Che differenza c'è fra un'ostrica e una cozza? Sono entrambi rispettabilissimi molluschi che vivono serafici in fondo al mare, pigramente adagiati sul loro pezzetto di scoglio.
C'è qualcosa che non va nella cozza? Assolutamente niente, come non c'è niente che non vada in te, in lei e in ogni donna dei cinque continenti.
Tutto bene! Finché non cominci a interrogarti, finché non percepisci che dentro di te, nelle profondità del tuo essere, c'è qualcosa che ti rende inquieta, qualcosa che potrebbe dare un significato preciso alla tua esistenza, qualcosa di nascosto e di misterioso che dev'essere portato in superficie.
Come l'ostrica forma la perla - con pazienza e perseveranza - da un corpuscolo che si è insinuato al suo interno, recandole inizialmente disturbo, anche tu puoi prendere spunto da una situazione negativa, da un pensiero molesto, da un momento di depressione, da un litigio con il partner, da un problema di lavoro, per cominciare la tua opera di riflessione, quindi di revisione e - finalmente - di creazione della tua piccola meravigliosa perla.
Questo libricino mi venne regalato da mia madre nel 2009, quando avevo 16 anni, tratta in inganno dal titolo. Credeva fosse utile ad una figlia che in quel periodo si sentiva brutta perché si sentiva chiamare tale a scuola ed era soggetta a bullismo. L'ho ripreso perché era sul mio scaffale da un po' e siccome non son quel tipo di lettrice che abbandona completamente un libro (magari faccio anche passar anni, in questo caso 12), ne ho ripreso la lettura per concluderlo e metterlo via.
Ora, sono al mio ultimo anno di magistrale, l'ambito psicologico è ciò che studio e sicuramente attualmente ho una visione delle cose decisamente più articolata e ben più informata di quella che avrei potuto avere a 16 anni. Il trafiletto sull'autrice recita "Ha svolto la professione di interprete e di docente di lingua inglese". E fin qui non ci son problemi, dato che comunque curava le pubblicazioni di Anthony De Mello (sempre incentrate sul pensiero positivo). "Studiosa di filosofia e di esoterismo, da tempo approfondisce il "Pensiero Positivo", su cui tiene corsi e workshop". Dire che ho preso più di un profondo respiro è dire poco, in quanto nel 2021, per nostra fortuna almeno in Italia, le figure dei counselor hanno un campo d'azione limitato perché ancora si pensa a dare priorità a chi son 10 anni che studia effettivamente alcuni argomenti. Ma concludo qui la mia disamina sulla psicologia, per tornare a parlare del libro.
Appare inizialmente come un piccolo manuale di pensiero positivo, attraverso cui dovresti aprire gli occhi per intuire il tuo potenziale e tramutarti da cozza ad ostrica, con tanto di perla al collo e sorriso sulle labbra. Ora...forse giusto giusto le prime pagine emanano questa prospettiva, per accrescere la curiosità della lettrice - è incentrato sul pensiero positivo femminile - salvo poi buttarsi a capofitto su concezioni, idee, ed esempi che hanno un che di grottesco, che dipingono la lettrice media come una casalinga demotivata che non ha avuto gli attributi per prendere in mano la sua vita, che se le va male è tutta causa sua, che si piange addosso, che fa la vittima...Praticamente tutto sfocia in un approccio passivo-aggressivo che par più che l'autrice odi le proprie simili, piuttosto che volerle aiutare.
Il manualetto è un miscuglio di contraddizioni "Lascia andare" qualche pagina dopo il concetto che passa è "no, ma non è che devi lasciare andare eh", oppure "Non fare piani di piccole dimensioni" e poi un "rimani umile che altrimenti sei arrogante". Deciditi. Peraltro è tutta una lista di cose da "non fare", mai esempi concreti di cose da fare, per il proprio bene a parte i "abbandona i sentimenti negativi" (che non validare i sentimenti negativi, rifiutandoli è qualcosa di assolutamente deleterio a livelli inimmaginabili) con domandine alla fine dei capitoli che secondo l'autrice dovrebbero aiutare a migliorare le capacità introspettive di una donna. Come se dirle che è tutta causa sua, non aveva le idee chiare, ha avuto paura, se non ti sei impegnata abbastanza è perché ti sei inventata qualche scusa, aiutasse davvero una donna o una ragazza, che se ha in mano questo libricino, forse è perché ci son questioni più grandi di lei che ha difficoltà a gestire (es: vedasi il mio esempio del bullismo) e cerca un po' di conforto nelle pagine di un libro. Ogni capitolo parte con una storiella su di una qualche donna, di invenzione dell'autrice...è la sagra della demenzialità, in quanto tutte le donne son dipinte come esseri incoscienti, prive di capacità di introspezione, capricciose, che non accettano niente e nulla e si rovinano la vita. Non dico che persone simili non esistano, ma poggiarci tutta la narrazione del proprio libro lo trovo alquanto eccessivo e per nulla d'aiuto, nella molteplicità di caratteri ed esperienze che le donne al mondo possono avere e provare. Poi l'apice lo si tocca in alcuni punti, in cui l'autrice - e per carità eravamo nel 2009, ma già certi concetti erano inadeguati per l'epoca - esprime le proprie idee su come le donne debbano accettare il loro essere donna, quindi le donne devono far le donne - con un continuo rimarcare il fatto che "eh però adesso sicuramente avete a disposizione un po' più di emancipazione" - gli uomini devono fare gli uomini, quindi, per l'autrice, una donna che è assertiva decide di rinunciare alla sua femminilità per una natura mascolina che non le si addice. Ci son brevi frasi, piccoli passaggi che possono essere carini, ma non sono sufficienti a poter considerare questo manualetto di "self-empowerment", adeguato alle necessità di una lettrice che ha le sue difficoltà e sta cercando aiuti esterni attraverso i libri, per venirne a capo da sola.
Insomma, capisco come mai questo libro non fosse stato ancora mai caricato qui su Goodreads, prima del mio inserimento. E mi spiace vedere un esempio di letteratura, indirizzata al pubblico femminile, che manchi dell'empatia necessaria per permettere ad una persona di sentirsi meglio, leggendo, per poi tornare con più chiarezza a ragionare sulle proprie questioni.
Personalmente, son contenta di non averlo letto a 16 anni, sapendo come ero all'epoca e quello che stavo passando, probabilmente ne sarei uscita ben più ferita ed angosciata rispetto a prima di leggerlo.