La terza indagine del commissario Buonvino. Dopo la felice soluzione del caso del bambino scomparso, il commissario Buonvino si gode la quiete ritrovata del parco di Villa Borghese e le gioie dell’amore. Ma è una tregua di breve durata: un cadavere abbandonato nel rettilario del Bioparco, il giardino zoologico della capitale, rappresenta una brutta gatta da pelare per il nostro eroe, che si dà il caso sia erpetofobico e provi un terrore atavico per qualsiasi tipo di rettile. Come ci è finito il corpo di un uomo nudo dentro la teca dell’anaconda? E com’è finita nella pancia del gigantesco serpente la testa di quella persona? Sono solo alcuni degli interrogativi senza risposta tra i quali il commissario e i suoi impavidi quanto scombinati agenti si barcamenano nel tentativo di risolvere quello che appare un vero e proprio rompicapo. Quasi ci trovassimo nel più intricato dei gialli di Agatha Christie, Buonvino dovrà dar fondo a tutto il suo acume e alle sue capacità deduttive per sbrogliare i fili di una complessa indagine in cui gli indizi scarseggiano e i sospettati abbondano, smascherando infine il colpevole.
Walter Veltroni è nato a Roma il 3 luglio 1955. È stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico. Oltre al primo capitolo delle indagini del commissario Buonvino, Assassinio a Villa Borghese, pubblicato sempre da Marsilio nel 2019, ha scritto vari romanzi, tra i quali La scoperta dell’alba (2006), Noi (2009), L’isola e le rose (2012), Ciao (2015), Quando (2017), tutti editi da Rizzoli. Ha realizzato diversi documentari tra i quali Quando c’era Berlinguer (2014), I bambini sanno (2015), Indizi di felicità (2017), Tutto davanti a questi occhi (2018) e la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano (2016). Nel 2019 è uscito il suo primo film, C’è tempo. Collabora con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.
Qualcuno, non so quando e non so chi, a fatto credere a Veltroni di essere uno scrittore. Lui ci ha creduto tantissimo e questo è il risultato.
Il libro non è illeggibile solo perché è un giallo e ai gialli si perdona anche qualche scivolone. Tuttava ci va molto vicino, ogni 2-3 pagine viene la tentazione di scagliarlo al muro per passaggi come questi che mettono a dura prova la pazienza del lettore: - il poliziotto miope tanto da non distinguere le lapidi al cimitero deve farsi guidare da un collega compiacente per non perdere il lavoro pochi mesi prima della pensione (???? ma Veltroni sa come funziona il sistema pensionistico?) E perché il collega non lo accompagna semplicemente a prendere appuntamento dall'ottico per mettere gli occhiali? - la ragazza del Bioparco che annota i passi di un libro "su un taccuino" nel 2021 invece che leggerlo e basta (magari sottolineandolo.. ma no, lei preferisce ricopiare intere pagine) - del protagonista si rimarca ogni piè sospinto l'onestà e correttezza sublimi, tanto che ogni giorno al bar "paga la colazione" invece che.. scroccarla perché è poliziotto? non mi sembra valga la pena di annotarlo - se viene descritto l'aspetto fisico di un personaggio femminile, è solo per sottolinearne la tonicità o magrezza ANCHE A UNA CERTA ETA'.. ma WV si affretta subito ad aggiungere che questa età è "bellissima". Non sia mai che qualcuno si offenda - i genitori di Mara, la ragazza del Bioparco: origini ovviamente modeste, ovviamente sperano per la figlia il posto fisso, persone umili, lavoratori, ma tanto tanto per bene. Effetto stucchevole e personaggi completamente bidimensionali.
Il primo libro mi era sembrato proprio un buon inizio. Il secondo mi aveva lasciato un po' perplessa, ma questo terzo volume mi ha completamente deluso. Al di là della trama e delle conclusioni che ho trovato un po' forzate, mi ha disturbato il linguaggio utilizzato, spesso inutilmente forbito vista l'atmosfera generale di questa serie sul commissario Buonvino.
Una storia interessante rovinata dallo stile narrativo. Ho trovato troppe digressioni e troppe citazioni immotivate: il desiderio di far sapere che si sa senza che sia funzionale al racconto. 2 stelle solo per l originalità del racconto
Terzo libro di una serie da cui ho iniziato a conoscere il commissario Buonvino che non mi ha assolutamente convinto. Non ho apprezzato molto lo stile narrativo nè le descrizioni dei personaggi. Probabilmente potrebbe essere spunto per una serie televisiva con caratteristi macchietta e un mondo abbastanza lontano dalla realtà.
Terzo episodio della saga del commissario Buonvino, il peggiore in assoluto. A parte la trama che dire forzata è dire poco ed i personaggi per nulla approfonditi, ciò che più mi innervosisce è questo atteggiamento da buon padre di famiglia del protagonista. Stile pubblicità Barilla anni '80...ma perché?? Un quarto episodio non credo lo leggerò.
Il terzo volume della saga del commissario Buonvino non ha assolutamente deluso le mie aspettative: trama intrigante e stile scorrevole. Ho apprezzato molto poter conoscere ancora meglio la squadra investigativa. Unica critica: risoluzione finale un pò affrettata.
Questo romanzo sembra raccontato da quella persona che, nello spiegare una semplice vicenda, si dilunga in particolari inutili per aggiungere un'innecessaria ricchezza alla trama e per sfoggiare le proprie conoscenze.
"La cosa che a lui e Veronica piaceva in assoluto di più erano i momenti vuoti, quelli dei silenzi e degli sguardi. Bombardati per tutta la giornata di parole – spesso inutili e gridate –, di immagini e suoni ripetuti freneticamente e subito dimenticati, ai due piaceva la maestosità rassicurante del silenzio tra due esseri umani che potevano pesare le proprie parole per dirsi solo quello che non sapevano dell’altro..." 🥰 (anch'io amo questi "silenzi" speciali)
Con una scrittura scorrevole e descrittiva, un'ambientazione speciale: Villa Borghese a Roma, vi parlo di "C’è un cadavere al Bioparco" scritto da Walter Veltroni, che, ammetto conoscevo principalmente per la sua carriera politica 😊 Invece Veltroni ha anche una grande passione per la scrittura, ha pubblicato tantissimi libri, sia di saggistica che di narrativa. Io ho iniziato con la sua serie i gialli del commissario Giovanni Buonvino, e neanche dal primo capitolo, ho letto "Assassinio a Villa Borghese", il terzo della serie, l'ho ricevuto in regalo! Buonvino è un commissario romano, assegnato a uno dei commissariati più tranquilli della capitale, o almeno dovrebbe essere così ahahah 🤣 Comunque manca poco al matrimonio tra lui e l’agente Veronica Viganò e tutto il commissariato è preso dall'organizzazione, infatti si decidere tutti insieme i particolari della cerimonia 😊 Ma il momento di tranquillità per la "particolare" squadra di Polizia di Villa Borghese finisce in un attimo: è stato ritrovato un cadavere nel rettilario del Bioparco, il giardino zoologico della capitale 😰 Una morte raccapricciante, in aggiunta, il nostro Buonvino è erpetofobico, ha una “paura atavica” di tutti i rettili!! 😱 Come ci è finito il corpo di un uomo nudo (senza la testa) dentro la teca dell’anaconda??? E la testa?! What? ...mangiata dal gigantesco serpente 😬 (bleah) Gli indizi sono pochi, i sospettati tanti... troppi! Riusciranno Buonvino e la sua squadra a smascherare il colpevole? Carino carino 👍🏻 Leggendo questo libro è stato come ritrovarsi nel più intricato dei gialli della mia amata Agatha Christie 😊 quando il commissario ha riunito tutti i sospettati nella stessa stanza, mi sembrava Hercule Poirot che inchioda il colpevole con prove inattaccabili 🤣 e ho adorato il mix perfetto tra suspense e ironia! Mi è piaciuto entrare al Bioparco nella splendida cornice di Villa Borghese, lo zoo cittadino diviso in diverse aree tematiche, con tanti ospiti speciali, rettili, carnivori, uccelli, primati ed erbivori, il romanzo regala anche tante informazioni interessanti. Poi, oltre all'anaconda, Veltroni ci fa conoscere anche due bei gattoni 😊 Gullit e Rijkaard che convivono con il commissario 😅 In più ci sono tantissime citazioni letterarie, musicali e calcistiche (vedi i gatti 😂) la storia scorre velocemente e ti coinvolge, cosa aggiungere in più?! 1. Che leggerò altro di Walter Veltroni. 2. Consiglio questa lettura a chi ama il giallo e cerca libri leggeri e non troppo impegnativi. Buona lettura 👍🏻
Il libro parte bene, con un’ambientazione insolita e un contesto davvero interessante. Poi, però, Veltroni snatura sia se stesso, trasformandosi in un piccolo Umberto Eco, che il suo personaggio principale, che diventa un “Poirot de noantri” di cui non si sentiva l’esigenza. Ancora una volta, dopo una buona costruzione che occupa gran parte delle pagine, il racconto precipita troppo frettolosamente verso una conclusione che deve giocoforza essere sorprendente, nelle intenzioni dell’autore, ma che in realtà colpisce il lettore più che altro perché strizza l’occhio ai classici del giallo con fin troppa ostentazione. I personaggi di contorno introdotti da Veltroni nel primo libro di questa serie e che ne erano il tratto distintivo sono praticamente scomparsi e snaturati, ridotti a pure citazioni per cognome o al ruolo di figuranti ormai privi della loro unicità: più che a un’evoluzione, sembra di assistere allo sbiadire del ricordo di quella che fu l’idea originale di “Assassinio a Villa Borghese”. In pratica, tutti i motivi per cui chi aveva già letto le altre storie del commissario Buonvino possa desiderare di leggere anche questa terza vengono puntualmente delusi. L’espediente narrativo finale è tutt’altro che originale e, a mio avviso, anche piuttosto irritante. Se la serie proseguirà, mi auguro che lo faccia recuperando almeno in parte lo spirito dei suoi esordi.
Al Bioparco di Roma, il giardino zoologico più antico d’Italia e contemporaneamente il più moderno, adiacente al Villa Borghese, viene ritrovato un corpo nudo di un uomo, con la testa mozzata, nella teca di una gigantesca Anaconda.
Il commissario Buonvino è chiamato con la sua squadra ad investigare su questo delitto con pochissimi indizi per proseguire, già identificare l’identità dell’uomo è un problema.
Ognuno mettendo in campo le proprie capacità interviene per dare il giusto corso alle indagini, fino ad inchiodare il colpevole, tra i tanti sospettati tutti facenti parte del mondo Bioparco.
Purtroppo per il lettore questo libro non si può definire.
Trama non appassionante - per questo terzo capitolo delle avventure di Buonvino l'autore tralascia la descrizione dei personaggi.
Gradevole questo terzo romanzo della serie, anche se non all'altezza del precedente... se ritrovare un morto la testa mozzata nella gabbia dell'anaconda che ha mangiato e vomitato suddetta testa può essere considerato gradevole. La storia d'amore di Buonvino con Veronica Viganò procede con discrezione (ma neanche tanta) parallelamente alle indagini, così come i preparativi del loro matrimonio, che verrà celebrato da un trepidante Portanova che, dati i suoi problemi di vista, decide di imparare a memoria il rituale, chiedendo spesso nel cuore della notte al povero Gozzi, già afflitto da narcolessia. Il finale al cardiopalma con cliffhanger mi spingono a voler procedere al più presto con il prossimo caso che - non a caso - si intitola Buonvino tra amore e morte.
Veltroni come giallista non mi ha mai convinto, nemmeno con il secondo romanzo con protagonista il buon Commissario Buonvino che, pur con i suoi problemi e mancanze, riusciva a risollevare il disastroso esordio. Visto che la mia compagna è appassionata di questa serie di gialli, ho deciso di dare una chance a questo "C'è un cadavere al bioparco", ma purtroppo veramente non ci siamo. Giallo noioso, dove l'assassino si capisce praticamente sin dalle prime pagine, e dalla risoluzione piuttosto forzata. Non basta nemmeno il finale "inaspettato" a risollevare un libro purtroppo piuttosto bruttarello.
Questo terzo capitolo della serie non mi ha coinvolta come i precedenti. Ho trovato la storia lenta a ingranare e i personaggi, anziché evolversi, piatti e poco approfonditi. Se i primi due libri, pur con qualche difetto, mi avevano intrattenuta, questa volta la lettura è stata più faticosa e priva di veri momenti coinvolgenti. Un seguito che, a mio parere, non è stato all'altezza delle aspettative.
Un romanzo piacevole con uno stile scorrevole. Il colpevole è ben celato fino alla fine anche se qualche sospetto mi era venuto sulla perfezione di una certa persona che si scoprirà essere l’assassino. Ma c’è un altro finale che va oltre la scoperta del colpevole che è un colpo al cuore. Vorrei recuperare i primi due episodi e poi proseguire la serie sul commissario Buonvino.
Il libro è scritto in maniera scorrevole, linguaggio di difficoltà media. Da un certo punto in poi, però, ho trovato tante perifrasi che rallentano l'andamento della vicenda. Ma nel complesso mi è piaciuto molto.
Ma quel finale?!?!?!?!?! Bel giallo, anche se non so se mi sono persa per strada io o se la soluzione è arrivata un po' dal nulla. Serie che continua a piacermi perché colta, ma non pesante, però continua a ricordarmi un po' troppo un mix di altre serie simili italiane...
Giallo scritto in maniera gradevole e scorrevole con lo stile classico di Walter Veltroni, che non perde occasione per ricordarci la sua passione per il cinema
The first Veltroni book I've read; I've read more compelling thriller. The plot did not particularly grab me and I did not find much suspense except on the ending.
È il primo libro di Veltroni che leggo; ho letto gialli più avvincenti. La trama non mi ha preso particolarmente e non ho trovato molta suspense se non sul finale.