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Il suicidio dell'Urss

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Dopo la morte di Breznev nel 1982, seguita dagli interregni di Andropov e Cernenko, l'ascesa di Gorbacév nel 1985 poneva fine alla gerontocrazia e segnava l'inizio di radicali riforme, soprattutto politiche. Le enormi concessioni unilaterali, prive di contropartite, agli Usa e alla Nato, condussero in pochi anni allo scioglimento del Patto di Varsavia e alla riunificazione tedesca. Nonostante al referendum del marzo 1991 il 77% degli elettori si fosse espresso per il mantenimento dell'Urss, sia pure sotto altra forma, il contro-colpo di stato di Ercin nell'agosto dello stesso anno portò alla disintegrazione dell'Unione Sovietica, che il 25 dicembre cessò di esistere. Attraverso brevi saggi, scritti in presa diretta, Sergio Romano, dopo aver ripercorso la storia politica e culturale della Russia, affronta glasnost', perestrojka, e fine dell'Urss.

292 pages, Paperback

First published October 1, 2021

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About the author

Sergio Romano

155 books15 followers
Diplomatico, storico e pubblicista italiano (n. Vicenza 1929). Studioso di storia, in particolare di quella italiana e francese tra Ottocento e Novecento, e analista politico, ha ricoperto i più prestigiosi incarichi della carriera diplomatica (la sua ultima missione fu quella di ambasciatore a Mosca fra il 1985 e il 1989, che lo rese testimone privilegiato della fine della guerra fredda). Dal 1998 è editorialista del Corriere della Sera.

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Profile Image for Salvatore.
176 reviews8 followers
January 20, 2022
Sorprenderebbe molti storici dovere avvalersi di una raccolta di articoli per ricostruire una fase di transizione delicata, quale furono gli anni 1987-1991 per l’URSS. I pezzi qui raccolti risalgono nella massima maggioranza dei casi a questi anni, con rarissime eccezioni: essi ci dicono più della Russia in trasformazione, del suo suicidio e ritorno (impossibile, questa la diagnosi), al pre-1917, o più di come l’Italia è l’Occidente provarono a leggere quegli eventi?
Come Reed nel 1917, il giornalista Romano testimonia che è possibile una analisi anche in diretta, se si sa osservare. Essa mancherà certo sempre di quella lunga durata che solo la storia, e sappiamo quanta fatica ci sia voluta per ricostruire la storia degli anni Trenta, può dare. Ma Romano ha sempre letto molta saggistica, conosce il senso del documento. E Romano, soprattutto, fu ambasciatore italiano a Mosca dal 1985 al 1989.
Per questi motivi, dice bene Canfora nell’introduzione, questo significò anche una comprensione della singolarità della storia russa, che Romano non piega mai alle categorie europee. Leggiamo qui di ultimi nostalgici di Stalin; sentiamo come Gorbacëv sia ancora figura grigia, fortunatamente non riabilitata sulla scorta della prospettiva; vediamo tanta Pietroburgo in diretta, con le sue lente rivoluzioni. Dei tanti filtri cui ricorre l’autore, quello religioso merita attenzione, perché una corrente frequente negli studi ha sottovalutato la permanenza del fenomeno religioso nell’URSS. Nonostante le innegabili violenze e le forme di censura, la Chiesa ortodossa vinse ancora sullo Stato e fu sapientemente utilizzata, sia pure per fini diversi. E in merito alla ricca comunità ebraica qui sono alcune pagine molto acute, che gli amanti della grande letteratura russa dell’Ottocento dovranno considerare, prima di tornare ai vecchi adagi dell’antisemitismo russo.
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