Il pleut presque sans cesse, dans la vaste cité psychiatrique isolée de tout. Le long des rues obscures, entre les vieux bâtiments, errent infirmiers, malades et policiers, ainsi que d'autres créatures au statut incertain. Le pouvoir médical et politique continue à s'exercer sur les hospitalisés de basse catégorie, et, bien que rusant et mentant en permanence, malades et morts obéissent.
Toutefois, cet ordre immuable est remis en cause par une menace : Monroe, un dissident exécuté des années plus tôt, envoie depuis l'au-delà des guerrières ayant pour mission de rétablir la logique du Parti et le cours naturel de l'Histoire. Breton et son acolyte qui pourrait tout aussi bien être son double ont la charge de débusquer les revenantes, au moyen d'une lunette spéciale. Mais rapportent-ils bien ce qu'ils voient ? Dans la pénombre, il n'est pas facile de distinguer un mort d'un vivant... Et les sentiments ont une logique qui n'est pas forcément celle de l'État.
Antoine Volodine is the primary pseudonym of a French author. Some of his books have been published in sf collections, but his style, which he has called "post-exoticism", does not fit neatly into any common genre.
Qui battiamo la fiacca, Voloduzzo caro. O forse il problema è che hai provato a fare qualcosa di meno sperimentale che, omg, era quasi lineare? Però ti voglio bene lo stesso.
Avevo letto diverse recensioni così così, ma ammetto che a me in realtà è piaciuto.
Cupo, buio, umido, puzzolente, per me è un romanzo anche molto attuale, il disfacimento del Partito potrebbe esser rapportato alla nostra società odierna, una miriade di sotto partiti in guerra e che tramano gli uni contro gli altri.
Certo il finale è senza speranza, ma d'altronde non è che il mondo stia andando verso la strada giusta ...
Desolante l'evidenza della fine collettiva. Desolante la cecità delle alte sfere del Partito che, contro ogni logica, contavano ancora sul fatto di poter mobilitare le masse per assicurare all'umanità migliori condizioni di sopravvivenza. Desolante e idiota l'idea che nulla fosse andato definitivamente perso, che nulla fosse spacciato, che fosse normale per la polizia continuare a onorare compiti di ordine pubblico e di difesa della speranza.
Rimasero uno di fronte all'altra senza dir nulla, per un bel pezzo, come in certi film taiwanesi disastrosamente influenzati dall'estetica francese, o come in uno zaconto post-esotico prima di una scena di violenza criminale.
Io ti guardo. Tu sorridi. Mi sorridi. Il tuo viso è raggiante, a volte sostenevi di avere antenati yburi o buriati, il tuo viso ne è il riflesso ed è molto giovane, molto duro e sublime, e mi sorridi. Ammiro di nuovo in te la forma perfetta delle labbra, delle sopracciglia, degli zigomi. Ancora una volta mi immergo nelle profondità dei tuoi occhi color miele scuro, cosparsi di pagliuzze dorate. Ti dico che vorrei tanto svanire, perdutamente, in te, cerco le parole giuste, follemente, insensatamente, e tu mi rispondi allargando ancora il tuo sorriso. In quel momento sembra a entrambi di aver di fronte l'eternità.
Premetto di non aver letto "Terminus radioso" il libro che viene considerato da molti l'opera più completa di Antoine Valodine e quindi le considerazioni che sto per fare potrebbero essere parziali. Ho deciso di leggere questo libro, dopo aver visto Valodine a @lagrandelibrairie ed essere stata colpita dall'aspetto da vecchio bolscevico di questo scrittore francese. Mi ha particolarmente incuriosito il suo sussultare sulla sedia, facendo riferimento ad un ipotetico spoiler, quando il povero @atrapenard, conduttore della trasmissione, non stava facendo altro che dipanare le fila della trama del libro, alquanto complessa e difficile da narrare. Ma d'altro canto da uno scrittore che ha inventato un genere letterario chiamato "letteratura post-esotista", allontanandosi dalla fantascienza e dando forma ad uno stile tutto suo, non ci si poteva che aspettare un piglio deciso. "Les filles de Monroe" è un libro interessante, a volte ironico, inclusivo, dove i personaggi hanno sempre qualcosa di originale. Breton è schizofrenico, Dame Patmos pur essendo obesa, si muove come una bomba sexy, Rebecca Rausch viene dall'aldilà ed è anche particolarmente brusca e despotica. Ma poi ci sono tutti gli altri particolari che rendono il libro veramente originale, in un'epoca storica in cui siamo portati a leggere romanzi con delle storie trite e ritrite, incapaci di incollare il lettore alla pagina, come i nomi dei settori nei quali è divisa la città, i nomi delle fazioni dei partiti, le descrizioni dei personaggi e non ultima la morale del libro stesso. Che dire, a breve leggerò "Terminus radioso" e sarò in prima fila quando Valodine verrà al Salone del libro di Torino, sempre che il programma del salone non cambi altre duecento volte prima della partenza! Speriamo bene!
Si tratta di un'opera sperimentale e originale, che mescola narrazione e saggistica, realtà e immaginazione, cronaca e poesia. Il romanzo è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove l'umanità residua popola un immenso ospedale psichiatrico, e dove un ex dissidente politico, Monroe, organizza dall'aldilà un commando di terroriste per sovvertire l'ordine costituito. Le ragazze Monroe sono delle giovani combattenti che tornano dal mondo dei morti per portare avanti la rivolta, ma sono braccate dalla polizia e dai servizi segreti, che cercano di infiltrarsi nel mondo dei morti per eliminarle. Il protagonista è Breton, un paziente psichiatrico dotato di poteri medianici, che viene incaricato dal partito di entrare in contatto con le ragazze Monroe e di fermarle. Il romanzo è una provocazione scioccante e disturbante, che mette in scena una visione distorta e perversa della realtà contemporanea, dominata dalla tecnologia, dalla violenza, dalla droga e dal sesso. Le ragazze Monroe è sorprendente e stimolante, che offre una visione originale e critica del mondo contemporaneo. L'autore dimostra una grande abilità nel creare storie avvincenti e originali, nel dosare il ritmo e il suspense, nel mescolare il comico e il tragico.
La scrittura di Antoine Volondine è così, ti affoga dentro un incubo poco a poco fino a farti sentire come un prigioniero in una cella, la cella dell’esistenza. Le ragazze di Monroe, guerrigliere che vengono alla luce nel mondo dei vivi dal mondo dei morti calandosi dal cornicione di una finestra, è un mondo prigione costruito ai confini di un ospedale psichiatrico, dove si occupano celle, stanze, cantine, armadi e ci sono solo porte, finestre serrande, gabbiotti, strade senza via d’uscita. Tutto è doppio e si moltiplica fino a tornare a combaciare (Il partito, la polizia, la rivolta). Sembrano tutti vivi e poi sono tutti morti e forse ancora vivi. Dove sei capitato? In un mondo post apocalittico? In un semplice ospedale psichiatrico? Dentro la testa sognante di uno dei doppi di Breton? Dentro il vaneggiamento di Monroe? Dentro la mente di uno schizofrenico?
Una notte senza fine che avanza accompagnata dallo scroscio perseverante della pioggia, inducendo ad una perdita e dispersione d’identità tale da assottigliare il confine tra sogno e incubo, tra vita e morte. Una notte che rende l’aria una sostanza appiccicosa che si attacca e si riversa con violenza sulla pelle dei pochi personaggi (superstiti o invenzioni) a cui resta solo tanta stanchezza fisica e mentale. Tutto si frantuma, degrada, sfiorisce. La rivolta, la morte, gli intenti, le pulsioni, le stesse ragazze Monroe “simili a enormi insetti sfatti e insozzati da malattie non umane e da semisfere puntute”. Lo stesso Partito è frazionato, precisamente in 343 correnti fino all’annullamento totale.
Le ragazze Monroe è l’incubo di un defunto, i primi giorni confusi nel Bardo, le sue prime angosciose avventure. Come vivere dentro una coscienza persa in stati nebulosi e scuri. Volodine sembra voler ricordare che in fondo l’umanità è una categoria sconosciuta, i cui contorni sono sfumati e la cui importanza centrale nell’universo non è evidente.
Primo libro di Volodine che leggo a essere propriamente inquadrabile in un una combinazione di generi pre-stabilita e quindi un po' al di sotto degli standard sovversivi e allucinogeni a cui mi aveva abituato quest' autore. Una sorta di fantascienza post apocalittica con un incedere da noir metafisico, con sparuti riferimenti all'universo post-esotico e suggestioni che sembrano collocare la narrazione in un'ipotetica cronologia prima di Terminus Radioso, nel periodo in cui i concetti di vita e morte, politica e sogno, tempo e spazio stavano appena cominciando a perdere di significato. Sicuramente da leggere, ma senza aspettarsi le conflagrazioni avanguardistiche di Terminus Radioso.
Mondi in disfacimento, trame oniriche e non-sense, ambienti che possono ricordare i film di Caro o lo Stalker piovoso di Tarkovskij - ma solo come idea. Innesti di Ionesco e di giornaletti fantascientifici stampati su carta riciclata. Indeciso per molto tempo di abbandonarlo lì, ho fatto una specie di fioretto nel terminarlo velocemente, saltando ovviamente l’appendice dei 343 nomi delle fazioni del partito. Libro che mi ricorda, nonostante tutto, la parola “dis-utile” e che mi lascia con una curiosità: qual è l’odore delle nidiate di ragni?
Che bello leggere un libro e a primo acchito pensare: non ho capito una beneamata mazza! Scherzi a parte, Volodine ha un modo di scrivere poco lineare e che, come nella maggior parte dei distopici, ti fa venire voglia di sapere di più del contesto che ha portato il mondo nella situazione dipinta nel romanzo. La confusione che lascia è positiva, intrigante e correlata da personaggi molto interessanti che rendono il romanzo ottimo.
Come si fa a darti 3 stelle Volodino, mannaggiatte, che ti si vuole sempre bene ma a questo giro mi sei sembrato un po' sottotono. Però meriti sempre, anche quando sei moscio. Facciamo tre-stelle-e-mezzo-quasi-quattro.