Sara studia all’università, lavora al bar Primo Bacio di Rimini, ha due amiche inseparabili ed è volontaria in una casa di riposo per anziani in cui si occupa della burbera Matilde, che solo lei riesce a gestire. Sembrerebbe la ragazza perfetta, eppure sotto la scorza dura è fragilissima. La sua vita, fin da quando la ricorda, è stata una battaglia per sentirsi uguale agli altri. Figlia di immigrati marocchini, ha vissuto i primi anni insieme a una famiglia adottiva, quando i suoi erano in difficoltà. Alla domanda come ti chiami non sa mai cosa rispondere, perché lei è “Sara Oumaima” e non è facile quando hai due nomi, due madri e due padri. Con i suoi genitori naturali ha un rapporto di odio e amore: loro vorrebbero non doversi vergognare dei comportamenti della figlia con la comunità musulmana, che non la vede di buon occhio, e Sara vorrebbe solo sentirsi libera di essere chi è davvero. Un giorno, al bancone del Primo Bacio, si presenta un ragazzo misterioso, che invece di nomi non ne ha neanche uno. O meglio: lo rivelerà a Sara solo quando potrà fidarsi di lei. Sotto quello sguardo irriverente infatti anche lui nasconde i segni di un passato complicato. L’intesa tra loro è totale ma dovranno fare i conti con le proprie radici e con le proprie famiglie. E, per amarsi, dovranno prima capire chi sono e cosa vogliono dal mondo.
"Ci sono anime uguali in parti del mondo diverse che si cercano per una vita senza trovarsi mai." Cosa può succedere quando una persona che non sa chi sia incontra un'altra persona con una doppia identità? È questo che ci chiede questo libro, ci chiede di immedesimarci nella vita di una ragazza con due identità, due culture, due famiglie. Ci chiede di confrontarci con il non più cosi tanto canonico concetto di famiglia. Ci chiede di affrontare il fatto che a volte possiamo non sentirci abbastanza per gli altri né per noi stessi. Ci chiede di affrontare il fatto che a volte persino le nostre famiglie potrebbero chiederci di essere qualcosa che non siamo. Ma ci insegna anche che là fuori, da qualche parte nel mondo, c'è un'altra persona che potrebbe affrontare i nostri stessi problemi, e che noi dobbiamo solo trovarla. Lo stile di Sarà è sempre fresco e contemporaneo, continua raccontarci storie che sembrano sempre più realistiche. "Non mi basta il mondo" è un libro completamente diverso dai precedenti di Sara; meno misterioso e più personale. È un libro che come pochi riesce a far sentire il lettore vicino all'autrice, e che mi porta a chiedermi quanto della sua esperienza personale ci sia nella storia di quel personaggio che sulla carta porta il suo nome.
Per me è stato un piacere leggere questo romanzo, e soprattutto scoprire un'autrice così brava che non conoscevo.
Sara è la protagonista di questa storia. È una ragazza di origini marocchine che ha vissuto presso una famiglia italiana per una parte della sua infanzia visto che i suoi genitori biologici non avevano la possibilità di sostenere le spese che un bambino comporta. La vita di Sara è sempre stata nel mezzo, tra due mondi, due culture e due famiglie. Ha cercato sempre di accontentare tutti, è una studentessa modello, lavora presso un bar a Rimini centro, e fa volontariato, ma chi è veramente Sara? Sembra non saperlo più neanche lei, eppure riesce a sentirsi libera da tutto e da tutti ogni volta che incontra un ragazzo dal nome misterioso, Martin o Samuel? O nessuno dei due? Insomma il senza nome sembra aprire una porta su un mondo che lei sa di volere ma che continua a sfuggire...come andrà a finire?
È una storia molto originale, che rispecchia una realtà esistente, anche abbastanza diffusa da come ho potuto apprendere con qualche ricerca fatta. Effettivamente non è solo il fatto che Sara conviva con due famiglie, il problema principale è lo stare in mezzo a due culture totalmente opposte. Non riesco neanche ad immaginare come ci si possa sentire, non essere né carne né pesce e sentire il bisogno di voler appartenere a qualcuna dei due o a qualcosa che ti faccia sentire nella parte giusta. Avere un posto nel mondo senza sentirsi in difetto verso nessuno.
L'autrice ha saputo raccontare una storia piena di emozioni contrastanti, e non è per nulla semplice capire tutti i personaggi.
Non ci si deve assolutamente fermare alla nostra mentalità occidentale, perché altrimenti ciò che sentiremo è solo antipatia verso una cultura che è in un certo modo, ha i suoi principi e non è ancora pronta alle libertà che per noi sono scontate. Non è stato facile neanche per me leggere alcuni capitoli e rendermi conto di quanto alla fine la povera Sara, con tutta l'allegria e il sarcasmo che la contraddistingue, ad un certo punto abbia ceduto, come un pendolo rotto troppo freneticamente ha oscillato da una parte all'altra. Chi non si sentirebbe smarrito?
Ho apprezzato molto che l'autrice abbia voluto affrontare una situazione così particolare in chiave romance, con quel tocco divertente qua e là che ha smorzato i toni rendendo il racconto molto avvincente, mai noioso o pesante. Sara è sarcastica, ha delle amiche stupende, conosce tante persone, e come spesso accade, sono proprio le persone come lei ad essere più fragili. Affiancarle un personaggio maschile che le fa vivere delle parentesi dolci e allegre, mi ha conquistata. L'amicizia e l'amore hanno sempre un' influenza significativa nella vita di tutti, ed è bello che anche in questa storia abbiano un ruolo importante.
Purtroppo non è autoconclusivo, dobbiamo aspettare, spero non troppo la seconda parte...avrei preferito saperlo perché sarei stata preparata o avrei aspettato il secondo volume. Nel frattempo avviso voi, così da poter fare le vostre valutazioni.
Il libro è molto breve e scorrevole. La storia di per se da molto l’idea di essere praticamente una biografia dell’autrice: il contesto, le situazioni e i posti sono molto simili a quelli che qualche volta lei stessa aveva citato nelle proprie storie, post sui social. Quello che non mi è piaciuto per niente è che c’è un impoverimento della scrittura, lo stile insomma peggiora molto dopo gli altri suoi libri in cui era riuscita a migliorarsi notevolmente.
Essere capiti è un lusso per pochi. È come se tu ti sentissi un’arancia e ti sbucciassi davanti a una folla e urlassi: “Io sono un pompelmoooo!”
Questo libro per me è stato un grande forse, dall’inizio alla fine. In certi momenti mi sono sentita presa dalla storia e dai vari personaggi, altri un po’ meno e questo perché probabilmente non mi sono trovata a mio agio con i numerosi sbalzi temporali e con i cambiamenti dei punti di vista, così come con l’alternarsi della prima e della terza persona nella narrazione.
Però, d’altra parte, sono piuttosto consapevole che ciò contribuisce a ricalcare quello che è il tema centrale del romanzo, ossia la difficoltà di comprendere la nostra identità. Questo non capire chi siamo e chi vogliamo essere dipende da tanti fattori e tra le pagine di questo libro ne incontriamo parecchi, in base al personaggio su cui puntiamo la nostra attenzione durante la lettura.
Particolare è poi la storia di Sara Oumaima, la protagonista, che si trova a fare i conti con etichette, pregiudizi culturali e religiosi, aspettative e tanta, tantissima confusione. Le persone attorno a lei poi, nonostante vogliano il suo bene, non riescono proprio ad aiutarla.
E poi c’è lui, il ragazzo dai mille nomi, che ogni volta si presenta come fosse una persona diversa perché, alla fine, nemmeno lui sa chi è davvero. Lui che porta comprensione e altrettanta confusione, lui che porta calore e rifugio, ma anche leggerezza e un po’ di quella sana pazzia che fa bene al cuore.
Pare siano proprio così lui e Sara, due anime che non conoscono loro stesse, ma che sembrano conoscersi a vicenda.
sarebbe potuto essere un libro stand alone carino coming of age ma per ragazze più grandi ma la storia d'amore anche se carina non ci stava col contesto in cui è iniziato il libro