Guardiamoci intorno: quante sono le persone che intervengono nelle discussioni senza alcuna competenza specifica pensando di averla? Quanti criticano gli esperti con un «Io non credo che sia cosí» dall’alto di incrollabili certezze? Ci siamo abituati un po’ troppo a parlare e a scrivere senza fermarci prima un attimo a pensare, e rischiamo cosí di far sempre piú danni. Perché le parole non sono mai solo parole, si portano dietro visioni differenti della realtà, tutte le nostre aspirazioni e le nostre certezze: ovvio che possano generare conflitti e fare male. Ma possono anche generare empatia e fare del bene, se impariamo a usarle meglio. Vera Gheno indaga i meccanismi della nostra meravigliosa lingua, e lo fa con la leggerezza calviniana di chi ammira il linguaggio senza peso perché conosce il peso del linguaggio. E in queste pagine, lievi ma dense, distilla un «metodo» per ricordarci la responsabilità che ognuno di noi ha in quanto parlante. Un metodo che si fonda innanzitutto sui dubbi, che ci devono sempre venire prima di esprimerci: potremmo, nella fretta, non aver compreso di cosa si sta davvero parlando, capita a tutti, anche ai piú «intelligenti». Poi sulla riflessione, che deve accompagnarci ogni volta che formuliamo un concetto. E infine sul silenzio, perché talvolta può anche succedere, dopo aver dubitato e meditato, che si decida saggiamente di non avere nulla da dire.
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.
La comunicazione è una particolare relazione che coinvolge almeno quattro elementi: - il comunicante - il messaggio - il destinatario - il canale di comunicazione.
Partiamo dal messaggio. Le domande che dovremmo porci quando ascoltiamo e/o leggiamo un messaggio le domande che dovremmo porci sono: “Ho la certezza di avere compreso ciò che ho letto o ascoltato? Ho le competenze necessarie per valutare la correttezza del contenuto che ho letto o ascoltato? Chi l’ha detto o scritto? E quando? Ho modo di verificare le informazioni che mi sono arrivate? Ci sono parole che non ho compreso e che forse sarebbe meglio controllare nel dizionario? Perché ciò che ho letto o ascoltato mi fa arrabbiare? Qualcuno sta cercando di provocare determinate reazioni in me? Perché la penso cosí? So di non sapere (di non sapere)? Riconosco se qualcuno sa piú di me e gliene do atto?”
Se invece siamo noi a comunicare, dovremmo sempre tenere bene in mente cosa e chi vogliamo comunicare. C'è una regola che ho sempre detto ai miei ex alunni. Quella delle undici P: Prima Pensa Poi Parla Perché Parole Poco Pensate Possono Portare Pentimenti
Leggendo questo saggio linguistico di Vera Gheno ho pensato spesso a questa regola che riscriverei così Prima Pensa Poi SCRIVI Perché Parole Poco Pensate Possono Portare Pentimenti
Le parole che usiamo, sia nella forma orale sia in quella scritta, ci definiscono e ci qualificano. Non solo: l'uso delle parole cambia con il tempo. Ed è questo che fa il linguista: studia come la lingua evolve e si è evoluta. “Facciamo finta che la lingua sia un albero. Se osserviamo la sezione trasversale di un tronco tagliato, vediamo che il legno non è omogeneo, ma che presenta differenze di colore o di spessore da un anno all’altro: sono gli anelli di accrescimento della pianta. Proprio dal colore, dalla consistenza e dallo spessore di tali anelli un esperto può ricavare informazioni sulla quantità di pioggia caduta in quel tale anno o su altri eventi che possono tali anelli un esperto può ricavare informazioni sulla quantità di pioggia caduta in quel tale anno o su altri eventi che possono avere influito sulla crescita dell’albero.”
Quando parliamo e/o scriviamo dovremmo sempre essere consapevoli del messaggio che vogliamo comunicare e responsabili delle parole che usiamo: “In principio: consapevolezza e responsabilità.” Ma per essere consapevoli e responsabili, occorre riflettere bene su cosa vogliamo comunicare.
“Mi sono concessə il tempo necessario per trovare il modo migliore per esprimermi? Sono consapevole degli argomenti di cui posso parlare con cognizione di causa? Sono consapevole delle parole che sto usando? Mi sento pienamente responsabile di tutto ciò che dirò e scriverò? Ho ben chiare le mie intenzioni comunicative, il contesto in cui mi trovo ad agire, i miei interlocutori? Ho verificato di avere seguito le massime di Grice inerenti al modo, alla relazione, alla quantità e alla qualità? Mi sono espressə nel migliore dei modi a mia disposizione? Se domani quello che ho scritto viene pubblicato sulla prima pagina di un giornale, mi va bene? Sono in grado di «reggere» ciò che ho detto o scritto? Ciò che ho detto o scritto funziona anche fuori contesto?”
E la riflessione richiede degli spazi di silenzio. Prendersi tempo per pensare, per comprendere e SOLO infine per comunicare. Ma questa rieducazione richiede FATICA.
“Riconosci e pattuglia i limiti della tua conoscenza. Stana stereotipi e automatismi linguistici. Resisti all’istintiva xenofobia umana. Poniti dubbi su quello che leggi e senti; chiediti se qualcuno sta provando a manipolarti. Se qualcosa ti infastidisce, chiediti perché. Pratica l’aikidō della comunicazione: non rispondere a violenza verbale con violenza verbale, non schernire chi sa meno di te o chi sbaglia, ignora l’aggressività e rimani sulla questione. Costruisci la tua reputazione in un certo ambito: non c’è bisogno, e non è possibile, sapere tutto. Anche il piú esperto lo è in un determinato campo. Pratica l’autoironia, ma non difenderti mai dicendo che eri ironicə. Sii capace di riconoscere il tuo errore. Se non capisci, di’ che non hai capito; se non lo sai, di’ che non lo sai. Ricordati che sei sempre in pubblico: i nostri spazi privati sono piú ristretti di quanto pensiamo e vanno difesi curando molto bene la «faccia pubblica». Non smettere mai di studiare e approfondire; la conoscenza non è mai abbastanza. Trova una dieta mediatica varia ed equilibrata. Coltiva la curiosità. Quando serve, scegli il silenzio.”
E se Vera Gheno non resiste nel fare le liste, io non resisto nel condividerle. Amo il modo in cui scrive: le sue parole scelte con cura rendono i suoi scritti di semplice comprensione. Dove semplice non è sinonimo di banale. “De Mauro aveva continuato dicendomi che scrivere chiaro e semplice non vuol dire banalizzare; che dovevo scrivere in modo da dare qualcosa ai miei lettori, non per far vedere quanto fossi brava e competente.”
E le indicazioni datele anni fa da De Mauro sono state fatte pienamente sue.
Infine, facciamo nostro l'invito di scegliere con CURA le parole “Ricorda Irene Facheris: La ricerca della parola giusta avviene per approssimazioni successive, spesso occorre transitare da altre che si avvicinano poco prima di trovare quella che ci convince di piú e scoprire che talvolta la parola definitivamente giusta non esiste e altre volte le parole giuste sono piú di una.”
[Questa è una delle mie regole auree per risolvere i problemi della vita, usando i modelli matematici. Si procede per approssimazioni successive.]
La bellissima fatica di comunicare raccontata con lo stile personale e competente di Vera. La forma è sostanza: il modo in cui questo libro è scritto è, in sé, un modello di conversazione, di riflessione, di piacere di stare insieme.
Mi sento davvero fortunata, pensando che il primo libro che ho letto nel 2024 sia stato questo saggio bellissimo di Vera Gheno. È stato un saggio bellissimo, quasi illuminante, anche se anche "banale" nel suo insegnamento. In pratica ti spiega le regole per comunicare, ti insegna a riflettere prima di parlare e a capire se tu hai la capacità di dare un contributo in un momento specifico e se qiesto controbuto é utile. Ti insegna proprio l'arte di comunicare, nel mondo reale e su Internet, arte che non molti sembrano avere ancora compreso. Da ex studentessa di lettere ho apprezzato tanto le parti in cui Vera spiega che la lingua non è immobile, che nasce dal basso e che dobbiamo abbracciare tutte le parole.
Un libro di una linguista alla portata di ogni lettore curioso di capire le dinamiche della comunicazione verbale e non, di quella formale e accademia va così come di quella gergale e social. Pur soffermandosi su tre parole cardine (dubbio, riflessione, silenzio), indaga minutamente sull'evoluzione della lingua italiana e sull'uso più efficace ed efficiente che possiamo farne.
Mi sono veramente gustata questo libro dalla prima all'ultima pagina.
In un saggio che è una lettera d'amore al linguaggio e alla lingua italiana, Vera Gheno ci invita a praticare il dubbio e la riflessione per arrivare ad una comunicazione più misurata ed effettiva anche (e soprattutto) con chi non condivide le nostre opinioni.
A me piace tantissimo Vera Gheno e come spiega la lingua. Ovviamente questo saggio l'ho davvero apprezzato e penso che debba essere letto da tante persone! Gheno affronta l'uso che facciamo delle parole ogni giorno ma inserisce tantissimo il linguaggio che usiamo sui social e invita davvero a riflettere su cosa scriviamo. Ho notato che in alcuni meccanismi ci casco pure io e questa cosa mi ha fatto davvero pensare su come mi pongo online. Quello che apprezzo tanto di questo saggio (ma di tutti quelli dell'autrice) è che usa un linguaggio comprensibile a tutti, senza rendere l'argomento pesante (da una che ha studiato linguistica è tutto dire lol) e inserisce tanti esempi che vediamo su Twitter, Facebook ecc... Lo consiglio davvero a chi vuole approfondire il tema della lingua e delle parole! ❤️
Un libro scritto in modo semplice. Le parole vanno incontro al lettore. Il punto focale del libro è quello che l’autrice definisce metodo DRS: dubbio, riflessione e silenzio. Dubitare per me è un’attività fondamentale del pensiero critico, essenzialmente non se ne può fare ragionevolmente a meno. Lo spazio per la riflessione è un dono che potete fare a voi stessi, perché prima di adoperare la parola è necessario leggere sè stessi. Il silenzio è la pratica da cui tutto parte, si dubita in silenzio, si riflette in silenzio, si ascolta in silenzio. Il libro si conclude con due altri concetti cardinali: la curiosità e la dieta mediatica. La curiosità è il motore propulsore alla crescita personale, mentre la dieta mediatica prevede un uso bilanciato dei mezzi di comunicazione che siano essi libri, canzoni, film o videogame. In definitiva è un buon libro, ricco di buonsenso.
Mio primo vero approccio con la Gheno. Riassunto: - imparato qualcosina ma non troppo - il libro è però sicuramente un buon esempio di comunicazione esoriferita - non ho ancora capito se lei mi stia simpatica come personaggio (sulla questione dello schwa sorvolo- un po' di ipocrisia?)
Nel complesso caruccio, ma ora voglio indagare meglio la Gheno in lavori endoriferiti. Capirò così se mi sta simpatica. Miao.
Avevo letto potere alle parole e ho continuato con le ragione del dubbio che completa la sua visione. Tante volte vediamo la lingua italiana come qualcosa di rigido, che debba essere preservata dalle influenze barbare…straniere! Ma ho visto sempre con sospetto questo eccessivo protezionismo, l’italiano così non farà mica la fine del latino??
In questo libro ho apprezzato l’elasticità e la volontà di adattarsi a un contesto, senza essere fuori luogo. La volontà di saper porsi delle domande senza accettare delle norme cristallizzate. La capacità di contestualizzare fenomeni linguistici con l’attualità (la pandemia, la schwa…) dimostrando che la lingua si evolve insieme alla società.
Come sempre, la Gheno si distingue per la trattazione di argomenti complessi nel modo più semplice possibile (anche per i neofiti della lingua), arricchita dalle sue considerazioni e aneddoti di vita privata. Ho apprezzato tanto la parte sul "silenzio".
Un libro estremamente attuale, che mette il lettore di fronte alla necessità di un'analisi interiore del proprio modo di comunicare. Permette di capire a fondo il mondo della dialettica sottolineando come ogni nostra azione si basi sulle parole, sul loro utilizzo in diversi contesti e con persone conosciute e non. Guarda alla "formazione" di ogni persona,che attraverso una serie di "tappe", il dubbio, la riflessione e il silenzio, che non sono però schemi sterili da seguire, riesce a trovare spunti concreti per relazionarsi meglio e in modo più autentico e sincero con le altre persone, senza cadere nella banalità o ripetitività.
Non uno dei miei preferiti di Vera, ma si è rivelata una lettura interessante. Forse più macchinoso di altri precedenti e successivi, più focalizzato sulla comunicazione in senso stretto e dunque più tecnico, ma non mancano gli spunti con l'attualità e i consueti, gustosissimi appunti a chi critica il suo operato. Ciò che più mi sorprende dei suoi lavori è il modo in cui riescono a stimolarmi, incuriosirmi e comunicare meglio come pratica di salute personale e collettiva. Tutto ciò che ci circonda è una forma di conoscenza, non solo i libri (come spesso mi trovo a pensare) e immergerci nel linguaggio imperfetto, multicolore e talvolta volgare della vita di tutti i giorni ci aiuta a comprendere meglio il modo in cui muta e si rinnova, ritrovando vigore. E' anche un prezioso breviario di etica e civiltà quotidiana, che parte dalle basi senza macchiarsi di moralismi o pesantezze, ma rimane leggero, ironico, coinvolgente. Sarebbe bello se tutti potessero godere della gioia e della responsabilità di un uso più illuminato della lingua, ma per il momento sono grata al modo in cui Vera Gheno ha saputo avvicinare le persone alla sociolinguistica, facendo ponte tra la ggente e gli autori con un approccio più accademico al tema.
Anche io sono abbastanza convinta che parlare bene significhi anche parlare bene o, se non altro, meglio. Un po' meno (ma perché sono un'inguaribile pessimista) che aiuti persino a vivere bene.
Vera Gheno ha scritto un libro a metà strada tra uno zibaldone di ricordi e un manuale di comunicazione generativa (espressione molto bella e pregna coniata da lei stessa), che si interroga e fa interrogare il lettore sulla natura e sull'utilizzo di ciò che ci rende davvero umani, ossia la parola.
Noi viviamo come atto linguistico e come tale agiamo: sta a noi capire e decidere come, con quale scopo. È una "guida" basata essenzialmente sulla riflessione e quasi direi sul buon senso, soprattutto per chi mastica (o ha masticato in passato) qualche nozione di linguistica e glottologia, che però evade dall'accademismo: Gheno torna più e più volte sulla democraticità della comunicazione, sul parlare per trasmettere messaggi a degli interlocutori e generare dei veri scambi di idee e, perciò, crescita reciproca. Il tutto adagiato su uno stile che fa della leggerezza - nel senso più positivo del termine - la sua cifra.
Questo è sicuramente uno di quei libri che, a parer mio, tutti dovrebbero leggere. L'autrice si concentra sull'importanza della comunicazione come attività in cui sono coinvolte attivamente tutte le persone che ne prendono parte. Come tale essa richiede uno sforzo, una "fatica", da parte nostra e questo sforzo attraversa tre momenti fondamentali: il dubbio, la riflessione e il silenzio. Vera Gheno ci illustra e ci spiega questi tre momenti e lo fa con uno stile e una chiarezza che permette anche tutti quelli che, come me, non hanno mai studiato linguistica di comprendere con facilità il discorso (grazie anche all'uso di esempi che attingono al nostro quotidiano online e offline). Tutti noi spesso riduciamo la comunicazione unicamente a un'attività che compiamo ogni giorno, un'attività anche di poco conto ... questo libro ci ricorda che si tratta di un assunto errato. La comunicazione è l'attività che sorregge tutto ciò che facciamo e come tale dovremmo darle la giusta importanza e la giusta attenzione, anche (ma non solo) per imparare a comunicare meglio.
Vera Gheno è sempre una garanzia. Nonostante abbia trovato questo libro leggermente piú dispersivo rispetto ad altri, trovo davvero illuminante l'analisi precisa ed accurata del come si dovrebbe approcciare un dialogo con un altro essere umano qualsiasi. Sia nella vita reale che online sui social network. Le parole hanno un proprio peso specifico, e l'opinione comune del "sono solo parole" sta diventanto giorno dopo giorno sempre piú anacronistica, per questo motivo la comunicazione non deve essere mai sottovalutata. Dire le cose bene è il punto principale che permette di evitare fraintendimenti, perpetrare traumi e microtraumi, colpire trigger di qualsiasi tipo che possano provocare reazioni a catena sul singolo individuo al quale ci interfacciamo. Una lettura che puó far veramente comodo.
L'accesso all'informazione permesso da internet non ci ha dotati automaticamente della conoscenza, che va invece perseguita con fatica. [...]
E tanti, troppi, non si rendono conto dei limiti delle loro conoscenze: si chiama effetto Dunning-Kruger: una distorsione cognitiva che porta le persone non molto competenti in un certo campo a sovrastimare le proprie conoscenze e a promuoversi esperte, con tutta le conseguenze del caso. [...]
La controparte dell'effetto Dunning-Kruger è , in un certo senso, la sindrome dell'impostore, per cui chi, invece, sa, sente di non sapere mai abbastanza.
Un perfetto manuale d'istruzioni per affrontare in maniera critica, sapiente e costruttiva ogni genere di discussione, sia essa fatta di persona o sul web. Con il suo stile impeccabile e le sue straordinarie conoscenze da socio-linguista, Vera Gheno ci insegna attraverso la sua tecnica Dubbio-Riflessione-Silenzio, ad approcciarci alle notizie con coscienza e consapevolezza, ad analizzarle a ragionare sul modo migliore per comunicare con gli altri, specialmente quando le tesi che ci ritroviamo a sostenere non sono in linea con quelle che ci vengono proposte. Un libro che dovrebbe essere diffuso nelle scuole, per insegnare ai giovani un approccio più funzionale al mondo dell'internet e ai social network, e che - per la stessa ragione - fa molto bene anche a noi adulti.
Saggio ricco di spunti interessanti sulla lingua italiana e sulla comunicazione. L'autrice analizza diversi aspetti della questione, in particolare l'importanza di riflettere sul messaggio che si vuole trasmettere, coltivare l'arte del mettersi in dubbio, decostruire eventuali pregiudizi, basarsi sul contesto e analizzare il proprio interlocutore. Tratta anche delle potenzialità del silenzio come forma della comunicazione. Grande attenzione è data all'evoluzione della comunicazione dovuta all'uso dei social. Mi è piaciuto tanto e dà modo di riflettere su cose davvero utili in una società come quella in cui viviamo (in cui si apre la bocca per non dire niente o per parlare a sproposito!!)
Un saggio davvero godibile dall’inizio alla fine nel quale Vera Gheno ci invita a dubitare, riflettere e silenziarci in una società sempre più veloce e inarrestabile. Colloquiale e spontaneo, questo libretto aiuta anche ad approfondire grazie a una serie di note aggiuntive che ho apprezzato. Resta ancora da chiarire la questione dello schwa, che viene accennata anche in questo testo, che personalmente ritengo ancora ‘acerbo’ per vederlo integrato nella lingua orale (mentre nello scritto se ne vede già qualche manifestazione consolidata).
Un po'combattuto sul voto: mi è piaciuta molto la chiarezza espositiva del tema, che uno dice vorrei vedere da una linguista, ma no il punto è proprio la capacità di tirar fuori un saggio interessante e godibile da leggere su un tema che normalmente non viene affrontato con questa facilità. C'è però un po'di compiacimento sottotraccia, e non so quanto possa effettivamente arrivare agli obiettivi che si prepone, soprattutto se poi questo libro lo leggono solo persone già un po'attente al linguaggio.. Ma in ogni caso, è lo stesso un lavoro fresco e sorprendente.
La mia professoressa di italiano ci consigliò caldamente la lettura di questo breve saggio/manuale, e gliene sono grata. Seppur, essendo un saggio, un genere estraneo e distante dai miei personali gusti, ho trovato più difficoltà nel piacere della lettura con questo libro, i contenuti freschi ma assolutamente essenziali mi hanno portato a sottolineare come mai avevo fatto prima. Consiglio la lettura a chiunque abbia voglia di capire il tipo di persona che è dal modo in cui comunica, e di migliorarsi.
Sinceramente questo libro è partito bene per poi perdersi un pochino. Offre indubbiamente spunti di riflessione su alcuni aspetti linguistici, tuttavia a mio avviso risulta disomogeneo e dispersivo rispetto allo scopo di chiarezza che si era prefissato. Inoltre alcune citazioni non mi sembrano molto contestuali. Non sempre condivido il pensiero dell'autrice ma è apprezzabile lo sforzo e la passione che ha per la lingua, che anche io trovo sempre argomento affascinante. Avrei dato tre stelle e mezzo ma poiché non è possibile mi vedo costretta a darne 3.
Ho trovato questo libro ricco di contenuti elaborati in maniera chiara e soprattutto diretta, soprattutto per persone poco "al passo" con le novità linguistiche o per le persone restie a certi cambiamenti di cui si parla nel libro. Tuttavia, per me che non lo sono, è risultato abbastanza ripetitivo, anche se comunque ricco di spunti su come cambiare l'approccio alla parola, su come non dare per scontate le parole ma porre attenzione a ciò che diciamo noi, ciò che sentiamo e ciò che leggiamo. Mi è interessato vedere la lingua nella sua complessità, ricordare che ha un passato tutt'altro che lineare come spesso pare oggi che guardiamo con sospetto le novità e le contaminazioni. Il tutto spiegato in maniera anche fin troppo "semplice" con uno stile colloquiale ma che anche per questo arriva dritto al punto, senza girarci attorno.
Un altro bel contributo di Vera Gheno, sociolinguista che stimo molto. In queste pagine veniamo accompagnati verso la consapevolezza che tutti noi, in quanto parlanti (o scriventi, o "ascoltanti"), abbiamo una responsabilità verso noi stessi e verso gli altri. Anche solo commentiando un post di IG con una parola. Si parla di dubbio (che bello averne!), di riflessione, di silenzio. Do 4 stelle e non 5 perché ho preferito (ma è questione del tutto personale) "Il peso delle parole". Consigliatissimo!
sempre più innamorata di Vera Gheno, della sua scrittura, ma soprattutto del suo modo di rendere qualsiasi cosa accattivante, lingua in primis.
grazie a questa lettura mi sento fiera di vivere nel grigio, nel dubbio, e di preferire il silenzio.
penso sia stata la lettura che finora mi ha preso e accompagnata di più dall’inizio alla fine; non vedo l’ora di aggiungere gli altri suoi libri mancanti al mio scaffale dei libri letti.
Lo definirei un libro interessante, mi piace molto l’articolazione in 3 parti: Dubbio, Riflessione, Silenzio. La parte centrale rimane un po’ troppo ampia, difficile da navigare ed il flusso logico a volte si fa complesso. Carina l’idea di inserire summary a fine di ciascuna parte, forse troppo summary. In sintesi forse incompiuto, da raffinare (ma magari sarà anche la mia abitudine alla saggistica americana, scritta in maniera più fruibile)
Onestamente non mi è piaciuto. Non dice molto di nuovo, è più un elenco di punti di vista ormai conosciuti dell'autrice: gender, femminismo, schwa..... Inoltre c'è una vena costante di moralismo linguistico, di come affrontare parole, discorsi e pensieri che diventa noioso e superfluo. Il libro precedente era molto meglio.