La Grecia delle taverne di Atene e Salonicco, piene di musica e di luci. La Grecia del vino, denso e dolcissimo, da sorseggiare nelle verande sotto i portici di vite. La Grecia dei rebetes, leggendari interpreti del rebetiko, una musica anarchica e identitaria, un canto di dolore e riscatto. Vinicio Capossela, menestrello e vagabondo, visita la Grecia e ne ripercorre la storia dall’antichità all’oggi, annota visioni, ebbrezze, magie e illusioni nel suo Tefteri, il libro del macellaio, «dove si segnano i conti in sospeso per vedere alla fine del mese si vede se i conti tornano», e che diventa trascrizione dei debiti e dei crediti che bisogna fare per «imparare il mestiere di campare». E leggendo questo quaderno clandestino, questa miscellanea di impressioni, sensazioni, gusti, profumi e colori, e scopriamo quanto importanteascoltare il suono del rebetiko e le voci che provengono dalla Grecia: la terra in cui l’umanità ha inventato il gioco, la festa, l’arte. Il luogo dove ha alzato lo sguardo.Il luogo dove è nata.
Questo libro è magico, ti fa immaginare di essere assieme a Vinicio, in giro per le taverne di Salonicco e Atene. Si sente l'odore del vino, del cibo, la musica malinconica e ribelle del rebetiko. E' una musica che racconta l'uomo, " che non invita a essere migliori, ma solo a essere se stessi". " Ascesi, compagni, salire in alto. Anche quando si è spinti a guardare per terra per brucare. Questa è la natura dell'uomo, l'anthropos, il guardante in alto, coi piedi conficcati in basso, nel fango di cui è fatto."
Un libro di viaggio, un tuffo nel cuore e nei pensieri più profondi del nostro cantautore e polistrumentista italiano, ma anche un affresco della crisi greca colta nel pieno del suo sviluppo (anno 2012). Tutto questo è “Tefteri”, e non solo. Io che non amo particolarmente la musica italiana, adoro Capossela. Perché quella che lui fa non è solo musica. È ricerca. Un talento, un fiuto straordinari per la caccia alle note più struggenti, più vibranti, quelle che ti prendono le viscere, ti fanno urlare a squarciagola, alzarti e cantare, ballare, oppure ti portano davanti ai dolori più sopiti del tuo subconscio e ti aiutano ad affrontarli.
Fra queste pagine si parla tanto di dolore, perché Vinicio ci racconta la musica tradizionale asiatico-greca chiamata Rebetiko, quella che i greci scappati da Smirne e dintorni nel 1922 per sfuggire alle crudeltà dei turchi importarono nella terra dei loro antenati, la Grecia appunto. Una terra che però non accolse favorevolmente né loro, né le loro tradizioni, sprezzante di tutto ciò che era turco. Attraverso innumerevoli eventi in taverna, scampagnate tra i resti delle antichità greche e meditazioni nella musica, Vinicio ci offre a piene mani metafore di vita, di buon senso, e una terapia psicologica pressoché gratuita.
Difficile inquadrare e definire questo libro, ma forse non è nemmeno necessario. Da una prima lettura è un libro di viaggio, nella musica, nella terra greca antica ed attualissima, come i migliori libri di viaggio è un libro che abbraccia molte riflessioni e ogni tanto si distrae inseguendo un dettaglio fugace. Mi sento di consigliarlo vivamente.
“Ti abitui a comprare tutto con i soldi. E quando i soldi finiscono, come ti compri la felicità?” Con Tefteri, Vinicio Capossela ci porta in viaggio per le strade nella Grecia del 2012 in pieno collasso economico e finanziario. Immaginate di camminare accanto a lui mentre gira nelle buie taverne di Atene, Salonicco, Creta ascoltando e parlando con i rebetes, i suonatori del Rebetiko. Sul suo tefteri, il taccuino, scrive i loro sogni traditi, l’amarezza per le difficoltà economiche, la loro disillusa realtà per la complicata situazione di forte povertà in cui versano, di crisi, di conti in sospeso e voi, mentre leggete, avvertite forte la sensazione di voler abbracciare queste persone, consolarle e incoraggiarle. Ma chi sono i rebetes? Musicanti del Rebetiko, persone alle quali non interessa arricchirsi, spesso emarginati, che la usano per parlare dei disagi. Viverla come forma d’identità. Di appartenenza al popolo greco nella difficoltà. Capossela racconta di una Grecia fiera ma ferita, che si aggrappa all'unica cosa possa tenerli uniti, il Rebetiko: una musica nata nei bassifondi, dello struggimento individuale. E’ un lamento che si canta in coro nelle povere taverne, si balla soli, con la giacca indossata per metà, i piatti buttati in terra e a muovere le marionette. Un libro molto bello, che ho trovato coinvolgente, con un forte carico di umanità, raccontato con tanta emozione grazie alle voci delle persone. Mentre leggi, la musica immaginaria scorre in sottofondo come una colonna sonora… è un basso continuo che ti tiene legato alla storia, mentre tutto intorno va in mille pezzi. Capossela ha inciso un album dal nome Rebetiko Gymnastas scritto interamente in rebetiko, ti consiglio di ascoltarlo su YT.
Vinicio nos lleva a descubrir muchos aspectos para aprender del Rebetiko y a celebrar su legado con una pasión única por él a través de sus palabras.
Le daría 5 estrellas pero me hubiera gustado una bibliografía adjuntada para poder guiar al lector iniciado en caso de querer profundizar en este 'Tefteri' sobre más aspectos del rebetico.
Me ha gustado mucho y he aprendido con este libro. Sobre el sentimiento griego, su música, sus raíces, sus instrumentos... Sobre todo, he aprendido de sus penas, de su historia y de un pueblo que lleva la dignidad y el renacer de sus cenizas en el ADN. Europa y la cultura occidental no serían nada sin los cimientos griegos, pero se ha olvidado, y parece que hay que hacer pagar a este pueblo por todos los errores de la UE
Tefteri è un quaderno pieno di poesia, memoria e nostalgia. Tra le strade e le taverne di Atene, Salonicco e Creta Capossela insegue e incontra la musica dei "rebetes", di uomini e stili di vita che non hanno più spazio nella Grecia moderna ma che trovano tuttora eco nelle pratiche del simposio, delle feste, dei momenti che mettono ancora l'uomo greco, a metà tra oriente e occidente, a contatto con il sacro, con il sé, con la profondità della vita e con l'origine del mondo prima del tempo. Vinicio Capossela fa incontri commoventi e antichi che parlano dell'uomo, e ce li racconta con dialoghi essenziali, frammenti lirici, osservazioni sul quotidiano. Questo scenario composito non riesce però a trovare unità e i frammenti risultano spesso dispersivi, si fa un po' fatica a tenere insieme il tutto. Al di là di questo però il libro ha un indubbio valore per i temi e la bellezza con cui li racconta.
scrivi bene, non c'è che dire, però hai una visione un po' troppo romantica delle cose greche. Dai l'impressione di aver visto solo ciò che volevi vedere, la grecia di oggi a me sembra ben diversa da come la dipingi tu. :-(