamente dissimulata; mai fiera e diretta, sempre cauta ed elusiva; mai categorica, spesso umile, a volte perfino dolorosamente sottomessa. Tutta la mia impetuosità soffocata, la mia indole impastoiata, i miei sogni sopiti”.
El libro es hermoso. Los primeros capítulos que muchos destancan por sus descripciones a mí no me atrapó tanto.
Sin embargo cuándo se pasó de la descripción de las imágenes y los colores de la niñez a los razonamientos de una persona adulta, mestiza, que atraviesa diferentes fronteras, e incluso tiempos. Se torna un libro muy interesante. Y conmovedor.
Espectacular debut el de Teresa. Un libro magistralmente escrito, con una riqueza descarada de imágenes. Qué interesante conocerla, dan ganas de leerle lo que se venga.
En la meva opinió, la salsa no acaba de lligar. En el primer capítol s'obté una textura prou bona que fins i tot fa salivar. És la part on ens parla de la infantesa i els seus records de terres, colors i aromes, també de tendresa i d'èpica. A partir del segon capítol, però, la maionesa es talla i ja no la recupera malgrat les voltes que hi dona. No sé on ens vol portar, no m'interessa i no m'emociona en absolut. Llàstima.
Ho appena letto un libro bellissimo che non definisco un capolavoro solo perché è un po' 'già visto' se così si può dire, ma questo non gli toglie certo il gran valore che ha.
Teresa Cremisi racconta la sua vita, da Alessandria dove è nata, a Milano di passaggio, a Parigi che ha scelto ed amato per arrivare ad Atrani e al molo che la aspetta dopo lunghe nuotate e a queste riflessioni 'se non ti lasci sopraffare dai rimpianti, l'agiatezza permette di trascorrere gli ultimi anni in modo piacevole'. Lo fa citando Proust, senza spocchia, mentre passeggia per Parigi la domenica mattina.
Divide il libro in capitoli che vanno da Mattina presto a Mezzanotte e mezza facendo sua una poesia di Kavafis che mi ha sempre molto commosso che chiude con
Mezzanotte e mezza. Com'è passata l'ora. Mezzanotte e mezza. Come sono passati gli anni.
(Sarebbe piaciuta molto a mia madre)
Ho amato la scrittura di questo libro, precisa, puntuale, nitida e poetica. Una donna di successo, una donna che, quasi alla fine dei suoi giorni, dice e ribadisce di aver lasciato solo tracce irrisorie, tutto sarà presto dimenticato, 'ma questo mondo l'ho guardato molto'. E si vede, e l'ha guardato con uno sguardo vincente, fiero, senza mai farsi mancare né l'ironia né l'amore, parti integranti di una vita piena.
Mi sono fatta un gin tonic, cosa rarissima, una bevanda d'altri tempi per me, legata a ricordi lontani e a cubetti ghiacciati da passarsi in bocca per non parlare troppo, per non lasciarsi andare. Avevo bisogno di ricordi, e di passato, di pochi rimpianti e di occhi verdi che mi hanno insegnato a sorridere anche quando non ti va.
“I cinquanta sono la vecchiaia della giovinezza, i sessanta sono la giovinezza della vecchiaia.” La frase pronunciata da un’amica dell’autrice ben racchiude il senso del tempo che passa in questa autobiografia sentimentale e geografica. Le origini egiziane, l’appartenenza francofona, il cosmopolitismo che la insegue per tutta la vita, l’autunno dell’esistenza in un anonimo paesino di mare: in questo percorso così normale e però unico, personalissimo, ci passa davanti la Storia del Medio oriente e dell’Europa, ma soprattutto l’idea che ci si costruisce il percorso della vita a forza di tentativi, e che gli slanci di gioventù, che ci avrebbero portato a solcare i mari del Sud a ogni costo, debbono essere pragmaticamente sostituiti da un più placido atterraggio nel consiglio di amministrazione di un’importante casa editrice. Pieno di auto-ironia e di consapevolezza priva di auto-commiserazione, questo atipico racconto di formazione ci porta comunque lontano, alla ricerca del proprio sentiero.
Entretenido y bien escrito. Una autobiografía en la cual la autora comparte su vida, rica en lo cultural, su vida profesional con pequeños detalles del mundo editorial y del periodismo, y su vida sentimental casi inexistente. Pasa por sus dudas espirituales, pero por sobre todo, relata una vida rica y amable con reflexiones. Recomendable.
Naces en un sitio que de tan cosmopolita, te hace difícil aferrarte a un idioma o a un origen. Cruzas con tus padres el mar hacia Europa y allí creces de nuevo. Buscas en mercados de antigüedades postales del viejo país hasta que aceptas hacer el viaje de vuelta. Cavafis ya lo había escrito. Memoria, afectos y literatura.
Meraviglia. La storia e la scrittura di questa scrittrice sono favolose, una capacità descrittiva e di cogliere gli stati d’animo veramente unica, quasi auto ironica ma sempre precisa, meticolosa e al tempo stesso visionaria. Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo.
J’ai beaucoup aimé ce récit nostalgique associant une douce mélancolie à une heureuse énergie. Cremisi se raconte avec des mots simples et sans artifices Par ailleurs, l’auteure m’a donné envie de découvrir les œuvres de Cavafy, ce grand poète de la Grèce moderne né à Alexandrie.
Una donna emancipata, fuori dai convenzionali schemi sociali, un viaggio continuo alla ricerca di un'identità che si è persa, o non si è mai avuta. L'autrice, con questo testo, ha voluto tirare le fila della sua esperienza.
#femminismo #eroica #sentirsistranieri #autobiografia Inizio esotico, informazioni su battaglie navali che catapultano il lettore in un mondo immaginario poi l’inizio della storia con l’esilio della protagonista.
Arriva in Italia, continua il fil rouge del viaggio ma si passa anche ad un registro di romanzo di formazione con i riferimenti ai grandi classici. Comunque sia la protagonista sembra una cara amica, la sosteniamo per tutte le lotte che affronta e apprezziamo la sua bellissima determinazione.
Teresa Cremisi développe dans son roman La Triomphante son histore personnelle avec une douceur très élégante; bien qu’elle ne soit pas complètement fidèle à elle-même, la littérature invente quand même beaucoup.
...
Elle raconte poétiquement et avec une fine habileté sur la Méditerranée, sur ses deux rives, sur le magnifique enchevêtrement des langues (que signifiaient à l’Egypte d’antan les passeports étrangers: l’italien, le français, le britannique …). Elle change au fil du temps, chaque décennie la marque à sa façon, elle murit - et elle reste fascinée par la force de la littérature ainsi que par la beauté de la photographie.
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Quel sera le plaisir de lire La Triomphante en slovène … Il faut trouver les nouveaux ports aux livres. Comme a écrit Teresa Cremisi, sa narratrice est dotée d’une imagination portuaire. Son coeur se met à chanter quand les aventures l’appellent. Il faut partir, il faut que la littérature parte aussi.
"J'ai eu la chance de rencontrer un éditeur marin qui m'a décidée à l'écrire."
"elle y a accompli d'étranges allers et retours, au hasard des siècles, sans cap apparent."
"certains étaient plus exilés que d'autres et s'en accommodaient, certains au contraire construisaient et entretenaient des illusions d'appartenance : le sujet était vaste et délicat, il valait donc mieux penser à autre chose."
"Je verrai plus tard La Dolce Vita et le film confirmera, de manière grimaçante, la justesse de mon intuition sur le réveil sensuel et sexuel de cette ville qui avait traversé pendant les années du fascisme petit bourgeois une sorte de sommeil forcé et contre nature." énonce la narratrice
"Le contraste est violent entre la mise en scène officielle et la réalité historique, d'où -fort et subtil- le sentiment de précarité qui s'installe. Sans dérision directe."
"Je m'étais présentée, sans recommandations particulières, dans deux journaux; il m'était apparu avec évidence que c'était ce que je voulais faire; à mes yeux d'alors, le métier permettant d'approcher les forces en jeu de la politique, voyager, raconter le monde."
"J'essayais de temps en temps de convaincre le directeur de m'intégrer dans le secteur de "politique intérieure". Sans grand succès; je n'arrivais pas à sortir du culturel et, sans le vouloir, parce que j'étais entrée au journal par ce biais, j'étais en train d'acquérir une spécialité théâtre."
"Il avait besoin d'un directeur pour son imprimerie (c'était encore les années où les journaux possédaient leur propre imprimerie)."
"J'étais devenue celle que je n'aurais pas dû devenir Jamais triomphante, toujours prudemment dissimulée; jamais fière et directe, toujours un ton en dessous et slalomeuse; jamais tranchante, souvent humble, parfois même douloureusement soumise.", "Mon impatience jugulée, mon tempérament entravé, mes rêves anesthésiés."
"Son talent enrichissait des papiers souvent médiocres, leur donnait ce chic souriant qui découle d'un regard imperméable à l'esprit de sérieux."
"il avait illustré avec une fantaisie jamais lasse mes pages inégales consacrées aux voyages intelligents, aux séjours originaux, au farniente ressourçant...Tous les clichés de notre époque touristique mais culturelle avaient été contournés et moqués avec grâce par ses dessins."
"Je le savais déjà : l'amour peut traverser des vies comme une rivière souterraine ; les irriguer sans apparaître au jour. Mais, vers la fin, c'est compliqué."
"(...) il me dit qu'il fallait simplifier les choses; le mariage était l'idéal pour cela, il me rendrait plus libre, justement. Je n'en avais pas marre de ces histoires soixante-huitardes ? Soixante -huit avait plutôt fragilisé les femmes, non ? En mettant à terre l'ordre ancien et raconté des fadaises sur l'avenir du couple, il avait fait des ravages : je n'avais qu'à regarder mes amies, psychanalysées et querelleuses."
"J'ai même cru entendre des voix fraternelles se lever des pages de Stendhal ou Conrad ou Proust et j'ai pris des décisions en tenant compte de ce qu'elles disent."
"Il ne s'agit pas de culture littéraire, je ne saurais pas la transmettre à mes proches ou à des étudiants."
"Ce n'est pas un savoir à enseigner. C'est autre chose : des liens presque familiaux."
cf. La langue sauvée, d'Elias Canetti
"Mais j'étais désormais incapable de tenter une greffe avec le fantôme de ma jeunesse."
"L'Histoire avait choisi de dépeupler les si tranquilles provinces françaises."
"Le temps était venu d'arrêter toute cette agitation, de s'éloigner. Il fallait savoir quitter à temps."