Come sarà il futuro tra trent'anni? E tra tremila? Undici racconti che tentano il difficile ma gratificante compito di rispondere alla domanda: “cosa resterà di noi?”
Per il grande pubblico gli scrittori di fantascienza devono essere indovini: e qualcuno anche li deride, se non ci azzeccano. Ma il loro lavoro non è improvvisarsi futurologi, piuttosto quello di proiettare paure, emozioni, speranze e tensioni, del presente nel futuro. Come sarà la Terra domani, se non riusciremo a contrastare i cambiamenti climatici? E cosa succederà quando i nostri computer saranno più intelligenti di noi? Come interagiremo con creature di metallo e plastica? Come, poi, ci vedranno un giorno i “postumani”, per i quali il nostro futuro sarà solo la voce di un’enciclopedia? E la base del nuovo lavoro del Collettivo Italiano di Fantascienza è proprio un’enciclopedia, o meglio, un suo frammento. I racconti alla quale si ispirano sono incentrati nel momento di svolta che i nostri successori individueranno come l’anno fatale: il 2050.
2050 è un testo che va letto tutto d'un fiato. Ci sono connessioni tra i singoli racconti, ci sono suggestioni e collegamenti sviluppati in modo consapevole che non permettono di lasciare la presa sul 2050 immaginato dagli autori. Questo è di certo un valore aggiunto ma è anche una delle avvertenze necessarie, una delle cose da sapere, forse l'unica "istruzioni per l'uso": avvicinarsi a 2050 come se fosse una "normale" antologia tematica è rischioso. E il pericolo che si corre è quello di non percepire il disegno complessivo, di non afferrare l'ecosistema che prospera sotto ogni singola storia. Perché 2050 è anche un mosaico. Un mosaico efficace e affascinante. Un mosaico all'interno del quale però non tutti i tasselli hanno lo stesso splendore e la stessa efficacia, un mosaico che affronta anche tematiche molto alte forse, a tratti, non prendendosi la calma e il tempo necessari per farlo. Ma, lo ripeto, un mosaico che affascina anche e proprio per le diverse eleganze che lo hanno composto. Il risultato di questo affresco è molto interessante: il valore complessivo è superiore alla somma delle singole parti e penso che questo fosse uno degli obiettivi degli autori. Raccontare storie che si amalgamassero, che respirassero la stessa aria, che offrissero sfumature comuni pur mantenendo una loro forte autonomia. Dal canto mio, l'obiettivo è stato centrato.