Anni '70. In un Sud desolato e arcaico, Biagio, figlio unico e orfano di madre, viene cresciuto dal padre, Bruno, macellaio del paese, uomo prigioniero dei propri silenzi. Sarà proprio la sua figura irrequieta e instabile a insinuare in Biagio il dubbio che quell'incomunicabilità piena di spigoli nasconda una verità mai detta. Ci sono Vittorio, il vecchio "vizioso" del paese che paga i ragazzini in cambio di rapporti squallidi, e Lia, la vicina di casa che usa rituali magici fino a diventarne ossessionata. Ci sono Elsa, l'unica donna che sembra in grado di amare suo padre ma che scompare con la stessa rapidità con la quale si infila nella loro vita, e Sara, una vecchia compagna delle scuole elementari che il protagonista finirà per sposare e che proverà, invano, a rendere felice. Infine lui, Alceo, un giovane sognatore che farà respirare a Biagio l'unico istante di tregua di quel mondo-tritacarne nel quale, prima o poi, si finisce.
Dopo la delusione avuta con Fondo Gesù, un’altra possibilità a Fiorino volevo dargliela comunque . L’ho fatto con Macello. Stavolta di lui se n’è accorta l’ e/o, con questo testo che, tutto sommato, contiene una sinossi forte e un’idea narrativa carismatica. È la storia di Biagio, ragazzino tozzo e remissivo che vive con un padre padrone e autoritario, unico macellaio di Bagnamurata ( paesotto di invenzione che ci rimanda inevitabilmente alle atmosfere scarne e stoppose di alcune realtà Calabresi). Anche stavolta Fiorino comincia con tutte le buone intenzioni ma perde colpi per strada. La narrazione è un susseguirsi di tragedie senza empatia e verosimiglianza, i personaggi, così come lo stesso protagonista, non hanno carisma sufficiente, e risultano solo bozze confuse che avrebbero meritato un’attenzione più scrupolosa Il lessico è scarno, senza infamia né lode, ma credo sia dovuto alla scelta ( azzardata) di aver dato la responsabilità di voce narrante a un personaggio con evidenti disturbi dell’apprendimento. Tuttavia certe elucubrazioni ( troppo alte per un personaggio di questo tipo), non sono per questo giustificate. La brevità dei capitoli alleggerisce la narrazione, è forse il pregio più grande del libro, ma lascia in sospeso molte questioni che più di una volta mi hanno costretto a sfogliare il libro dall’inizio col timore di aver saltato, per distrazione, qualche passaggio importante o di non averci fatto poca attenzione. Resta, in ogni caso, un enorme punto interrogativo ad aleggiarmi in testa, ed è quello di un immenso ‘Perché’ unito al dubbio ( che è più una certezza, in ogni caso), che di una storia del genere, tutto sommato, non ce n’era così bisogno.
Silenzio e dolore. Un silenzio rabbioso, sgraziato, acuto e un dolore lento, spigoloso, inspiegabile. Così nasce e cresce Biagio. Con un padre zitto, che non ha niente da dirgli, niente da insegnargli, nessun sorriso lo anima, è già morto. La madre non c’è, vittima di un incidente e l’unica figura femminile che conosce è una vecchia fattucchiera con cui lui trascorre tempo vuoto, mentre lei toglie malocchi. Dal padre impara solo rabbia, implosa , che tutto dentro logora e distrugge. Non è abituato a sentire, non conosce le emozioni, non ha alcuna nozione di vita, neanche la più elementare. Così passa il suo tempo a scaricare pugni agli animali appesi nella cella frigorifera della macelleria del padre, sognanti di diventare pugile. Tutto attorno a lui è brutto ed e la bruttezza che inevitabilmente cerca e trova. È una storia corrosiva, “Macello” scritto in uno stile volutamente duro, scarno, insensibile, scabro, che non lascia scampo al lettore in 148 pagine di pugni allo stomaco, fino a quando infine un pianto liberatorio potrà finalmente lavare le ferite di Biagio.
"...quelli che noi definiamo attimi di felicità sono soltanto piccoli frammenti di esistenza. Possono durare qualche ora, al massimo dei giorni, e rappresentano l'allegria che ci siamo meritati per espiare la colpa di aver sovraffollato il mondo".
Letteralmente divorato in una notte sola. Intenso, vero, semplicemente meraviglioso. Un piccolo, grande gioiello.
Un libro crudo, con una scrittura secca, semplice, ma potente, capace di farti sentir male in punti strani, profondi, nascosti. La storia attrae e respinge oppure attrae proprio perché respinge: è triste, sudicia e senza speranza. Ero un po' indecisa sulle stelle, ma ho arrotondato per eccesso, per l'eccesso di emozioni che mi ha dato.
Nessuna novità eclatante per chi legge tanto, ma niente male. Il ritmo è molto veloce e la scrittura chiara e senza orpelli. Mi ha colpito molto la descrizione di questo ragazzo che cresce e deve definirsi senza avere dei punti di riferimento. Il macello non è solo il luogo fisico ma anche sentimento interiore.
Un romanzo crudo, uno schiaffo in faccia. Un ragazzo di provincia, un omosessuale mai dichiarato, mai consapevole, lo schifo del mondo. Mi ha fatto compagnia in questi giorni un po' grigi di semi quarantena e cambiamenti imminenti. Non adatto a chi sta cercando una lettura veloce, non fatevi ingannare dalla brevità di questo volume: è un macigno difficile da digerire.
🌟 Tipo di lettura Macello di Maurizio Fiorino è una lettura intensa, cruda e profondamente emotiva. Non è un libro “facile”: richiede attenzione, stomaco e disponibilità a entrare in un mondo fatto di silenzi, traumi e verità scomode. È una lettura che lascia il segno, più da assaporare lentamente che da divorare. 📚 Trama (approfondita) La storia segue Biagio dalla sua infanzia fino all’età adulta, in un contesto segnato da povertà emotiva e isolamento. Rimasto senza madre, cresce accanto al padre Bruno, un macellaio taciturno e irrequieto, incapace di offrire affetto o spiegazioni. Il loro rapporto è fatto di silenzi pesanti, gesti bruschi e una distanza che Biagio percepisce come un mistero da decifrare. Fin da piccolo, Biagio intuisce che nella vita del padre c’è qualcosa di irrisolto, una verità nascosta che si manifesta attraverso scatti d’ira, assenze emotive e comportamenti ambigui. Questo senso di inquietudine diventa il filo conduttore della sua crescita. Attorno a lui si muovono diverse persone come Vittorio, un uomo anziano che sfrutta i ragazzini del paese, rappresenta il lato più degradato e violento della realtà in cui Biagio è immerso. Lia, la vicina, vive invece una dimensione quasi magica e ossessiva, rifugiandosi in rituali che sembrano un tentativo disperato di controllare una realtà altrimenti ingestibile. Elsa è una figura chiave: è l’unica donna che sembra riuscire a entrare davvero nella vita del padre, portando per un attimo una possibilità di cambiamento. Tuttavia, la sua scomparsa improvvisa lascia un vuoto ancora più grande, rafforzando in Biagio l’idea che ogni forma di amore sia destinata a fallire. Crescendo, Biagio cerca di costruirsi una vita “normale”: ritrova Sara, una compagna di scuola, e la sposa. Il loro rapporto però è segnato da una distanza emotiva profonda. Sara tenta di amarlo e salvarlo, ma Biagio resta intrappolato nei suoi traumi e nella sua incapacità di comunicare, replicando in parte il modello paterno. L’incontro con Alceo rappresenta una svolta emotiva fondamentale. Con lui, Biagio sperimenta un sentimento autentico, forse l’unico momento di vera libertà e comprensione nella sua vita. È una parentesi luminosa, fragile ma intensissima, che mette in discussione tutto ciò che Biagio ha conosciuto fino a quel momento. Nel corso del romanzo, il protagonista è costretto a confrontarsi con la verità sul padre e sul proprio passato. Smonta le illusioni e lo obbliga a guardare in faccia le radici del proprio dolore. 💞 Atmosfera e stile L’atmosfera è cupa, quasi soffocante. Si respira un senso costante di disagio, come se ogni pagina fosse intrisa di qualcosa di non detto. Il Sud raccontato da Fiorino è lontano, ma forse neanche troppo: è un luogo duro, immobile, dove le emozioni restano intrappolate. Lo stile è diretto e a tratti spietato. Fiorino non addolcisce nulla: racconta con sincerità brutale, ma anche con momenti di grande delicatezza. ✨ Punti di forza • La profondità psicologica dei personaggi, soprattutto Biagio • La capacità di evocare emozioni forti senza filtri • L’ambientazione potente e simbolica • Il contrasto tra brutalità e piccoli spiragli di umanità • Il coraggio nel trattare temi difficili e scomodi 📖 Per chi è adatto Macello è perfetto per: ✔️ Chi ama le storie intense e drammatiche ✔️ Lettori interessati a romanzi di formazione non convenzionali ✔️ Chi cerca una scrittura autentica e senza compromessi ✔️ Chi non teme temi duri e realtà disturbanti 📌 In conclusione: Macello è un romanzo che colpisce e resta dentro, ma preferivo che fossero approfondite determinate situazioni e contesti e ridotti altri. Non consola, non offre risposte facili, ma costringe a guardare in faccia la realtà più cruda dell’animo umano. Beh, non è così, ma ci sono frasi, pensieri che non si discostano molto da ciò che è la realtà, anche se simo nel 2026. È una storia di dolore, silenzi e ricerca di identità, in cui anche il più piccolo momento di luce diventa prezioso. Un libro potente, che difficilmente si dimentica.
📖 Anni ’70-80. Biagio vive in un piccolo paesino della Calabria col padre Bruno, un uomo incapace di qualsiasi manifestazione d’affetto che tende ad allontanare da sé chiunque provi ad avvicinarglisi.
🥊 Biagio cresce chiuso nel retrobottega della macelleria di famiglia passando le giornate a prendere a pugni le carcasse appese nella speranza di coltivare un modesto talento da pugile che possa riscattarlo da un’esistenza limitata ed angusta.
🏔 L’unico conforto lo trova in un posto in cima alla montagna dove passa i pomeriggi a riflettere con i piedi a penzoloni nel vuoto (“l’unico pezzo di tutta quella terra che consideravo davvero mio”)
🥀 Nella vita di Biagio non esistono feste, compleanni, domeniche, e quelle poche certezze che possiede sono così precarie che gli vengono tutte meno appena prima di compiere 18 anni quando Bruno un giorno, improvvisamente, scompare.
Il macello del titolo non è solo un luogo, ma una condizione, uno stato d’animo che evoca il disordine e la bruttezza della vita di Biagio, una vita triste priva di punti di riferimenti, immobile. Che non concede vie d’uscita come del resto il macello per le povere bestie che vi sono portate. Biagio è rassegnato all’idea di non poter avere o non meritare le cose belle di non essere degno della felicità. Un’idea che lo porta a tutta una serie di scelte di infelicità.
📓Un romanzo di formazione molto breve ma crudo e diretto che mi ha lasciato un po’ un senso di incompletezza per alcuni episodi cruciali della vita di Biagio che avrei preferito maggiormente approfonditi in modo da disvelare meglio la sua personalità, ma che è riuscita al colpirmi per il modo di affrontare tematiche dal sapore universale come la difficoltà di crescere, di credere nei propri obiettivi e imparare forse un giorno ad amarsi per quello che si ��.
Biagio cresce in un piccolo paesino del sud, in Calabria, con il solo padre, il macellaio del paese che parla poco e niente, non esprime nessun sentimento o emozione nei confronti del figlio che cresce così, senza nessuna guida e soprattutto amore. La madre è morta anni prima in un'incidente stradale e le altre sole donne che attraversano la vita di Biagio sono una vecchia vicina di casa, fattucchiera, che toglie il malocchio e vive di stenti, in condizioni precarie; Elsa, una fugace compagna del padre e l'unica forse che mostra un minimo di affetto per il ragazzino ma che va via improvvisamente cambiando completamente atteggiamento. Sara, invece, è una compagna di classe di Biagio delle elementari e sarà una presenza costante ma insignificante ed inutile. Si sposeranno, non si capisce nemmeno "perché", solo per prassi direi perché lei rimane incinta giovanissima. Ma i due sono il "risultato" di un paese arretrato, dove sembra importante solo il lavoro e tutto il resto è superfluo: nessuna educazione, poco amore e affetto. Biagio crescendo in solitudine nel retrobottega del padre, senza voler più frequentare la scuola, passa le giornate allenandosi a prendere a pugni le carcasse dei vitelli e si appassiona alla boxe che cercherà di intraprendere a livello agonistico, senza però avere mai un grande successo. Ma grazie a questa passione incontrerà Alceo, l'unico di cui si innamorerà veramente. Questa relazione però metterà nei guai Biagio che, mancando spesso da casa, fa chiacchierare tutto il paese e soprattutto non è ben visto dai suoceri, mandando a rotoli anche l'attività che avevano aperto con la moglie dopo il matrimonio. La scrittura è semplice ma molto diretta e cruda, come la storia e le situazioni raccontate. Devo dire che mi ha lasciato un senso di tristezza, per tutti i protagonisti, per la situazione di degrado che traspare da ogni rigo. Biagio in realtà non è un cattivo ragazzo anzi, al contrario, fa quasi tenerezza da piccolo perché incompreso e non amato da nessuno. Crescendo rimane un bravo ragazzo con così tante problematiche che nemmeno lui riuscirà più a reagire rimanendo bloccato in quel piccolo paese dimenticato da tutti, non riuscendo nemmeno a seguire Alceo e a provare ad essere un po' felice e libero nella vita. E' stata una lettura molto veloce, l'ho letto in un solo pomeriggio perché, nonostante lo stile e la crudezza delle situazioni, non riuscivo a staccarmi, ero veramente curiosa di sapere, di conoscere il destino di Biagio. Non so dire se mi è veramente piaciuto, direi una via di mezzo. Di sicuro una storia molto diversa da quella che leggo di solito e per questo, in un certo senso, interessante...
Un libro leggero come una brezza di primavera che scompiglia i pensieri e fa compagnia. Non è facile trovare la propria strada in un mondo che non capiamo e che sembra non capirci. Talvolta ci si accontenta di passare per inerzia sui sentieri battuti dagli altri e di vivere fantasticando sulle bigie dette o nascoste da chi ci vuole bene.
I personaggi di Macello, tutti, non solo il protagonista, sono rassegnati alla sconfitta. Talvolta provano piccoli istanti di felicità ma è un niente, strizzano gli occhi ed è già svanito.
Non conoscevo Fiorino e l'ho trovato un autore bravissimo.