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L'ultimo lenzuolo bianco

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatrè anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita. Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. Èa loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico.

208 pages, Paperback

First published May 16, 2014

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9 (2%)
1 star
4 (1%)
Displaying 1 - 30 of 38 reviews
Profile Image for Greta.
31 reviews19 followers
October 12, 2021
Gli avvenimenti delle ultime settimane non possono essere trattati in modo semplicistico, richiedono un'analisi profonda. Per questo ho deciso di leggere questo libro: per iniziare a scoprire l'Afghanistan attraverso le parole di chi davvero ha vissuto da dentro la nascita dei mujaheddin, l'arrivo dei talebani prima e quello degli Stati Uniti poi.
Seppur breve, questa non è stata una lettura semplice. E non lo dico solo per le scene di violenza che vengono narrate senza tanti giri di parole, ma a contorcermi lo stomaco è stata soprattutto quella lotta continua data dal cercare di comprendere dove stesse il bene e dove il male. Una dicotomia che sembra tanto banale quanto difficile da comprendere quando cresci in uno stato come l’Afghanistan.

Consiglio a coloro che vogliono capire veramente ciò che accade in Afghanistan e che cos’è accaduto, di leggere questo libro.
Ma lo consiglio anche a tutti coloro che, dalla propria posizione privilegiata, faticano a comprendere come sia possibile non riconoscere cosa sia il male e soprattutto, perché sia così difficile allontanarsi da esso.

«Non esiste il buono e il cattivo, Farhad. Esiste il cuore dell'uomo. Se hai il cuore buono, non diventerai mai del tutto cattivo. E se anche il cuore più buono dovesse diventare nero a causa della violenza in cui ha vissuto, ricorda, c'è sempre un punto bianco in esso. Quel punto bianco che permette all'uomo di recuperare la sua bontà.» [...] «È a questo che devi pensare, quando sei in dubbio. Al punto bianco nel tuo cuore.»
Profile Image for Mad.
291 reviews24 followers
September 19, 2021
Semplicemente da leggere. Assolutamente. Spalanca uno sguardo sull'Afghanistan che finora non avevo trovato. Il modo in cui è dipinta la corruzione: totale, senza remore né pudore di una classe dirigente che non si cura affatto dei più deboli o bisognosi. È una giungla, come dice l'autore, totale e devastante.
Quanto è difficile superare le imposizioni, le nozioni che ci vengono inculcate fin da bambini quel tanto che basta per ritrovare un po' d'umanità?

"L’ultimo lenzuolo bianco" è una testimonianza vera, forte, cruda. Lo consiglio a tutti, perché sono racconti veri, recenti ed è necessario informarsi ed essere consapevoli di questi fatti.

È difficile in alcuni casi credere che davvero quanto narrato sia verità. Troppo sangue, troppe assurdità, troppa violenza immotivata: fa accapponare la pelle il fatto che invece è tutto vero, che qualcuno ci ha fatto i conti. Ci sono cose narrate in questo libro che vi faranno rabbrividire, che vi faranno dire “non può essere vero”, “è esagerato”. E invece no, e questo fa davvero pensare…

Farhad Bitani è un bambino quando comincia a narrare la sua storia: siamo in pieno regime dei mujahideen e la vita è già dura: ma lui, ancora bambino, è ricco, gioca e non pensa alla povertà che si nasconde fuori dalle sue porte. La guerra è un gioco, uno di quelli fighi, da far concorrenza alla Play Station con cui gioca, ma più figa perché reale:

“Non pensavo ai cattivi e ai buoni. C’era soltanto la vittoria. Come in un gioco, dove si combatteva per vincere e dove la morte non esisteva. Non era concepita”

Quando poi cresce, cala sull’Afghanistan il dominio dei talebani e la condizione imposta da questi “liberatori” è anche peggiore di prima. L’intransigenza diventa la regola, il rispetto della religione un incubo, la violenza l’ordine del giorno...

Farhad parla delle regole imposte: vietata la televisione, la musica… Per gli uomini barbe fatte crescere a più di un palmo, ma erano le donne a vivere il vero incubo. Per loro vi era una segregazione totale, senza istruzione e obbligo del burqa:

“Il Corano tratta uomini e donne con uguale rispetto. Dunque, per quale motivo i talebani non permettevano alle donne di andare a scuola, quando imparare, per donne e uomini, è farz, un dovere? Se erano i primi a non tenere conto della parola di Dio, come potevano chiedere agli altri di obbedire? L’Islam, per questa gente, è solo uno strumento per accrescere il proprio potere”

E i talebani erano bravi in questo, dice Farhad: sapevano i punti giusti su cui insistere, tra cui la paura e l’istruzione.

Proprio l’istruzione è continuamente portata in causa: l’unica fonte per conoscere nella vita erano i talebani, non solo c’era imposizione, ma l’imposizione rappresentava l’unica scelta possibile. I talebani cancellavano anche solo la possibilità di altro.

“Il popolo afghano è stato sottoposto a un lavaggio del cervello. Con la ripetizione ossessiva del Corano fin dall’infanzia, con il continuo spettacolo delle esecuzioni pubbliche, con l’impossibilità di accedere a divertimenti e fonti d’informazione libere, la gente, senza accorgersene, è stata privata della propria capacità di giudizio e ha iniziato ad assumere come propri i criteri imposti della mentalità dei talebani”

Quello che stupisce, è l’umiltà con cui viene narrato tutto questo: l’autore a nudo, mostrando i suoi pensieri, tutti, anche quelli più scomodi, anche quelli sbagliati. Farhad non si ritiene superiore, non si dipinge come colui che aveva la verità, la giustizia in mano. No, era anche lui vittima della propaganda, vittima di quel modo di vivere imposto. A volte alcune sue parole pronunciate all’epoca fanno spavento…

Per il resto della recensione, cliccate su: https://www.madeforbooks.net/post/cro...
Profile Image for EleonoraF.
77 reviews37 followers
July 23, 2022
Il racconto autobiografico offre la testimonianza della vita in Afghanistan in una famiglia privilegiata ai tempi dei mujaheddin e poi nella povertà e nella violenza sotto i talebani.
Uno sguardo sincero sull'infanzia e la vita in una realtà lontana e crudele.

Recensione sintetica: ok
Profile Image for Irene Polini.
272 reviews12 followers
August 30, 2021
Questo libro è un pugno allo stomaco. Punto.
Le prime 50 pagine sono tra le più pesanti che io abbia letto sull'Afghanistan. Ed è una storia vera; questo secondo aggiunge più stupore.
La storia di Farhad tra alti e bassi è coinvolgente oltre sconvolgente: anche se breve, questo libro restituisce uno spaccato di storia afghana sotto diversi aspetti, andando più in profondità di certi politologi americani che concentrano la attenzione sugli ultimi vent'anni, quando la situazione afghana ha le sue radici addirittura nel XIX secolo.
Lasciamo parlare la gente afghana sull'Afghanistan. Grazie.
E Farhad Bitani è una delle voci che dovete leggere.
Profile Image for Je.
673 reviews19 followers
August 16, 2017
Il libro è autobiografico e parla di quella che è stata la vita per un figlio di mujaheddin nell' Afghanistan contemporaneo. Come lui stesso afferma, Bitani, non vuole scrivere un bel libro ma raccontare quello che è il suo paese, sinceramente ho trovato la prospettiva offerta davvero interessante, anche se le introduzioni storiche prima di ogni capitolo avrebbero potuto essere più interessanti ed esaustive. Ecco se posso rimproverare qualcosa è l'eccessiva semplificazioni di alcuni passaggi storici.
Profile Image for Elissssss..
301 reviews2 followers
August 30, 2021
Una testimonianza che spacca il cuore, gli eventi narrati come sono stati osservati, nella loro crudezza e sincerità.
Scritto molto bene, ti fa venire voglia di approfondire ancora - data anche l'attualità - e anche quando terminato, di pensare alle sue parole.
Tosto.
Profile Image for May Jeevas.
2 reviews1 follower
February 15, 2022
Un libro crudo, denso e... necessario. Non mi sento in grado nemmeno di rencensirlo tanto mi ha colpita. Non tralascia niente su un problema che persiste da vent'anni e su cui l'occidente purtroppo parla troppo poco.
Non so cosa aggiungere, non renderei giustizia, ma credetemi che questo è un libro che dovrebbere leggere tutti. Nessuno escluso.
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
March 24, 2022
⭐⭐⭐⭐ e mezza
È la testimonianza dell'autore, nato 1986 in Afghanistan, per cui già con la guerra civile in atto. Il tutto visto con gli occhi da bambino, che da sempre le violenze, le ha vissute sulla sua pelle e che per questo non è consapevole, non ha visto altro, non può sapere cosa ci sia oltre il suo piccolo mondo e cosa sia veramente giusto e cosa sia sbagliato. Un bambino a cui raccontano, tramite l'indottrinamento che bisogna odiare gli infedeli, che c'è sempre un cattivo. L'amore di una donna, una mamma, saprà, anche se in silenzio alimentare, seminare l'amore e da adulto portarlo a capire, a mettersi in discussione e ad avere il coraggio di cambiare. Un racconto, chiaro, limpido, crudo, estremamente duro, che non si risparmia e che è riuscito a farmi capire un po' di più la questione afgana.
youtu.be/P47YF3Go4I8
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
November 21, 2022
"Decisi quindi di togliere i gradi di capitano e abbandonare la divisa per sempre. Lasciai le armi per impugnare la penna".

Una testimonianza terribile, difficile da digerire che tutti dovrebbero leggere.
Profile Image for Domenica Barbaro.
62 reviews
April 23, 2022
L’ultimo lenzuolo bianco
Farhad Bitani

Voglio scrivere il mio pensiero immediatamente perché sono sicura che di questo libro ricorderò solo l’emozione forte, il pugno nello stomaco che mi ha lasciato senza fiato e non le parole che ho letto !! Questo perché ciò che è contenuto in questo libro è terrificante a tal punto che non riesco a credere che si parli di cose che accadono realmente…EPPURE È COSÌ!!! Abbiamo visto immagini in tv e letto tante cose sull’Afganistan, i talebani e le loro atrocità, ma questa biografia ti fa entrare nella pancia dell’Afganistan e di queste persone, ti fa vivere la loro vita, ciò che vedono, che fanno e che per loro è la “normalità”!
La vita raccontata da un “privilegiato” che ad un certo punto si rende conto che ciò che lo circonda “èMale” e decide di denunciare scrivendo questo libro, a costo della sua vita stessa
Da leggere per comprendere davvero cos’è la guerra in quel paese, per comprendere DAVVERO cosa vuol dire per Kabul esser tornata nelle mani dei talebani
Profile Image for Mariella.
67 reviews
March 10, 2016
Ho avuto la fortuna e l'onore di avere ospite Farhad ad un evento. Mi ha colpito per la sua dolcezza, il suo amore per la vita ed il rispetto per gli altri.
Leggere il suo libro mi ha fatto vedere un altro Farhad, vittima innocente di un sistema corrotto e folle.
Profile Image for Anto_s1977.
799 reviews36 followers
December 30, 2022
"L'ultimo lenzuolo bianco" è il racconto autobiografico di Farhad Bitani, pubblicato da Neri Pozza nel 2020.
L'autore ripercorre la propria vita e la storia del proprio paese dal 1986 fino al primo decennio degli anni Duemila, periodo nel quale ha provveduto alla stesura dell'opera.
Farhad Bitani è afghano, è nato in un ricco quartiere costruito al tempo dell'occupazione russa ed è il figlio minore di un militare e di una splendida donna pashtun dal cuore puro, che riesce a impartire al figlio lezioni di umiltà in qualunque circostanza, anche le più complesse.
"L'Afghanistan è il cuore dell'Asia. Nella sua storia millenaria la regione, crocevia di strade in mezzo alle montagne, ha vissuto rari periodi di pace. Nel 1989, mentre il muro di Berlino si frantumava in ciottoli da conservare in ricordo di un'altra era e uno studente sfidava un carro armato in piazza Tienanmen, le ultime truppe dell'Armata Rossa lasciavano la mia terra. Sono trascorsi 30 anni da allora. E la gente afghana non vive in pace. Armati e premiati dai paesi vicini, Pakistan e Iran, o più lontani, come gli Stati Uniti, i potenti di turno l'hanno tenuta al buio, segregata dal resto del mondo".
Bitani, in questo libro, si propone di descrivere, senza giri di parole, ma con crudezza e obiettività la violenza che caratterizzò la sua fanciullezza e giovinezza. Con la presa del potere dei mujaheddin, infatti, in Afghanistan cominciò a dilagare la violenza su donne e bambini, in nome di Allah. L'autore narra al lettore le scene delle punizioni e delle esecuzioni pubbliche, racconta di giornalismo messo al bando, di atti disumani e del conseguente dileggio dei cadaveri, nonché della mancanza di qualsiasi libertà, anche quella innocentissima di ascoltare un po' di musica.
"Mujahed è un nome santo dell'Islam, ma purtroppo è stato usato a sproposito nella conquista del potere. Significa letteralmente: “Colui che si impegna per qualcosa di giusto e nobile". All'epoca delle guerre contro gli inglesi, nell'Ottocento, e contro i russi negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, era un onore essere un mujahed, un combattente. Purtroppo negli ultimi trent'anni questo nome è stato sfruttato per atti tutt'altro che nobili e ha causato la perdita di decine di migliaia di vite umane [...] I mujaheddin combattevano per l'indipendenza del paese, non per spadroneggiare e seminare terrore".
Dopo i mujaheddin l'Afghanistan è sprofondato ancora di più nell'oscurità, con la presa del potere dei talebani.
L'autore spiega ai suoi lettori il significato della parola "taleb", cioè studente. In origine, quindi, si trattava di un movimento studentesco, formatosi nelle scuole coraniche, che lottava durante la guerra civile che seguì l'occupazione russa. I talebani acquisirono pian piano forza, usarono le armi per prevalere sui mujaheddin e furono visti come liberatori. In realtà si rivelarono tutt'altro: sono riusciti a isolare culturalmente un popolo e a farlo regredire in poco tempo.
Farhad Bitani è rimasto per tutta la giovinezza in Afghanistan, a lungo ha considerato la violenza un fatto normale, è stato un militare, ha sperperato soldi per puro divertimento, ignorando volutamente che il suo popolo fosse oppresso e affamato. Poi, è venuto a contatto con l'Occidente, ha imparato che esiste la tolleranza, ma soprattutto, come gli diceva la mamma, ha scoperto la presenza di un punto bianco nel proprio cuore.
"Se hai il cuore buono, non diventerai mai del tutto cattivo. E se anche il cuore più buono dovesse diventare nero a causa della violenza in cui ha vissuto, ricorda, c'è sempre un punto bianco in esso. Quel punto bianco che permette all'uomo di recuperare la sua bontà".
"L'ultimo lenzuolo bianco" è un libro che tutti dovrebbero leggere per conoscere la storia tragica dell'Afghanistan, dell'oppressione del suo popolo, della negazione dei diritti umani a chiunque, dell'uso sconsiderato di armi e violenza e del barbaro tentativo di cancellazione del volto e del corpo delle donne.
Non è una lettura semplice, non si può "divorare" in pochi giorni perché è sconcertante, ma è senz'altro necessaria, perché è la narrazione fatta da chi ha "lasciato le armi per impugnare la penna" e raccontare "l'odore della guerra: fumo, sudore, pane stantio e immondizia. È l'odore delle cose che non sono più e non sono ancora morte".
Profile Image for Cherry Pie.
930 reviews21 followers
October 4, 2021
“L’Afghanistan è uno zoo con i leoni al potere in mezzo a una folla di uccellini. Non ci sono regole, vige solo la legge del più forte.”


Ho letto questo libro spinta dalle ultime vicende politiche e anche perché volevo una pausa dal romance, però credo che mi ci ritufferò a velocità supersonica. Non perché non mi sia piaciuto, badate bene, ma perché vi ho scorto una desolazione, una disperazione per una realtà che ha davvero ben poche speranze, tali da avermi tolto il fiato e la voglia di proseguire. Spesso ci indigniamo leggendo di personaggi di fantasia perfidi e disumani. Be’, qui andiamo oltre la disumanità. Qui si trattengono a stento i conati.

Non voglio entrare nel merito di ragioni storiche, politiche, economiche, culturali e credo religiosi perché non ho abbastanza competenze per farlo e suonerei blasfema e intollerante, ma parlo solo perché credo nell’Uomo, nella modernità, nel fatto che uniti siamo una forza mostruosa in grado di sconfiggere qualsiasi gigante. Ma questa marmaglia che siede sui troni di nazioni spolpate come carcasse dalle iene non merita nessuna pietà, che sia nera, rossa, gialla o turchina.

La povera gente, quel popolo senza potere, senza pane e purtroppo senza istruzione, subisce e basta, troppo sottomesso e maltrattato anche solo per alzare la testa. Figuriamoci rendersi conto di essere bestiame al macello e ribellarsi.

Nel corso della lettura ho dovuto prendermi spesso delle pause perché mi sentivo male per la pena e l’impotenza. E come tanti, come quasi tutti, credevo nell’intervento americano e europeo perché chi possiede di più ha l’obbligo morale di prodigarsi per chi invece non possiede nulla. Ma forse qui è come cercare di piantare un germoglio dove non c’è ne’ terra ne’ acqua. Non può nascerne nulla.

“A causa del fondamentalismo il mio paese è diventato una sala giochi per i potenti stranieri. E gli afghani sono le palle da biliardo.”

Un racconto vero, senza veli, senza omissioni e senza pietà. Se vi regge lo stomaco è una lettura a mio parere molto significativa sull’Afghanistan e la sua difficile situazione. Passa il tempo e la civiltà si evolve, ma il dio indiscusso, qualunque nome gli si voglia dare, non è Dio, non è Allah né TizioCaioRedeiRe, è invece sempre il maledetto Denaro.

Solo parlando, raccontando la verità come ha fatto Farhad si può tentare di squarciare secoli di abusi, violenze, sperpero e ignoranza. E far sì che quel deserto arido fiorisca.

Intanto per aver scritto questo memoriale lo scrittore si è guadagnato la condanna a morte da parte del suo paese, se mai dovesse tornare, e l’ostracismo dalla sua famiglia.

Torno al mio romance, voglio dimenticare certe immagini.

Navillus.
https://www.thedirtyclubofbooks.it/lu...
19 reviews
November 11, 2022
Solo per la foto di copertina scattata da Steve Mc Curry, vale la pena leggere questo libro.
E se aggiungiamo che la prefazione è stata fatta da Domenico Quirico, acquista ancora più valore.
Inoltre la stima nei riguardi di chi me lo ha consigliato aggiunge qualità.
Tutto ciò è la premessa per queste 207 pagine immortalate da Farhad Bitani che riguardano la realtà di un Afghanistan a cui a noi occidentali spesso viene negata la vera conoscenza dei fatti, che al contempo sono di una crudeltà immane. Alcuni passaggi sono talmente feroci che si fa fatica a procedere con la lettura.
Mi sono chiesta più e più volte se davvero l’essere umano è così disumano, ignobile, infame e meschino da poter compiere determinati atti.
Ma per fortuna, nella vita di Farhad ciò che gli indica la via, è la presenza di sua madre, dello sguardo attento dei suoi occhi che sono poi il suo cuore.
È l’attenzione e l’amore di questa donna che “permette all’uomo di recuperare la sua bontà”. Nel corso della vita ritroverà la figura di questa donna e di questa madre in altre donne differenti, chi con una carezza e chi con parole che fanno comunque breccia in quel punto bianco del suo cuore.
Per avere un grande cuore umano, non serve per forza di cose credere in qualche Dio, ma bisogna soprattutto, come gli disse una di queste, “credere in molte cose: nella verità, nel bene e nell’amore. E nella capacità dell’uomo di essere buono. Questo, per me, è Dio.”
E anche a me come a lui questa risposta aiuta sempre più a “comprendere quanto il rapporto tra uomo e Dio (o chi per esso) sia speciale, non definibile con il nome di una religione.
Profile Image for dns.
7 reviews
September 8, 2024
Il libro ripercorre quelle che sono le tappe principali della storia recente dell’Afghanistan, accompagnate da episodi di vita dell’autore che spalancano una finestra sulla realtà. Ne entra un vento freddo che ci costringe più volte a chiudere le pagine e a fare un lungo respiro. Le vicende non sono per nulla edulcorate, al contrario sono nude, crude; Farhad Bitani non si risparmia nella descrizione dei soprusi a cui le “fasce più deboli” sono sottoposte, nella descrizione dell’orrore delle lapidazioni e delle punizioni quotidiane riservate agli “infedeli”. Leggendo la sua storia leggiamo la storia di migliaia di bambini (qualcuno sicuramente con meno fortuna e minori possibilità economiche e di riscatto), indottrinati sin da piccoli con una “logica” di odio che poco ha a che fare con la comune accezione di “religione”.
Finisci questo libro con un po’ più di consapevolezza su quanto sia complicata la situazione politica Afghana e quanto siano profonde e difficili da sradicare le radici di tutto questo odio, quando politica e religione si fondono in una trama di corruzione e desiderio di potere; su quanto, quotidianamente, siamo circondati da crudeltà gratuita e atti disumani.
Profile Image for Lucia D'Ancora.
99 reviews7 followers
November 19, 2021
Farhad è un bambino che cresce tra Mujahideen, islam e potere. Per lui è normale vivere nella ricchezza, al comando, combattere contro i talebani. Non conosce altro che il suo paese e la sua religione le sue regole e quando arriva in Italia comincia il suo viaggio verso la consapevolezza e l'accettazione del diverso e vede crollare tutte le sue certezze. Così comincia a scrivere.

L'ultimo lenzuolo bianco di Farhad Bitani edito @neripozza è un libro testimonianza di un ex capitano dell'esercito afgano che si è ribellato al sistema e ha denunciato tutto ciò che si nasconde sotto l'apparenza, facendo luce sulla situazione politica e sociale di un paese complesso come l'Afghanistan.
È difficile parlare degli argomenti trattati in questo libro come gli abusi, i maltrattamenti, la discriminazione, la violenza, la corruzione il fanatismo sia perché non ci sono parole adatte per raccontarlo e sia perché sono ancora incredula su ciò che ho letto.

Un libro che si è rivelato incredibilmente crudo, autentico, violento, vero e che fa paura, che fa male.
13 reviews
November 1, 2021
Uno dei libri più belli, che io abbia letto nel 2021, forse addirittura che io abbia mai letto.
Bello si fa per dire, perché ogni pagina è un pugno nello stomaco. Ogni riga, cela verità che non siamo abituati a sentire, verità che semplicemente forse ci vengono tenute quasi nascoste.
È un libro che ti entra nell’anima, una meraviglia.
L’autore, al principio, dice di non essere uno scrittore, ma di aver scritto questo libro per dare un senso alla propria vita, forse per cercare di raccontare queste verità anche a se stesso, di non aspettarsi quindi un romanzo impegnativo a livello di scrittura. Ecco, secondo me questo è uno dei suoi punti di forza. La scrittura “semplice”, lo rende ancora più vero, rende i racconti ancora più vividi, ancora più realistici. Ti fa immergere nella storia raccontata, in tutti gli orrori. Ogni pagina che viene girata, è un tuffo al cuore, ci si ritrova a chiedersi spesso “perché?”.
Un bellissimo romanzo, che tutti dovrebbero leggere.
Profile Image for Paolo B.
257 reviews
August 28, 2022
Questo libro è un pugno nello stomaco, ma l'ho letto tutto d'un fiato.
Con uno stile diretto ma non distaccato, Farhad Bitani (classe 1986) racconta la sua infanzia in un Afghanistan dove la guerra fra i mujaheddin e i talebani condiziona la vita di milioni di persone. Sono molti i fatti crudi e violenti, gli episodi di ingiustizia vissuti in prima persona dall'autore, il cui cuore si indurisce a causa della violenza e della morte che, per lui come per tutti in Afghanistan, sono la normalità. Ma pian piano, dopo aver vissuto da privilegiato essendo figlio di un mujaheddin, Farhad si rende conto, durante un soggiorno in Italia, che si può vivere in pace e come esseri umani liberi anche se non crediamo nello stesso Dio, o se non crediamo affatto.
Questo racconto ha aggiunto un "puntino bianco" al mio cuore, quel puntino di speranza e umanità che la mamma di Farhad ha sempre saputo esistere nel cuore di suo figlio.
Profile Image for Dr. Rasib Ali.
5 reviews
September 6, 2020
Son due anni che vivo la maggior parte della mia giornata con il scritto di questo libro. Tutti i racconti,insegnamenti, sogni, sofferenze, speranze che lui racconta dal vivo si trovano in forma minuscola anche nel suo libro. Scusatemi questo non è un libro come Fari ha già chiarito é un racconto della sua esperienza.
Il libro descrive il vero Afghanistan. Racconta la storia della sua distruzione le sofferenze del popolo povero e disperato. Solo Farhad riesce a descrivere con esattezza la criminalità Afghana nel nome della Religione e quella occidentale nel nome della democrazia.
Mentre aspettiamo la seconda edizione con altri dettagli, che oramai è stato rimandato a causa di Covid, consiglio vivamente di leggere queste pagine sul vero Afghanistan.
R.A.
Profile Image for Luciano.
23 reviews2 followers
September 13, 2017
Avevo acquistato il libro dopo aver partecipato casualmente ad un incontro con l'autore nel quale aveva parlato in maniera chiara, al tempo stesso tragica e avvincente, della sua esperienza di vita.

Consiglio questo libro per avere un punto di vista esclusivo sull'Afghanistan e sul fondamentalismo in genere ovvero quello di chi dopo averlo vissuto e conosciuto ha cambiato strada, pagandone il prezzo in prima persona.

Prefazione di Domenico Quirico
Profile Image for Lilly   Minasyan.
432 reviews49 followers
September 20, 2021
To be honest, the first 50 pages were very interesting and heart-wrenching, then it became more or less uninteresting. I think the author was trying to justify his actions or inactions, I could feel that he was holding on to more information from his adulthood.
It is terrifying to know what was and is happening in Afghanistan, this book gave a very small glimpse to the reality.
Not a bad book, but I have read better books about Afghanistan.
Profile Image for Martina.
29 reviews1 follower
January 9, 2022
Ho dovuto leggerlo per scuola: premetto che sono abbastanza contraria a quelle letture scolastiche che vanno poi a riversarsi in un compito o in una verifica (e che quindi si riducono ad un semplice e stupido voto). Nonostante l'aver cominciato questa lettura con il piede sbagliato, ne sono uscita soddisfatta: è un libro crudo, reale, interessante, un vero e proprio report di ciò che succede in Afghanistan. Lascia a dir poco senza parole.

La prosa è semplice e senza pretese (l'autore stesso nella Premessa ci dice di non essere uno scrittore), quel che ci vuole per narrare fatti del genere. È un libro alla portata di tutti, anzi, che dovrebbero leggere tutti: lascia alla fine con un grande senso di vuoto e di responsabilità (e, sotto un certo aspetto, anche con una sensazione di grandissima fortuna per essere nati e per vivere in un paese diverso da quello in questione).
Nelle pagine si percepiscono la sincerità e la rabbia dell'autore, che ha letteralmente lanciato un urlo di verità nei confronti del totale occultamento della situazione afghana nel corso degli anni.
Profile Image for Alessandro Argenti.
265 reviews4 followers
December 11, 2017
Devo scindere il giudizio in due: valutare unicamente il contenuto è un conto -e potrei anche dare tre o quattro stelle- nonostante le buone intenzioni dell'autore ma ciò non basta perché la struttura, i dialoghi (pochi) e la narrazione è purtroppo assolutamente non all'altezza. Decisamente scadente, troppo ripetitivo nei concetti e privo di qualunque filo conduttore.
67 reviews4 followers
August 23, 2021
Libro in cui un ragazzo afghano racconta la sua vita in Afghanistan e di come la possibilità di studiare in Italia abbia cambiato la sua percezione degli eventi. Consigliato perché non si tratta di un romanzo ma di scena di vita vissuta, a volte anche molto crude ma che rendono davvero l’idea di cosa succede in quel Paese
Profile Image for Vanessa.
106 reviews3 followers
April 18, 2022
Fondamentale per chi sull'Afghanistan conosce solo quello che si sente in TV o si legge sui giornali.
La storia di Farhad offre una panoramica su come si vive in Afghanistan, sulle contraddizioni del fondamentalismo e su cosa significhi nascere e crescere in un paese in cui la pace è dimenticata da troppo tempo. Consigliatissimo.
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12 reviews
June 18, 2022
Tosto, a tratti con descrizioni crude, ma vero. Aiuta a capire dinamiche che purtroppo si protraggono ancora oggi. L’unica cosa da “rimproverare” è la descrizione troppo semplicistica di determinati passaggi storici che andrebbero invece spiegati più nel dettaglio. Per il resto è un libro che chiunque dovrebbe leggere
Profile Image for Antonio Ragagnin.
2 reviews
November 17, 2021
Mostra una realtà che per un italiano qualsiasi non sarebbe nemmeno immaginabile. Non ho messo 5 stelle perché sia dal titolo che dalla descrizione mi aspettavo un libro con molti piu dettagli storici.
Profile Image for Alessia Camera.
37 reviews18 followers
March 26, 2021
Bellissimo, denso, genuino. Grazie per avermi fatto conoscere il tuo Paese e la vostra cultura.
In questo anno che non mi permette di volare, è stato un bellissimo viaggio.
Profile Image for Francesco.
352 reviews3 followers
September 1, 2021
Molto sofferto, sentito. Necessario in questo momento storico
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