Una antologia che raccoglie alcune delle più classiche, inquietanti e divertenti storie di streghe risalenti in massima parte alla mitica età dei 'pulp' novecenteschi: romanzi e racconti di grandi autori del "weird fantasy" americano ambientati sullo sfondo di un mondo che, pur non prestando più fede ai voli notturni o alle danze dei sabba, si lascia tuttora facilmente irretire da risorgenti superstizioni. Il volume è corredato da una serie di riproduzioni di stampe popolari risalenti alle epoche più tenebrose della caccia alle streghe.
Bello come tutti i draghi. Esteticamente intendo. Bella la prefazione e la postfazione. Ma i racconti.. posso dire che sono decisamente datati? Se volete un bel libro da esporre in libreria va bene ma se volete dei bei racconti sulle streghe potete anche perdervelo.
Si sono tornate, ma non in splendida forma direi. "Streghe! Malie e misfatti (ovvero abomini e sortilegi) delle figlie della notte" (il titolo è già tutto un programma) è la versione libresca di una pubblicità ingannevole. Avete presente gli spot delle creme antirughe che promettono di piallarti ogni minimo segno di espressione e poi come testimonial ci mettono una sedicenne con la pelle di pesca? Ecco, l'effetto è pressappoco quello. In questo volumone di più di 800 pagine di streghe ce ne sono ma solo alcune sono degne di questo nome, mentre le malie, i misfatti, gli abomini e i sortilegi si possono contare sulle dita di una mano. Un libro con un titolo che promette ma non mantiene. Ma partiamo con ordine analizzando tutte le parti che compongono questo libro.
L'introduzione a cura di Massimo Scorsone, leggendo alcune recensioni su Goodreads, è l'unica cosa che è piaciuta, io l'ho trovata verbosa ed inutilmente ridondante, piena di note lunghissime che potevano essere benissimo accorpate al testo, anche se non lo avrebbero comunque migliorato. Un introduzione che non chiarisce gli intenti del libro, non analizza i sei racconti o gli scrittori e non racconta fondamentale nulla delle streghe e della stregoneria nella storia. Un introduzione inutile che potrebbe benissimo essere non letta o letta solo alla fine, sinceramente non ho ancora capito dove Scorsone voleva andare a parare.
Veniamo ai sei racconti. Scritti tra gli anni 30 e 70 del secolo scorso, sono decisamente figli del loro tempo e di sei se ne salvano solo due, forse tre. Scritti tutti da uomini e con protagonisti altri uomini, a quanto pare gli unici esseri raziocinanti al mondo, hanno tutti in comune protagonisti scienziati e filosofi che non credono minimamente alla stregoneria che per loro è solo frutto di ipnosi e della mente nevrotica delle donne (e quando mai). Nei racconti, invece, dove la magia fa parte del worldbuilding la si tende o a voler spiegare con la scienza o a punirla se sono le donne a praticarla, ma se donata ad un uomo allora non è solo apprezzata ma anche utile ai fini bellici e addirittura contesa tanto da difendere l'uomo che la possiede (leggasi rubata con l'inganno e la violenza verso la strega) come fosse un principe. Ma come sono le streghe e le donne di questi racconti? Si possono dividere in due gruppi: lascive e pericolose o virginali e pronte al sacrificio. Praticamente come molti uomini da secoli vedono le donne, o sante o pu***ne.
Brucia strega brucia! (1932) e Striscia, ombra! (1934) di Abraham Merritt; gli unici racconti che mi sono piaciuti, con tutti i loro difetti e stereotipi certo, ma cercare del femminismo in romanzi con questi presupposti è come cercarlo nel Malleus Maleficarum di Kramer e Sprenger o negli scritti di Cotton Mather. Protagonista nel primo racconto è il dottor Lowell, neurologo e specialista in malattie mentali, così famoso che Lowell è solo uno pseudonimo per non rischiare la sua reputazione venendo coinvolto con il caso di cui racconta. Coinvolto suo malgrado in morti inspiegabili e orrende, si troverà ad indagare insieme al pezzo grosso della malavita Ricori ed i suoi tirapiedi, in un classico dell'horror: bambole viventi assassine. Bambole modellate sulle fattezze e animate con frammenti dell'anima dei poveri malcapitati che si imbattono nella piccola bottega di Madame Mandilip, la strega di questo racconto. Madame Mandilip è quella che si può definire una megera delle più classiche, brutta e vecchia con un'età indefinita, anzi, probabilmente vive e pratica la sua Arte da secoli rimanendo sempre uguale, indossando quando serve un "involucro" bellissimo e seducente per irretire le sue vittime; aiutata da un altro degli stereotipi più classici, la nipote (che nipote non è) bruttina, malaticcia e probabilmente con qualche problema mentale (come "amabilmente" in dottor Lowell precisa), succube della megera ma che cerca di mettere in guardia chi entra nella bottega, facendo fiasco logicamente. Ma chi salverà il deretano di Lowell e compagnia bella? Logicamente la donna religiosa e virginale di turno che, già ormai spacciata si immolerà come ultimo atto di bontà. Lowell crederà alla fine alla stregoneria? Certo che no, solo ipnosi e allucinazioni collettive. E Ricori? Lui ci crede fin dall'inizio per fortuna, ma lui è solo "un italiano superstizioso" come precisa Lowell. In Striscia, ombra! ritroviamo Lowell, Ricori ed i suoi scagnozzi ma solo come sfondo alla disavventura del dottor Alan Caranac, tornato in America dall'Africa e dalle sue ricerche etnografiche, coinvolto nel suicidio di uno dei suoi migliori amici, che fa parte di una serie di suicidi di giovani rampolli facoltosi. Qui Caranac si dovrà scontrare e provare a resistere alla bellissima e pericolosa strega Dahut, reincarnazione della strega figlia di Ys e alla sue ombre, pronta a portare l'inferno in terra (letteralmente) insieme a suo padre, stregone anche lui. Anche qui abbiamo un altro stereotipo, la giovane e lasciva strega, bellissima e spaventosa, e anche qui a salvare il nostro "eroe" dalla mente analitica e scettica (tranne quando si infila nel letto di Dahut, li non capisce più niente) c'è la pura e virginale fidanzata, cornificata e felice, che rischia quasi la vita per salvare quell'idiota del fidanzato. I racconti, con tutti i loro difetti, sono comunque scritti bene e ti fanno rimanere incollata alle pagine. Sarei interessata a leggere altri racconti di Merritt, magari senza streghe questa volta.
Il sabba delle mogli (1943) di Fritz Leiber; anche qui il protagonista è un filosofo, un giovane professore universitario, Norman Saylor e la sua perfetta moglie Tansy, perfetta ma non nel senso che state pensando. Tansy è si bella, ma anche intelligente e divertente, lei è Norman sono una coppia giovane, moderna e aperta che cerca di svecchiare l'università in cui lavorano (Tansy lo fa gratis in quanto moglie di un professore, eh già), e Norman si sente così fortunato che un giorno quasi per gioco entra nello spogliatoio di Tansy per sopperirne la mancanza, dato che era uscita per delle commissioni, e si mette ad aprire distrattamente i cassetti della sua toletta, e cosa troverà in quei cassetti? Profumi e belletti forse? No, amuleti ossa e terra di cimitero. Tansy è una strega e per tutto questo tempo le fortune capitate a Norman sono merito suo, della sua protezione e dei suoi incantesimi, compresi quelli per difenderlo dalle vere fattucchiere del racconto, le tre anziane moglie dei suoi colleghi, perché si, tutte le donne sono streghe, tutte esercitano l'Arte ma nessuna ne parla, c'è chi lo fa per esaudire i propri desideri, chi lo fa per proteggere le persone che ama come fa Tansy e poi ci sono quelle che esercitano la magia nera per far del male al prossimo, per invidia e ambizione, come le tre moglie dei professori, così gentili all'apparenza. E proprio questo convincerà Norman che questa è solo una nevrosi della moglie, tanto da farla rinunciare ad ogni amuleto nascosto in casa e a quelli che lei porta come ornamento e che di nascosto ha fatto indossare anche a lui. Da lì il caos, fino ad arrivare a tentati omicidi e furti di anima, sorte toccata a Tansy perché capito il gioco sporco delle tre megere, infrangerà la promessa di non praticare più la magia spostando su di sé la maledizione che incombe sul marito. E Norman? Lui non ci crederà mai, neanche quando vedrà la moglie priva di anima, praticamente un morto che cammina, e sentirà dalla bocca di una cameriera che tutte le donne esercitano l'Arte. Norman è da prendere a schiaffi, Tansy invece è un bel personaggio, forte e moderno ma anche gentile e buono. Un racconto godibile insomma, anche se un po' prevedibile.
... E non ci saranno più tenebre. (1950) di James Blish; anche qui un sacco di uomini e per la maggior parte studiosi o artisti, solo due donne, una diventerà la carnefice mentre l'altra si arrenderà riluttante alla sua natura di strega e salverà il deretano a tutti e verrà anche criticata (tanto che le ultime righe ci suggeriscono che probabilmente sarà la prossima a fare una brutta fine) perché lo farà usando la magia nera. Qui la stregoneria è ridotta all'osso, sinceramente non vedo perché questo racconto stia in una raccolta come questa, ma ormai con questo libro evito di farmi più domande di quelle necessarie. Qui si parla di licantropia, che viene risolta come se fosse un mero problema ormonale, in pratica c'è chi ha problemi alla tiroide e c'è chi ha problemi di licantropia, pensate che fregatura, invece di avere l'ipotiroidismo potevo avere la licantropia, che ingiustizia. Tutto questo sullo sfondo di una villa favolosa con campo da golf compreso in pieno stile giallo alla Agatha Christie, che però ci prova ma non ce la fa dato che è anche alquanto noioso e le scene che dovrebbero essere piene di pathos e orrore non ne hanno neanche una briciola.
La Stella Azzurra (1952) di Fletcher Pratt; veniamo alla vera nota dolente di questa raccolta. Non voglio soffermarmi tanto su questo racconto perché mi ha urtato a livelli clinici il sistema nervoso. Tre studiosi (si, anche qui) fanno un sogno collettivo di un mondo dove, invece che con la polvere da sparo, le guerre si combattono con la magia. Magia in mano a donne, ragazze e bambine costrette con l'inganno a cedere la loro Pietra Azzurra (una pietra che se indossata fa percepire i pensieri ostili della persona di cui incrociamo lo sguardo) a uomini che con la scusa del Grande Matrimonio le violentano e loro, le streghe, sono anche contente di questa pratica. Gli uomini non dovranno far altro che essere fedeli alla strega che gli ha donato la pietra, pena la morte della pietra e la maledizione della strega, e decidere contro chi indirizzare gli incantesimi. Insomma, le donne devono fare il lavoro sporco e rimanere nascoste perché anche in questo mondo la stregoneria è punibile con la morte, o se ti va bene, con torture e ammende da pagare, a chi? Ma alla chiesa logicamente. In questo racconto tutte le donne vengono trattare come oggetti e sono anche felici di questo, e tutti dalla donna o uomo più anziani, dalla ragazza al ragazzo più giovani, TUTTI ragionano con quello che hanno in mezzo alla gambe e, se per un motivo o per un altro, non possono dare sfogo ai loro appetiti, allora diventano dei perfidi frustrati o delle acide frustrate. Mai letto qualcosa di così profondamente misogino e maschilista, non solo è orribile ma pecca anche per la lunghezza. Ventinove capitoli prolissi di pura agonia.
Le streghe di Manhattan (1978) di Lyon Sprague da Camp; in una parola, ridicolo. Voleva essere satirico ma io l'ho trovato solo noioso e senza senso. In un tempo non ben precisato e in un luogo che non è la Terra, il sovrano dell'Eropia (no, non ho sbagliato a scrivere) decide, così tanto per divertimento, di mettere gli uni contro gli altri i filosofi e scienziati (si anche qui, lo so basta non se ne può più) e gli uomini di chiesa a suon di dibattiti, e chi delle due fazioni non lo convincerà ZAC, via la testa. E le streghe dove sono? Le streghe sono le abitanti dell'isola di Manhan (no, anche qui nessun errore di battitura) che fanno incantesimi e divinazioni un po' a casaccio, delle amazzoni che si accoppiano solo per procreare figlie femmine mentre i nati maschi fanno una brutta fine per via di una profezia che dice che un figlio di Manhan metterà fine alla loro civiltà. Queste "streghe" adorano il dio Einstein e venerano una piramide fatta di piccoli parallelepipedi trasparenti con dentro rettangoli gialli. Indovinate cosa sono. Si, non sono altro che scatoline di plastica con dentro delle diapositive di enciclopedie, romanzi e testi vari, perché questo mondo non è altro che K-40 o come dicono gli abitanti di questo assurdo mondo, Kforri (la storpiatura di K forty), un pianeta che per temperatura e aria è simile alla Terra e per questo, in un lontano passato, i terrestri hanno deciso di colonizzare perché semplicemente eravamo diventati troppi, ma per vari problemi (compresa l'uccisione di quasi tutti gli studiosi VERI trasferiti su K-40) tutto il sapere è andato perso diluendosi con il passare nei secoli, così che i continenti hanno preso il nome storpiato di quelli della Terra e si pregano dei che non sono altro che terrestri famosi come Einstein o Napoleone. Mai letto racconto più ridicolo, non riesce neanche ad essere spiritoso e si, ve l'ho spoilerato tutto ma credetemi se vi dico che vi ho fatto un favore.
E arriviamo alla postfazione, in Deboli, perfide o sagge? Tiffany Vecchietti si prende la briga di parlare davvero di stregoneria nella storia, di esaminare anche se troppo velocemente i racconti e gli scrittori dei suddetti e di spiegarci gli intenti di questa raccolta, che è proprio la critica a come la donna veniva (e viene ancora) vista in quegli anni. Avrei preferito tutto questo come prefazione, sicuramente questo libro sarebbe stato percepito, non solo da me, ma da tuttə quellə che non l'hanno apprezzato in modo molto diverso. Decisamente un occasione mancata.
Se cercate una bella raccolta su streghe e sortilegi leggetevi Grimorio della Abeditore, di certo non la troverete in questo libro. Streghe! Malie e misfatti è una perdita di tempo, denaro, carta e spazio in libreria, ma come dico sempre, questo è il mio giudizio e ognuno dovrebbe avere il suo, quindi se volete cimentarvi in questa lettura vi consiglio la copia digitale magari presa con Kindle Unlimited o in pdf, poi nulla vi vieta di prendere quella cartacea in un secondo tempo se il libro vi piacerà. Il mio voto è solo per i due primi racconti, forse anche per il terzo, se dovessi giudicare gli altri si meriterebbe 0 stelle.
Streghe! Malie e misfatti (ovvero abomini e sortilegi) delle figlie della notte, racchiude sei romanzi scritti fra gli anni ‘30 e gli anni ‘70 che vedono come protagoniste proprio queste donne. Donne, però, descritte, immaginate, da scrittori uomini – riflessione ricordataci anche da Tiffany Vecchietti nella preziosa postfazione �� che le hanno dipinte in seno alle dicotomie tra bene e male, scienza e magia, razionalità e irrazionalità.
Autori quali Abraham Merritt, Fritz Leiber, James Blish, Fletcher Pratt, Lyon Sprague De Camp, hanno incentrato gli scritti contenuti in questa raccolta su quella figura da sempre vista nell’immaginario comune come malvagia, utilizzando espedienti letterari del tutto diversi tra loro.
Vecchie fabbricanti di bambole dai poteri soprannaturali o giovani, sensuali, perfette e autorevoli femme fatale; mogli in combutta per “proteggere” i propri mariti dal male; donne licenziose, il cui solo ruolo riconosciuto è quello di soddisfare i desideri carnali degli uomini; donne ribelli che portano avanti un mondo in cui gli uomini non hanno alcun posto.
Racconti che spaziano dal poliziesco al fantasy, al gotico, e che intrattengono e catturano in maniera diversa, trasportandoci in luoghi altrettanto differenti: dalla New York degli anni ‘30 all’antico regno di Ys, fino ad arrivare ad altri remoti pianeti.
Ho particolarmente apprezzato i primi due romanzi di Merritt, “Brucia strega brucia!”, per il mistero e l’inquietudine che permea l’atmosfera – quello delle bambole assassine è uno degli espedienti che non smetterà mai di affascinarmi – , e “Striscia, ombra!”, per l’autorità e il potere sprigionati da Demoiselle Dahut.
Insomma, una chicca da non perdere per i lettori curiosi di esplorare mondi fatti di tenebre e misteri, e riportare in vita quelle protagoniste ingiustamente condannate dalla storia. Che poi, chissà, magari tra noi ci sono ancora. 🧙
Streghe! è un libro molto impegnativo, se non altro per la stazza. È una raccolta di molti racconti sulle figlie della notte. Gli autori sono tutti uomini, forse è per questo che la maggior parte delle donne -streghe e non- sono rappresentate in maniera stereotipata. Anche i protagonisti narranti sono uomini e spesso ci si imbatte in situazioni duali nelle quali la donna crudele e demoniaca e quella buona e angelica si contendono il protagonista (ma non mi dire -.-"). Restano comunque delle storie avvincenti con alcune, poche in realtà, figure femminili forti, manipolatrici e antagoniste, a loro modo anche simpatiche. È preziosissima l'analisi storico-antropologica offerta alla fine del libro sulla figura delle streghe.
Un lussuosissimo volume per la serie Oscar Draghi contenente 6 romanzi sulle ribelli della storia, le figlie della notte: tremate, tremate...
Abraham Merritt – BRUCIA STREGA BRUCIA! Abraham Merritt – STRISCIA, OMBRA! Fritz Leiber – IL SABBA DELLE MOGLI James Blish – …E NON CI SARANNO PIÙ TENEBRE Fletcher Pratt – LA STELLA AZZURRA Lyon Sprague De Camp – LE STREGHE DI MANHATTAN 😱
Alcuni racconti più interessanti di altri che risultano invece un po' prolissi o ripetitivi. Però una bella raccolta che indaga l'essenza delle streghe nei racconti.
Come tutti gli Oscar Draghi, l’edizione è decisamente bella, ben curata e sugli scaffali della libreria fa un figurone. Per quanto riguarda i racconti o romanzi brevi, invece, li ho trovati tiepidi e non così entusiasmanti. Nonostante siano meno conosciuti rispetto ai più blasonati romanzi o racconti sulla figura della strega, non sono riusciti a scalfirmi. Ho trovato interessante la post fazione scritta da Tiffany Vecchietti, in arte Miss Fiction, che da anni porta avanti la causa a sostegno della donna-strega, non intesa con accezione negativa, ma come un tentativo di rivalsa per tutte le nostre sorelle bruciate sul rogo.