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Oceanides

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Negli anni ottanta del Seicento, il giovane Kenton si imbarca per la Giamaica per lavorare in una piantagione di zucchero. Ma, convinto di essere destinato a cose più grandi, presto risponde al richiamo dell’avventura e della libertà: abbandona la piantagione e si unisce a una ciurma di bucanieri con i quali, appresa l’arte della navigazione e della pirateria, esplora i mari dei Caraibi, le acque del Pacifico e i chilometri di costa che preludono a foreste rigogliose. Ed è nella giungla di Darien – dove gli uccelli lasciano scie leggere e fuggevoli, e in un battito di ciglia sembrano moltiplicarsi – che Kenton sente il suo anelito di conoscenza esaltarsi. Lo sa bene: non esistono i draghi, gli unicorni o le sirene; ma nell’osservazione del mondo naturale c’è più di quanto sogni la mitologia. La sua indole di esploratore lo porta a riprendere il largo, in cerca di nuove terre, nuove verità. Sbarca quindi su un’isola enigmatica in cui vivono, in un lago dalle acque salvifiche, gli Oceanides, meravigliosi uccelli anfibi dalle cangianti piume azzurrine, entità affascinanti e indecifrabili che diventano la sua ossessione. Dedicherà la sua vita a loro e all’isola, deciso a comprenderne il segreto e destinato a rimanerne vittima. Discepolo di Stevenson e Defoe, Conrad e Salgari, con “Oceanides”, Riccardo Capoferro rende omaggio alla grande tradizione del romanzo d’avventura, rinnovandone gli stilemi dall’interno con una scrittura capace tanto di evocare i suggestivi paesaggi caraibici, quanto di spiazzare con virate improvvise, che socchiudono la porta verso nuovi mondi. Al di là lampeggia – simile al guizzo di una sciabola – il potere unico della letteratura: rapire, come il più indiavolato dei bucanieri, il lettore.

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Riccardo Capoferro

8 books2 followers

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1 star
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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
November 6, 2022
Oceanides ha ricevuto la menzione speciale della Giuria alla XXXIII edizione del Premio Calvino, la cui motivazione è stata la seguente: "una rielaborazione originale del romanzo marinaresco che si distingue per la bellezza della lingua e la riuscita fusione di mondi immaginari e mondi conosciuti".
Ambientato nella seconda metà del Seicento, questo romanzo, scritto molto bene, fonde il genere avventuroso con quello fantastico, diventando un romanzo ambientale e molto etico.

Il protagonista Richard Kenton è assetato di libertà e conoscenza, che si trova da un momento all'altro, senza alcuna forzatura, ad essere un naturalista.

"Avvenne in modo naturale. Guardando l’uccello di quaum che irraggiava i suoi colori tra i rami, indugiai sulla soglia di un mistero. Ma il desiderio di toccare prevalse. E nell’attraversare l’ombra, nel distinguere i colori, misi a nudo il piumaggio del quaum, lo spogliai dell’aura che lo consacrava. Concepii più nettamente la sua esistenza, e con sorpresa scorsi la sua rassomiglianza con i galli del Somerset: le stesse proporzioni, la stessa apertura alare, gli stessi occhietti vitrei. E marciando nella giungla mi venne voglia di dire a tutti che il quaum, con il suo corno rosso sangue, splendeva come un astro, ma che a guardarlo da vicino sembrava un uccello da cortile."

Richard Kenton dopo mille avventure si ritrova a scrivere un libro, spinto dai detrattori che lo hanno ritrovato, non per raccontare la sua avventura, ma per conquistare la loro fiducia. Quindi il suo libro, che ha lo scopo di conquistare la simpatia dei propri lettori, se da un lato è uno strumento meramente opportunista, dall'altro svela come la finzione si amalgami con la realtà.

"Ora però devo rallentare il passo. Nel metter mano a questo resoconto mi sono prefisso di andare per ordine, di seguire gli stessi principi che diedero forma al mio primo libro, Il nuovo viaggio intorno al mondo. Mi accorgo tuttavia che gli anni hanno rafforzato alcuni ricordi e ne hanno affievoliti altri. Ho tralasciato dati essenziali, a cominciare dal mio nome: un errore piuttosto strano per chi, come me, disprezza fandonie e inesattezze. È dunque ora che mi presenti e che cerchi di conquistarmi la fiducia di voi che avete deciso di leggere la mia storia, tanto più perché la mia reputazione è stata infangata, e se anche i miei diffamatori sono tutti morti, la loro voce, aggrappatasi alla carta, continua a seminare bugie, ad accusarmi di angherie e negligenza."

Una scrittura molto ricercata, in più di un passo molto poetica, e una storia ricca, in cui il protagonista ha a cuore le sorti del Pianeta, così come dovremmo averle anche noi:

"Ma come non sentire, non vedere, che in ogni nodo d’esperienza, in quel che vediamo e raccogliamo, può nascondersi un seme, dal quale verrà forse un germoglio, e un albero, e un bosco, e una foresta, dai lunghi rami simili a ponteggi, che sorgerà su un lago, un mare continentale dalle rive lontanissime: sarà la vasta e svettante città degli uccelli, il ricovero dei moribondi a venire. Come dimenticare tutto quel che si è visto e che, di riflesso, si immagina di vedere: l’isola, l’acqua, e l’aria che li hanno nutriti, il pianeta che li ha partoriti; il pianeta che nasce, avvizzisce, si rigenera. E come dimenticare che viviamo tra le cose, tra gli utensili e le foglie secche? È impossibile negarlo: siamo polvere che plasma, anima che forgia. Pregheremo, quindi, e dopo aver pregato costruiremo: voliere infinite, dal tetto d’aria e le sbarre di raggi solari."


Per ascoltare l'autore
https://www.youtube.com/watch?v=YnYiA...
Profile Image for Alberto Palumbo.
317 reviews43 followers
December 31, 2021
Concludo in bellezza l’anno con un esordio molto interessante di cui secondo me (ma penso più per la mole) si è parlato troppo poco. Docente di letteratura inglese alla Sapienza, Riccardo Capoferro ha scritto con “Oceanides” (finalista alla XXXIII edizione del Premio Calvino, un’edizione da cui sono usciti esordi interessanti come quelli di Pisano, Santero e Fingerle, tanto per fare degli esempi) un romanzo che da un lato sa sapientemente rielaborare la tradizione del romanzo d’avventura e della narrativa di viaggio settecentesca, ma che dall’altro sa decostruirla conducendo riflessioni molto attuali sulla manipolazione del passato e dunque il suo rimaneggiamento attraverso la scrittura (cosa che con la diaristica settecentesca era tipica, essendo il diario nato come genere per i protestanti e i pietisti per dimostrarsi degni di essere parte del regno di Dio e di descriversi, dunque, come buoni fedeli).
Profile Image for ant.
9 reviews
May 21, 2023
Richard mi stai antipatico ma ti voglio così bene
Displaying 1 - 3 of 3 reviews

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