Un'ex soldatessa dell'esercito giapponese, Mimi, ha un lavoro singolare: condurre i pazienti presso gli ospedali psichiatrici che li prenderanno in cura. È così che incontra Masaya, un quattordicenne reduce da un'esperienza di premorte, sempre più distante dai genitori che rivorrebbero il bambino modello che era un tempo, con il quale riuscirà a instaurare un legame importante e foriero di una lucidissima visione del mondo. Grazie alla sua innata capacità di ascolto, che le fa sentire i corpi parlare e comunicare le proprie emozioni, Mimi riuscirà a interpretare le strane parole di Masaya, che le svelano un mondo fatto di suono, sibili e boati. Mosaico dà voce a una generazione irreversibilmente dipendente da una miriade di apparecchi tecnologici, chiusa com'è nella vibrazione di un'incessante comunicazione reciproca che qui risuona, e si dilata, tra le mura della gigantesca stazione di Shibuya a Tokyo.
Un viaggio magnetico, folgorante e potente che ci porta ad assaporare la tradizione giapponese con il nascente avvento della tecnologia a oscurare la vera rete che ci lega: quella umana, composta da energia e battiti all'unisono. Trovo questo libro disarmante per la sua nitidezza, decisamente non per tutti in quanto per molti potrebbe risultare troppo ambizioso. Dal canto mio trovo sia illuminante e che sfiori con gentilezza temi come le congiunzioni astrali, la malattia mentale, la tecnologia oppressiva e l'amore incondizionato per la terra, nostra grande madre generatrice che tesse sin dall'alba dei tempi la trama dell'universo.
Non è un brutto libro, questo bisogna riconoscerlo. Detto questo, emotivamente mi ha lasciata piuttosto fredda, non è riuscito a coinvolgermi; mi sono persa spesso durante la lettura. Tecnicamente, è scritto molto bene: le parti narrate al presente, che costituiscono il fulcro della vicenda, si alternano in modo fluido a quelle narrate al passato, che recuperano il background della protagonista e di altri personaggi importanti. Estenuanti i dialoghi, che spesso sono invece lunghi monologhi, da parte di un po' tutti i comprimari che ruotano intorno alla protagonista. Il romanzo soffre inoltre di una propensione dell'autore alla digressione, di cui potrebbe benissimo fare a meno, senza per questo pregiudicare lo sviluppo della storia, che anzi ci guadagnerebbe. Non mi ha convinta, inoltre, il miscuglio tra realtà e fantasticheria, pseudo-psico-logia-iatria, religione, misticismo e isterismo da fine del mondo. Peccato. Se l'autore si fosse concentrato sulla vicenda, avrebbe potuto essere un buon libro.
"Ma che cos'è e a che cosa serve questo mosaico? È senza dubbio qualcosa che ci permette di risuonare insieme, no? Se riuscissi a comprenderne fino in fondo la vera natura, potrei forse risuonare con un gran numero di persone in possesso di un mosaico simile al mio. E se questo accadesse sarei finalmente un po' più felice".
Un mosaico/caleidoscopio di umori, isterie da fine del mondo ed emozioni che tuttavia mi hanno dato un senso di incompletezza verso la fine, sensazione che non sono riuscita del tutto a scrollarmi al volgere dell'ultima pagina.
Tematiche molto interessanti ma non sempre ben esposte. Il libro fatica ad ingranare, e quando ci riesce la narrazione si fa più avvincente. L'unico grande difetto a mio avviso è l'uso eccessivo di "spiegoni", anche in situazioni dove non sono richiesti. Nel complesso una lettura che consiglio.
very interesting at the beginning but then it starts to be very confusing I liked the protagonist but not the other characters I think it gives a lot of food for thought but not my cup of tea.
12. (tre stelle e mezzo) Randy Taguchi-sensei ha provato a scrivere una profezia. Io ci ho trovato una corrente di spunti ed estetiche rintracciate in un Giappone eternamente doppio.
Ci ho trovato una Tokyo - con particolare focus sul caos al neon di Shibuya - impressionista e sfuggente, non oasi ma purgatorio, nella quale Mimi si muove irrequieta, alla ricerca di Masaya e di un appiglio nel mulinello di informazioni, stimoli, trend che prova ad attanagliarla. Come in Angel Dust di Gukuryu Ishii-sensei, la protagonista si affanna e il suo sguardo erra perché tutto le scappa. Tuttavia, Mimi, come Setsuko, non si dà per vinta: è spinta dall'interno e da qualcosa di incomprensibile, che è ciò che la rende l'unica catalista possibile di una serie di eventi tanto onirici quanto reali.
Ci ho trovato una protagonista femminile sui generis, "strana" in un mondo che sente l'obbligo di definire la normalità, determinata, sensuale ma asessuale, pura. Taguchi-sensei si erge come progenitrice delle scrittrici giapponesi contemporanee, come Murata-sensei e Kawakami-sensei, che tessono le proprie trame intorno a figure femminili essenzialmente altre e oltraggiose, rese specchio della società giapponese (e non) che ancora si indigna di fronte all'anomalia, se Donna.
Infine, ci ho trovato la metafora caratterizzante i nostri tempi, il sodalizio tra umano e tecnologia, la fusione tra corpo e computer, cuore e web come sinonimi, AI e cervello in lotta impari, una sconfitta all'orizzonte. La metafora teorizzata in innumerevoli opere di fantascienza e diventata filosofia e narrazione naturalista in Giappone è, in "Mosaico", supremo simbolo di frammentazione del sé: come in Serial Experiment Lain, la mente e i sogni si trasformano in tabs aperte, pixel, input saltellanti da ripetitore a ripetitore. Lain e Masaya sono entrambi vittime e fautori, discepoli aspiranti ad una divinità-invenzione dell'uomo che però viene superato, in favore di una collettività che sceglie di accecarsi e abbandonarsi alla corrente, senza ribellarsi.
"Mosaico" è anch'esso un romanzo fatto di tasselli plurimi. L'immagine che viene presentata al lettore è quella di una realtà che conosce benissimo. Randy Taguchi-sensei ha profetizzato con accuratezza e poesia, restituendo speranza anche nella distopia.