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Manifiesto en contra de la autoayuda. En defensa de la autodestrucción

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Nooit zijn er zo veel boeken, cursussen, YouTube-video’s en Ted Talks geweest die ons vertellen hoe we een betere versie worden van onszelf: gezonder, gelukkiger, slanker en succesvoller.

Als we maar ons huis opruimen, mediteren, falen als les zien, problemen als uitdagingen, in het nu leven en geen fuck geven, komt alles goed. We geloven het, kopen het, proberen het: de zelfhulpindustrie is een van de grootste industrieën ter wereld.

Maar ondertussen lijden steeds meer mensen aan depressies, angststoornissen en burn-outs, het medicijngebruik neemt explosief toe. Waarom? Omdat we nog steeds denken dat er iets mis is met ons, dat wij degenen zijn die moeten veranderen. Maar wat als de zelfhulpindustrie geen medicijn is, maar onderdeel van de kwaal?

Dit zelfverwoestingsboek is een oproep om de teugels te laten vieren, om strengheid te vervangen voor vergevingsgezindheid, om te falen, ongezond en lelijk te zijn, om af te wijken van de norm, ongegeneerd lief te hebben en om uiteindelijk, op die manier, jezelf te bevrijden.

Columnist en schrijver Marian Donner publiceerde in de Volkskrant het artikel ‘Omarm de loser’ dat compleet viral ging en waar ze talloze persoonlijke mails op kreeg van mensen die een zucht van verlichting sloegen.

125 pages, Kindle Edition

First published June 1, 2019

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About the author

Marian Donner

7 books19 followers

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107 (7%)
1 star
32 (2%)
Displaying 1 - 30 of 197 reviews
Profile Image for ☆LaurA☆.
508 reviews153 followers
August 2, 2025
☆☆☆,5

Vogliamo parlare della copertina?
Questa è la prima cosa che mi ha attratto....ebbene si, eoni sono ormai passati dalla mia era punk con tanto di cresta multicolore,ma il richiamo del punk lo sento ancora.
Allora....questo manuale di "autodistruzione" sostanzialmente mi dice cosa fare per non omologarmi alla massa.
Quindi mi stai dando anche tu delle regole, che pur andando contro corrente sempre regole sono no?
Ho amato alcuni capitoli come BERE e BRUCIARE....e va bene anche PUZZARE.
In queste parti ho condiviso il pensiero di Marian, liberarci dagli stereotipi della bellezza, concederci l'ebrezza dell'alcol, e amare ( qua entriamo in uno spazio molto ampio dove si dovrebbe imparare a perdonare e perdonarsi).
Poi ci sono state parti pallosissime dove volevo saltare a piè pari al capitolo successivo, perché sono ignorante e su alcune cose voglio restarci hai capito? Se no come faccio ad essere DIVERSA dalla massa? Se tutti sanno tutto questo non ha più senso....io voglio non sapere, voglio vivere in leggerezza, voglio far finta di non avere responsabilità e impegni nella mia vita.
Il mio sogno, sedere sul bordo del nulla, dondolando le gambe oltre il vuoto, con la luna nel cielo e un’amica o il mio innamorato, una bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette....no le sigarette meglio di no.
Cercare il senso della vita e non trovarlo, berci su e farci quattro risate. Affrontare il dolore in modo positivo, ma come diamine si fa?
Alla fine questo libro se sei nel mood giusto è il pizzicotto che ti ci voleva, che ti apre gli occhi, che leggerai e leggerai per molti anni, ma se arriva nel momento sbagliato, o se nel momento in cui lo leggi arriva un "messaggio" sbagliato beh...sei fottuto e tutto il bello che poteva esserci sembra pufff sparito.
Quindi mentre leggete spegnete il telefono, staccate il citofono e bandite i vicini di casa.


Punk is not dead
Profile Image for Sofie.
184 reviews56 followers
Read
August 28, 2019
Ik ben het 100% eens met het idee dat de maatschappij ziek is en dat individuele oplossingen niet het antwoord zijn, maar er stond weinig in het boek dat ik nog niet wist, ik vond het niet heel vlot geschreven en de samenvattingen van afleveringen van Game of Thrones en Buffy the Vampire Slayer, de film Her of videoclips van Tenacious D. vond ik nu ook niet bijzonder verrijkend. Het is een goede analyse van het probleem, maar een maatschappelijke oplossing reikt Donner niet aan. Ik vrees dat ik voorlopig dus geen andere keuze heb dan een goede, mediterende 'kelner' te blijven, maar ik wil gerust nu en dan eens dronken in de soep pissen.
Profile Image for Pietrino.
160 reviews187 followers
February 11, 2023
3.5★

Il libro è pieno zeppo di reference a film, serie, musica e altre cazzate con cui il sottoscritto va davvero a nozze. Lo stile mischiato al tema del libro lo rendono - per quanto mi riguarda - pornografia intellettuale. Nel senso buono ovviamente.

Detto questo, purtroppo non è una di quei libri che arrivano in fondo. Avrei tanto preferito un libro più lungo e articolato, mantenendo comunque le cose viste sopra e che ho apprezzato tanto, ma allo stesso modo che chiudesse bene il cerchio.

Detto questo, dopo aver letto questo libro ho deciso di prendermi una luuuunga pausa da Instagram, che poi è l’unico social oltre a questo che usavo, per cui a qualcosa forse il libro è servito.

Besos
Profile Image for Ajeje Brazov.
954 reviews
February 4, 2023
Essere un piolo tondo in un buco quadrato

Il libretto che ho appena concluso di leggere, non è prettamente un saggio, nè un'autobiografia, nè tanto meno un libro di autoaiuto, ma forse è una miscellanea di tutti e tre?
Definito, dalla stessa autrice, diverse volte attraverso i capitoli, come un pamphlet: un libello critico, acido e soprattutto satirico, sulla società moderna, sulla sua propensione all'annullamento della natura, sull'eliminazione del dolore, in quanto male della società, una critica feroce al capitalismo tecnologico e soprattutto sull'autodeterminazione. Che poi, cosa vorremmo intendere con autodeterminazione? Il fatto di essere al mondo non è già un dato di fatto sulla nostra vita? Oppure dovremmo sempre più ricercare di migliorarci? Ma poi per fare cosa? Per risultare più piacevoli, più determinati, più competitivi e via discorrendo? Perchè vogliamo a tutti i costi togliere l'errore dalla natura umana, come cerchiamo di fare coi nostri computer (senza riuscirci, fortunatamente)? O anzi, forse è un'impresa impossibile? Ma alla fine per raggiungere cosa, chi e perchè?
Ecco, in questo libello, molto anarchico e sfacciatamente punk, l'autrice blatera a destra e a manca su questi quesiti, quale sarà la soluzione e più semplicemente, esisterà mai una o ancora meglio, più soluzioni all'arcano?
Attraverso capitoli che sono identificati come dei modi di fare, l'autrice esamina, con riferimenti letterari e filmografici, il dissesto alla base della società della prestazione e dell'apparire.
Il capitolo che più mi ha sorpreso, sia in positivo che in negativo, è quello definito: Bere. La dissertazione, anzi direi la chiacchierata alcolica, in esso è palesemente e pateticamente autobiografica, eppure, nel suo essere claudicante, perchè la lettura di questo capitolo mi ha fatto storcere il naso diverse volte, l'autrice, di propria iniziativa o ancora meglio, in modo totalmente ingenuo, risulta essere l'esempio più lampante e commovente dell'essere umano, con i suoi sbagli, i suoi errori, i suoi sentimenti, le sue contraddizioni ecc...

Dicevano che ero pazzo, e io dicevo che erano pazzi loro, e accidenti a loro mi hanno battuto ai voti.

https://www.youtube.com/watch?v=KB7yX...
Profile Image for Els.
356 reviews34 followers
June 22, 2019
Opgelet! Met een potlood bij de hand riskeer je het hele boek te onderlijnen. Marian Donner schrijft hemels vlot en altijd raak. Aan de hand van mooie citaten en vergelijkingen neemt ze je als lezer mee waar ze je hebben wil in haar gedachtengang over 'hoe te leven'. Misschien één citaat als voorbeeld uit Jack Kerouacs On the Road: 'The only people for me are the mad ones, the ones who are mad to live, mad to talk, mad to be saved desirous of erverything at the same time, the ones who never yawn or say a commonplace thing, but burn, burn, burn, burn like fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars and in the middle you see the blue centerlight pop and everybody goes "Awww!".
Eén ding staat vast: dank zij dit boekje heb ik mij voorgenomen om meer te dansen. En ook wil ik 'Aan de Grond in Londen en Parijs' van George Orwell nu wel eens lezen.
Bref, inspirerend en hoogst vermakelijk. What else do we need?
Profile Image for Only_ioana.
105 reviews13 followers
December 13, 2020
Quello che volevo dire, alla fine, è: non siate dei camerieri. E se proprio non è possibile fare altrimenti, almeno pisciate nella zuppa.

Non ho niente altro da dire, leggetelo.
Profile Image for Annalisa Mazza annalisa_booktrekker.
142 reviews5 followers
August 27, 2020

Un saggio strepitoso che in maniera lucida e irriverente analizza e guarda da un punto di vista diverso la nostra società e umanità. Ci fa riflettere sulla nostra ossessione di puntare alla perfezione e alla vita patinata, di votarci anima e corpo al motto se puoi immaginarlo puoi farlo...fino a tradire la nostra essenza per raggiungere una finta perfezione. Un libro che mette in discussione i manuali di auto aiuto e la loro influenza, a volte tossica, sulla nostra vita. Molto, molto interessante, una voce fuori dal coro che vale la pena di ascoltare perché ti porta a riflettere e ad analizzare dinamiche pericolose che costellano le nostre quotidianità.
Profile Image for Silvia.
12 reviews1 follower
November 5, 2020
Carino, godibile, simpatico, ma tutto sommato niente di nuovo, mi aspettavo qualcosa in più. Un saggio, un manuale di auto-aiuto molto diverso da quelli a cui siamo abituati, che punta il dito non tanto sulle imperfezioni degli uomini, ma sulle imperfezioni del mondo in cui viviamo, sulla società spietata dove sopravvive solo chi si adatta. Ma chi si adatta a cosa? Proprio a quella società marcia? Quella stessa società che ti impone di inseguire ideali di perfezione irraggiungibili perché inesistenti e che ti chiede di affrontare in modo positivo tutto ciò che non lo è? Qual è il prezzo da pagare per sopravvivere in questa società? Chi guarda Black Mirror si scandalizza pensando che l'umanità non arriverebbe mai a tanto... Eppure basta fermarsi un attimo a pensare per capire che non è poi una distopia così lontana da noi.

"Alla domanda «cosa rende tale un essere umano?» si può ben rispondere: il suo desiderio e la sua capacità di diventare qualcosa di più. E di svilupparsi grazie alla cultura. La liberazione risiede nella conoscenza, le felicità nella crescita. Nessuno muore come è nato, lo sviluppo tra questi due momenti si chiama vita, una vita che in parte abbiamo nelle nostre mani. La questione è come definire la crescita o il miglioramento. La definizione attuale che ci viene continuamente scaricata addosso dalla cultura dominante sotto forma di manuali di auto-aiuto, TED Talk e social media è soprattutto orientata a un migliore adattamento al mondo cosi com'è, lo scopo di potervi lavorare in modo più produttivo ed efficiente, e di esserne anche grati e felici. Ma il suo unico risultato è quello di renderci dei servitori migliori."
Profile Image for Louise.
38 reviews
February 1, 2021
Nodige lectuur voor mensen die gevoelig zijn aan de verlokkingen van

- 'aan jezelf werken' (gemiddelde snelheden op Strava, aantal gelezen boeken op Goodreads, aantal uren slaap per nacht, anyone?)

- 'zelfzorg' - lange wandelingen in de natuur, yoga, meditatie etc: om beter te kunnen functioneren in onze toxische prestatiemaatschappij natuurlijk!

- schuldgevoelens over te veel op uw telefoon zitten, het lezen van boeken over uitstelgedrag en productiviteit (HET IS UW SCHULD NIET! - ik raad the podcast 'Your undivided attention' aan van the Centre for Humane Technology)
Profile Image for Ellis ♥.
1,001 reviews10 followers
February 4, 2023
Quando ho letto per la prima volta la sinossi di “Manuale di autodistruzione”, mi affascinava l’idea di avere tra le mani l’antitesi dei cosiddetti libri di autoaiuto, quelli che in una manciata di capitoli ti permettono di dare una svolta radicale alla tua vita.
Marian Donner con questo saggio non vuole diffondere verità universali, il suo intento è offrire uno spunto di riflessione, diverso dal solito, sul modo che abbiamo di approcciarci alla realtà.
Ormai siamo privi di immaginazione, di creatività a pensare a tutto provvede la tecnologia e noi ci culliamo sugli allori. Ci troviamo in un mondo che pretende certi standard – sia dal punto di vista economico sia per quanto riguarda i canoni estetici - e passivamente li accettiamo oppure, quando non raggiungiamo questi livelli, ci affanniamo a tal punto che oramai soffrire di depressione è diventato consuetudine.
Non riuscire a omologarsi, non essere degli stacanovisti in ambito lavorativo non sono fallimenti insormontabili. Leggevo un commento di un altro utente qui su Goodreads che ha centrato in pieno l’essenza del pamphlet, dobbiamo esercitare Il diritto all’imperfezione.
Il brano sul rapporto con il proprio corpo e quello sul concetto di vergogna sono stati illuminanti per me, che da sempre mi sono sentita in difetto rispetto agli "altri" e la mia timidezza non ha di certo aiutato ad aggirare l’ostacolo.
A livello stilistico l’esposto risulta qualitativamente altalenante; ci sono capitoli in cui praticamente ho sottolineato tutto e che scorrono in modo godibilissimo, altri in cui ci si perde in digressioni noiose. Nel complesso è stata una lettura più che soddisfacente che valuto 3,5 su 5.
Dal saggio:

La bellezza sta nell'insuccesso. Nell'imperfezione di ogni tentativo e di ogni risultato. Questo è ciò che rende tale l'essere umano: l'insuccesso. Danzare, inciampare, cadere e celebrarlo con un'ode. Se possibile con stile.

Profile Image for Loes Lammertink.
87 reviews9 followers
September 28, 2025
4,5 ster. Heerlijke tegenhanger van alle zelfhulpboeken em ted talks die ik ook graag verslind. Wat alsniet jij geoptimaliseerd moet worden maar het systeem? Voor iemand als ik die vaak grip probeert te krijgen in een wereld die ongrijpbaar om haar heen danst was dit boek wel verfrissend. Stink, drink, bloed, brand en dans! Mooi pamflet!
Profile Image for Giacomo Vitali Lané.
13 reviews
April 21, 2021
Forse ero particolarmente sensibile rispetto ai temi trattati, ma Manuale di autodistruzione ha effettivamente portato il mio cervello vicino all'implosione. Ridimensioniamo un po' la cosa: questo è un saggio che in verità ha una visione molto semplice, ma che di fatto è opposta a quanto pensiamo di solito.

Ci viene inculcato che le decisioni sono solo nostre e così anche le responsabilità di quello che facciamo e del nostro successo/insuccesso nella vita. Ma il libro fa capire che in molti casi tali scelte sono solo un adattamento a ciò a cui la realtà e la società ci costringono. Non ci sono scelte per fuggire dal sistema, ci sono solo scelte per meglio adattarci, per poterlo sopportare o, se va bene, per prenderci delle libertà NONOSTANTE il sistema.

Il saggio vuole dirci di non avercela con noi stessi quindi se non siamo sempre produttivi, se perdiamo tempo, se ci lasciamo un po' andare con dei vizi; queste sono cose del tutto comprensibili di fronte a un mondo con delle regole che non abbiamo scelto noi, ma a cui siamo costretti a giocare per tutta la vita.

Libro super breve, super scorrevole, super consigliato (nonostante gli effetti collaterali).
Profile Image for Angela - flâneries.
72 reviews11 followers
October 20, 2021
Mi secca un po’ che si pretenda di abbattere le ingiunzioni a suon di ulteriori ingiunzioni. Non amo quando vengano demonizzati i tentativi della gente di trovare un po’ di pace (che si tratti di farmaci, terapia o di manuali di autoaiuto), e trovo che i punti di vista di Donner rientrino (in maniera anche, talvolta, ripetitiva) in quest’ultimo caso. Alcune sparate poi proprio da privilegiata eurocentrata che vorrebbe criticare la borghesia ma non sa di che sta parlando: non c’è più la gente che vive per strada? Non c’è più l gente che muore di fame? Che dire...

Alcuni spunti rimangono interessanti però, soprattutto sul versante esistenziale e nell’elogio dell’improduttività, dell’offuscamento, del fallimento. Mi ha ricordato alcune linee guida in un momento in cui mi è facile perdermi.

Lettura ok ma non trascendentale.
Profile Image for Javier Gil Jaime.
426 reviews50 followers
May 6, 2022
'Manifiesto en contra de la autoayuda' funciona como un poderoso speech, un lúcido monólogo sobre los tiempos esquizofrénicos que nos ha tocado vivir, la posmodernidad líquida, el tardocapitalismo neoliberal. Donner refleja su análisis de nuestra sociedad desde su visión personal, crítica y sensible, desde una serie de referencias filosóficas fundamentales: Bauman, Han, Harari, Beckett, Sartre. Muy recomendable para leer en voz alta.
Profile Image for Jantine.
80 reviews8 followers
July 28, 2019
Vlot geschreven boek met interessante ideëen, zoals het verdwijnen van de buitenstaander, die buiten de gevestigde orde leeft, uit de populaire cultuur; de cultuuruiting als ode aan iets dat altijd ongrijpbaar blijft; spijbelen van de werkelijkheid en de voortschrijdende tijd.
Helaas worden geen van deze ideeën veel verder uitgewerkt. Ik kwam bij dit boek door een artikel in NRC, waar onder andere iets instond over hoe elke vorm van rebellie tegenwoordig geassimileerd wordt en er dus geen echte collectieve tegenstand kan worden geboden. Daar hoopte ik in dit boek meer over te lezen, maar dat kwam er niet expliciet in terug - behalve misschien tussen de regels door in het stuk over hoe de beoogde vrijheid van het kapitalisme helemaal geen vrijheid is.
Er werd wel even geraakt aan de individualisering van de samenleving, wat de crux vormt van de selfhelpcultuur, maar daar bleef het bij. Dit boek had 3x zo dik en genuanceerder mogen zijn.
Profile Image for MsElisaB.
215 reviews22 followers
December 4, 2023
Questo è un mondo che punta sempre al più e al meglio, dove niente è mai abbastanza e dove bisogna essere sempre più produttivi, soprattutto per consumare di più, preferibilmente con il sorriso sulle labbra. Ma anche un mondo in cui nel frattempo l’incertezza e la disuguaglianza crescono, le reti di protezione scompaiono e la maggior parte della gente soffre di una mancanza cronica di tempo e di senso della vita.

Avevo letto, qua su Goodreads, in una recensione de “Il conte di Montecristo”, una ragazza che esprimeva il desiderio di tornare indietro nel tempo per prendersi un thè con Dumas. Terminata la lettura di “Manuale di autodistruzione”, ora vorrei raggiungere Donner ed andare insieme a lei a dar fuoco ad un Apple Store (sto scrivendo questo commento dal mio iPhone, vive la cohèrence). Credo che anche bere una birra in sua compagnia sarebbe un’esperienza divertente: dalle sue parole, traspare che abbia capito come vivere, almeno come vivere la sua propria individuale vita. Questo manuale atipico è una boccata d’aria fresca: l’analisi dell’autrice è centrata e la sua lucidità invidiabile. Tutti i capitoli ruotano attorno alla controtendenza più sana cui si possa auspicare, una forma di libertà che, attualmente, viene socialmente stigmatizzata; Donner valica il rischio dell’invettiva sterile con le sue argomentazioni complete e puntuali, seppur concise, e anche grazie ad un citazionismo funzionale, senza ostentazione, che lo rende argomento d’autorità, o tramite i numerosi fatti di attualità riportati e sempre contestualizzati con un senso logico. L’ho trovato stimolante anche (forse soprattutto) nei punti in cui non mi sono trovata concorde.

Siamo Pavlov e il suo cane, ci discipliniamo per sopportare ciò che in realtà è insopportabile.
37 reviews
April 17, 2022
Erg inspirerende essay over de huidige optimalisatie maatschappij en een oproep om af en toe lekker niet productief en efficiënt bezig te zijn.
Een omroep waarvan de schrijfster ook weet dat het lastig is om aan te voldoen. Uiteindelijk wil iedereen graag meedoen met de maatschappij en succesvol worden. Echte verandering komt pas wanneer de maatschappij verandert.
Profile Image for Sasha.
315 reviews51 followers
July 5, 2019
Niet super veel nieuwe informatie gekregen uit dit boek en veel technieken die ze besprak om je te onderscheiden van de rest deed ik al (💁‍♀️😬). Misschien ook een goed teken, maar daarom was dit boek niet mindblowing voor mij. Wel hilarische en originele voorbeelden worden er hanteert door de auteur.
Profile Image for Gert De Bie.
490 reviews62 followers
February 25, 2020
Frisse kijk op het mensbeeld dat ons in de neoliberale maatschappij wordt voorgespiegeld en waarom het moeilijk, maar zinvol is om daar tegen op te boksen. Een ode aan de buitenstaander, de loser, de andere. Een relaas waarom het imperfecte, het falen, het telkens weer opstaan ons net tot mens maakt. Met de nodige spot, humor, oprechtheid en ernst.
Profile Image for elli.
8 reviews2 followers
September 13, 2020
Non male come spunto iniziale per analizzare e sottolineare le criticità della nostra vita e dei suoi condizionamenti, argomenti che conosciamo ma che tendiamo a non vedere. Ogni capitolo di questo pamphlet sarebbe da approfondire personalmente, anzi meriterebbe e dovrebbe essere approfondito. La bibliografia è molto interessante, si può partire da lì.
Profile Image for Bookwormsandcats.
45 reviews7 followers
January 24, 2021
L’idea di base è valida, e ci sono alcuni spunti interessanti, soprattutto in termini di letture adatte ad approfondire le tematiche di base. Però, soprattutto all’inizio, alcune parti risultano piuttosto semplicistiche. Del resto è un pamphlet, quindi non era richiesto un livello di dettaglio troppo elevato.
Profile Image for Andrea Bassano.
111 reviews18 followers
May 25, 2021
Se siete in un periodo dubbioso della vostra vita, può essere sia la cura che alcool su una ferita.
Non vi resta che provare a leggerlo e capire che effetto vi fa!
Io l’ho amato.
Profile Image for Chiara.
12 reviews
August 18, 2021
Consigliatissimo. È stato molto interessante approfondire un’altra “visione delle cose” (“cose” inteso come realtà, periodo storico in cui viviamo e di cui siamo i protagonisti).
Profile Image for Chiara Bergonzini.
74 reviews10 followers
December 26, 2021
Partiamo dagli aspetti formali: non sopporto chi spezza continuamente la frase principale dalla subordinata e non usa mai i due punti. A parte che mi dà l’impressione di voler attribuire esagerata importanza a qualsiasi parola, mi urta principalmente perché rende il discorso più piatto, sembra che la discesa in profondità si arresti in continuazione e quindi anche quanto viene detto rimane in superficie. Poi, non sopporto l’utilizzo della parola “caffè” al posto di “bar” (ma questo è “colpa” del traduttore, che tra l’altro declina quasi tutto al maschile nonostante il libro sia di un’autrice, vorrei sapere l’olandese per capire se era così anche in originale).

Veniamo al contenuto: concetti assolutamente condivisibili analizzati però in modo confuso e poco approfondito. Mi sembra che l’autrice utilizzi in modo interscambiabile i concetti di “ricerca della felicità”, “ricerca del successo”, “ricerca della perfezione”, quando invece trovo siano cose totalmente differenti e che, appunto, la società tende a farci vivere come uguali. Non si capisce bene a cosa si oppone: al voler essere felici? È chiaro che essere SEMPRE felici sia impossibile, ma perché provarci dovrebbe essere un qualcosa di imposto dalla società? Mi sembra solo umano. Mi trovo invece assolutamente d’accordo col fatto che voler per forza avere successo secondo i canoni del capitalismo, voler per forza sembrare perfetti, siano desideri imposti socialmente che dovremmo abbandonare. Solo che l’analisi delle cause che ci portano a sovrapporre questi concetti è un po’ confusionaria, cita migliaia di autori, filosofi, economisti ecc. riportandone un paio di frasi, senza a mio avviso riuscire a esprimere tutta la profondità che potrebbe stare dietro un libro simile. Ripeto: sono assolutamente d’accordo con l’opinione dell’autrice, ma penso che non sia riuscita bene a esprimere in modo efficace e diretto ciò che vuole dire. Essendo opinioni che già di mio avevo (pur avendo sicuramente anche idee contrastanti e il perenne dubbio “ma perché poi non dovrei volermi conformare se essere normali sembra tanto più facile?”) non penso che questo libro mi abbia dato tanto. Mi ha confermato alcune cose che già pensavo, mi ha dato spunti di lettura di altri pensatori (anche piuttosto famosi, forse sarei arrivata da sola a leggerli), mi ha espresso con qualche frase a effetto concetti che già in verità conoscevo. Capisco l’intenzione, e forse è un libro più direzionato a chi ancora è totalmente convinto di dover raggiungere la perfezione, piuttosto che a chi invece ha già capito di non potere e non voler farlo. Però, allo stesso tempo, penso che il modo in cui viene spiegata l’opinione dell’autrice non sia abbastanza efficace, abbastanza chiaro, da persuadere proprio queste persone che ancora non sono convinte. Insomma: chi già è convinto di non voler puntare alla perfezione, dubito trarrà molto da questa lettura, mentre chi ancora la persegue, dubito cambierebbe rotta.

Comunque tre stelle non gliele toglie nessuno perché, pur non apprezzando molto la forma, il contenuto lo condivido totalmente e preferisco cento libri come questo a uno solo dei libri di auto-aiuto che l’autrice cita così spesso: concordo con lei che siano esecrabili. Meglio libri di auto-distruzione, magari un po’ più limati e approfonditi, ma da qualche parte si deve pur iniziare.
Profile Image for Roberta.
142 reviews34 followers
September 24, 2021
Se potessi copiare l'intero primo capitolo, lo farei. Perché è oro.

We shape our tools and then our tools shape us. Modelliamo i nostri strumenti e dopo essi modellano noi, secondo il filosofo e scienziato canadese Marshall McLuhan. McLuhan è morto nel 1980, ma finora nessuno ha scritto più efficacemente di lui sulla tecnologia e i suoi effetti. Lo scrittore Tom Wolfe lo ha definito «il pensatore più importante dopo Newton, Darwin, Freud e Einstein». Già negli anni sessanta McLuhan aveva previsto l’avvento di Internet (ragion per cui la rivista tecnologica Wired ne ha fatto il suo patrono postumo). La sua frase più famosa è senza dubbio «The medium is the message».

La risposta a questi interrogativi prefigura il futuro, secondo McLuhan, perché alla fine ogni vantaggio si trasformerà in uno svantaggio. Un eccesso diventa una carenza, la forza muta in debolezza.

Ogni tecnica, ha scritto McLuhan, ogni apparecchio, strumento o mezzo creato dall’uomo ha costituito un miglioramento del suo corpo. Dal coltello alla ruota, dall’automobile a Internet formano tutti un’estensione di parti del corpo – il coltello delle unghie, la ruota e l’automobile delle gambe, e Internet del cervello.

Mi sono assentata dalla scuola, dal lavoro, dalle amicizie, dalla vita e dall’amore. Funziona così: chi si assenta trova un buco nel tempo. Questa è la sensazione, come varcare una porta che conduce in un universo parallelo. Nel mondo normale tutto va avanti, tutti lavorano sodo al proprio futuro, come dovresti fare anche tu, ma dall’altra parte della porta quel futuro non esiste. Lì non ci sono regole né comandamenti, nessuno che voglia qualcosa da noi, lì siamo liberi. Ubriacarsi è assentarsi. Fare uso di droghe è assentarsi. Scrivere è assentarsi. È una fuga dalla realtà, dalla propria testa.

Non la doppia vita, ma la sua mancanza è ciò che ci affligge, ha scritto una volta Arnon Grunberg sull’nrc Handelsblad. «Non l’altro, ma l’essere prigionieri in un’unica storia da cui non è possibile fuggire, è l’inferno.» (....)Secondo Bertrand Russell è tutto frutto della civiltà. Il desiderio di fuggire, di assentarsi, in realtà non è che il desiderio di sfuggire all’adattamento che la civiltà chiede a tutti noi. Senza la civiltà l’umanità non sarebbe mai riuscita ad arrivare in cima alla catena alimentare. La civiltà ci ha permesso di funzionare in gruppi numerosi, di avere delle città, la scienza e la democrazia. Le leggi, gli usi e i costumi imposti dalla civiltà, consentono a milioni, addirittura a miliardi di persone di vivere insieme senza conflitti e di sopportarsi. Al tempo stesso, scrive Russell, in ogni individuo civilizzato alberga la coscienza sopita che qualcosa con quelle leggi, quegli usi e quei costumi, sia andato perduto. Chiamatelo istinto, passione, o la primitiva interiorità animale.

Riconoscere che insieme ai benefici di una salute e di una produttività ottimali che ci fanno rendere al massimo delle nostre possibilità c’è anche qualcosa di noi che va perduto. La follia, l’entusiasmo, la temerarietà e non da ultimo la consapevolezza di essere inermi.

Ma ho trovato quel che cercavo. Per un po’ sono sfuggita al mondo dell’utilità pratica, degli scopi e degli obiettivi, del dover investire su me stessa o, peggio ancora, di dovermi ottimizzare. Per qualche istante non ho sentito la pesantezza del futuro che getta su tutto la sua ombra, ma ero libera. Forse avrei potuto fare di più, ma in ogni caso sono riuscita ogni tanto a non essere una «schiava martirizzata dal Tempo».

Secondo Denys la gente si aspetta troppo dalla vita, la filosofia della plasmabilità del mondo ha vinto, le persone pensano di poter controllare tutto e perciò non riescono più ad accettare una sconfitta.

Il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han, nel suo libro La società della stanchezza, la chiama «la violenza della positività». Se esistessero davvero i demoni, questo è il veleno che hanno iniettato a tutti noi. L’illusione non consiste nel fatto che tutto debba essere bello e piacevole, ma che dobbiamo affrontare in modo positivo tutto ciò che non lo è.

Per quanto uno possa chiedere, gridare o supplicare, l’altro non si lascia plasmare, proprio come non ci lasciamo plasmare noi. Tutto è stato discusso, tutti sono stati messi a nudo, si è analizzato perché uno si comporta come si comporta e perché l’altro fa altrettanto, ma è tutto inutile. Ci sono sempre litigi, incomprensioni e fraintendimenti. L’uno non comprende il modo di pensare dell’altro. Ma proprio per questo l’altro continua a sorprenderti.

Alla fine credo che tutte le espressioni culturali siano un’ode. Tutti i libri, i quadri e i film, perfino l’ennesima foto del tramonto su Instagram o un video di gattini che giocano su YouTube; sono tutti tentativi di fermare il tempo, di afferrare l’istante e poi condividerlo. È come dice il celebrato poeta nel film The Hours: «Io volevo scrivere di tutto, di tutto ciò che può accadere in un momento… e invece ho fallito». Perché il riflesso non regge mai il confronto con la realtà. E il momento, l’idea o la sensazione, non possono mai venire condivisi nella loro interezza. Per questo non andiamo mai più in là di un’ode.

Per Harari è lo spauracchio peggiore, perché proprio nel fatto di compiere scelte risiede la nostra umanità. Tutte le grandi storie si basano su una scelta e le conseguenze drammatiche che ne derivano. A sinistra o a destra, partire o restare, essere o non essere? Sappiamo chi siamo grazie alle scelte che facciamo e agli sbagli che commettiamo. Sono gli sbagli a insegnarci a essere indulgenti con noi stessi e con gli altri. Attraverso di essi impariamo cosa vogliamo veramente. E che non è mai troppo tardi per ricominciare.

Fin quando quel sistema, o qualsiasi altro sistema basato sull’oppressione, non crolla «coloro che fanno più danni» secondo Wilde «sono proprio quelli che più cercano di fare del bene».

L’outsider è diventato uno che non vede l’ora di prendere parte al gioco, che vuole ottenere un posto a tavola, ma che per il momento non c’è ancora riuscito.

La definizione attuale che ci viene continuamente scaricata addosso dalla cultura dominante sotto forma di manuali di auto-aiuto, ted Talk e social media è soprattutto orientata a un migliore adattamento al mondo così com’è, allo scopo di potervi lavorare in modo più produttivo ed efficiente, e di esserne anche grati e felici. Ma il suo unico risultato è quello di renderci dei servitori migliori.
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January 31, 2020
Super interessant boek, met een (voor mij) nieuwe theorie over wat een mens een mens maakt.

Ondanks dat ik dus wel van Zelfverwoestingsboek heb genoten, was het boek totaal anders dan ik na het lezen van de achterkant had verwacht. Het is namelijk geen anti-zelfhulp zelfhulpboek, maar een pamflet waarin Donner zich verzet tegen het systeem en de eisen die de samenleving aan ieder van ons stelt. En dat doe je volgens haar door meer te stinken, drinken, bloeden, branden en dansen.

Sommige hoofdstukken vond ik beter onderbouwd dan andere, maar overall vond ik dit boek als zelfhulpboeken fan toch wel een eyeopener.

Het leest niet erg makkelijk weg (want pamflet stijl), maar de anekdotes en verwijzingen naar pop culture maken het toch leuk om te lezen. Aanrader voor iedere zelfhulpboeken fan als tegenhanger voor de druk vanuit de samenleving om jezelf constant te verbeteren en aan te passen.
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