Di questa breve selezione di poesie mi ha colpito la forza - la violenza, addirittura - con cui Cvetaeva racconta l'amore, un sentimento profondamente umano che lei eleva a qualcosa di ultraterreno.
L'amore diviene infatti monumento, è esagerato nelle sue dimensioni e manifestazioni e per questo contribuisce ad alienarla dal concerto dei normali, degli esseri semplicemente umani, a cui guarda con pena e invidia. Il dolore non si risolve mai in lamento sommesso, è piuttosto urlo di martire al rogo e spazza le pianure insieme ai venti siberiani. La natura, rappresentata dalle montagne, è spettatrice imperturbabile e al tempo stesso compassionevole: è sulle alte cime che si recano gli amanti di Cvetaeva, il cui sentire ha in comune con le montagne la grandezza ma non la resilienza. E' forse questa la condanna della poeta, avere un mondo interiore irriducibile racchiuso entro i limiti di un corpo troppo umano.