Nel deserto dello Utah, in una proprietà isolata, viene rinvenuto il corpo esanime di Blake Nelson, coperto da ferite. Blake è un uomo mormone sposato a tre donne: Rachel, Emily e Tina.
Le tre mogli ad un tratto diventano tre vedove. La polizia sospetta dell'omicidio una delle tre vedove.
I capitoli sono corali: uno per ognuna delle tre mogli. La lettura scorre e la tensione è mantenuta sempre alta.
Chi altro potrebbe essere stato, se non una delle tre vedove, visto come è sperduta la tenuta? Ma quale?
Ognuna delle tre vedove dà un racconto della storia e ogni particolare aiuta il lettore ad addentrarsi nei meandri del fanatismo religioso che fa da sfondo all'intera storia.
Ognuna delle tre mogli mi è simpatica a modo suo.
All'inizio del racconto, Rachel, la prima moglie, una devota mormone, molto modesta, è quella che proprio non sopporto. Ma poi, man mano che il racconto prosegue, Rachel si conquista la mia simpatia. Il passato di Rachel, cresciuta in una setta, è davvero piuttosto oscuro.
Emily - la seconda "sorella-moglie" è un'adolescente apparentemente ingenua (19 anni) che, essendo stata cresciuta come una rigida cattolica, deve adattarsi alla religione mormone.
E Tina - la terza sorella-moglie è un'ex tossicodipendente e prostituta di Las Vegas che ha incontrato Blake in riabilitazione dove si è offerto volontario. Le donne non si piacciono esattamente e le tensioni diminuiscono.
Non solo la polizia sospetta di una delle tre vedove, ma anche le stesse indagate sospettano una dell'altra, fino a quando, per un motivo misterioso, le tre cominciano ad affidarsi una all'altra e a diventare non più tre punti isolati, ma una comunità, una famiglia, anche se un po' suis generis.
Ognuna delle tre donne ha una sua voce distintiva ed è questo il punto di forza del thriller. E nonostante il loro passato un po' travagliato, Cate Quinn è molto brava a farle empatizzare con il lettore.
“Dietro di noi, la casa è divorata dalle fiamme. In cielo salgono grandi nuvole di fumo.
– Ho già una famiglia, Adelaide, – rispondo. – Solo che è un po’ diversa da ciò che la gente immagina.
In quel momento vedo un lampo della signora Nelson che ricordavo. Mano di ferro in un guanto di velluto.”
"Mano di ferro in un guanto di velluto.”: quando ho letto questa frase, ho sorriso. È stato il consiglio che mi diede la mia prima preside, quando iniziai a insegnare in un Liceo Scientifico privato di Lecce. "Paola, ricorda: pugno di ferro in guanto di velluto."
Attraverso il racconto di queste tre donne, Cate Quinn aiuta il lettore ad abbattere ogni pregiudizio e ad accettarle per quelle che sono: donne con un passato di sofferenza che provano a riscattarsi.
“Alla fine avevo capito male la situazione. Ho scoperto che noi eravamo le mogli giuste, con il marito sbagliato. Perciò ora la vita insieme tra Tina, Emily e me funziona. Il matrimonio è tutta una questione di comunicazione. Tenere i confini aperti. Ne abbiamo parlato a lungo. È importante parlare, se vuoi aiutare altre donne.”
Da mogli per obbligo a vedove unite che sono riuscite a trovare un equilibrio nella triade:
“Quello che di sicuro non vogliamo, è un marito ciascuna. Io non so dove potrei trovare il tempo. Se ripenso all’inizio con Blake, noi due e basta, mi sembra troppa responsabilità, per una donna sola. Meglio condividere il fardello.
Probabilmente un nuovo marito avrà bisogno di un po’ di tempo per adattarsi al nostro sistema di vita, ma possiamo aiutarlo noi. Si dice che un matrimonio plurimo sia come una ruota. Piú raggi ci sono, piú è forte. Ma quando aggiungi un altro raggio, la ruota ci mette un po’ a ritrovare il suo equilibrio.
Be’, comunque noi ora il nostro equilibrio l’abbiamo trovato, e, come dice Tina, la gente farà meglio a lasciarci in pace.”
Per tutti i 109 capitoli, l'attenzione non cala.
Il finale è quello che mi è piaciuto meno. Però capisco che con i finali io sia un po' fissata.