Disastri nucleari, biotecnologie, fecondazione assistita, cinema e letteratura di fantascienza punteggiano la costellazione di idee madri, mostri e macchine. Nell'universo scientifico e nell'immaginario culturale il corpo gravido e quello mostruoso si mescolano, restituendo una visione della corporeità femminile come qualcosa di affascinante e mortalmente temibile. Il fenomeno, che privilegia il deviante, il mutante e l'ibrido, sfida così le versioni più convenzionali dell'umano e riafferma il caposaldo del femminismo: la "differenza" come urgenza politica e filosofica.
Si tratta di due saggi (e due introduzioni metodologiche per contestualizzarli LOL) sui "mostri" che incrociano benissimo le mie letture recenti su maternità e mostruosità, come prometteva il titolo, ma a cui hanno aggiunto anche l'aspetto tecnologico a cui è interessato il cyberfemminismo (che non avevo mai guardato con attenzione ed è stato una scoperta molto interessante!). Ci sono riferimenti storici, filosofici e di cultura pop che rendono la lettura davvero godibile nonostante ci siano termini legati alla filosofia che in altri testi mi avevano riportata al liceo – del tutto contro la mia volontà 😹 (Che poi, a proposito di liceo, com'è che non abbiamo fatto Michel Foucault quando è citato in praticamente ogni saggio femminista???? Seriously.)
Sono contenta di aver letto qualcosa di Braidotti, visto quanto mi piace trovarla ospite a Otto e mezzo 🥹♥️
Ottima prima lettura per quanto riguarda Braidotti, ma anche per quanto riguarda i temi trattati: come scritto in postfazione questa raccolta di saggi dà inizio a un percorso di lettura vario ed eterogeneo, proprio grazie alla consapevolezza di Braidotti di non essere sola a scrivere, e grazie ai costanti rimandi ad altrə autorə. La prima parte poco più pesante (meno scorrevole) della seconda, che ho amato, si tratta pur sempre di saggi filosofici.