Anni ‘60, colline fiorentine. Andrea Sarti vive nel casolare di famiglia, ha imparato a leggere a catechismo, è il primo della classe. Quando sulla Bibbia scopre il Libro dei Numeri è costretto a chiedersi cosa siano mai questi Numeri? E perché sono stati tutti cancellati? Andrea scopre che esiste la matematica. O almeno, esisteva: nel 1931 il Teorema di Incompletezza di Gödel ne ha infatti demolito gli assiomi, e la matematica ha smesso di funzionare come un incantesimo infranto. All’epoca, mentre le istituzioni crollavano per la crisi della matematica, la famiglia di Andrea ha cercato di salvarsi fuggendo da Firenze. Ora Andrea deve scoprire da solo se esiste un’alternativa. E deve farlo in fretta, perché le Camicie Nere sono sulle sue tracce. E se lo troveranno, lo aspetta l’Inquisizione. A guidarlo ci sono un antico diario, il theremin di nonno Alceste e il canto del suo merlo Gibbs.
Sono un autore di speculative fiction (fantascienza, weird, distopia, slipstream) since 2008.
Ho un centinaio di racconti pubblicati in antologie e riviste. Finalista a premi nazionali come Trofeo RiLL, Premio Robot, Premio Italia, Premio Vegetti (ma mai vinto niente). Una manciata di racconti tradotti e pubblicati all'estero.
Con il mio nome sulla copertina ci sono due raccolte personali, una novella, tre romanzi e un libro illustrato.
I miei racconti e romanzi sono usciti con Zona 42, Moscabianca, Sperling&Kupfer, Urania Mondadori, Future Fiction, Delos, and many more.
Come Story Doctor mi occupo di scrittura, editoria e narratologia su youtube. Divulgo fantascienza e affini sul mio profilo tiktok e nel podcast Reading Wildlife. Ho fondato la rivista Specularia.
Già col suo primo romanzo, “Dimenticami Trovami Sognami”, Viscusi ha dimostrato che le idee geniali sono il suo pane quotidiano. L’idea di base di questo romanzo non arriva forse alla genialità di quella del precedente (ci siamo comunque molto vicini), ma dimostra una maturità di gran lunga superiore nello stile (funzionale, coinvolgente, mai barocco) e nella struttura, elegante e simmetrica. L’autore immagina un Novecento alternativo (un’ucronia, come si dice in gergo), in cui la matematica ha smesso di funzionare e perciò è stata messa al bando, ed esplora questo Novecento alternativo attraverso una saga familiare intensa e drammatica, raccontata dal punto di vista dei suoi esponenti estremi, nonno e nipote, che vivono una parabola narrativa opposta e complementare. Esiste una narrativa fatta per intrattenere e una fatta per riflettere: questo romanzo rientra sicuramente nella seconda categoria. Non è certo una lettura da ombrellone, infatti: si ride poco; si piange, si riflette e ci si arrabbia molto. Inoltre, si ricevono spunti molto interessanti per arricchire la propria cultura in campo matematico e storico.
In “STM” ci si trova in un’ucronia in cui il mondo si trova di colpo a esistere con una matematica che inizia a non funzionare più. Che bello, penserete voi, se siete come me xD… e invece no, affatto. Per chi durante la propria carriera scolastica non ha amato questa materia forse può sembrare una bella fortuna non doversi perdere fra integrali, derivate o funzioni, ma in realtà l’impatto di questa lingua fondamentale dell’universo coinvolge tutti gli ambiti della nostra vita. E ritrovarsi a vivere in una situazione del genere può avere risvolti inaspettatamente complessi, soprattutto se tutto ciò accade in un’Italia che non si è mai liberata del regime fascista. Fra scuole che vengono chiuse in favore di un’educazione cattolica e catechistica, donne che vengono escluse dal mondo del lavoro e relegate in cucina, e una nuova inquisizione di regime che perseguita ogni riferimento alla matematica, il mondo narrativo del romanzo appare estremamente cupo. E tuttavia il romanzo nel complesso non si compiace delle miserie dei protagonisti. Le mostra, con onestà, ma senza cercare l’iperbole, senza fare caricature grottesche. Anzi, il suo impegno sembra essere tutto focalizzato nel cercare di indagare le vite dei suoi personaggi nel modo più modo verosimile. La narrazione avviene su tre piani temporali. Un presente narrativo focalizzato su Andrea Sarti, giovane uomo in attesa di un processo, i diari della nonna Dafne, musicista che non ha mai conosciuto, e le memorie dello stesso Sarti che riflette sulla propria infanzia. Proprio questa alternanza permette di rendere il ritmo della narrazione interessante e accattivante. Viscusi infine ancora una volta incanta con la sua scrittura e si dimostra anche qui capace di una prosa intima e meticolosa, attenta tanto ai personaggi quanto al worldbuilding, al contesto storico e alle tematiche filosofico-etiche. Nel complesso questo è un romanzo molto profondo in cui musica,matematica e vita sono abilmente intrecciate senza il desiderio di esaurire o risolvere il problema che affligge il suo mondo. Viscusi infatti accompagna il lettore ad un finale metanarrativo davvero particolare. Personalmente forse avrei preferito una conclusione più definita e di maggior corpo, considerando soprattutto la quantità di eventi presentati in precedenza in tutta la storia. Comunque il suo è un finale che affascina, ricordando certe conclusioni di Murakami. E alla fine cosa si può pretendere da un romanzo che vuole indagare i risvolti pratici del ”Teorema dell’Incompletezza”? Direi che il lettore era già avvisato dall’inizio. Come ultima nota, in questa recensione fiume, ho apprezzato la resa commovente del rapporto nonno-nipote e la capacità di mettere in luce un personaggio femminile forte, Dafne, senza circondarsi di personaggi maschili deboli ed insignificanti(cosa che purtroppo avviene troppo spesso nei testi degli ultimi anni). Davvero complimenti.
La ricerca di Andrea sulla morte e resurrezione della matematica si dipana tra i sistemi chiusi della vecchia, malata, matematica e della fede intollerante e aggressiva (che sia religiosa o politica). In questo mondo impaurito, in cui ognuno si aggrappa alla verità più comoda fingendo che sia eterna, la memoria del coraggio di nonna Dafne gioca un ruolo fondamentale.
"La risposta è quarantadue. Ma qual è la domanda?"
La storia si scopre gradualmente, in un lento crescendo di curiosità ed emozioni, fino a esplodere in un finale dolceamaro che io ho davvero apprezzato.
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Il libro è una distopia a tema fantascientifico, che esplora nelle sue estreme conseguenze il teorema dell’incompletezza di Goedel… ma questa è solo l’ambientazione. Pieno di riferimenti a grandi romanzi, come "Guida Galattica per Autostoppisti" e "Mattatoio n. 5", la fantascienza è grande protagonista, ma allo stesso tempo fa da sfondo a una storia più grande. Quando cresciamo andiamo alla ricerca di qualcosa in cui credere, e spesso e volentieri ribaltiamo gli insegnamenti che abbiamo ricevuto in tenera età in favore di qualcosa che riconosciamo più giusto per noi. Il lettore ripercorre la vita del protagonista dall’infanzia fino all’età adulta, e vive in prima persona la sua ricerca di qualcosa in cui identificarsi e credere, per poter anche riscattare il passato della sua famiglia. Insomma, questo romanzo non è un racconto di fantascienza, ma un romanzo di formazione. Lato stile, la vividezza delle scene e delle relazioni tra i personaggi denota una certa capacità di sviscerare l’animo umano, capacità che ogni bravo scrittore dovrebbe possedere. I personaggi sono tridimensionali, profondi, i rapporti familiari descritti con efficacia e realismo. Anche le percezioni della voce narrante cambiano in modo evidente man mano che passa dall’infanzia all’età adulta. Le prime pagine sono infatti coerenti con il pensiero e i desideri di un bambino (nonché con le sue paure), fino ad arrivare alla fine, in cui il suo vero desiderio è quello di trovare la propria strada. Impressionanti le ultime scene, ambientate in un carcere dell’Inquisizione, che hanno popolato i miei sogni nelle notti successive. Per concludere: un romanzo molto buono, che mi ha lasciato qualcosa e mi ha dato anche il desiderio di approfondire la matematica del teorema di Goedel.
Non mi sono mai chiesta come potesse essere il mondo senza numeri. L'autore di questo libro non solo se l'è chiesto, ma ha descritto la vita quotidiana senza numeri e attorno a questa assenza ha innestato la storia e la psicologia dei personaggi di Sinfonia per Theremin e Merli. Ad un certo momento dell'adolescenza Andrea scopre l'esistenza dei numeri e, nel voler imparare i segreti della matematica, approfitta anche per conoscere la storia della sua famiglia, soprattutto quella della nonna Dafne, che lui non ha mai conosciuto. I segreti sono tanti e vengono alla luce poco per volta; man mano che si va avanti a leggere si svela anche l'ingegneria del romanzo, costruito con grande accuratezza e attenzione ai dettagli storici: tutti i matematici presenti nel libro sono realmente esistiti, così come mi è sembrata convincente l'ambientazione ai tempi del ventennio fascista, mi è sembrato di rivivere nei ricordi di mio nonno che mi raccontava dell'economia di pura sussistenza e di come si arrabattassero le famiglie a fare un po' di mercato nero dei beni di prima necessità che venivano sottratti ai prelievi forzosi delle milizie. Quello che però mi ha coinvolta di più è la riflessione sull'unicità della conoscenza umana e sulla nostra propensione a interpretare la realtà da un punto di vista assolutamente parziale e da esso per secoli abbiamo cercato di trarre Verità Universali. È bellissimo il parallelismo tra le leggi divine e i teoremi matematici, la corrispondenza tra filosofia e matematica e, a quadrare il cerchio, la musica come anello di congiunzione e nuova frontiera della conoscenza fisica e metafisica.
Se cercate astronavi, alieni o futuri fantasmagorici "Sinfonia" non è la vostra storia, ma se volete perdervi in un'ucronia che parli al vostro io emozionale con toni ora elegiaci, ora di smarrimento, ora di speranza prendete pure il libro in mano e cominciate a leggere. Le sliding doors di questa storia sono il teorema di incompletezza della matematica enunciato dal tedesco Godel nel 1930 che, per farla molto semplice, sottolineava la fallacia della matematica come sistema assoluto e perfetto. Nel nostro mondo ciò è diventato argomento di discussione tra sostenitori di differenti concezioni della matematica e all'interno dei circoli di filosofia della scienza senza toccare la gente comune. Ma nel mondo della "Sinfonia", con un meccanismo visto poche volte e a me invece molto caro, ciò che viene pensato diviene drammatica realtà. La matematica smette di funzionare con effetti disastrosi. Qui escono la sensibilità e la capacità narrativa del Viscusi nel descrivere la drammatica discesa verso lo zero tecnologico di un' Italietta fascista, accompagnata dalla meschineria di chi vuole dei colpevoli a tutti i costi e contornata dalla crescita di una nuova realtà Inquisitoria, perché quando la Scienza cade una Fede totalitaria ne prende il posto. Come detto, sono pagine dense di emozioni, sentimenti e di coraggio: infatti "Sinfonia" per me, è una storia che parla principalmente di coraggio; di quello senza sè e senza ma che porta alle estreme conseguenze, di quello che ti porta a scappare per combattere un altro giorno e infine di quello che ti porta a mentire per salvare i tuoi cari e perché forse ci sono altre vie per ricostruire il mondo...a voi la lettura.
“Mi dispiace per le ultime parole che ti ho detto. L’ultimo ricordo di me che ti sei portata via sono io che mi ostino a fare quello che ho deciso da solo senza ascoltare quello che hai da dire. Perché stavi cercando di dirmi qualcosa, ora me ne rendo conto. Forse lo sapevo già anche prima, ma non ero pronto a capire. Sfogliando le tue pagine, pur con tutta la cura di non leggere come ti ho giurato, non ho potuto evitare di scorgere le ultime parole che hai scritto, una frase incompleta che forse mi avrebbe aiutato a comprendere. Ma forse il senso è proprio questo: l'incompletezza. Dobbiamo abituarci a convivere con le parti mancanti di noi, e rassegnarci al fatto che anche quando crediamo di comprendere in realtà ci mancano sempre dei pezzi. La matematica, la musica, la vita, l'amore: frammenti che proviamo a incastrare tra loro. Forse solo unendoli tutti possiamo sperare di essere finalmente completi. Io oggi ho perso il pezzo più importante. Ho perso te, e in quello stesso momento ho perso anche me stesso. Non vale più nemmeno la pena ricominciare a cercare. Posso lasciarti solo queste frasi sconnesse, i passaggi della dimostrazione del Teorema l'Incompletezza che definisce la mia vita da qui in avanti. Perdonami almeno tu, se puoi. Io non ci riuscirò mai.”
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Mai noioso, mai banale. Frutto di un'idea coltivata con dedizione, innaffiata con approfondimenti sulla storia, sulla matematica, sulla musica, concimata con strati su strati di riferimenti.
Finita la parte pomposa della recensione, il riassunto è che la trama è una bomba. Andrea porta il lettore direttamente nelle strade e nelle campagne della Firenze negli anni '30 di un mondo in cui la matematica è considerata eresia, un'arte proibita che ha fatto peccare l'uomo verso Dio. Un mondo in cui la gente vuole dimenticare e ignorare, in cui niente sembra avere senso e contro cui Andrea Sarti vuole lottare, per la sua famiglia, per la Scienza e per se stesso. I personaggi non sono lanciati lì a casaccio, hanno tutti un ruolo ben preciso e contribuiscono all'avanzare dalla storia e all'evoluzione del protagonista. La scrittura rientra nei miei gusti quindi non ho nulla da lamentare, anzi ho anche apprezzato gli inserimenti dialettali.
Sono felice di aver messo in discussione il mio pensiero scettico e distaccato nei confronti della matematica stessa e di essermi affacciata da questa finestra sul mondo che (mooolto ipoteticamente) ci sarebbe senza di essa.
Se mi avessero prospettato un mondo senza matematica, non mi sarei trattenuto dall'esultare, imberbe studente che non capiva il legame tra i numeri e la realtà. Me l'ha fatto capire questo bellissimo libro, che a tratti assume sfumature addirittura veriste (eh sì, un'ucronia fatta così bene è capace anche di questo). La freddezza dei numeri, dell'astrazione, rifugge da queste pagine intense, piene di sentimenti, ideali più o meno traditi, violenza placata solo da una nuova inquisizione. Nell'eterna querelle tra fede e ragione, la Chiesa entra a gamba tesa, approfittando di una crisi profonda. In questo passato immaginato, non c'è posto per gli eroi, eppure la speranza è racchiusa tra le note sinusoidali di un theremin e nel cinguettio di un merlo. Capolavoro che trova soluzioni originali con uno stile impeccabile, sempre scorrevole e musicale.
Come sarebbe il mondo se la matematica non esistesse più? L'ucronia dipinta dall'autore è perfetta in ogni particolare. Una storia che ti prende dall'inizio alla fine. Tutto è realistico. Lo sfondo storico è preciso nei particolari, nei dialoghi e negli avvenimenti. Solo pensare al lavoro di ricerca che c'è dietro vale il prezzo di copertina. La struttura del romanzo è da manuale. Una cura dei personaggi e della loro caratterizzazione tridimensionale. Per chi segue il suo canale ha la dimostrazione materiale della preparazione di Andrea. Che bello leggere un'ottima fantascienza made in Italy.
Era tanto che volevo leggere qualcosa di questo autore e quando mi è stato consigliato da un’amica ho colto l’occasione. Una piacevole scoperta! Un distonico intrecciato con la matematica e la sua storia, non immaginavo potesse essere così affascinante
È il 1931 e i teoremi di incompletezza di Godel dimostrano che l’aritmetica non è dimostrabile. Ciò che sembrerebbe un “semplice” esercizio di matematica talmente teorica da sfiorare la filosofia, in realtà ha conseguenze terribili perché tutto ciò che si basa sulla matematica inizia a non funzionare. Economia, ingegneria - i progetti che funzionavano ieri ora non funzionano più, la matematica ha abbandonato il nostro universo, ha tradito l’umanità, e l’umanità si vendica bandendo la matematica.
Siamo negli anni ‘60 e un ragazzino approccia la materia per la prima volta di notte, nel capanno della cascina di famiglia, assieme a suo nonno che un tempo era un ingegnere – e poi si avvicina ai Pitagorici, un gruppo di studiosi di matematica teorica che è costretto a operare in segreto, perché l’inquisizione è stata riformata e cerca proprio i matematici.
Chi mi conosce e mi ha sentito sproloquiare almeno una volta, sa che io adoro la matematica. Non ci sono parole per esprimere davvero il mio sconfinato, eterno e incrollabile amore per questa disciplina. La matematica è la lingua dell’universo, capisci quella e capisci ciò che ti sta attorno, e se guardi attentamente scopri che la matematica è in tutto. Nelle proporzioni che noi riteniamo appaganti per l’occhio, è nella musica e quindi nella poesia, è nella musicalità di una frase, è nella tua mano ora che stai impugnando lo smartphone...e via discorrendo. Amando profondamente questa disciplina, non nascondo di aver avuto un iniziale timore nell’approcciare Sinfonia per theremin e merli, perché mi è capitato in passato di avere fra le mani libri che toccavano la matematica e sono stati un cazzotto nella faccia. Non perché difficili, magari! Ma perché era tutto un fiorire di “MA NON è DIVERTENTISSIMA LA MATEMATICA”? Francamente? No.
È elegante, è rigorosa, è spietata come solo la verità può essere, infonde pace nel mio cervello e nella mia anima, la studio quotidianamente perché una laurea in informatica non è altro che una laurea in matematica con i baffi finti, ma non è divertente. Non mi è mai capitato di ridere di fronte ad un integrale o di fronte ad una dimostrazione.
Quiiiindi cos’è la matematica oltre a non essere divertente? È essenziale alla vita per come la conosciamo proprio perché, come dicevo prima, la matematica si nasconde ovunque, anche dove voi umanisti pensate non ci sia. E ciò che fa Sinfonia per theremin e merli è, prima di tutto infondermi una grandissima felicità, ma in un’ottica meno personale fa vedere quanto sia essenziale la matematica e cosa vorrebbe dire cancellarla dalle nostre esistenze.
Lo so che qualcuno di voi l’ha pensato a scuola “oh a che serve questa roba?”, e se l’avete pensato leggete questo libro. Non si metterà a spiegarvi equazioni, funzioni e compagnia cantante – è la storia di una famiglia, di una società collassata che cerca di rimettere insieme quello che può, della paura generata dall’ignoranza (che è un argomento sempre molto attuale), è cercare di far pace con il passato per poter andare avanti.