Ritonano i Bastardi di Pizzofalcone: questo è l'undicesimo appuntamento con la squadra a cui De Giovanni ci ha fatto affezionare.
Ritorno a leggerlo in autonomia (finora ho recuperato gli episodi arretrati con gli audiolibri): e devo dire che mi sono affezionata anche alla voce di Peppe Servillo. Un ultimo inciso: in settimana recupero il penultimo episodio dei Bastardi, che non ho ancora letto.
Quando si attraversa il buio cupo della perdita, quando ci si scontra con il lutto delle persone a noi care, allora credo che si cominci a fare un po' più caso all'esistenza degli angeli, quelle incorporee presenze che sono lì a un passo dal tangibile, pronte a correre in nostro soccorso:
“Gli angeli, però, sono diversi. Agli angeli, a quella favola dolce, era rimasto affezionato.
Gli piaceva pensare che ci fosse qualcosa, o qualcuno, capace di rendere l’altro migliore. Qualcosa di speculare a ciò che suscita gli istinti piú bassi e devia i sentimenti verso i territori oscuri in cui risiede la violenza cieca o l’autodistruzione che porta al delitto. Qualcosa di delicato e sottile, come una musica o un’armonia, una sensazione positiva non facile da individuare ma che tuttavia c’è, aiuta a essere felici e induce a esprimere la parte piú bella di sé.”
Come in tutti gli episodi dei Bastardi (e mi viene da dire, come in tutti gli episodi delle serie create da De Giovanni), il delitto e la sua soluzione, sono elementi secondari: essi sono l'espediente per parlare di altro, per investigare la natura umana.
Lojacono dovrà fare i conti con chi angelo non è (e non lo è mai stato): “Come facevano gli angeli ad annunciare la volontà di Dio, in quel frastuono arido?
Come si regolavano gli angeli, a proposito dell’amore?”
Come si fanno a sentire gli angeli, quando tutto intorno è solo rumore e paura e assenza di luce?
De Giovanni prova a rispondere a queste domande, suggerendoci una strada (quella trovata da lui...): attraverso l'accoglimento dei gesti di bene fatti dalle persone che ci sono accanto e che vogliono il nostro bene. La cartina al tornasole è l'amore.
“Perché l’amore, si disse suor Giovanna nel buio, è il grande indicatore. Il banco di prova, la linea di confine.
Non l’amore sintetico venduto un tanto al chilo sugli schermi e sulle copertine, sbandierato nei comizi e nei parlamenti. Non l’amore delle canzoni, che si esprime nello stesso modo e nelle stesse forme.
L’amore difficile, piuttosto. Che sopravvive alle alte e basse temperature, che fiorisce nel deserto e respira nello spazio siderale. L’amore che si mette di traverso.
Come si regolavano gli angeli, con quel tipo di amore?”
Con la protezione, ecco come si regolavano gli angeli con quel tipo di amore.
[Perché] “L’amore va aiutato. Protetto, difeso. Perché anche se viene sbandierato e mediatizzato, anche se ha tutto quel suono e quel colore, l’amore è raro. E fragile.
Cosí fragile.
Si sentiva fragile. Fatto di vetro.
Fragile, da potersi ridurre in mille, inutili frammenti.
Fragile, da non potersi rimettere insieme una volta rotto.”
Perché l'amore sana e al tempo stesso frantuma. E per mettere insieme i cocci, servono gli angeli.
“Angeli.
Angeli che aiutano, angeli che proteggono.
Angeli che assistono, angeli che perdonano.
Angeli che vendicano.”
Nota: De Giovanni dedica questo libro a sua madre, che è stata il suo angelo prima e dopo la morte. In questo libro ho ritrovato i miei angeli, i miei amati cari che sono diventati incorporee presenze e che in tutti questi anni mi hanno protetta, guidata, accompagnata, sorretta, fatto intravedere la luce, quando intorno sembrava ci fosse solo il buio.