Simone Weil was a French philosopher, Christian mystic, and social activist. Weil was born in Paris to Alsatian agnostic Jewish parents who fled the annexation of Alsace-Lorraine to Germany. Her brilliance, ascetic lifestyle, introversion, and eccentricity limited her ability to mix with others, but not to teach and participate in political movements of her time. She wrote extensively with both insight and breadth about political movements of which she was a part and later about spiritual mysticism. Weil biographer Gabriella Fiori writes that Weil was "a moral genius in the orbit of ethics, a genius of immense revolutionary range".
Simone Weil, francese di origini ebraiche, è stata filosofa, mistica, attivista politica, anarchica, teologa laica. La necessità assoluta - un imperativo categorico, potremmo dire - di una coerenza con il proprio sentire, la propria vicinanza agli operai, agli ultimi, la porta a sperimentare la durezza della catena di montaggio e di una vita frugale che la conduce alla morte per stenti a soli 34 anni, nel 1943. Nel 1935, poco prima di partire come volontaria per la guerra in Spagna, si accorda con il direttore della fonderia in cui ha lavorato per pubblicare sul giornalino della fabbrica una serie di saggi per avvicinare un pubblico non erudito, abbrutito da condizioni di lavoro disumane, ai classici della letteratura greca.
- Antigone viene messa in scena per la prima volta ad Atene nel 442 a.C. in occasione delle celebrazioni dedicate a Dioniso. Il successo è clamoroso: Sofocle, l’autore, l’anno successivo viene proclamato, assieme a Pericle, stratego (o stratega), uno dei più importanti titoli politico-militari ateniesi.
I figli maschi nati dall’inconsapevole incesto di Edipo e Giocasta, sua madre, Eteocle e Polinice, si sono affrontati sul campo di battaglia, ognuno intenzionato a rivendicare il trono di Tebe. Avrebbero dovuto regnare un anno a testa, ma Eteocle, allo scadere del periodo, ha rifiutato di lasciare il trono. Si sono uccisi a vicenda. Creonte, loro zio, che ha assunto il potere, decreta che si seppellisca solo il corpo di Eteocle, Re che non ha abdicato. Che i resti di Polinice restino insepolti (“… di Polinice ai cittadini si dice / con bando di non seppellirlo né piangerlo, / lasciarlo non pianto, non sepolto, ghiotta / riserva agli uccelli che puntano preda”). Pena la morte. Antigone, che per entrambi è sorella, ed è promessa a Emone, figlio dello stesso Creonte, non ci sta. Viola l’editto, seppellisce i due cadaveri. E viene condannata a esser reclusa viva in una grotta, con poco cibo. Anticipa la sua sorte, impiccandosi, poco prima che Creonte, pentito, cerchi di mutare la propria decisione. Ottiene che Emone gli rivolga contro la sua spada, per vendicare la sorte della promessa sposa, e si uccida per non essere riuscito nell’intento parricida. Euridice, moglie di Creonte e madre di Emone, sopraffatta dal dolore si uccide a sua volta.
Elettra viene messa in scena più tardivamente, intorno al 409 a.C. Racconta del ritorno a Micene di Oreste. È il figlio di Agamennone, ucciso dalla moglie Clitennestra e da Egisto, suo amante, che ne hanno usurpato il trono, Salvato dalla sorella Elettra - che ha vissuto da schiava nel palazzo reale in attesa del ritorno del fratello e del compimento della giustizia divina (“O casa di Ade e di,/ o Ermes sotterraneo, o Arà potente e superba, / O Erinni, figlie degli dèi, / voi che vegliate / su quanti trovarono la morte / con inganno, sui letti nuziali / usurpati: venite, aiutate, / vendicate mio padre, e fate che torni il fratello: / piú non sopporto da sola questo pesante dolore”). Oreste è ora tornato in incognito. Mette in giro la voce della sua morte. Assiste alla gioia di sua madre e alla disperazione di sua sorella. Certo della sua fedeltà, le si rivela e insieme attuano la vendetta: Oreste uccide Clitennestra, e poi Egisto.
- Il breve saggio su Antigone di Weil vede la luce, quello su Elettra no: nel frattempo gli operai hanno iniziato a protestare in modo veemente, e le iniziative a scopo educativo cessano.
Come scrive Mauro Trentadue, che cura la prefazione: “Simone Weil […] incarna la propria filosofia con l'esempio, in un dialogo ininterrotto fra teoria e prassi. La sua simpatia va sempre a chi paga il conto - assai salato - della storia; dunque agli ultimi, ai resilienti, a chi è disposto a rischiare la propria vita […] Ecco in quale contesto matura la passione della nostra pensatrice nei confronti di due figure eccellenti dell'epica anti-omerica, due eroine greche rese mitiche dalla loro comune torsione tragica, derivante dalla pertinace ostinazione con la quale si sono credute nel giusto contro l'intera opinione pubblica dei loro tempi”. Il che riporta alla domanda che si pone il filosofo Remo Cantoni nella introduzione alla versione di Elettra firmata da Salvatore Quasimodo qui proposta: “In una esistenza tutta governata dal potere del fato in che cosa consiste la dignità umana?”
Quel che accomuna le due donne, secondo Weil, è l’opposizione ferma alla forza, tema su cui si soffermerà nei tre saggi su forza e potere ispirati fortemente dall’Iliade e raccolti ne Il libro del potere (Chiarelettere ed).
Non c’è in questi scritti - poco più del riassunto delle due tragedie - la costruzione ardita di pensiero che caratterizza i testi filosofici, le riflessioni religiose e mistiche a cui i lettori e i conoscitori dell’opera di Simone Weil sono abituati. La scrittura è semplificata - ma mai condiscendente - in obbedienza allo scopo divulgativo e all’intento dichiarato. E allo stesso tempo, è proprio in quella intenzione che si ravvisa uno degli aspetti più luminosi della personalità della scrittrice: “Queste opere apparirebbero oggi all'uomo comune - quello che sa cosa significhi lottare e soffrire - molto più coinvolgenti di quanto potrebbero apparire agli specialisti, abituati a trascorrere la vita fra le quattro mura di una biblioteca […] In ciascuna di queste tragedie il personaggio principale è rappresentato da un essere coraggioso e fiero che lotta in solitudine contro una situazione intollerabilmente dolorosa; è schiacciato dal peso della solitudine, da quello della miseria, dell'umiliazione, dell'ingiustizia; a tratti il suo coraggio vacilla, ma tiene duro e non si lascia mai abbattere dalla sventura. Cosi queste tragedie, per quanto siano dolorose, non provocano mai una sensazione di tristezza; al contrario ne possiamo trarre un'impressione di serenità”.
I testi usati per l’analisi sono Sofocle: Antigone, a cura di Giovanni Greco. Feltrinelli, 2023 Sofocle: Elettra, traduzione di Giovanni Quasimodo, Arnoldo Mondadori Editore, 1954
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Eh niente come scrive lei nessuno. Elettra rivalutata dal libro che avevo letto era un pochino le la stronza. E qui ninete casca l’asilo. Da puntk di vista diversi, ragioni diverse.